SUPPLEMENTO Al BOLLETTINO DELLA SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA MEMORIE DELLA SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA ff FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 VOLUME XLV - 1966 gris er han ES tg PSA TION PSN LARA be \ a Pi Va, LR AN x Pi | Ti Tana In N 11 ni U L 8) Q LU UO e, » = N ig f rm, PX A pas ees = Lit m.) a sms | Lie RIT in see Sede della Società . Genova — Via Brigata Liguria, 9 Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1966 | NUE: MORTE DELLA SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA MEMORIE DELLA SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 VOLUME XLV - 1966 Sede della Societa Genova — Via Brigata Liguria, 9 Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1966 ASTI ÿ 1° mir A he z ES Nr x x Mario MAGISTRETTI (Milano) COLEOTTERI CICINDELIDI E CARABIDI DELLA PUGLIA INTRODUZIONE L’indimenticabile amico Edoardo GRIDELLI, nella sua opera fondamentale sulle specie a diffusione transadriatica, si augurava la compilazione di una me- moria riassuntiva sulla fauna coleotterologica pugliese, e in particolare su quella delle Murge e della Penisola Salentina. E evidente che sarebbe certamente molto più utile e molto più istruttivo, ai fini di una trattazione di carattere biogeografico, il poter prendere in esame almeno un intero ordine di Insetti perchè le conclusioni ricavate da quello di una sola famiglia, sia pure significativa e ricca di specie, non possono essere che parziali e rappresentare quindi solamente un aspetto particolare di un fenomeno che deve essere invece considerato nella sua totalità. Purtroppo però, ritengo che una simile trattazione, tranne che in casi particolari, sia un compito che non possa essere affrontato da un singolo studioso e credo anche che il vantaggio offerto da questo più ricco materiale di studio sarebbe in gran parte annullato da una ine- vitabile minor precisione ed esattezza dei dati presi in esame. Già lo studio suf- ficientemente approfondito di una singola famiglia presenta gravissime difficoltà e non di rado si devono forzatamente lasciare insoluti problemi che meriterebbero di essere chiariti. Non resta quindi che augurarsi che altri entomologi e zoologi pubblichino i risultati delle loro ricerche particolari, in modo che in un tempo più e meno lontano si possa arrivare dall'esame sintetico delle singole monografie a conclu- sioni di carattere più generale. Il presente lavoro deve essere appunto conside- rato solamente come un modesto e parziale contributo alla conoscenza della fauna pugliese. Tale conoscenza, per merito indiscutibile del chiarissimo Prof. Umberto D’ANCONA, animatore e coordinatore delle ricerche sulla fauna della Puglia, si è del resto molto arricchita in questi ultimi anni ad opera di vari studiosi che hanno già pubblicato lavori di grandissima importanza, e fra essi basti indicare, oltre a quello già citato di GRIDELLI (1950), gli altri di A. Pasa (1953) sulla Geologia pugliese, di S. Rurro (1955) sulla fauna cavernicola, di M. LA Greca (1959) sugli Ortotteri e di G. Marcuzzi (1962) sui Tenebrionidi. La regione pugliese. Non ritengo necessario trattare qui della geologia e della paleogeografia della Puglia, sia perchè non ne avrei la competenza necessaria, sia perchè tali argomenti sono già stati ampiamente studiati e approfonditi da diversi specialisti e fra questi in modo particolare da Pasa, al cui lavoro rimando per ogni più am- pia informazione. Mi limiterò quindi a indicare sommariamente le caratteristiche 6 M. MAGISTRETTI morfologiche e ecologiche della regione e i limiti da me adottati per la sua deli- mitazione e suddivisione. Come Puglia ho considerato qui quella fascia di territorio che si inizia a Nord col corso del F. Fortore ed è limitata a oriente dall’Adriatico e a Sud dallo Tonio. I suoi confini occidentali sono approssimativamente il crinale appenni- nico fino al F. Ofanto, il corso medio di quest’ultimo fino poco ad Ovest di Ca- nosa e una linea che, passando per la Sella di Spinazzola, raggiunge il F. Basen- tello e ne segue il corso fino alla sua confluenza col Bradano e alla foce di questo ultimo. Tali confini non seguono quindi sempre quelli amministrativi e se ne discostano anzi notevolmente, specialmente nella zona di Matera, che appartiene alla Lucania, ma che morfologicamente fa parte delle Murge pugliesi. Questo territorio ha in complesso un aspetto molto uniforme e si differenzia nettamente da quello della regione appenninica anche per il fatto che vi man- cano vere e proprie catene montuose, tranne il promontorio del Gargano, che del resto raggiunge o supera di poco 1 1000 m soltanto con le sue massime som- mità. Vi si possono tuttavia distinguere alcune zone ben caratterizzate e io ne ho preso in considerazione le quattro seguenti. Il Tavoliere. È una vasta pianura, la più vasta anzi dell’Italia peninsulare, compresa fra il F. Fortore, i margini del Gargano e del crinale appenninico e il F. Ofanto. Costituita in gran parte da terreni pliocenici, quaternari e anche alluvionali, è stata per lunghissimo tempo utilizzata come pascolo e soltanto in epoca recente è stata messa a intensa cultura, specialmente di cereali e di vigneti. Per la sua quasi totale mancanza di ambienti naturali, dato che anche 1 pochi corsi d’acqua sono stati incanalati e le zone paludose costiere sono state bonificate, è quella fra le regioni pugliesi che presenta il minor interesse faunistico, almeno per i Carabidi. Il Gargano. È l'imponente promontorio che si protende nell'Adriatico. Esso è formato principalmente da calcari cretacei ed è caratterizzato dalla sua ricchezza e varietà di ambienti. Nella sua parte più elevata si trovano infatti le uniche vere foreste della Puglia e splendida fra di esse la Foresta Umbra, ricca di varie essenze, ma in particolare di faggi secolari. Quella media è costituita da vasti altipiani ricchi di fenomeni carsici, fra i quali notevolissima la vasta conca nella quale si racco- glievano le acque temporanee del lago di S. Giovanni, detto anche alveo di St. Egidio, oggi prosciugato e messo a cultura. Lungo il margine settentrionale del promontorio una sottile striscia sabbiosa separa dal mare due grandi stagni sa- lati, in parte a rive paludose. Per questa sua varietà di ambienti il Gargano è la regione pugliese più ricca di fauna ed è quella che è stata perciò più frequente- mente visitata dai ricercatori. Al Promontorio del Gargano si possono collegare, soprattutto da un punto di vista faunistico, le 'Tremiti, costituite dalle tre isole principali di S. Domino, S. Nicola e Caprara, e anche l’isola di Pianosa. Le Murge. Sono formate dal vasto altipiano che si estende dal F. Ofanto fino all’istmo fra Taranto e Brindisi, detto anche « soglia messapica » e che è delimitato a Ovest CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 7 dal corso dei fiumi Basentello e Bradano. Anch’esso è costituito in gran parte da calcari cretacei e per la sua natura spiccatamente carsica manca di veri e propri corsi d’acqua e di valli, ma si trovano spesso solchi a pareti ripidissime, detti « la- me », o profondi e grandiosi burroni, detti « gravine ». La sua elevazione è modesta e ncn supera che di poco al suo margine occidentale i 600 m di altezza e ‚verso il mare, specialmente verso ‘Taranto, si abbassa con una serie caratteristica di gradinate. Soltanto in pochi punti sono rimaste antiche zone boscose più o meno ristrette, o altre lasciate incolte o adibite a pascolo. Per tutto il resto l’altipiano è straordinariamente sfruttato per l’agricoltura. Tuttavia le Murge, interessan- tissime per la loro fauna cavernicola, lo sono anche per quella epigea, ricca di elementi significativi. Il Salento. È costituito dalla penisola che si protenda dall’istmo Taranto-Brindisi fra l’Adriatico e lo Ionio. Presenta in complesso lo stesso aspetto delle Murge, ma se ne distingue per un’altitudine media ancora minore e per una serie di pic- cole alture sassose, allungate e parallele, dirette da Nord-Ovest a Sud-Est, dette «serre ». Le sue coste, spesso ripide e dirupate, sono ricche di grotte, ma presen- tano anche delle zone sabbiose, una delle quali delimita gli interessanti laghi co- stieri di Alimini. Anche la Penisola Salentina ha una fauna con diversi elementi di particolare significato. Nel loro complesso quindi, gli ambienti caratteristici pugliesi che offrono un interesse per il carabologo non sono molti, malgrado la vastità della regione, e ciò sia per la sua grande uniformità, sia per la massiccia azione antropica. I principali di tali ambienti sono la foresta, limitata al Gargano; il querceto misto, specialmente sulle Murge; il pascolo sassoso e roccioso, la vera e propria « mur- gia», con scarsa e rada vegetazione, che copre ancora vaste estensioni; le zone costiere a dune sabbiose e quelle dei laghi salsi. La scoperta di nuove grotte po- trà probabilmente rivelarsi di particolare interesse. Tale relativa povertà di ambienti, e conseguentemente anche di fauna, è però ampiamente compensata dal particolare significato di buona parte di questa ultima, così che la Puglia si può considerare da questo punto di vista come una delle regioni più interessanti d’Italia. Cenni sulle esplorazioni coleotterologiche della Puglia. Diversi certamente furono gli entomologi che visitarono la Puglia, anche nel secolo scorso, ma la maggior parte di essi non pubblicò nè dette in studio a specialisti il materiale raccolto, che è oggi in parte disperso o difficilmente re- peribile e comunque praticamente inutilizzabile. Le prime campagne di ricerca seriamente organizzate furono quelle effet- tuate sul Gargano da K. HoLpHaus e collaboratori nella primavera degli anni 1906 e 1907. L’Autore stesso ne pubblicava in seguito (1911) 1 risultati in una memoria di fondamentale importanza perchè in essa veniva per la prima volta trattato in modo ampio il problema dei Coleotteri a diffusione transadriatica, già parzialmente affrontato da MÜLLER (1910). Contemporaneamente, e precisamente nei mesi di febbraio e di maggio del 1906, G. CECCONI si dedicava in modo particolare alla fauna delle isole "Tremiti e visitava anche Pianosa. L’elenco dei Coleotteri raccolti veniva da lui stesso pub- blicato nel 1909. 8 M. MAGISTRETTI G. PAGANETTI-HUMMLER, infaticabile raccoglitore ed esploratore al quale tanto si deve per la conoscenza della fauna dell’Italia meridionale, svolgeva nella primavera del 1907 una lunga campagna di ricerche sulle Murge, specialmente nelle zone di S. Basilio Mottola e di Grottaglie. Egli stesso ne pubblicava poi (1917) i risultati, ma senza aggiungervi però alcuna considerazione particolare. A. FIORI visitò poi il Gargano nel 1912 e 1913, ma il materiale da lui rac- colto andava in gran parte disperso e soltanto di alcune specie dette notizia in alcune note successive (1914). Nel 1926, lo STORKAN dell’Università di Praga si recò pure sul Gargano e le specie che non erano già state indicate da HoLpHaus furono pubblicate da J. RouBaAL (1932). A. GHIGI e F.P. POMINI visitarono il Gargano, e il secondo anche le Tre- miti, rispettivamente negli anni 1934 e 1940. I risultati di queste campagne ven- nero pubblicati da GRIDELLI (1949). Durante gli anni 1943-44 A. FOCARILE raccolse attivamente in D AGE località delle Murge e del Salento, pubblicando perd soltanto in piccolissima parte le sue catture. Umberto D’Ancona, rinnovatore e consigliere dell’Istituto di Studi Adria- tici, dava poi nel 1948 un nuovo e fortissimo impulso alle ricerche sulla fauna pugliese, organizzando e finanziando numerose campagne aventi come scopo principale lo studio delle specie a diffusione transadriatica. Mi sia permesso di rivolgere qui alla Sua cara memoria il mio deferente e riconoscente pensiero. Per quanto riguarda i Coleotteri tali campagne furono effettuate da E. GRI- DELLI (1948) nelle Murge e nelle Tremiti; A. GIORDANI SoikA (1948) nel Gargano e nel Salento; S. Rurro (1948-49-50) nel Gargano, Tremiti, Murge e Salento; M. MacisTRETTI e S. RUFFO (1957) nel Gargano. I risultati di queste ricerche fino al 1949 furono parzialmente pubblicati da GRIDELLI (1950) per quanto ri- guardava le specie a diffusione transadriatica e da Rurro (1955) per quelle ca- vernicole. Nel 1955 anche G. GRANDI si recava sul Gargano (dati pubblicati nel 1956). Nel 1956 A. FOCARILE, nel quadro di ricerche generali lungo tutto il li- torale ionico, esplorava anche quello pugliese salentino e ne pubblicava i dati nel 1959, Negli anni 1960-61-62-63, G. MARCUZZI percorse tutta la Puglia e visitò anche le Tremiti e Pianosa. Scopo principale delle sue ricerche erano i 'Tene- brionidi e lo studio della loro ecologia, ma contemporaneamente raccolse anche un grandissimo numero di Carabidi che mi affidava in studio e desidero perciò ringraziarlo ancora qui per la sua cortesia e per il suo aiuto. Nel 1963 M. MacisTRETTI e S. RUFFO visitarono il Salento e le Murge di Matera. Infine, nel 1964, M. MAGISTRETTI si recò nel Tavoliere e nelle Murge. Per il presente lavoro mi sono naturalmente basato sui dati delle pubbli- cazioni precedentemente citate, esprimendo le mie riserve nel pochi casi in cui tali dati mi sembrassero dubbi. Ho veduto poi il materiale utilizzato da Gridelli e quello raccolto da GRANDI, MARCUZZI e RUFFO, oltre ovviamente a quello della mia e di altre collezioni di privati e di Musei. Ho contrassegnato con ! le specie da me direttamente vedute, ma solamente quando esse non fossero già state citate da altri e tali citazioni mi sembrassero naturalmente attendibili. Avrei anche potuto riportare qui le indicazioni contenute in lavori più antichi, ma non l’ho fatto di proposito. 'Tali indicazioni, quando non sono ba- CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 9 nali o confermate da ricerche più recenti, si riferiscono spesso ad ambienti che sono ora scomparsi e ci darebbero quindi un quadro che non corrisponde più a quello della fauna attuale. E vero che esse potrebbe tuttavia essere molto utili per la storia del popolamento di una regione, ma in generale le specie citate non sono più reperibili e non si possono quindi ricontrollare le loro determinazioni. Fig. 1 - Località dove sono state effettuate ricerche carabidologiche in Puglia. Quando invece si trovano ancora conservate in qualche museo, l’esame di queste vecchie collezioni troppe volte ci fa scoprire evidenti errori di etichettatura, do- vuti alla scarsa importanza che si dava una volta all’esattezza delle località, o a scambi e manipolazioni avvenuti nel corso del tempo. Bastano pochi di tali er- rori per mettere in dubbio anche i dati che probabilmente sono esatti e ho pre- ferito perciò limitarmi a quelli veramente sicuri. Credo utile di elencare più avanti tutte le località pugliesi nelle quali sono stati raccolti Carabidi e di pubblicare anche una cartina con la loro ubicazione. Si noti che spesso un solo cerchietto indica due o più stazioni vicine. T'ali loca- lità sono oltre 120, numero che credo elevato, ma dall'esame della carta si può rilevare come esse siano concentrate sul Gargano, nella Penisola Salentina meri- . dionale e nelle Murge di Taranto e di Matera, mentre vasti spazi appaiono bianchi. Ciò potrebbe indurre a ritenere che gran parte della Puglia sia ancora da esplo- rare. In realtà non è così perchè anche in queste zone apparentemente trascurate si sono svolte ricerche, ma per le ragioni dette più sopra, esse non hanno dato che 10 M. MAGISTRETTI risultati scarsissimi o nulli. Nè d’altra parte ci si può attendere di trovare elementi interessanti in terreni tanto intensamente coltivati e sconvolti dall’uomo. Anche il numero delle specie in seguito elencate può sembrare esiguo data la vastità della regione, soprattutto se si pensa che esso è sensibilmente eguale a quello della Lucania che ha una superficie inferiore della metà a quella della Puglia, ma anche questo fatto si può attribuire in parte alle medesime cause già indicate, e cioè alla scarsità degli ambienti e all’azione antropica, e in parte ad altre che saranno analizzate in seguito. Non esistendo dati complessivi di sicuro affidamento sui Carabidi pugliesi non è facile stabilire di quanto le recenti ricerche abbiano aumentato le nostre conoscenze. Per quanto riguarda il solo Gargano, che pure era la zona meglio esplorata, si può notare che l'incremento è stato sensibile. Infatti, dalle 114 specie pubblicate da HoLpHaus, alle quali ne aggiungeva una ROUBAL, si passa alle 138 di GRIDELLI e alle 177 attuali. E molto probabile che tale aumento propor- zionale sia ancora più sensibile per le altre sottoregioni. Certamente possiamo attenderci nuove scoperte e la Puglia merita di es- sere ancora attentamente e minuziosamente visitata, ma ritengo che le nostre conoscenze attuali, almeno per quanto riguarda i Carabidi, siano già sufficienti per permetterci di tracciare un quadro del popolamento pugliese e che possano quindi giustificare il presente lavoro. ELENCO DELLE LOCALITA’ DI RACCOLTA. Alessano Alezio Altamura Alveo lago Macchiapiana (Ginosa). Terreno argilloso umido Alveo di St. Egidio (Gargano). Terreno argilloso umido Bari Barletta Bisceglie Bitetto Borgo Segezia (Foggia) Bosco di Ugento | Bosco Ginestra (Gargano) Bosco lo Sfrizzo (Gargano) Bosco Sfilze (Gargano) Bosco Spigno (Gargano) Brindisi Cagioni Cagnano Varano Capoiale (Lago di Varano). Dune Capo Leuca Capo S. Vito (Taranto) Caprarica del Capo Casarano Castel del Monte (Andria) Castellana Castellaneta Ceglie Messapico Cerignola Chiatona. Dune Collepardo Copertino Fasano Fiume Cervaro. Terreno argilloso salato Fiume Carmosine. Dune Foresta Umbra (Gargano) Gallipoli Gioia del Colle Giovinazzo Grave di Castellana Gravina di Puglia Grottaglie Grotta dei Pipistrelli (Matera) ‘ Grotte di Castellana Grotta di Monte Sannace (Gioia del Colle) Grotta del Parco Tavolino (Laterza) Grotta di Agnano (Ostuni) Grotta di Cassano Murge Grotta Vora di Vitigliano (S. Cesarea Terme) Grotta l’Abisso (Castromarina) Ischitella. Terreno alluvionale Isola Caprara (Tremiti) Isola di Pianosa Isola di S. Domino (Tremiti) Isola di S. Nicola (Tremiti) Laghi di Alimini. Calcare e zona retrodunale Lago di Varano. Duna e terreno paludoso salato Lecce L'Isola di Varano. Duna Lizzano Locorotondo Lucera Lucugnano Manfredonia Margherita di Savoia Martano Martina Franca CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 11 . Massafra Masseria Bramante (Gargano) Matera Mociglia Monopoli M. Gargano Montenero (M. Gargano) Monte Sant’Angelo. Noci Novaglie Ostuni. Pascolo sassoso Otranto Palagiano Peschici. Spiaggia e dune Poggiardo Porto Badisco. T'erreno sassoso carsico Porto Cesareo Porto Luogovivo (Pulsano). Scogliera Punta Penna. Terreno sabbioso Rignano Garganico Rodi Garganico S. Basilio Mottola S. Cataldo (Lecce) S. Giovanni Rotondo S. Marco in Lamis S. Menaio. Dune Sannicandro S. Pietro (Avetrana) San Severo S. Maria di Leuca Santeramo in Colle S. Vito dei Normanni Selva di Fasano Serracapriola Spigno (Gargano) Specchiolla. Dune Spinazzola. Prato carsico Squinzano Taranto Taurisano Torre Canne (Fasano). Dune Torre Castelluccia (Pulsano). Dune Torre Colimena (Avetrana). Dune Torre Candelaro (Manfredonia) Torre Lapillo (Porto Cesareo) Torre Sabina (Carovigno). Dune Torre S. Foca (Lecce). Dune Torre S. Giovanni (Ugento) Torre Spinale (Gargano). Terreno roccioso e paludoso Torre Zozzoli (Lizzano) Tricase Trinitapoli Valle Ceresaldi (Gargano) Vieste Vico del Gargano Villanova (Ostuni). Dune e terreno paludoso salato Zapponeta. Terreno paludoso salato Zollino PARTE FAUNISTICA ELENCO DELLE SPECIE RACCOLTE 1. Cicindela campestris L. (ManpL, 1944, pag. 1). Tavoliere. Lucera! CICINDELIDI Gargano: Lago di S. Giovanni; Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Murge: S. Vito dei Normanni! La specie, sensu lato, è diffusa in tutta Europa, comprese la Gran Bre- tagna, l'Irlanda e le Baleari, in Siberia, 'Transcaspia e Transbaicalia, nell’ Asia Minore, in Siria, a Cipro, Creta e nell'Africa settentrionale, tranne l'Egitto, sud- divisa in numerose razze. In Italia in tutta la penisola e nell’isola d’Elba si trova la forma tipica, che è propria della maggior parte dell’Europa e della Siberia, mentre in Corsica e in Sardegna essa è sostituita dalla ssp. corsicana Horn e in Sicilia dalla ssp. st- ciliana Luig. che non è probabilmente che una natio della ssp. suffriani Loew. del Mediterraneo orientale. Infine, nell’isola di San Pietro, presso Carloforte in Sardegna, si trova una piccola razza locale, la ssp. saphyrina Gené, e in Ca- labria, nell’Aspromonte, una ssp. calabrica Mandl, il cui valore mi sembra dub- bio. Anche nella Penisola Balcanica, tranne che in parte della Grecia, si ha la forma tipica e si può presumere che il popolamento dell’Appennino e della Puglia sia avvenuto dal Nord. C. campestris è specie euriecia ed eurizonale e ha una diffusione paleartica occidentale. 12 M. MAGISTRETTI 2. Cicindela germanica miilleri n. ssp. (Ssp. lamarchei Barthe, sensu Miill. 1926). (MULLER, 1926, pag. 17). Gargano: Manfredonia! Murge: Villanova! La specie, sensu lato, è diffusa nell'Europa media, compresa l'Inghilterra, e in quella meridionale dalla Spagna settentrionale a tutta la Penisola Balcanica, in Siberia e in Mongolia fino alla Cina orientale, nell’ Asia Minore e nella Persia settentrionale, suddivisa in alcune razze. | In Italia la forma tipica si trova nelle regioni settentrionali e centrali fino al Lazio e all Abruzzo. Le località più meridionali a me note sono: Roma! Ma- rino! Pescara! e Chieti! Nell’Istria meridionale: Pola (MÜLLER, L.c.), in Puglia, in Lucania: F. Sinni, foce F. Agri (FOCARILE, 1959, pag. 36) e in Calabria: F. Crati, foce F. Neto Vecchio (FOCARILE, l.c.), Catanzaro! essa è sostituita dalla ssp. miilleri, propria di parte della Penisola Balcanica, dove è nota dalla Dalmazia meridionale e dal- l’Erzegovina: Konovlje e Orjen (Apamovic, 1958, pag. 293) e della Grecia: Acarnania, Attica, T'essalia, Morea (APFELBECK, 1904, pag. 9). Macedonia: Pianura del Vardar! | APFELBECK (l.c.) aveva gia notato che gli esemplari greci differivano da quelli del resto della Penisola Balcanica per le dimensioni maggiori e per il colore predominante azzurro, pur senza esprimere alcuna opinione in proposito, ma il primo che citò d’Italia questi esemplari, considerandoli come appartenenti ad una razza distinta, fu MULLER (l.c.). Egli li attribuì dubitativamente alla ssp. lamarchei BARTHE, ma tale denominazione si riferisce esclusivamente ad una aber- razione azzurra francese della forma tipica (BARTHE, 1922, pag. 68) e non si può certamente estendere alla razza orientale, che deve perciò essere distinta con un nuovo nome per evitare confusioni. La dedico al Prof. Muller che tanto contribuì con i suoi studi alla conoscenza della fauna adriatica, pur senza disconoscere i meriti dell'amico Focarile per le sue interessanti scoperte nell’Italia meridionale. Fisso come loc. tip. Pola, già indicata da MÜLLER. Tipo nella mia collezione. A tale razza appartengono probabilmente anche gli esemplari citati (in MÜL- LER, l.c.) dei dintorni di Fiume e dell’isola di Veglia. Infine, possiedo nella mia collezione un vecchio esemplare etichettato semplicemente « Sicilia » e che non è quindi sufficiente per asserire con sicurezza la presenza della ssp. mülleri nell’isola, ma ritengo che tale possibilità non sia neppure da escludersi del tutto. C. germanica L. vive generalmente in pianura o nelle regioni collinose, nelle radure dei boschi, nelle zone prative o su terreni argillosi ed ha una dif- fusione euro-asiatica. Gli esemplari di Villanova furono catturati su un terreno paludoso prosciugato, ricco di concrezioni saline. La ssp. mülleri, ampiamente disgiunta in Italia dalla forma tipica, è cer- tamente di origine orientale ed è transionica o transadriatica. 3. Cicindela trisignata Dej. (GRIDELLI, 1944, pag. 56). Gargano: L’Isola di Varano, Gridelli, 1949, pag. 150. Vieste! Rodi Garganico! Murge: Bari! Brindisi! La specie, sensu lato, è diffusa lungo le coste atlantiche europee e africane dall'Olanda a Mogador. Manca però nelle Isole Britanniche. Coste europee me- diterranee e del Mar Nero occidentale e coste dell’Africa Minore. In Italia la forma tipica mi è nota del versante tirrenico solamente della Toscana e del Lazio, mentre la conosco di tutto quello adriatico e ionico da Mon- CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 185) x falcone! fino a Crotone! Su quello adriatico orientale è citata invece solamente di Zara (APFELBECK, 1904, pag. 12), di Durazzo (MULLER, 1926, pag. 18) e di Valona (GRIDELLI, 1944, l.c.). In Corsica e in Sardegna sembra molto rara. La sua presenza nella prima, benchè indicata di Aleria (SAINTE-CLAIRE DEVILLE, 1906-14, pag. 5) era stata messa in dubbio da JEANNEL (1941, pag. 242). La specie è stata ora trovata anche a Porto Vecchio da RIvALIER (1962, pag. 22), che isti- tuisce per questi esemplari, e verosimilmente anche per quelli della Sardegna, la nuova ssp. corsica. Di quest’ultima isola mi è nota solamente di Cagliari! In Sicilia si avrebbe poi la ssp. sicihana Horn, il cui valore mi sembra però dub- bio e che probabilmente non è che una aberrazione più o meno dominante. Essa è citata da GRIDELLI (1944, I.c.) anche di Malta e di Linosa, non so in base a quali dati. Infine, nell’isola d’Arbe si ha la ssp. arbensis Grid. che è una piccola razza locale che si trova come aberrazione anche nel Lazio e in Albania. x . C. trisignata & specie atlanto-mediterranea ed & psammo-alobia. 4. Cicindela lunulata nemoralis Ol. (MANDL, 1934, pag. 124). Gargano: L’Isola di Varano, Holdhaus, 1911, pag. 436. Vieste! Salento: Gallipoli! La specie, sensu lato, è diffusa lungo le coste atlantiche dalla Manica fino al Marocco meridionale, in tutto il bacino del Mediterraneo, nel Mar Nero, nel Mar Caspio e nel Mar Rosso e in stazioni isolate nell’interno dell’ Europa media e sud-orientale e dell’Asia fino alla Cina. A In Italia la forma tipica è nota solamente dell’isola di Lampedusa, mentre lungo tutte le spiagge della penisola e delle isole, compresa l’Elba, si trova la ssp. nemoralis, rappresentata in Sardegna dalla sua natio fiora Grandi. Non è improbabile però che questa razza sia invece una specie distinta. Lunulata n. barbara Cast., secondo MANDL (l.c.) si troverebbe anche in Sicilia, senza più precise indicazioni, ma verosimilmente in quella meridionale. Non credo che tale indicazione sia esatta e non ho mai veduto esemplari siciliani di questa forma. C. lunulata F. ha una diffusione paleartica, è prevalentemente alobia, ma si trova però qualche volta in Italia anche a notevole distanza dal mare. Essa è nota pure di Budapest, lungo il Danubio, e dei dintorni di Vienna (MANDL, 1951-54, pag. 121). CARABIDI 5. Carabus granulatus interstitialis Dft. (BREUNING, 1932-36, pag. 532). Salento: Laghi di Alimini! La specie, sensu lato, è diffusa in tutta Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda. Manca però nella Penisola Iberica, tranne che in alcune località dei Pirenei orientali. Siberia, Cina e Giappone. In Italia la forma tipica è sostituita dalla ssp. interstitials, propria dell’Eu- ropa sud-orientale. Essa si trova in tutte le regioni settentrionali, tranne forse la Liguria. Sul versante tirrenico la conosco della ‘Toscana e del Lazio fino al M. Circeo! Su quello adriatico mi è nota di poche località della Venezia Giulia e di Ravenna! e sembra mancare completamente più a Sud per ricomparire poi ai Laghi di Alimini e in Lucania nel Bosco di Policoro! Questa ampia disgiun- 14 M. MAGISTRETTI zione nella distribuzione della specie lungo il versante orientale italiano fa sup- porre che gli individui pugliesi e lucani possano essere di origine transadriatica, tanto più che essi sono simili a quelli della m. miridita Aprscx. dell Albania settentrionale, descritta come razza distinta, ma che BREUNING (l.c.) considera solamente come una forma paludicola di interstitialis. BREUNING mette pure in sinonimia con la ssp. interstitialis l’aetolicus SCHAUM del litorale ionico balcanico. Le differenze fra queste forme sono veramente minime e incostanti, ma indipen- dentemente da una possibile differenziazione razziale, non ritengo impossibile che gli individui italiani meridionali siano di origine orientale. C. granulatus L. vive prevalentemente in pianura o nelle zone submon- tane ed è spesso paludicolo. Ha una diffusione euro-asiatica. 6. Carabus rossii m. pirazzolii Géh. (BREUNING, 1932-36, pag. 656). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. È specie endemica appenninica. Diffusa dalle colline di Torino, attraverso le Langhe, fino a Savona e lungo tutta la catena appenninica fino all’ Aspromonte. La m. pirazzolii non è che una forma montana più piccola che si trova dall’Abruzzo all’ Aspromonte. Secondo JEANNEL (1941, pag. 136) C. rossii Dej. apparterrebbe agli Hadro- carabus 'Thoms. di origine e di diffusione tirrenica. BREUNING (l.c.) invece, li attribuisce agli Archicarabus Seidl. a distribuzione molto più vasta. Ritengo che C. rossu sia realmente molto affine a C. genet Gené della Corsica e della Sar- degna, e soprattutto a C. alysidotus Ill. del litorale mediterraneo settentrionale dalla Bassa Linguadoca alla Campania e delle isole d’Elba e del Giglio e che si possa pertanto considerare di origine mediterranea occidentale. È specie euriecia ed eurizonale. 7. Carabus convexus n. paganettii Born. (BREUNING, 1932-36, pag. 861). Gargano: Monte Sant'Angelo; bosco lo Sfrizzo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. La specie, sensu lato, è diffusa in tutta l’Europa, tranne la maggior parte della Penisola Iberica, in Gran Bretagna e Irlanda, nel Caucaso, in Siberia e nell’Asia Minore, suddivisa in due razze e numerose nationes. In Italia la ssp. convexus F. si trova delle Alpi Retiche e Bergamasche fino alle Marittime, mentre in tutta la penisola appenninica è rappresentata dalla sua n. paganettit. Questa forma era stata ritenuta dal suo descrittore come molto affine alla n. wersei Reitt. della ssp. dilatatus Dej. a diffusione orientale ed egli la considerava perciò come un esempio di diffusione transadriatica. BREUNING (l.c. pag. 871) pensa invece che la n. paganettu derivi direttamente dalla forma tipica, e credo a ragione. Questa natio ha quindi popolato ’ Appennino e il Gar- gano provenendo dal Nord. C. convexus F. è specie a diffusione euro-sibirico-anatolica ed è eurizonale e euriecia. 8. Carabus intricatus lefebvrei n. molisensis Born. (BREUNING, 1932-36, pag. 1034). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. La specie, sensu lato, è diffusa nell’Europa media, tranne le Isole Britan- niche, e in quella sud-orientale, suddivisa in tre razze e diverse nationes. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 15 In Italia la forma tipica si trova lungo tutta la catena alpina e prealpina; dal Lazio alla Sicilia è sostituita dalla ssp. lefebvrei Dej. In essa si distinguereb- bero nell’Appennino due nationes: la n. bayardi SOL., più occidentale, della Ca- labria, Lucania, Campania e Lazio, e la n. molisensis, più orientale, dell’ Abruzzo, Puglia e Lazio, che non mi sembrano però facilmente distinguibili. E interes- sante tuttavia il fatto che esse, e specialmente la n. molisensis, sono strettamente affini alla n. weiratheri Breun. di Valona e di Corfù. Data questa affinità e ampia disgiunzione in Italia fra le ssp. 2ntricatus e lefebvrei, si può quindi ritenere che quest’ultima sia di origine transadriatica. C. intricatus L. è specie a diffusione europea, prevalentemente silvicola, che vive sia nelle zone collinose come in quelle submontane. 9. Carabus violaceus picenus Villa. (BREUNING, 1932-36, pag. 1222). Gargano: Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 150. La specie, sensu lato, è diffusa in tutta Europa, comprese la Gran Bre- tagna e l'Irlanda, ma tranne la Penisola Iberica centrale e meridionale e la Pe- nisola Balcanica meridionale. Si trova poi nella Siberia occidentale e in Kir- ghisia. Viene suddivisa in sette razze e in numerose nationes. In Italia manca la forma tipica, che vi è sostituita da tre razze: la ssp. ger- mari Sttm. delle Alpi e della Pianura Padana; la ssp. azurescens Dej., balcanica, dei dintorni di Fiume, e la ssp. picenus Villa, endemica dell'Appennino. Questa ultima è a sua volta suddivisa in due nationes: la n. liguriensis Breun. delle Alpi Marittime meridionali e dell'Appennino Ligure, e la n. picenus nel resto dell’Ap- pennino fino alla Sila. Sembra mancare nell’ Aspromonte. La sua provenienza sul Gargano è di origine settentrionale. C. violaceus L. è specie a diffusione euro-asiatica ed è eurizonale; la n. \ picenus è prevalentemente montana e silvicola. 10. Carabus coriaceus n. basilicatus Born. (BREUNING, 1932-36, pag. 1389). Tavoliere: San Severo! Gargano: Cagnano Varano, Holdhaus, 1911, pag. 436. Rodi Garganico! Monte Sant’ An- gelo! Murge: Santeramo in Colle; Grottaglie, BREUNING, l.c., pag. 1401. Gravina di Castel- laneta, GRIDELLI, 1950, pag. 83. Gravina di Puglia! Altamura! Salento: Alessano; Capo Leuca, GRIDELLI, l.c. Copertino! Porto Badisco! Martano! La specie, sensu lato, è diffusa in tutta Europa, tranne la Penisola Iberica, in Gran Bretagna e Irlanda e nell'Asia Minore, suddivisa in quattro razze. In Italia la ssp. coriaceus L., propria di gran parte dell'Europa, popola la penisola dalle Alpi fino alla Lucania, mentre la ssp. excavatus Charp., balcanica, giunge fino all’Istria meridionale e alle isole del Carnaro. La sua n. mediterraneus Breun. si trova anche in Calabria. Secondo GRIDELLI (l.c.) si tratta di una forma transadriatica che sarebbe stata sostituita successivamente in Puglia dal coriaceus basilicatus di provenienza nordica. Non so se tale ipotesi sia fondata o se non si possa piuttosto considerare la n. mediterraneus come transionica. In ogni caso però, il popolamento della Puglia da parte del coriaceus L. è avvenuto dal Nord. E specie a diffusione euro-anatolica, eurizonale e euriecia. 16 M. MAGISTRETTI 11. Calosoma inquisitor L. (JEANNEL, 1941, pag. 103). Gargano: Cagnano Varano, Holdhaus, 1911, pag. 436. Bosco Ginestra, GRIDELLI, 1949. pag. 151. Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, ma sporadica in Svezia e Norvegia. Asia Minore, Transcaucasia, Persia settentrionale, Asia orientale, Africa Minore. Probabilmente in tutta Italia e nelle isole. E specie a diffusione paleartica, eurizonale. Non credo che sia agevole sta- bilire quale sia la sua provenienza sul Gargano. 12. Calosoma sycophanta I. (JEANNEL, 1941, pag. 101). Murge: San Basilio Mottola! Noci! Europa media e meridionale; rara e sporadica in quella settentrionale. Manca nelle Isole Britanniche. Caucaso, Asia Minore, Siberia, Turchestan, Africa Mi- nore. Importata nell’America settentrionale. In tutta Italia e nelle isole, compresa quella .del Giglio. E specie a diffusione paleartica, da considerare però ora come boreo- anfiatlantica, e vive sia in pianura che nelle zone montuose. La sua provenienza DI in Puglia è pure di origine dubbia. 13. Calosoma maderae indagator F. (JEANNEL, 1941, pag. 105). Tavoliere: Trinitapoli, Fiori, 1912, pag. 98. Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 151. Lago di Varano! Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 40. La forma tipica è diffusa a Madera, nelle Azzorre, nelle Canarie e lungo le coste occidentali del Marocco. Nella Penisola Iberica, nella Francia meri- dionale e centrale, in Italia, nell'Africa Minore e in Libia è sostituita dalla sua ssp. indagator. In tutta Italia, tranne il Veneto orientale e la Venezia, Giulia, e nelle isole, comprese il Giglio, Pantelleria e Malta. E specie a diffusione mediterraneo occidentale-macaronesica che vive in pianura e nelle zone montuose. La ssp. indagator è mediterranea occidentale. 14. Leistus parvicollis Chd. (MÜLLER, 1926, pag. 48). Gargano: Monte Sant’Angelo, Holdhaus, 1911, pag. 436. Foresta Umbra, Gridelli, 1949, pag. 151. Penisola Balcanica fino alla Grecia. È difficile stabilire quale sia l’esatta diffusione di questa specie in Italia, dato che essa era considerata da alcuni Autori come una razza di montanus Steph. Gli esemplari citati sopra da HoLDHAUS sono appunto indicati con tale nome. Ritengo però con MÜLLER (l.c.) e con GRIDELLI (l.c.) che si tratti invece di specie — distinta. Essa mi è nota, oltre che della Puglia, solamente dell'Abruzzo: Parco Nazionale (LuicionI, 1933, pag. 5); Gran Sasso! M. Sirente! Matese! e del Lazio: M. Scalambra (STRANEO, 1935, pag. 60); M. Viglio! Subiaco! Si trova poi nella Venezia Giulia. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA PA LurcionI (1929, pag. 44), che considera il parvicollis come razza di mon- tanus, indica il primo solamente della Venezia Giulia e il secondo delle regioni alpine centrali, dell'Appennino Emiliano, dell’Italia centrale e della Puglia. Gli esemplari di queste due ultime citazioni si devono certamente riferire al parvi- collis e solamente quelle delle regioni settentrionali al montanus, ma molto pro- babilmente anche quelle dell'Emilia. Le due specie sembrano quindi, almeno dai dati in mio possesso, ampiamente disgiunte e cio fa supporre per il parvi- collis un’origine transadriatica. Tale disgiunzione potrebbe però essere soltanto apparente e causata dalla rarità della specie o da insufficienza delle mie conoscenze e perciò devo considerare la transadriaticità di parvicollis semplicemente come probabile. L. parvicollis è specie a diffusione sudeuropea orientale ed è prevalentemente montana o submontana. 15. Leistus rufomarginatus Dft. (MULLER, 1926, pag. 45). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Europa nord- e medio-orientale dalla Danimarca e dall'Olanda fino al- l’Austria e alla Transilvania. Raro e isolato in Svezia; qualche cattura sporadica in Francia. Penisola Balcanica e Caucaso. Probabilmente in tutta Italia e in Sicilia: M. Nebrodi! benchè non mi sia noto del Piemonte, della Liguria e della Calabria. È specie a diffusione europea orientale, prevalentemente submontana. Credo che la sua provenienza sul Gargano sia di origine nordica. 16. Leistus fulvibarbis Dei. (MULLER, 1926, pag. 46). Tavoliere: San Severo! Lucera! Gargano: Monte Sant'Angelo! Lago di S. Giovanni; Cagnano Varano, HOLDHAUS, 1911, pag. 436. Foresta Umbra, GrIDELLI, 1949, pag. 151. Europa occidentale dall'Olanda e dalla Gran Bretagna e Irlanda fino al Portogallo; Europa meridionale dalla Spagna alla Grecia e alle Isole Ioniche; Africa Minore e Asia Minore. LuicionI (1929, pag. 44) lo cita di tutta Italia e delle isole; non lo co- nosco però nè della Lombardia nè del Veneto e nella Venezia Giulia è stato cat- turato una sola volta nell’isola di Cherso (MULLER, lc. pag. 49). La diffusione di L. fulvibarbis sembrerebbe di tipo atlanto-mediterraneo se esso non fosse citato anche dell’ Anatolia: Sabandja e Biladjek (B. BODEMEYER, 1927, pag. 30 e 45); si deve quindi considerare come euro-anatolico-maghrebino. Penso che la sua provenienza in Puglia sia di origine occidentale e forse anche = settentrionale. E specie che vive in pianura e nelle zone submontane. 17. Eurynebria complanata L. (PorTA, 1923, pag. 69). Gargano: Peschici! Gran Bretagna e Irlanda, coste atlantiche europee dalla Bretagna a Gibil- terra e mediterranee fino all’Italia. Marocco, Algeria e "Tunisia. In Italia probabilmente lungo tutte le spiagge tirreniche benchè non la conosca più a Sud di Gaeta, e lungo quelle ioniche della Calabria. Si trova poi 18 M. MAGISTRETTI [N O nelle isole, comprese il Giglio, Malta e Lampedusa. Peschici è quindi l’unica località che mi sia nota direttamente nell’ Adriatico, benchè Porta (l.c.) la citi anche di Pescara, non so in base a quali dati, ma dove è probabile che possa trovarsi. È specie alobia, a diffusione atlanto-mediterranea occidentale, che vive sulla sabbia fra i detriti vegetali. 18. Nebria psammodes schreibersi De). (PORTA; 1923, pap. 75) Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Murge: Gravina di Puglia! La specie, sensu lato, è diffusa nei bacini della Garonna e del Rodano dove rimonta lungo gli affluenti di quest’ultimo fino alla Savoia, in tutta Italia, tranne la catena alpina vera e propria, e in Sicilia. Raggiunge in Istria il suo limite orientale di diffusione e manca in Corsica e in Sardegna. In Italia la forma tipica si trova nelle regioni settentrionali e centrali mentre in quelle meridionali e in Sicilia è sostituita dalla ssp. schreibersi. Il confine fra queste due forme non è però ben netto ed esse si trovano qualche volta promi- scuamente, ma la prima è sempre dominante al Nord e la seconda nel Sud e si può quindi attribuire loro un valore razziale. | E specie ripicola che vive in pianura e nelle zone montuose ed ha una dif- fusione sudeuropea occidentale. 19. Nebria brevicollis F. (PORTA, “1923; Pag, 71). Tavoliere: Lucera! Gargano: Cagnano Varano; Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 152. Alveo di St. Egidio! Monte Sant’Angelo! Murge: Grottaglie; San Basilio Mottola; Taranto, PAGANETTI, 1917, pag. 69. Salento: Torre S. Foca! Laghi di Alimini! Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Asia Minore, Mar Caspio, Persia settentrionale. In tutta Italia e nelle isole, compresa la Capraia. E specie ripicola o che vive su terreni umidi, in pianura e nelle zone sub- montane e ha una diffusione euro-turanico-anatolica. 20. Notiophilus substriatus Waterh. (Porta, 1923, pag. 77). ° Gargano: Monte Sant'Angelo; Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Fo- resta Umbra! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Matera! Salento: Tricase] La geonemia di questa specie non è forse ancora esattamente nota. Pre- sente sicuramente nell’Europa media dall’Olanda, dalla Germania occidentale e dall’ Inghilterra meridionale fino alla Spagna settentrionale, raggiunge in quella meridionale almeno la Penisola Balcanica occidentale. È citata però anche del Caucaso, della Siria, dell’ Asia Minore e persino della Persia settentrionale (B. BODEMEYER, 1927, pag. 38), indicazioni che credo meritino conferma. Nel Ma- rocco è stata catturata una sola volta (ANTOINE, 1955, pag. 46). CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 19 In Italia N. substriatus mi è noto, oltre che del Veneto, della Venezia Giulia e di poche località prealpine, di tutta la regione appenninica e delle isole, com- prese quella del Giglio e Ustica. È specie a diffusione probabilmente atlanto-mediterranea, che vive in pia- nura e nelle zone submontane su terreni umidi. 21. Notiophilus geminatus De. (Porta; 1923; pag: 77). Tavoliere: Lucera! Gargano: Rodi Garganico! Foresta Umbra! Vieste! Murge: Grave di Castellana, GRIDELLI, 1950, pag. 90. Castel del Monte! Barletta! Bitetto! Monopoli! Altamura! Gioia del Colle! Fasano! Selva di Fasano! Gravina di Puglia! San Basilio Mottola! Ostuni! Salento: Alessano, GRIDELLI, 1950, pag. 90. Tricase! Porto Badisco! S. Maria di Leuca! Tremiti: San Nicola; Caprara, GRIDELLI, 1950, pag. 230. Anche la diffusione di questa specie non è ancora sufficientemente nota. Essa si trova sicuramente nella Penisola Iberica, nell'Africa Minore, a Madera e nelle Canarie e verso oriente giunge fino all’Italia. Manca però in Francia. APFELBECK (1904, pag. 64) la cita della Grecia e BEDEL (1895-1925, pag. 37) anche di Creta e di tutta la Siria, senza però dare indicazioni più precise in pro- posito. Ritengo che tali citazioni meritino conferma. In Italia N. geminatus mi è noto della penisola appenninica a partire dal- l'Appennino Tosco-Emiliano: San Marino! fino all’Aspromonte e delle isole, comprese l’Elba, il Giglio e Malta, oltre alle "Tremiti. Secondo GRIDELLI (l.c.) il suo insediamento in queste ultime è di origine italiana, quaternaria, e credo a ragione. È specie a diffusione atlanto-mediterraneo-macaronesica, probabilmente a gravitazione soltanto occidentale, che vive in pianura e nelle zone montuose. 22. Notiophilus rufipes Curt. (PORTA, 1925, pas. 77), Gargano: Bosco lo Sfrizzo, HoLDHAUS, 1911, pag. 436. Bosco Sfilze, GRIDELLI, 1949, pag. 152. Foresta Umbra! Europa media dall'Inghilterra fino alla Polonia e al” Ungheria e meridionale. Una sola cattura in Svezia. Caucaso e Asia Minore. In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole. È specie a diffusione euro-anatolica, che vive in pianura e nelle zone sub- montane su terreni umidi. | 23. Notiophilus biguttatus F. (Porta, 1923, pag. 77). Gargano: M. Gargano, RouBaL, 1932, pag. 66. Montenero! Foresta Umbra! Europa, comprese la Gran Bretagna, l’Irlanda e l’Islanda. Le citazioni per la Siberia si riferiscono ad un’altra specie (LINDROTH, 1945, pag. 560). KocH (1939, pag. 233) l’indica anche di Bengasi e di Cirene, che sarebbero le uniche località africane note, ma credo che queste indicazioni meritino conferma. In tutta Italia, in Corsica, in Sardegna e nell’isola di Capri. Manca in Si- cilia, _ E specie a diffusione europea, montana e submontana, che vive su terreni umidi. 20 M. MAGISTRETTI 24. Notiophilus quadripunctatus Dei. (Porta, 1923, pag. 77). Gargano: Monte Sant’Angelo, Holdhaus, 1911, pag. 436. Europa medio- e sud-occidentale dal Belgio alla Penisola Iberica e meri- dionale fino alla Grecia. Una citazione anche per la Cirenaica (GRIDELLI, 1930, pag. 12). In Italia N. quadripunctatus mi è noto delle regioni settentrionali solamente di Genova! e dintorni e del resto della penisola, a partire dall’Appennino Tosco- Emiliano (Maresca!) fino all’Aspromonte, ma sempre sul versante occidentale, tranne il Gargano. Si trova poi nelle isole, compresa Pantelleria. È specie a diffusione atlanto-mediterranea a gravitazione occidentale, che vive soprattutto nelle regioni poco elevate. 25. Scarites buparius pyracmon Bon. (SCHATZMAYR, 1939, pag. 208). Gargano: L'Isola di Varano! Rodi Garganico! Murge: Bagni di Chiatona, FOCARILE, 1959, pag. 41. Taranto! Salento: Torre Zozzoli, FOCARILE, 1959, pag. 41. La specie, sensu lato, è diffusa lungo le coste mediterranee dell’Eurcpa sud-occidentale, quelle atlantiche del Marocco e nell’Africa Minore fino a Tu- nisi. Essa è citata anche della Grecia (APFELBECK, 1904, pag. 66) e di Creta (OERTZEN, 1886, pag. 207), ma penso che tali indicazioni vadano accolte con riserva, anche perchè SCHATZMAYR (l.c.) afferma di non averla mai veduta di quelle regioni, nè in generale del Mediterraneo orientale. È nota anche delle isole Canarie, ma non so a quale forma appartengano tali esemplari. Secondo ScHATZMAYR (l.c.) S. buparius Forst. sarebbe costituito da al- meno tre razze e precisamente: ssp. buparius, della costa mediterranea spagnola, dell’Africa Minore e della costa atlantica meridionale del Marocco; ssp. cyclops Crotch. dell’Atlantico da Lisbona fino a Tangeri; ssp. pyracmon, delle coste mediterranee francesi e italiane. Ritengo che cyclops sia una specie distinta, an- che perchè essa coabita nel Marocco con buparius e tale è pure l'opinione di AN- TOINE (1955, pag. 85). Quanto alla distinzione fra buparius e pyracmon non saprei esprimere un giudizio sicuro avendo veduto troppo poco materiale del primo e mi rimetto perciò all'opinione di SCHATZMAYR. In Italia pyracmon popola tutte le spiagge tirreniche della penisola e delle isole e quelle ioniche ed è noto anche dell’isola del Giglio e di Malta, mentre lungo quelle adriatiche si conosce solamente del Gargano, dove è stato recente- mente scoperto, ed è veramente strano che una specie così vistosa sia sfuggita per tanto tempo alle ricerche di numerosi e abili ricercatori. Come giustamente osserva FOCARILE (l.c.) il Gargano rappresenta il li- mite settentrionale di diffusione per molte specie mediterranee ed egli pensa che ciò sia dovuto al fatto che in corrispondenza di questo punto ha il suo limite l’isoterma media annua dei 16°. Ritengo che tale ipotesi sia fondata, almeno in molti casi. S. buparius è specie a diffusione mediterraneo occidentale-macaronesica ed è un psammo-alobio a costumi notturni. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 21 26. Scarites terricola Bon. (PORTA, 1923, pag. 80). Tavoliere: foce F. Carmosine! Gargano: Cagnano Varano, GRIDELLI, 1949, pag. 152. Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 44. Bosco di Ugento; Torre Co- limena; S. Pietro, FOCARILE, in litt. È specie a vastissima diffusione e molto variabile. È nota dell’Europa me- ridionale, dell’ Ungheria, del bacino del Mediterraneo, del Mar Caspio e dell’ Asia centrale fino al Giappone. Manca perd in Egitto (SCHATZMAYR, 1936, pag. 28) e probabilmente anche in Cirenaica. JEANNEL (1941, pag. 255) indica anche di Formosa e dell'Etiopia, ma non so se tali esemplari si possano realmente riferire ad essa. In Italia la conosco di tutte le regioni, tranne la Venezia Tridentina, le Marche e l'Umbria, dove è però possibile che si possa trovare. Mi è nota poi delle isole ed è citata anche di Malta (CAMERON, 1907, pag. 385). S. terricola ha una diffusione probabilmente paleotemperata; vive in pia- nura ed è prevalentemente psammofilo, ma si trova anche su terreni argillosi presso le acque correnti o stagnanti. Ha una forte tendenza all’alofilia e spesso si trova nelle immediate vicinanze del mare su terreni salati. 27. Scarites laevigatus F. (Porta, 1923, pag. 80). Tavoliere: Margherita di Savoia! Gargano: L’Isola di Varano, GRIDELLI, 1949, pag. 152. Peschici! Rodi Garganico! San Menaio! Vieste! Coste atlantiche del Portogallo e del Marocco, bacini del Mediterraneo e del Mar Nero. Noto di tutte le spiagge della penisola e delle isole, comprese il Giglio, Ustica e Lampedusa. Nell’alto Adriatico è sostituito dalla ssp. telemus Bon. che gradatamente si confonde verso Sud con la forma tipica. E specie a diffusione ponto-mediterranea ed è psammo-alobia. A differenza degli altri Scarites non ha costumi spiccatamente notturni, ma corre velocemente sulla spiaggia anche in pieno giorno. 28. Clivina fossor L. (Porta, 1923, pag. 86). | Gargano: Alveo di St. Egidio; Sannicandro, GRIDELLI, 1949, pag. 152. Foresta Umbra! Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 44. Europa, tranne la Penisola [berica centrale e meridionale, Gran Bretagna e Irlanda, Caucaso, Transcaucasia, Siberia, Turchestan, Asia Minore. Impor- tata anche nell’America settentrionale. In tutta la penisola dalle Alpi all’Aspromonte. LUIGIONI (1929, pag. 52) la cita anche delle isole, ma le indicazioni per la Corsica e la Sardegna potrebbero forse riferirsi a C. collaris Hbst. che fino a poco tempo fa non era sufficiente- mente caratterizzata e quindi qualche volta non facilmente individuabile. Non l’ho mai catturata in Sicilia. È specie a diffusione euro-asiatica, che si deve considerare ora oloartica. Vive su terreni umidi ed è eurizonale, ma si trova di preferenza nelle regioni basse o di media altezza. 22 È M. MAGISTRETTI 29. Typhloreicheia usslaubi validicornis Bdi. (HoLpHaus, 1924, pag. 193). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Murge: San Basilio Mottola, HoLpHaus, 1924, pag. 193. Endemita dell’Appennino centrale e meridionale. È suddivisa in tre razze: la ssp. usslaubi Saulcy della Toscana meridionale e della Campania; la ssp. picena Bin. dell'Appennino Umbro-Marchigiano e la ssp. validicornis, pure della Toscana e del Lazio, Abruzzo, Puglia e Lucania. È specie endogea che si trova generalmente sotto pietre profondamente interrate e ha ura diffusione tirrenica. 30. Italodytes stammeri Müll. (MULLER, 1938, pag. 135). Murge : Gr. dei Pipistrelli, 2 Pu., MuLLER, lc. Gr. di Monte Sannace, 14 Pu.; Gr. del Parco Tavolino, 43 Pu., FOCARILE, 1949, pag. 49. Gr. di Castellana, 8 Pu., Rurro, 1955, pag. 87. Salento: Gr. L’Abisso, 141 Pu., Rürro, 1955, pag. 87. Endemita pugliese. Per quanto riguarda la posizione sistematica e le affinità di questa specie rimando, oltre che ai lavori citati di Müller e di Rurro, anche a quello di GRI- DELLI (1950, pag. 93), Autori che tanto autorevolmente hanno trattato l’interes- sante argomento. I. stammeri è specie troglobia di origine orientale, mesoegeica, e certamente molto antica. Secondo FOCARILE (l.c.) esso non sarebbe un abitatore normale delle grotte, ma vivrebbe nelle fessure del terreno calcareo e solamente occasionalmente si troverebbe nelle grandi cavità. Sarebbe quindi un microclasiobionte. RUFFO _ (1.c.) non è però di tale opinione e ritiene invece che questo insetto abiti nelle zone più profonde delle grotte dove può trovare le condizioni costanti necessarie di temperatura e di umidità. Secondo questo Autore, la presenza di /. stammeri nella grotta l'Abisso e in generale nelle altre grotte poco profonde delle Murge, si deve considerare come accidentale e tali grotte non sarebbero probabilmente che le parti più superficiali di più vaste cavità inaccessibili. Il fatto che l'Abisso disti circa 120 Km in linea d’aria dalle altre grotte più vicine nelle quali è stato rinvenuto lJ. stammeri e che si trovi presso la riva del mare e che quindi quasi sicuramente è stato sommerso durante il Pliocene, fa supporre che il suo popolamento attuale abbia avuto origine in seguito da qualche altra cavità più prossima rimasta emersa e oggi ancora sconosciuta. 31. Dyschirius rugicollis Frm. (nec numidicus Putz.). (ANTOINE, 1953, pag. 183). Gargano: Peschici! San Menaio! Vieste! Rodi Garganico! Murge: Bari, Schatzmayr, 1936, pag. 35. Brindisi! \ La sistematica di questa specie e delle sue affini non è ancora completa- mente chiarita, malgrado gli studi di ANTOINE (l.c. e 1955, pag. 72), che riguar- dano perd principalmente le forme del Marocco. Generalmente rugicollis viene considerato come sinonimo di numidicus Putz. e tale è ritenuto anche da MULLER (1922, pag. 57) e da JEANNEL (1941, pag. 268). Già SCHATZMAYR però (l.c.) non accettava tale sinonimia e indicava il rugicollis come specie esclusivamente europea, con la sola eccezione della ssp. hbicus Schatzm. di Tripoli, mentre il numidicus si troverebbe solamente nell’A- CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 23 frica Minore. ANTOINE (1955, lc.) conferma tale distinzione specifica, ma ri- tiene che il numidicus sensu SCHATZMAYR sia invece l’africanus Putz. È quindi possibile che la ssp. Hbicus Schatzm., attribuita dall’Autore a rugicollis, debba invece riferirsi al numidicus. Sarebbe poi interessante studiare gli esemplari ci- tati della Dobrugia e di Varna (APFELBECK, 1904, pag. 70), dato che la specie manca in tutta la Penisola Balcanica ed essi appaiono quindi largamente isolati, e anche quelli delle Canarie: armatus Woll., messo in sinonimia con numidicus da BEDEL (1895-1925, pag. 48). D. rugicollis, considerato nel senso ‘sopra esposto, è limitato alle coste me- diterranee dell’ Europa sud-occidentale: Spagna, Francia e Italia. In Italia lo conosco sul versante tirrenico dai dintorni di Genova! fino alla Campania: lago di Patria! e di quello ionico della Calabria e della Lucania. Nel- l’Adriatico sembra mancare dal Gargano fino all’Emilia: Porto Garibaldi! e Bellaria! mentre è comune nel golfo di Venezia fino a Monfalcone, che è la lo- calità più orientale a me nota. Si trova poi nelle isole ed è citato anche di Pan- telleria (VITALE, 1912, pag. 209). D. rugicollis è un psammo-alobio e ha una diffusione nordmediterranea occidentale. 32. Dyschirius salinus Schaum. (MULLER, 1922, pag. 71). Tavoliere: F. Cervaro! Coste atlantiche, comprese quelle della Gran Bretagna e dell’Irlanda, e del Mare del Nord; bacini del Mediterraneo, del Mar Nero settentrionale e del Mar Caspio e stazioni isolate nelle regioni interne europee, su terreni salati. Probabilmente lungo tutte le coste delle isole e della penisola, ma in questa ultima la sua distribuzione appare discontinua. Comune nella Laguna Veneta e in Istria, mi è noto poi solamente di Roma! e della Lucania: Policoro, foce dei F. Sinni e Agri (FOCARILE, 1959, pag. 47). Non è frequente neppure nelle isole e non mi risulta che fosse stato catturato in Puglia prima d’ora. D. salinus è specie a diffusione atlanto-mediterraneo-turanica. ed è luto- alobia. 33. Dyschirius gibbifrons Apfbck. (FOCARILE, 1959, pag. 48). Murge: San Basilio Mottola, MULLER, 1922, pag. 72 (come chalybaeus Putz.). Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, l.c. Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, l.c. Descritto della Balcania e già ritenuto specie distinta da APFELBECK (1904, pag. 71) e da WAGNER (1915, pag. 305), venne invece considerato da MÜLLER (l.c.) come una razza orientale vicariante di chalybaeus Putz. del Mediterraneo sud-occidentale e delle Canarie. Come caratteri distintivi fra le due forme veniva considerata la presenza nella regione infraoculare di una più o meno evidente gibbosità, ma recenti studi di FocARILE hanno confermato che si tratta veramente di due specie distinte, ben caratterizzate da sensibili differenze del loro fallo. La diffusione complessiva di queste due specie sarebbe la seguente. Per il gibbifrons: Penisola Balcanica, dintorni di Vienna, lago di Neusiedl. Per il chalybaeus : Italia, Francia meridionale, Spagna, Africa Minore, Tripolitania occidentale (SCHATZMAYR, 1937 b, pag. 268), Egitto (SCHATZMAYR, 1936, pag. 35), 24 M. MAGISTRETTI Canarie. BEDEL (1895-1925, pag. 50) lo cita poi della Siria e della Mesopotamia, non so in base a quali dati. Sembra perd dubbia la presenza in tali regioni di una specie occidentale e anche quella in Egitto lascia perplessi. Per maggior esattezza, credo anche utile di far notare che nell’Africa Mi- nore e in Tripolitania non si trova la ssp. biskrensis Bed., come risulta dal lavoro citato di FOCARILE, fuorviato probabilmente da una svista di SCHATZMAYR. Questa forma non è che una rara aberrazione che si trova frammista alla tipica (BEDEL, Lex: ANTOINE,;-1955,; pag: 76). Per l’Italia non è ancora naturalmente possibile indicare una precisa dif- fusione delle duc specie. Il chalybaeus era citato dei golfi di Trieste e di Venezia, della ‘Toscana, Lazio e delle isole, mentre il gibbifrons non era segnalato della nostra regione e solamente in Istria si sarebbero trovate delle forme di passaggio ad esso. La scoperta di questa specie da parte di FocARILE anche in Lombardia, nel Molise, in Puglia e in Lucania, rende ora necessaria un’accurata ER di tutto il materiale italiano. Attualmente risulterebbe un’ampia disgiunzione fra gli esemplari del ver- sante orientale, comunque essi si debbano interpretare, ma come osserva giu- stamente FOCARILE, essa potrebbe dipendere da mancanza di ricerche nelle regioni intermedie, e in questo caso si tratterebbe di una diffusione circumadriatica. Se tale disgiunzione fosse realmente effettiva, le popolazioni meridionali sarebbero invece di origine transadriatica. Soltanto ulteriori ricerche potranno risolvere la questione. In tutti i casi perö, il popolamento della Puglia & avvenuto da oriente. D. gibbifrons è è specie a diffusione probabilmente soltanto nordmediterranea orientale; è luticola e ha una spiccata tendenza all’alofilia. 34. Dyschirius aeneus Dej. (MULLER, 1922, pag. 76). Tavoliere: F. Cervaro! L’esatta diffusione di questa specie non è ancora esattamente nota, essendo stata spesso confusa con lüdersi Wagn. Essa si trova però in quasi tutta Europa, tranne forse la Penisola Iberica e le Isole Britanniche, e in Siberia. In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole. D. aeneus ha una diffusione euro-sibirica e vive prevalentemente a bassa altitudine lungo le rive dei fiumi o del mare, anche su terreni salati. 35. Dyschirius apicalis Putz. (Mürier, 1922, pag. 77). Tavoliere: F. Cervaro! Zapponeta! Gargano: L’Isola di Varano, Fiori, 1914, pag. 168. Vieste! Mu r,ge :.. Bari! Coste dell’Europa meridionale fino al Mar Nero. Secondo MULLER (l.c.) verso occidente giungerebbe solamente fino alla Francia meridionale, ma LA FUENTE (1927, pag. 124) lo indica anche della Spagna. In Italia D. apicalis sembra avere una distribuzione discontinua. Sul ver- sante tirrenico mi è noto solamente della Toscana e del Lazio; su quello orientale, della Venezia Giulia, del Veneto e dell’Emilia: Bellaria! Manca più a Sud per ricomparire dal Gargano fino a Reggio Calabria! Si trova poi nelle isole, compresa Malta. Luicıonı (1929, pag. 55) lo segnala anche della Liguria. È specie a diffusione ponto-mediterranea ed è luto-alobia. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 25 36. Dyschirius minutus Putz. (MULLER, 1922, pag. 82). Murge: San Basilio Mottola, Paganetti, 1917, pag. 70. Non credo possibile indicare l’esatta diffusione di questa specie che i di- versi specialisti interpretano in modo non concorde. Da alcuni essa viene messa in sinonimia con punctatus Dej. mentre per altri si tratterebbe, almeno probabil- mente, di specie distinta. Presente certamente nel Mediterraneo occidentale, essa si estende verso oriente almeno fino all’Albania (ssp. albanicus Müll.), ma è citata anche della Turchia (APFELBECK, 1904, pag. 71), della Tripolitania (SCHATZ- MAYR, 1937 b, pag. 268) e dell’Egitto (ssp. aegyptiacus Schatzm.) e si troverebbe forse anche nel Caucaso, a Cipro e in Anatolia (SCHATZMAYR, 1936, pag. 36). Malgrado la grande competenza di quest’ultimo Autore, ritengo perd con MÜL- LER (l.c.) che le popolazioni orientali debbano essere sottoposte ad un’accurata revisione. In Italia D. minutus si trova in modo più o meno continuo dal Veneto orien- tale: Lovadina! e Maserada! lungo tutta la penisola appenninica fino a Reggio Calabria! e in Sicilia. LuIGIONI (1929, pag. 55) lo indica anche della Sardegna e . VITALE (1912, pag. 210) di Pantelleria. “ specie a diffusione mediterranea occidentale, ripicola e luticola. 37. Dyschirius luticola Chd. (MÜLLER, 1922, pag. 88). Gargano: Lago di Varano! Coste dell'Europa meridionale da quelle francesi e dalle Baleari fino a quelle del Mar Nero occidentale, ‘Transcaucasia, Asia Minore, Egitto. Scarsissimi sono 1 dati diretti in mio possesso riguardanti questa specie. Essa mi è nota della Venezia Giulia e del Gargano; FocaRILE (1959, pag. 51) la indica di tre località del litorale ionico della Lucania e della Calabria. LUIGIONI (1929, pag. 55) la cita della Liguria; Frorı (1914, pag. 167) del lago di Lentini in Sicilia e SAINTE-CLAIRE DEVILLE (1906-14, pag. 10) della Corsica. D. luticola ha una diffusione mediterranea a gravitazione orientale ed è luto-alobio. 38. Dyschirius pseudextensus karamani Müll. (MULLER, 1922, pag. 100). Murge: Provincia di Bari, MÜLLER, l.c. Non è possibile indicare l’esatta diffusione di questa specie, il cui valore è messo in dubbio da parecchi specialisti; essa sarebbe però vastissima e si esten- derebbe dalla Penisola Iberica e dall’ Africa Minore fino all’Afghanistan e al Turchestan, mentre la ssp. Raramani risulterebbe limitata solamente ai due ver- santi dell'Adriatico. D. pseudextensus sarebbe invece sinonimo di tensicolhs Mars. secondo SCHATZMAYR (1936, pag. 38), PueL (1937, pag. 126) e ANTOINE (1955, pag. 80). MULLER stesso, del resto (l.c.), non è sicuro che si tratti veramente di specie distinta. La ssp. Raramani è citata dall’Autore solamente della Dal- mazia e di Bari. FocARILE (1959, pag. 54) la indica anche del F. Agri, in Lucania, e della Laguna Veneta. Questi ultimi esemplari erano già stati considerati come appartenenti al fleischeri Dev. (= tensicollis Mars.) da GRIDELLI (1944, pag. 59). È evidente quindi che la sistematica del complesso tensicollis-pseudexten- sus, forme molto variabili, non è ancora sufficientemente chiarita e per poterlo 26 M. MAGISTRETTI fare bisognerebbe avere sott’occhio contemporaneamente tutte le popolazioni della sua area di diffusione, reale o presunta. D. tensicollis è noto in Italia dell’alto Adriatico, della Calabria: Reggio! e delle isole, alle quali località, se si considera valida la sinonimia indicata, vanno aggiunte quelle sopra riportate per la ssp. karamanı. La sua diffusione è probabilmente soltanto olomediterranea perchè ri- tengo che le forme più orientali possano appartenere ad una specie diversa. E luto-alobio. 39. Dyschirius importunus Schaum. (MULLER, 1922, pag. 104). | Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 152. Murge: Foresta di Cagioni; alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 54. Coste europee del Mediterraneo e del Mar Nero, Algeria, Tunisia, Tri- politania, Siria e Palestina. | In Italia mi è noto solamente del versante orientale a partire dal Gargano fino alla Calabria e della Sicilia sud-occidentale. MULLER (1.c.) lo cita però anche di Palo, nel Lazio. Gli esemplari da me veduti della Sicilia appartengono alla forma tipica, ma del lago di Lentini è stata descritta una var. inhumeralis (FIORI, 1914, pag. 167) che non conosco in natura e della quale ignoro il valore. Quelli dell’alveo di St. Egidio sono indicati dubitativamente come località da GRIDELLI perchè la specie è alobia. MÜLLER (l.c.) cita la località di Ciminà in Calabria, che si trova nell’entroterra a 400 m di altitudine. Tale dato proviene da PAGANETTI, che non sempre era molto accurata nelle sue indicazioni topografiche, e si ri- ferisce probabilmente, come in altri casi, a qualche stazione marina sottostante. Non credo quindi che abbia molto valore. D. importunus è specie a diffusione ponto-mediterranea, luto-alobia. 40. Omophron limbatum F. (PORTA, 1923, pag. 78). Gargano... Vieste! Europa media e meridionale; raro e isolato in quella settentrionale. Siberia, Transcaspia, Turcmenia, Giappone, Caucaso, Asia Minore, Algeria. Benchè indicato di tutta Italia, non era ancora noto della Puglia e sembrava anzi mancare lungo tutto il litorale adriatico da Cesenatico! verso Sud. E più raro nelle vallate alpine e si trova anche in Corsica e in Sicilia, mentre in Sar- degna è sostituito da una razza del variegatum Ol. Tutti gli esemplari di Vieste si possono riferire alla ab. maculatipennis Pic, a fascia mediana e subapicale ridotta. E specie igropsammofila a diffusione olopaleartica. 41. Siagona europaea Dej. (Porra,; 1923; pag. 137). Tavoliere: Zapponeta! Murge: Matera! Taranto! È specie a vastissima diffusione, indicata di tutto il bacino del Mediterra- neo, delle Canarie, dell'Asia Minore, della Persia e Transcaucasia, dell’ India, del Senegal e della Nubia. Nell’Europa meridionale, almeno in quella occidentale, la sua distribuzione è però discontinua. In Spagna si trova solamente in Anda- CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 27 lusia e manca in Francia. È citata poi dell’ Albania, della Grecia e delle Isole Ionie (APFELBECK, 1904, pag. 357). In Italia S. europaea mi è nota delle isole, dove è comune in Sardegna e in Sicilia, mentre della Corsica è indicata solamente di Aleria (SAINTE-CLAIRE DEvILLE, 1906-14, pag. 11). Della peniscla la conosco di Grosseto! che col M. Amiata (BARGAGLI, 1875, pag. 123) rappresentano le stazioni più settentrionali sul versante tirrenico, dove si trova anche in parecchie località del Lazio. Del versante orientale, oltre che della Puglia ionica, mi è nota di Melfi! e di Nova Siri!, in Lucania, e della Calabria: Gerace e Antonimina (PAGANETTI, in litt.). Sembra quindi mancare lungo tutto l'Adriatico, tranne che a Zapponeta. È ci- tata poi anche di Ustica e di Malta. S. europaea ha una diffusione mediterraneo-afro-indiana; vive general- mente nelle regioni basse su terreni scoperti argillosi; ha costumi notturni e vola di notte attratta dalle luci. 42. Asaphidion stierlini Heyd. (PorTA, 1923, pag. 91). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Lo studio e la revisione di questa specie e delle sue affini curtum Heyd. e flavipes L. sono stati recentemente ultimati dall'amico FOCARILE; i risultati delle sue ricerche sono ora in corso di stampa, ma mi sono stati gentilmente comunicati in htteris dall’ Autore, che desidero ringraziare ancora qui per la sua cortesia. L’area di diffusione di A. stierlini, che si trova spesso nelle collezioni de- terminato in modo non corretto, è ora molto più estesa di quanto non risultasse prima dai dati della letteratura. Essa comprende infatti l'Inghilterra meridionale, la Francia, la Spagna, il Portogallo, l’Italia e la Grecia. Si trova forse anche nel Marocco, in Algeria e in Siria. In Italia esso mi è noto di tutta la Gavioli tranne la zona alpina e la Ve- nezia Giulia, della Guides e di ristrette zone montane della Sicilia, ma è molto probabile che esista anche in Corsica e che le citazioni del flavipes per quest'isola si riferiscano in parte ad esso e in parte al curtum. E specie a diffusione probabilmente euro-maghrebina, forse atlanto-medi- terranea; vive presso i corsi d’acqua o su terreni umidi argillosi, sia in pianura che nelle zone montuose, in queste specialmente nelle regioni meridionali. 43. Asaphidion curtum Heyd. (Porta, 1923, pag. 91). Murge: Foresta di Cagioni, FOCARILE, in litt. Europa sud-occidentale, Marocco e Algeria. In Italia è noto dalla Toscana alla Campania sul versante tirrenico e dalla Puglia alla Calabria su quello ionico. Si trova poi in Sardegna e in Sicilia e molto probabilmente anche in Corsica. E specie a diffusione mediterranea occidentale, prevalentemente ripicola, che vive esclusivamente a bassa altitudine. 44. Bembidion ambiguum Dei. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 28). Murge: Gioia del Colle! Altamura! Penisola Iberica meridionale, Africa Minore, Tripolitania, Azzorre (LIN- DROTH, 1960, pag. 6). Le citazioni per il Mediterraneo orientale si riferiscono alla ssp. sporadicum Sahlbg. considerata oggi come specie distinta. 28 M. MAGISTRETTI Nell’ Italia peninsulare B. ambiguum è abbastanza raro e la sua distribuzione appare piuttosto discontinua. Esso è citato dell’isola del Giglio (GRIDELLI, 1926, pag. 437), che è la località più settentrionale da me conosciuta. Mi è noto poi del Lazio e della Calabria, oltre che della Puglia. LuiGroNt (1929, pag. 59) lo indica della Campania e STRANEO (1935, pag. 60) anche di Chieti. In Sardegna lo conosco solamente di Cagliari, mentre sembra essere più abbondante in Sicilia ed è ci- tato anche di Malta. Manca in Corsica. È specie a diffusione mediterranea occidentale-macaronesica, ripicola, che vive prevalentemente in pianura. 45. Bembidion pygmaeum F. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 31). Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 58. Europa medio- e sud-orientale, dalla valle del Reno alla Russia occidentale e alla Polonia e dai Pirenei orientali fino alla Dalmazia e alla Transilvania. È più raro nelle regioni nord-orientali. In Italia esso mi è noto dalle Alpi fino al Lazio, ma Luicionr (1929, pag. 50) lo indica anche della Campania. Sembra mancare in Lucania, Calabria e nelle isole e non lo conosco neppure del versante adriatico a partire dall’Emilia. È specie a diffusione europea, a gravitazione orientale; è ripicola e si trova sia in pianura che nelle zone montuose. 46. Bembidion lampros Hbst. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 33). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Foresta Umbra! Tutta Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Caucaso, Asia Mi- nore, Siberia, Mongolia, Turchestan, Marocco. Si trova anche a Terranova ed è stato recentemente introdotto nel Canadà. In tutta Italia e nell'Appennino Siculo. LuIGIONI (1929, pag. 59) lo cita anche della Sardegna, di dove non l’ho mai veduto. Manca in Corsica. È specie a diffusione paleartica, ora boreo-anfiatlantica; è euriecia € si trova soprattutto nelle regioni montuose. 47. Bembidion properans Steph. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 33). Gargano: Lago di S. Giovanni, HOLDHAUS, 1911, pag. 436. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Tutta Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Siberia, dall’ Asia Minore alla T'ransbaicalia. Forse in tutta Italia, ma non lo conosco della Calabria. La localita piu meridionale a me nota é il M. Vulture! in Lucania. Sul valore sistematico di B. properans vi è discordanza di opinioni fra gli specialisti. Descritto come specie distinta, fu in seguito generalmente considerato solamente come una forma di lampros Hbst. e tale è ancora ritenuto ad esempio da Horton (1941, pag. 119) e da JEANNEL (1941, pag. 538). LinpRoTH (1940, pag. 71) ne dimostrava la diversità specifica e di questa opinione è anche NETO- LITZKY (l.c.) e credo a ragione, almeno per quanto riguarda le popolazioni ita- liane. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 29 B. properans ha una diffusione euro-asiatica e vive generalmente in pianura o in collina su terreni argillosi soleggiati. 48. Bembidion punctulatum obscuripes Müll. (MULLER, 1943, pag. 11). Gargano: Montenero! La specie, sensu lato, è diffusa nell'Europa media dalla Gran Bretagna e dall’Irlanda fino agli Urali e in quella meridionale. Rara e isolata in Finlandia, mentre manca nel resto della Fennoscandia e in Danimarca. Caucaso, Asia Mi- nore, Kirghisia, Marocco e Algeria. | In Italia la forma tipica si trova nelle regioni settentrionali e centrali, men- tre in quelle meridionali, a partire dall’Abruzzo e dalla Campania, in Sardegna, Sicilia e probabilmente anche in Corsica, € sostituita dalla ssp. obscuripes. A que- sta forma appartengono verosimilmente anche le popolazioni dell’Africa Minore, dato che ANTOINE (1955, pag. 145) descrive quelle del Marocco come aventi ı femori neri. | specie a diffusione centroasiatico-euromaghrebina, ripicola, che vive tanto in pianura che nelle zone montuose. 49. Bembidion varium Ol. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 45). Tavoliere: Trinitapoli! Zapponeta! Salento: Laghi di Alimini, FOCARILE, in litt. Tutta Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Siberia, Turchestan occidentale, Asia Minore, Siria, Africa Minore, Egitto, Isole Canarie. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, benchè non mi sia noto di ogni regione. Si trova poi nelle isole. specie a diffusione olopaleartica, ripicola, o che vive su terreni umidi argillosi, soprattutto in pianura. È alofila. 50. Bembidion ephippium Marsh. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 15). Gargano: Lago di Varano! Coste europee del Mare del Nord a partire dalla Germania, dell’Atlantico, comprese quelle della Gran Bretagna e dell’Irlanda, mediterranee e del Mar Nero. Coste dell’Africa Minore. Isolato anche al lago di Neusiedl. Forse lungo tutte le spiagge della penisola e delle isole, ma la sua distri- buzione appare discontinua. Del versante tirrenico non lo conosco che del Lazio: Fiumicino! ma Lurcioni (1929, pag. 60) lo cita anche della Toscana. Su quello adriatico mi è noto dall’Istria all’Emilia: Cattolica! e del Gargano e su quello ionico di Reggio Calabria! E invece relativamente comune in Corsica, Sardegna e Sicilia. E specie a diffusione atlanto-pontomediterranea, luto-alobia. 51. Bembidion dalmatinum latinum Net. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 145). Tavoliere: Serracapriola! Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, NETOLITZKY, 1914, Heft 5. Murge: Spinazzola, NETOLITZKY, 1914, Heft 5. Gravina di Puglia! La specie, sensu lato, è diffusa nell'Europa media dal Belgio alla Slovachia e in quella meridionale dalla Francia alla Crimea e al Caucaso, suddivisa in al- 30 M. MAGISTRETTI cune razze. Le citazioni per l’Africa Minore e per l’Asia Minore si riferiscono a forme che sono considerate oggi come specie distinte. In Italia la forma tipica, propria della Balcania, si trova solamente nell’I- stria meridionale, mentre in tutto il resto della penisola, tranne la catena alpina, e nelle isole, compresa la Capraia, è sostituita dalla ssp. latinum. Frammisti ad essa vi sono però qua e là individui che si potrebbero assegnare alla forma ti- pica. È anche notevole il fatto che in Puglia, e in generale lungo i versanti adria- tico e ionico, viva la razza a gravitazione occidentale e non quella orientale. B. dalmatinum Dej. ha una diffusione europea; è prevalentemente ripicolo, ma si trova anche su terreni umidi argillosi, sia in pianura che nelle zone mon- tuose. 52. Bembidion praestum fauveli Ganglb. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 139). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Manfredonia, GRIDELLI, 1929, pag. 118. San Menaio, GRIDELLI, 1949, pag. 153. Foresta Umbra! La specie, sensu lato, è diffusa dalla Francia meridionale alla Crimea e in Asia Minore, in Egitto (SCHATZMAYR, 1936, pag. 47) e in Cirenaica (GRIDELLI, 1930, pag, 15). In Italia la ssp. praestum Dej., che è quella a diffusione orientale, si trova solamente nell’Istria meridionale; in quella centrale e settentrionale si ha la ssp. viridifiuum Müll., endemica; nel resto della penisola, a Sud del Po, in Corsica e in Sicilia, la ssp. fauveli. La sua presenza in Sardegna, benchè probabile, non mi risulta ancora sicuramente accertata. Sul valore della ssp. fauvelt non vi è però concordanza di opinioni. Secondo NETOLITZKY (l.c.) si tratterebbe di specie distinta; per GRIDELLI (l.c.) di una razza, mentre per JEANNEL (1941, pag. 512) non sarebbe che un semplice sinonimo, interpretazione questa che non ritengo esatta. Anche per questa specie è notevole il fatto che in Puglia si trovi la razza a diffusione occidentale e non quella orientale. B. praestum ha una diffusione ponto-mediterranea a gravitazione orientale; è ripicola o vive su terreni umidi, tanto in pianura che sui monti. 53. Bembidion steinbühleri Ganglb. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 94). Salento: Porto Luogovivo, FOCARILE, im litt. Tremiti: San Domino, GripeLLI, 1950, pag. 152. Is oda «di Ptamo-sia’ n Gripevn 1950, pags 257, La distribuzione di questa specie appare molto discontinua. Essa è citata di due sole località della Francia mediterranea: St. Raphael e Mentone, dove ne è stato trovato un solo individuo in ognuna di entrambe (JEANNEL, 1941, pag. 495). È nota poi di alcune stazioni della Dalmazia e di Chersa, in Cirenaica Ke RI- DELLI; de}: ‘Anche in Italia essa sembra molto rara. È citata di alcune località dell’I- stria meridionale (MÜLLER, 1926, pag. 86) e di Sistiana, presso Duino (SCHATZ- MAYR, 1929 a, pag. 16), dell’isola di Capri! e oltre che in Puglia è pure segnalata della Sicilia (MULLER, l.c.) senza maggiori precisazioni. Secondo GRIDELLI (1. c.) B. steinbühleri sarebbe diffuso in tutto il Medi- terraneo e forse ricerche più specializzate potranno confermare questa ipotesi. Si tratta infatti di una specie alobia che vive nelle pozze di scogliera, spesso com- CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA af pletamente sommersa nell’acqua, ma si trova anche qualche volta sulle rive ghiaiose o ciottolose. Gli esemplari citati della Francia sono pero stati catturati su spiaggia sabbiosa sotto a detriti vegetali. 54. Bembidion decorum ticinense Meyer. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 108). Gargano: San Menaio, GRIDELLI, 1949, pag. 152. La specie, sensu lato, è diffusa nell'Europa media, comprese le Isole Bri- tanniche, in quella meridionale e nell'Africa Minore unicamente nel Marocco, isolata sul Grande Atlante come relitto (ANTOINE, 1955, pag. 156). In Italia si trova dalle Alpi all’Aspromonte, in Corsica e in Sardegna, sud- divisa in quattro razze: la ssp. decorum Panz. nel Veneto orientale e nella Venezia Giulia; la ssp. ticinense nel resto della penisola fino alla Calabria settentrionale; la ssp. nigrotinctum Schatzm. nella Calabria meridionale e la ssp. caraffa: Dev., endemica della Corsica e della Sardegna. GRIDELLI (l.c.) cita gli esemplari del Gargano senza specificare a quale razza appartengano, ma ritengo che si debbano attribuire alla ssp. #icinense e che la loro provenienza sul Gargano sia di origine settentrionale. B. decorum è specie prevalentemente montana, ripicola, europea. 55. Bembidion genei illigeri Net. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 76). Tavoliere: Serracapriola! Gargano: Cagnano Varano, NETOLITZKY, 1937, pag. 225. Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 65. Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 65. La specie, sensu lato, è diffusa in tutta l'Europa, tranne la Russia, ma com- prese la Gran Bretagna e l’Irlanda, lungo le coste mediterranee dell’ Asia Minore, in Siria e nell’Africa Minore. In Italia la forma tipica, propria del Mediterraneo occidentale, popola solamente la Sardegna e la Sicilia, mentre manca in Corsica. In tutta la penisola è sostituita dalla ssp. illigeri dell'Europa media e settentrionale, con la quale pero, qua e là, come ad esempio nel Lazio e nell’Abruzzo, si trovano qualche volta frammisti, senza passaggi intermedi, individui della ssp. gene: Küst. In Sicilia, infine, esiste anche la ssp. dissimile Mull. della Penisola Balcanica, che in qualche zona vive pure promiscuamente con la ssp. genet. Benchè DE MonTE (1952, pag. 93), in un’accuratissima revisione, consideri queste tre forme come semplici razze, già alcuni Autori ritenevano che gener e illigeri fossero invece specie distinte. Credo che la stessa opinione si possa espri- mere anche per dissimile. B. genei è specie ripicola o che vive su terreni umidi argillosi e si trova tanto in pianura che nelle zone montuose. Considerato sensu lato, la sua diffu- sione è euro-anatolico-maghrebina. /lligeri è solamente centroeuropeo e il suo popolamento in Puglia è avvenuto da Nord. 56. Bembidion callosum Kiist. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 74). Tavoliere: Serracapriola! Francia centrale e meridionale, Penisola Iberica e Africa Minore. È ci- tato anche del Mediterraneo orientale, ma tali indicazioni riguardano forme con- siderate ora come specie diverse o il cui valore non è ancora chiaramente stabilito. 32 M. MAGISTRETTI In Italia è noto del Veneto orientale e si trova poi in tutta la penisola ap- penninica a partire da Genova! fino all’Aspromonte! e nelle isole. Le citazioni di Luiciont (1929, pag. 64) per il Piemonte e la Lombardia vanno accolte con riserva o si debbono riferire a qualche località preappenninica. Per quanto riguarda le sinonimie di questa specie, che in realtà dovrebbe chiamarsi subconvexum de M. (laterale Dej.), cfr. MAGISTRETTI e Rurro (1960, pag: 2552" B. callosum ha una diffusione mediterranea occidentale; è ripicolo o vive su terreni umidi argillosi, specialmente in pianura nelle regioni settentrionali, ma anche in quelle montuose nelle meridionali. 57. Bembidion dahli Dei. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 67). Salento: Bosco di Ugento; S. Pietro, FOCARILE, im litt. Francia meridionale, Penisola Iberica, Africa Minore, Tripolitania (SCHATZ- MAYR, 1937 b, pag. 270). In Italia è noto nelle regioni centrali del Lazio: Roma (MULLER, 1918, pag. 105) e dell’ Abruzzo: Chieti (STRANEO, 1935, pag. 60); in quelle meridionali della Campania: Capua (MULLER, l.c.), dell’unica località pugliese sopra indicata, mentre è più frequente in Calabria e nelle isole. B. dahli è specie a diffusione mediterranea occidentale, ripicola, e vive generalmente nelle regioni di pianura o poco elevate. 58. Bembidion subfasciatum Chd. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 53). Gargano: L'Isola di Varano! San Menaio! Penisola Balcanica, costa settentrionale del Mar Nero fino alla Crimea, costa mediterranea dell’ Asia Minore. La geonemia particolareggiata di questa specie è già stata indicata da Fo- CARILE (1959, pag. 61), al cui lavoro rimando perchè ad essa non avrei alcun nuovo elemento da aggiungere. Scoperta in Italia da questo Autore in due località della Lucania: foce F. Agri e della Calabria: foce F. Crati, venne poco dopo trovata da Ruffo e da me anche al lago di Varano e in seguito ancora da Marcuzzi a San Menaio. B. subfasciatum è un luto-alobio, a diffusione normediterranea orientale, in Italia transionico, ed è certamente un elemento antico. Gli esemplari da noi catturati vivevano nel letto di un canale prosciugato, su terreno fessurato per es- siccamento ma ancora fortemente umido ed erano relativamente comuni. 59. Bembidion rivulare De. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 78). Tavoliere: F. Cervaro! Zapponeta! Regione mediterranea europea e del Mar Nero, Siria, Egitto, Africa Mi- nore. Della Penisola Balcanica è indicato solamente della Grecia (APFELBECK, 1904, pag. 102), ma si troverebbe anche in Austria al lago di Neusiedl (Horton, 1941, pag. 157). Considerato generalmente come razza di minimum F. è oggi ritenuto invece specie distinta (NETOLITZKY, l.c.). CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 33 Probabilmente lungo tutte le coste della penisola e delle isole. LUIGIONI (1929, pag. 66) lo indica anche delle Alpi Marittime e del Piemonte, citazioni che sono sicuramente errate. Non era noto fino ad ora della Puglia. E specie a diffusione ponto-mediterranea, psammo- e luto-alobia. 60. Bembidion tenellum Er. (WAGNER, 1930-31, pag. 19). Non è ancora possibile stabilire quale sia l’esatta diffusione di questa specie, che fino al lavoro citato di WAGNER è stata spesso confusa con l’affine azurescens Wagn. (tenellum sensu MULLER) e che ancora oggi è frequentemente interpretato in modo erroneo. Benché NETOLITZKY (1942-43, pag. 52) ne descriva due nuove razze dell’Asia Anteriore e la citi della Siberia e della Palestina, ritengo piu pru- dente attribuire a tenellum una diffusione più ristretta, limitata all’Europa me- diterranea e a località isolate in quella media, su terreni salati. Anche per l’Italia si ha la stessa incertezza, ma è probabile che tenellum si trovi lungo tutte le coste della penisola e delle isole, benchè non lo conosca ancora di tutte le regioni. B. tenellum, nel senso da me considerato, è specie a diffusione europea, luto-alobia. 61. Bembidion tethys Net. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 35). Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 58. Salento: Tricase! Descritto come razza di obtusum Serv. fu il primo GRIDELLI (1929, pag. 114) a riconoscerne la validità specifica e ad indicarne la geonemia. Esso è diffuso nel- l'Europa mediterranea dalla Penisola Iberica fino alla Dalmazia e alla Grecia, nel Portogallo, nell'Africa Minore e, isolato, in Cirenaica (GRIDELLI, l.c.). Si trova pure a Madera. In Italia, oltre che nell’Istria meridionale, esso è noto sul versante tirre- nico a partire da Nizza fino alla Campania e, oltre che del Salento, di quello ionico pugliese e lucano, mentre non mi risulta segnalato della Calabria. Si trova poi nelle isole, compresa l’Elba, il Giglio e la Capraia. interessante il fatto della sua quasi totale assenza sul versante adriatico italiano, dove soltanto recentemente è stato scoperto in una sola località, mentre su quello orientale è noto di parecchie stazioni dell’Albania e della Dalmazia. FOCARILE (l.c.) interpreta tale distribuzione come di origine transadriatica; trat- tandosi però di una specie mediterranea presente anche in Grecia e sulla costa africana fino alla Cirenaica e che si trova probabilmente anche in Tripolitania, penso che tale interpretazione non si possa considerare come sicura. B. tethys ha una diffusione mediterraneo-macaronesica a gravitazione oc- cidentale; è ripicolo o vive su terreni umidi generalmente presso il mare o a non molta: distanza da esso, in regioni poco elevate. 62. Bembidion inoptatum Schaum. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 63). Gargano: Alveo di St. Egidio, GrIDELLI, 1949, pag. 153. Europa sud-orientale dalla Dalmazia alla Russia meridionale e a Creta; in quella medio-orientale, generalmente isolato, fino a Vienna, Linz, al lago di Neusiedl e alla Polonia meridionale. 34 M. MAGISTRETTI In Italia è noto dell’Istria, della Venezia Giulia e del Veneto orientale fino a Venezia! Si trova poi nella penisola appenninica a partire dal Po fino alla Cam- pania: lago Laceno (M. Piacentini)! e alla Lucania: Policoro! Non è segnalato delle regioni più meridionali nè delle isole. Benchè GRIDELLI (l.c.) nel suo lavoro lo contraddistingua tipograficamente come un transadriatico nuovo per la Puglia, nel testo si limita a definirlo « come un elemento faunistico orientale, più o meno periadriatico ». Ritengo probabile che 5. inoptatum si debba considerare come una specie ponto-nordmediterranea orientale con penetrazioni in alcune regioni dell’ Europa medic-orientale, comuni a molte specie aventi tale tipo di diffusione. La sua transadriaticità mi sembra dubbia e del resto GRIDELLI stesso successivamente (1950) non ne fa più cenno. Vive su terreni paludosi, in pianura e sui monti. 63. Bembidion escherichi paganettii Net. (DE MONTE, 1949, pag. 82). Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 64. Non credo possibile indicare con sicurezza quale sia la diffusione di questa specie, dato che alle forme nelle quali è stata divisa viene attribuito un valore si- stematico diverso dagli specialisti. Secondo l’ultima revisione di de MONTE (l.c.) essa si SOSIO ad Angora, nell’Asia Minore (la forma tipica); nell’isola di Kos, nel Dodecaneso (ssp. /a- tiore de M.); nel Thian-Schan (ssp. erratum de M.); in Italia, Sicilia, Spagna e Algeria (ssp. paganettii Net.); in Sicilia ancora con una seconda razza (ssp. subatratum de M.) e nel Marocco (ssp. hustachei Ant.). La razza del Thian- Schan potrebbe forse essere una specie distinta, secondo l'Autore, ed essendo andati distrutti gli esemplari tipici della ssp. paganettii egli non è neppure certo che le popolazioni italiane appartengano realmente a questa razza, descritta della Spagna. Secondo NETOLITZKY (1942-43, pag. 66) paganettit sarebbe specie distinta e pure lo sarebbe anche la ssp. hustachei per ANTOINE (1955, pag. 140). Si noti inoltre che, tranne che per l’Italia, queste forme non sono general- mente note nelle diverse regioni che di una sola località. Questa vastissima diffusione e la frammentarietà della distribuzione pos- sono indurre a ritenere che si tratti di una specie antica oramai molto rara, o che le ricerche non siano ancora sufficienti, o infine che ai caratteri distintivi tro vati da de Monte, che non possono essere messi in dubbio, si debba attribuire un valore specifico e non soltanto razziale. In Italia la ssp. paganettit mi è direttamente nota, o è citata, di Pisa (NE- TOLITZKY, l.c.); del Lazio: Roma! Maccarese! della località sopra indicata della Puglia; della Calabria: M. Pollino! e della Sicilia: Ficuzza (NETOLITZKY, l.c.). La ssp. subatratum è stata descritta su esemplari delle Madonie. La conosco anche dei M. Nebrodi! Non ho invece veduto esemplari della Ficuzza nè so se essi fossero noti a DE MONTE quando descriveva questa razza, ma ritengo molto probabile che si debbano riferire ad essa e che la ssp. paganettii non esista quindi in Sicilia. B. escherichi sensu lato potrebbe quindi essere euro-anatolico-maghrebino, o forse anche centroasiatico-euromaghrebino, oppure mediterraneo occidentale o infine soltanto nordmediterraneo occidentale, a seconda dei punti di vista. Comunque, paganettii sarebbe una forma occidentale. Non so esattamente quale sia l'ecologia di questa specie. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 35 64. Bembidion lunulatum Fourcr. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 64). Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 63. Salento: Torre Castelluccia, FOCcARILE, 1959, pag. 63. Europa media, comprese le Isole Britanniche, fino al Volga e alla Tran- silvania ed Europa meridionale; raro e isolato in quella settentrionale. Africa Minore. In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole. Secondo LUIGIONI (1929, pag. 68) anche a Malta. È specie a diffusione euro-maghrebina, ripicola o che vive su terreni umidi, generalmente nelle regioni poco elevate. 65. Bembidion iricolor Bed. (NETOLITZKY, 1942-43, pag. 63). Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 63. Bosco di Ugento; Torre Coli- mena, FOCARILE, in litt. Coste del Mare del Nord, dell'Atlantico e di parte del Mediterraneo eu- ropeo, Africa Minore e Tripolitania occidentale: Tripoli e Garian (SCHATZ- MAYR, 1937 b, pag. 270). Isole Canarie. Nella Penisola Balcanica è noto sola- mente dei dintorni di Atene (APFELBECK, 1904, pag. 112), che è il punto più orientale della sua diffusione. È citato anche delle rive del Giordano (BEDEL, 1895-1925, pag. 71), ma è probabile che tale indicazione meriti conferma. Manca in Egitto. In Italia la distribuzione di B. 1ricolor appare molto discontinua. Esso è citato, o mi è noto direttamente, della Venezia Giulia: Isola Morosini (SCHATZ- MAYR, 1940, pag. 34) e Monfalcone (MÜLLER, 1926, pag. 93); dell’isola del Gi- glio! delle località sopra indicate della Puglia; della Lucania: Nova Siri! Lido di Metaponto (FOCARILE, 1.c.); della Corsica (SAINTE-CLAIRE DEVILLE, 1906-14, pag. 18) e della Sardegna! e Sicilia! dove è relativamente comune. È specie a diffusione atlanto-mediterraneo-macaronesica a gravitazione occidentale ed è alobia. 66. Tachys bistriatus Dft. - (JEANNEL, 1941, pag. 427). | Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Alveo di St. Egidio, Gri- DELLI, 1949, pag. 153. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 68. Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 68. Europa media, dalle Isole Britanniche fino agli Urali, e meridionale. Più raro e isolato in quella settentrionale. Asia Minore e Persia settentrionale. È citato anche dell’Africa Minore (BEDEL, 1895-1925, pag. 78) e della Cirenaica (GRIDELLI, 1930, pag. 17), ma secondo ANTOINE (1955, pag. 117) il bistriatus di BEDEL è invece !’ elegantulus Dej. È indicato anche delle Canarie, di Madera e delle Isole del Capo Verde (SCHATZMAYR, 1936, pag. 57), ma probabilmente anche in questo caso si tratta di specie diversa. T. bistriatus è probabilmente costituito da un complesso di forme che andrebbero studiate su un abbondante materiale. In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, comprese l’Elba, la Capraia, il Giglio, Pantelleria e Malta. 36 M. MAGISTRETTI E specie a diffusione probabilmente euro-anatolica, ripicola, o che si trova su terreni umidi, più frequentemente nelle regioni poco elevate. 67. Tachys fulvicollis Dej. (JEANNEL, 1941, pag. 428). Salento: Lizzano; S. Pietro, FOCARILE, in litt. Europa mediterranea, bacino della Gironda, Caucaso, Siria, Algeria. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, comprese il Giglio, la Capraia, Pantelleria e Malta. È specie a diffusione olomediterranea, luticola, che vive generalmente in pianura. 68. Tachys scutellaris Steph. (JEANNEL, 1941, pag. 431). Tawmolıere:.rF. Cervaro! Gargano: Foce Varano! Coste del Mare del Nord a partire dall'Olanda meridionale, Inghilterra meridionale, coste atlantiche europee e del Marocco, di tutto il Mediterraneo, del Mar Nero e del Mar Caspio. Stazioni isolate nell’interno dell'Europa media, su terreni salati. | Lungo tutte le spiagge della penisola e delle isole, compresa Malta. Anche questa specie è probabilmente costituita da un complesso di forme. T. scutellaris ha una diffusione che si può considerare atlanto-mediterraneo- turanica ed è un luto- o psammo-alobio. 69. Tachys algiricus Luc. (SCHATZMAYR, 1936, pag. 55). Gargano: Manfredonia; Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Andalusia e Africa Minore. È citato anche della Francia mediterranea (JEAN- NEL, 1941, pag. 429), ma secondo ANTOINE (1955, pag. 114) si tratta molto pro- babilmente di specie diversa. In Italia mi è noto della ‘Toscana, Lazio e Calabria sul versante tirrenico. Su quello adriatico, oltre che del Gargano, di due località dell'Emilia: Felegara! e San Varano (Forlì)! Lo conosco poi della Sardegna, Sicilia! e dell’isola del Gi- glio ed è citato anche di Malta (CAMERON, 1907, pag. 389). Manca in Corsica. È specie a diffusione tirrenico-maghrebina, alofila. 70. Tachys haemorrhoidalis Ponza. (JEANNEL, 1941, pag. 439). Gargano: Peschici! Torre Spinale! Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 69. Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 69. Europa mediterranea, Africa settentrionale tranne l'Egitto, Canarie, Isole del Capo Verde. | In tutta Italia, tranne la regione alpina, e nelle isole, comprese il Giglio, la Capraia, Pantelleria e Malta. E specie a diffusione mediterraneo-macaronesica, ripicola o vivente su ter- reni umidi, generalmente nelle regioni poco elevate. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 37 71. Tachyta nana Gyllh. (JEANNEL, 1941, pag. 440). Gargano: Valle Ceresaldi, HozpHaus, 1911, pag. 436. In tutta Europa, tranne le Isole Britanniche e le regioni nord-occidentali, nel Caucaso, in Siberia, Asia Minore e Persia settentrionale, nell’ Africa Minore e nell’ America settentrionale. Probabilmente in tutta Italia, benchè non mi sia nota di ogni regione e la località più meridionale che conosco sia il M. Pollino! sul confine calabro-lucano. È citata della Corsica (JEANNEL, l.c.) e della Sardegna (LuIGIONI, 1929, pag. 70) mentre sembra invece mancare in Sicilia. È specie a diffusione oloartica. Vive sotto le cortecce di diversi alberi, dove è predatrice degli Ipidae. 72. Trechus quadristriatus Schrk. (JEANNEL, 1927, pag. 295). Tavoliere: Serracapriola! Gargano: Foresta Umbra! Montenero! S. Giovanni Rotondo! Monte Sant'Angelo! Ischitella! Manfredonia! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Alveo lago Macchiapiana, Fo- CARILE, 1959, pag. 70. Bari! Matera! Gravina di Puglia! Ceglie Messapico! Taranto! Salento: Laghi di Alimini! Tricase! Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, T'urchestan occidentale, Asia Minore, Persia settentrionale, Siria, Egitto, Cirenaica. In tutta Italia e nelle isole, comprese l’Elba e il Giglio. È specie a diffusione paleotemperata, euriecia e eurizonale. 73. Trechus cardioderus Putz. (Ssp. nov. ?). (JEANNEL, 1927, pag. 452). Murge: Gr. di Agnano, 39 Pu., Rurro, 1955, pag. 16. Bari! Salento: Gr. Vora di Vitigliano, 143 Pu.! T. cardioderus, sensu lato, è diffuso sul versante occidentale della Penisola Balcanica dalla Macedonia alla Croazia, in Austria, nei Beschidi, in Boemia e Moravia e arriva in Italia fino alle Alpi Giulie e ai dintorni di Gorizia e di Trieste (MÜLLER, 1926, pag. 107). È suddiviso in numerose razze. L’interessante scoperta nella grotta di Agnano di questa specie è stata fatta da TAMANINI, mentre quella nella Vora di Vitigliano è dovuta a LA GRECA; a questa specie si deve attribuire anche l’esemplare di Bari, considerato prece- dentemente come fairmairei Pand. Purtroppo, data la scarsità di materiale di confronto e l’intricata sistematica del gruppo, non è agevole stabilire se gli esem- plari pugliesi si possano considerare come una forma nuova o se appartengano invece a una delle razze balcaniche già descritte. Per maggior sicurezza li ho sot- toposti all'esame dell’amico Focarile, particolarmente competente nello studio dei Trechini, ma anch'egli non si sente in grado di esprimere un’opinione sicura. Si tratta comunque di un elemento di origine orientale, nuovo per la Pu- glia, a diffusione transionica o transadriatica. 38 M. MAGISTRETTI 74. Pogonus gilvipes Dei. (JEANNEL, 1941, pag. 557). Tavoliere: F. Cervaro! Gargano: Lago di Varano! Coste mediterranee europee dalla Spagna alla Grecia, coste nordafricane, dell’Asia Minore e della Siria. Si troverebbe anche lungo quelle orientali africane dal Mar Rosso al Madagascar (ANTOINE, 1955, pag. 169). In Italia la distribuzione di P. gilvipes appare discontinua. Noto fino a pochi anni fa solamente di alcune località dell’Istria e delle isole, si conosce ora, oltre che del Gargano, anche della Lucania: foce F. Agri (FocARILE, 1959, pag. 70) e di Reggio Calabria! Sembra mancare completamente lungo il versante tirrenico della penisola mentre, come ho detto, è presente nelle isole. È specie a diffusione mediterraneo-africana ed è luto-alobia. 75. Pogonus litoralis Dft. (JEANNEL, 1941, pag. 559). Murge: Brindisi! Coste del Mare del Nord a partire dall'Olanda e dell’ Atlantico europeo, comprese quelle dell’Inghilterra, e africane fino al Tensift; coste mediterranee europee e dell’Africa Minore. Forse lungo tutte le spiagge delle isole e della penisola, ma di quest’ultima mi è direttamente noto solamente della Venezia Giulia, del Veneto, Emilia, Toscana e Puglia. | E specie a diffusione atlanto-mediterranea, luto-alobia. 76. Pogonus riparius Dei. (JEANNEL, 1941, pag. 559). Tavoliere: Zapponeta! Gargano: Lago di Varano! Murge: Bari! Coste mediterranee europee e del Mar Nero settentrionale. Stazioni iso- late nell’interno nelle saline della Transilvania. Anche la distribuzione di questa specie in Italia è discontinua. Frequente nell’Istria, nella Laguna Veneta e lungo il litorale emiliano, è nota poi, oltre che delle tre località pugliesi sopra indicate, della Lucania: foce F. Agri (FOCARILE, 1959, pag. 71). Sul versante tirrenico la conosco della Toscana: Livorno! e Fol- lonica! e del Lazio: Fiumicino! Si trova poi in Corsica (SAINTE-CLAIRE DEVILLE, 1906-14, pag. 22). Luicioni (1929, pag. 82) la cita anche della Sardegna e della Sicilia, di dove non l’ho mai veduta, e Racusa (1883-1912, pag. 50) di Pantelleria, P. riparius ha una diffusione ponto-nordmediterranea ed è un luto-alobio. 77. Pogonus gracilis Dei. (JEANNEL, 1941, pag. 562). Murge: Bari! Taranto, FOCARILE, in litt. Coste atlantiche europee a partire dalla Loira e coste mediterranee dalla Spagna alla Grecia (APFELBECK, 1904, pag. 150) e dell’Africa Minore. In Italia è noto delle isole, compresa Pantelleria! e di alcune località della Venezia Giulia, mentre della penisola lo conosco solamente, oltre che della Puglia, di Reggio Calabria! CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 39 È specie a diffusione atlanto-mediterranea a gravitazione occidentale ed è luto-alobia. 78. Chlaenius spoliatus Rossi. (JEANNEL, 1942, pag. 965). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Europa media e meridionale, Caucaso, Asia centrale fino al Giappcne, Asia Minore, Africa settentrionale, isole Canarie. In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, compresa la Capraia, il Giglio e Pantelleria. È specie a diffusione paleotemperata, ripicola, che vive prevalentemente nelle regioni di pianura o collinose e ha una spiccata tendenza all’alofilia. 79. Chlaenius festivus F. (GRIDELLI, 1925 a, pag. 119 e 1950, pag. 96). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 153. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa medio- e sud-orientale dalla Moravia, Slovachia, Austria, Un- gheria e dall’Italia a tutta la Penisola Balcanica; isolato anche nella Francia me- diterranea. Caucaso, Transcaspia, Persia, Asia Minore, Siria e Palestina. In Italia mi è noto di diverse località dell’Istria e delle regioni centrali e meridionali a partire dall’Emilia preappenninica fino all’Aspromonte. Manca invece nelle isole, tranne che in quella del Giglio. VITALE (1927, pag. 46) lo in- dica però di Palermo, indicazione che credo meriti conferma. Secondo FocaRILE (1959, pag. 72) gli esemplari dell’Emilia citati di Sas- suolo, Casinalbo e della Pineta di Ravenna (BoLpORI, 1942, pag. 117) andrebbero ricontrollati. Non ho veduto questi esemplari, ma ne conosco uno di Cesena! ciò che renderebbe abbastanza probabile l’esattezza di tali indicazioni. C. festivus è un elemento di origine orientale. Secondo GRIDELLI (1950, l.c.) esso si sarebbe diffuso nelle Egeidi e poi in Italia, molto probabilmente nel Pontico. Ha una diffusione euro-turanico-anatolica ed è luticolo con forte ten- denza all’alofilia. L'attuale distribuzione di questa specie è di tipo transadriatico, ma essa potrebbe forse derivare da una precedente circumadriatica. 80. Chlaenius tristis Schall. (JEANNEL, 1942, pag. 976). Gargano: Sannicandro, GRIDELLI, 1949, pag. 154. Torre Spinale! In tutta Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, ma raro nelle regioni settentrionali. Caucaso, Siberia, 'Turcmenia, ‘T'urchestan occidentale, Asia Minore, Africa Minore. Il catalogo LuIGIONI (1929, pag. 85) lo indica di tutta Italia e delle isole. Manca però nella catena alpina e i suoi limiti meridionali di diffusione a me noti, direttamente o indirettamente, sono: Maccarese! nel Lazio e il Gargano. Si trova poi nelle isole, dove sembra però essere raro. È specie paleartica occidentale, ripicola e luticola, che vive generalmente nelle regioni poco elevate. 40 M. MAGISTRETTI 81. Chlaenius nigricornis melanocornis Dej. (JEANNEL, 1942, pag. 976). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 154. Foresta Umbra! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. La specie, sensu lato, è diffusa in tutta Europa, compresa l’Inghilterra, in Siberia, nella Turcmenia e nell’ Asia Minore. In Italia la forma tipica è sostituita dalla ssp. melanocornis, che nel resto dell’ Europa ha solamente il valore di aberrazione. Essa si trova in tutta la peni- sola e nell’isola del Giglio. C. nigricornis ha una diffusione euro-asiatica; è ripicolo e luticolo ed è più frequente nelle regioni poco elevate. 82. Chlaenius vestitus Payk. (JEANNEL, 1942, pag. 973). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Alveo di St. Egidio; Ca- gnano Varano; San Menaio, GRIDELLI, 1949, pag. 154. Foresta Umbra! S. Giovanni Rotondo! Murge: Matera, BoLporı, 1942, pag. 120. Gravina di Puglia! Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 74. Torre Colimena! In quasi tutta l'Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, tranne solamente le regioni più settentrionali. Caucaso, Siberia occidentale, Kirghisia, Asia Minore, Siria, Marocco. In tutta Italia e nelle isole, compresa la Capraia. È specie a diffusione paleartica occidentale che vive presso i corsi d’acqua o su terreni umidi, sia in pianura che nelle regioni montuose. 83. Chlaenius variegatus Fourcr. (JEANNEL, 1942, pag. 975). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 154. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Matera! Europa medio- e sud-occidentale: Belgio, Francia, Germania occidentale, Penisola Iberica. A oriente fino alla Carniola e alla Dalmazia. Africa Minore, dove nel Marocco atlantico giunge fino al Sous. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, benchè non lo co- nosca di ogni regione, per esempio del Veneto, mentre è noto della Venezia Giulia. Si trova poi nelle isole, comprese la Capraia e Malta. È specie a diffusione euro-maghrebina, molto probabilmente atlanto- mediterranea occidentale. È ripicola o vive su terreni paludosi, prevalentemente in pianura. Credo che le popolazioni della Dalmazia: Zara e Spalato (APFELBECK, 1904, pag. 158) siano di origine transadriatica, di provenienza occidentale. 84. Chlaenius decipiens laticollis Chd. (JEANNEL, 1942, pag. 969 e SCHATZMAYR, 1935, pag. 237). Gargano: Lago di S. Giovanni; Monte Sant’Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Salento: Porto Badisco! La specie, sensu lato, è diffusa nell’Europa meridionale, ma in Francia risale fino al Massiccio Centrale e al bacino della Loira; nell’ Asia Minore medi- terranea, nell'Africa Minore e nella Tripolitania occidentale: Tagiura (SCHATZ- MAYR, 1937 b, pag. 271). Essa viene suddivisa in tre razze e precisamente: la CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 41 ssp. decipiens Duf. dell’Europa sud-occidentale; la ssp. laticollis Chd. della Pe- nisola Balcanica e dell’Asia Minore e la ssp. algericus Raffr. dell’ Africa Minore. In Italia si troverebbero nella penisola, tranne la catena alpina, e nelle isole, compresa Malta, tutte e tre queste razze. La loro identificazione non è però agevole, sia perchè C. decipiens è variabile e si trova generalmente in esem- plari isolati, sia perchè questi rappresentano forse in molti casi delle forme di passaggio. In base al materiale che ho potuto vedere, ritengo che nelle regioni setten- trionali e centrali, in Corsica e in Sardegna si trovi la forma tipica; nel Veneto orientale, nella Venezia Giulia e in Puglia si ha invece la ssp. laticolhs. Della Sicilia conosco esemplari che potrebbero appartenere al laticollis ed altri che sono simili all’algericus e probabilmente a ragione Fiori (1914, pag. 172) ritiene che quest’ultimo si trovi da noi qua e là soltanto come semplice aberrazione. Non ho veduto gli esemplari citati da HOLDHAUS ed è strano che nessuno abbia mai più catturato sul Gargano questa specie che egli definisce « non rara ». Essi vengono citati come appartenenti alla forma tipica, ma MULLER (1926, pag. 137), che li ha esaminati, li attribuisce invece alla ssp. laticollis. Anche quelli di Porto Badisco appartengono secondo me a questa razza. Date quindi le insufficienti conoscenze attuali non credo possibile di espri- mere con sicurezza un'opinione sull'origine delle popolazioni italiane, e forse neppure di quelle pugliesi, e probabilmente per questa regione se ne è astenuto anche GRIDELLI (1950). Credo che C. decipiens, malgrado la sua infiltrazione verso settentrione in Francia, si possa considerare come nordmediterraneo-maghrebino. È ripicolo o vive su terreni umidi, specialmente in pianura. 85. Chlaenius chrysocephalus Rossi. (JEANNEL, 1942, pag. 968). Tavoliere: Zapponeta! Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 435. Alveo di St. Egidio, GRI- DELLI, 1949, pag. 153. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa sud-occidentale e Africa Minore. In Francia risale però fino al bacino della Garonna e, lungo le coste dell'Atlantico, fino alla foce della Loira. In Italia mi è noto di quasi tutta la penisola appenninica a partire da Ge- nova! e da Imola! fino alla Calabria, della Sardegna e della Sicilia, mentre sembra mancare in Corsica. È specie a diffusione mediterranea occidentale che vive presso le acque stagnanti, soprattutto in pianura o nelle regioni poco elevate. 86. Oodes gracilis Villa. (LINDROTH, 1943, pag. 109). Gargano: Cagnano Varano, GRIDELLI, 1949, pag. 154. Torre Spinale! Salento: Laghi di Alimini, FOCARILE, 1959, pag. 76. S. Pietro, FOCARILE, in litt. Europa media e meridionale, Svezia meridionale, Caucaso, ‘Turcmenia, Asia Minore. In Italia, oltre che a Mestre, si trova in diverse regioni della penisola ap- penninica fino alla Calabria e nelle isole. Ho già indicato recentemente (Macr- STRETTI, 1962, pag. 151) le località italiane a me note, alle quali non ho che da aggiungere quella di Ravenna! per l'Emilia e non ritengo quindi necessario ri- 42 M. MAGISTRETTI peterle qui e cosi pure rimando al lavoro citato di LINDROTH e a quelli di Foca- RILE (l.c.) e di FONTOLAN (1959, pag. 118) per quanto riguarda la sistematica di questa specie e della sua affine helopiordes F. O. gracilis ha in Italia una diffusione piuttosto meridionale e sembra man- care già completamente nella Pianura Padana e ciò appare strano, dato che essa si trova fino all’Europa settentrionale. Si potrebbe quasi pensare che l’Oodes 0 50 100 150° 200 250 300 SSS seas | Chilometri Fig. 2 - Geonemia di Licinus silphoides secondo Gridelli 1950. ridescritto da LINDROTH sia in realtà una specie diversa da quella italiana, tanto più che nel lavoro, accuratissimo, di questo Autore sembra che egli non cono- scesse della nostra regione che esemplari di una sola località della Calabria, ma la sua descrizione e i caratteri distintivi da helopioides da lui indicati si adattano ‘ perfettamente anche agli esemplari italiani. O. gracilis ha una diffusione probabilmente centroasiatico-europea; vive presso le acque stagnanti ed è alofilo. 87. Badister bipustulatus F. (JEANNEL, 1942, pag. 1002). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLDHAuUS, 1911, pag. 436. Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 154. In quasi tutta Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, ma nella Penisola Balcanica soltanto in Bosnia, Montenegro e Serbia. Caucaso, Siberia, Persia settentrionale, Marocco e Algeria. America settentrionale: Vancouver. In tutta Italia e nelle isole. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 43 Da noi si troverebbe anche la ssp. meridionalis Puel, il cui valore non è però ancora chiaramente stabilito. Secondo JEANNEL (l.c.) sarebbe una razza che sostituisce la forma tipica nelle regioni meridionali e la cita della Corsica. MÙLLER (1926, pag. 140) non la conosce d’Italia, ma solamente dell'Europa media. Sa- rebbe propenso a considerarla come specie distinta se non conoscesse esemplari 0 50 100 150 200 250 300 [o ms __ © _ —__€—__ —_—_u='| Chilometri Fig. 3 - Geonemia di Licinus silphoides allo stato delle ricerche attuali. con caratteri intermedi alle due forme. Per SCHATZMAYR infine (1943, pag. 27) si tratterebbe di specie distinta che cita della Venezia Giulia: Canale dell’Arsa. Questi esemplari sono realmente molto diversi dal bipustulatus tipico e proba- bilmente la sua opinione è esatta. In ogni caso, sia GRIDELLI (l.c.) come MULLER (l.c.) considerano quelli del Gargano come appartenenti alla forma tipica. B. bipustulatus è specie a diffusione oloartica; è luticolo e vive in pianura e nelle zone submontane. 88. Licinus silphoides Rossi. (ScHATZMAYR, 1937 b, pag. 273). Tavoliere: F. Cervaro! Zapponeta! Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Lago di Varano! Torre Spinale! Murge: Altamura; Castellaneta, GRIDELLI, 1950, pag. 99. Barletta! Cerignola! Gioia del Colle! Giovinazzo! Ceglie Messapico! Noci! Matera! Villanova! Gravina di Puglia! Salento: Lecce; Alessano; Otranto; Capo Leuca; Porto Cesareo, GRIDELLI, 1950, pag. 99. Torre Castelluccia, FocARILE, 1959, pag. 76. San Cataldo! Laghi di Alimini! Porto Ba- disco! Torre S. Giovanni! Tremiti: San Domino, GRIDELLI, 1950, pag. 99. Caprara! 44 M. MAGISTRETTI Europa sud-orientale: Penisola Balcanica e probabilmente nella Russia meridionale; nel Caucaso e nell’Asia Minore. Italia e Francia nella zona compresa fra il confine italiano, il Rodano e il M. Ventoux. In tutta l’Italia appenninica, in Corsica e in alcune isole dell’Arcipelago Toscano: Elba, Pianosa e Giglio. Manca invece in Sardegna e in quasi tutta la Sicilia, dove è sostituito dal punctatulus F. È noto anche, come relitto termofilo isolato, di diverse località prealpine ed è stato recentemente trovato, pure iso- lato, in Sicilia in alcuni punti dei Peloritani e dei Nebrodi. | Non credo necessario diffondermi su questa specie e sulla sua geonemia particolareggiata, sia generale che italiana, che è gia stata ampiamente illustrata da GRIDELLI (l.c.), al cui lavoro rimando, come pure rimando per quanto riguarda le località preappenniniche e transpadane ad una nota precedente (MAGISTRETTI e Rurro, 1959, pag. 103). L. silphoides è specie a diffusione normediterranea orientale, xerofila, che vive in pianura e, specialmente nelle regioni meridionali, anche nelle zone mon- tuose. Secondo GRIDELLI (l.c.) si tratta di un elemento paleoegeico, a diffusione transadriatica, miocenica. Quando l'Autore esprimeva tale opinione non si cono- scevano ancora stazioni transpadane di questa specie, che sono oggi numerose e che probabilmente potranno accrescersi ancora con ulteriori ricerche. Se non vi è alcun dubbio che L. silphoides sia una specie antica e di origine orientale, si può però dubitare ora che la sua diffusione in Italia sia di tipo transadriatico e si potrebbe forse supporre che fosse invece circumadriatica (Vedi figg. 2 e 3). 89. Licinus cassideus F. (JEANNEL, 1942, pag. 998). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Europa media e sud-crientale dalla Svizzera alla Russia meridionale. Cau- caso. In Italia mi è noto delle regioni settentrionali, tranne gran parte della ca- tena alpina, e di quelle centrali, mentre delle meridionali lo conosco solamente della Campania: M. Cervialto! nei M. Picentini e del Gargano. Manca nelle isole. Nella Venezia Giulia esso è sostituito dalla ssp. latus Dej. della Penisola Balcanica, che secondo SCHATZMAYR (1942, pag. 58) si troverebbe pure nell’Italia centrale e meridionale. In queste regioni esistono realmente individui di dimen- sioni più grandi, con maggiore o minore frequenza, ma non credo che essi si possano considerare come una razza che, in caso affermativo, sarebbe transadria- tica. Anche GRIDELLI (1950) non ne fa cenno. L. cassideus è specie a diffusione europea che vive sia in pianura che nelle zone montuose, generalmente su terreni scoperti. 90. Amblystomus mauritanicus ruficornis Schauf. (SCHATZMAYR, 1941, pag. 77). Murge: Matera, FOCARILE, 1959, pag. 77. La specie, sensu lato, è diffusa nella Penisola Iberica meridionale e nell’ A- frica Minore. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 45 In Italia la forma tipica è sostituita dalla ssp. ruficornis, endemica, a torto passata in sinonimia secondo SCHATZMAYR (l.c.). Essa era nota solamente della Sardegna e della Sicilia e non era segnalata della penisola, benchè PAGANETTI l'avesse già catturata in Calabria a Gerace. Recentemente FocARILE (l.c.) la tro- vava, oltre che a Matera, anche in Lucania alla foce del F. Sinni. È specie a diffusione mediterranea occidentale che vive su terreni umidi argillosi. 91. Amblystomus levantinus Reitt. (SCHATZMAYR, 1936, pag. 70). Tavoliere: Trinitapoli, Fiori, 1912, pag. 101. Gargano: Ischitella! Penisola Balcanica, Isole Ioniche, Rodi, Egitto. In Italia la sua distribuzione appare discontinua. Esso mi è noto del Lido di Venezia (GRIDELLI, in litt.), della ‘Toscana, del Lazio, della Puglia, della Sar- degna e della Sicilia. Lurcront (1929, pag. 88) lo indica anche della Campania e della Corsica. È citato anche di Malta (CAMERON, pag. 389). A. levantinus è specie a diffusione mediterranea orientale; è paludicola e molto probabilmente alobia, benchè non ne sia sicuro. Nella Penisola Balca- nica si trova in Grecia e in Albania (APFELBECK, 1904, pag. 165). La sua presenza in Italia sembra quindi di origine transadriatica o transionica, ma se si trattasse realmente di un alobio non credo che si potrebbe considerare come tale. 92. Carterus rotundicollis Ramb. (JEANNEL, 1942, pag. 592). Salento: Laghi di Alimini! x Europa sud-occidentale e Africa Minore. In Francia è però noto di una sola località dell’ Hérault: Le Caylaz (JEANNEL, L.c.). È citäto anche di Zante e di Corfù (APFELBECK, 1904, pag. 171), popolazioni che sarebbero quindi proba- bilmente transioniche di origine occidentale. In Italia, oltre che della Puglia, lo conosco del Lazio: Palo! e Cerveteri! della Lucania: Nova Siri! della Sardegna e della Sicilia, dove è comune. PAGA- NETTI (in litt.) lo indica anche di Antonimina, in Calabria. È specie a diffusione mediterranea occidentale, che vive su terreni aridi argillo-sabbiosi, in pianura. 93. Carterus dama Rossi. (JEANNEL, 1942, pag. 594). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLDHAUS, 1911, pag. 436. Torre Spinale! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70 (come var. gilvipes Pioch.). Gravina di Puglia! Tremiti: San Domino, GRIDELLI, 1950, pag. 231. Europa meridionale, Siria, Palestina, Africa settentrionale, tranne la Libia. In Italia mi è noto dei dintorni di Pola (MÜLLER, 1926, pag. 148), di tutta la penisola appenninica e, come relitto termofilo isolato, di alcune località preal- pine. È conosciuto poi delle isole, comprese Pantelleria e Lampedusa (FAILLA, 1887, pag. 158). Frammista alla forma tipica, specialmente nelle regioni centro-meridionali, si trova anche la f. gilvipes Pioch., descritta della Palestina. Il suo valore non è 46 M. MAGISTRETTI ancora chiaramente stabilito ed essa viene considerata tanto specie distinta, come razza o semplice aberrazione. Ritengo che, almeno da noi, quest ‘ultima inter- pretazione sia la più probabile. C. dama è specie a diffusione ON che vive su terreni argillo- sabbiosi, prevalentemente in pianura e nelle zone collinose. 94. Carterus tricuspidatus F. (JEANNEL, 1942, pag. 595). Tavoliere: Borgo Segezia! Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Torre Spinale! | Murge: Noci! Gravina di Puglia! Ostuni! Salento: Torre Sabina! Lecce! Otranto! Porto Badisco! Poggiardo! Europa meridionale, ma sembra mancare in Draps Caucaso, Asia Mi- nore, Africa Minore. In Italia la sua distribuzione è discontinua. Noto dell’Istria (MULLER, 1926, pag. 148), lo conosco sul versante tirrenico della penisola solamente del Lazio e su quello orientale, oltre che della Puglia, della Lucania e della Calabria. Si trova poi nelle isole, comprese l’Elba, Ustica e Malta. | E specie a dilftizione nordmediterraneo-maghrebina che vive pure su ter- reni aridi argillo-sabbiosi e, tranne che in Sicilia, in pianura. 95. Carterus calydonius Rossi. (JEANNEL, 1942, pag. 595). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 154. San Menaio! Vieste! Bosco lo Sfrizzo! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Locorotondo! Salento: Torre S. Foca! Laghi di Alimini! Taurisano! Tremiti: San Domino, GRIDELLI, 1950, pag. 231. Europa meridionale, Caucaso, Siria, Asia Minore. In tutta l’Italia appenninica, nell’Istria meridionale e nelle isole, comprese Ustica e Malta. Si trova poi anche sui M. Berici! come relitto termofilo isolato. È specie a diffusione nordmediterranea. Anch’essa vive su terreni aridi argillo-sabbiosi, nelle regioni meridionali anche nelle zone montuose. 96. Ditomus obscurus Dei. (APFELBECK, 1904, pag. 176). Tavoliere: San Severo! Lucera! Murge: Grottaglie, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Cerignola! San Vito dei Normanni! Gioia del Colle! Torre Sabina! Ostuni! Grecia: Corfù, isola di Zante, Olimpia, Attica, M. Taigeto, Salonicco. Bulgaria: Varna. Creta (APFELBECK, l.c.). Rodi (SCHATZMAYR, 1935, pag. 128). Asia Minore (BODEMEYER, 1900, pag. 105) « in tutta la regione », indicazione che deve probabilmente essere ristretta. In Italia mi è noto, oltre che delle località pugliesi sopra indicate, della Lucania: Lavello! e della Calabria: Cirò! Crotone! nè mi risultano altre citazioni della letteratura. D. obscurus ha una diffusione nordmediterranea orientale e in Italia è transio- nico. È un nuovo elemento appartenente a tale categoria da aggiungere alla fauna pugliese perchè esso è stranamente sfuggito all’attenzione di GRIDELLI (1950). CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 47 97. Ditomus clypeatus Rossi. (JEANNEL, 1942, pag. 599). Tavoliere: Borgo Segezia! Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Torre Spinale! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Altamura! Gravina di Puglia! Villanova! Salento: Lecce! Torre Sabina! Otranto! Porto Badisco! Casarano! Poggiardo! Europa sud-occidentale fino alla Grecia. In Francia si trova pero anche nelle regioni centrali. Africa Minore. In Italia, oltre che in tutta la penisola appenninica e nelle isole, comprese il Giglio e Malta, è noto della Liguria, della Venezia Giulia e di alcune località prealpine come relitto termofilo. È specie a diffusione normediterraneo-maghrebina a gravitazione occiden- tale, che vive su terreni sabbiosi asciutti, in pianura e nelle zone montuose. 98. Daptus vittatus Fisch. (JEANNEL, 1942, pag. 617). Murge: Bari, GRIDELLI, 1944, pag. 64. Taranto, FOCARILE, in litt. Europa meridionale, Siberia, Mar Caspio, Asia Minore, Persia settentrio- nale, Africa settentrionale, tranne la Tripolitania. In Italia la distribuzione di questa specie è molto discontinua ed essa sem- bra rara, forse anche per mancanza di ricerche specializzate. Essa mi è nota, 0 è citata, oltre che della Puglia, del Veneto: Punta Sabbioni (GRIDELLI, l.c.) e Lido di Alberoni! dell'Emilia: Porto Garibaldi! della Sardegna: Stagno di Sim- birizzi! presso Quartu Sant'Elena e della Sicilia: ‘Trapani (GRIDELLI, l.c.). È specie a diffusione paleartica occidentale, luto-alobia. Ha costumi pre- valentemente notturni ed è attratta di notte dalle luci. Di giorno rimane normal- mente nascosta in una galleria verticale e probabilmente per queste ragioni può sfuggire all’attenzione dei ricercatori. 99. Acinopus picipes Ol. Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Ca- gnano Varano, GRIDELLI, 1949, pag. 154. San Giovanni Rotondo! "Torre Spinale! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Noci! Matera! Salento: Laghi di Alimini! Tremiti: San Domino! Europa meridionale, ma in Francia anche nelle regioni centrali fino a quella parigina. Caucaso, Mar Caspio, Asia Minore, Persia settentrionale. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, comprese quelle del Giglio, di Pianosa, la Gorgona e Giannutri. Nelle regioni più setten- trionali è però raro e isolato come relitto termofilo. Benchè sia presente in quasi tutte le isole dell’Arcipelago Toscano e benchè LuicionI (1929, pag. 102) lo indichi anche dell’Elba, esso non vi è segnalato nè da HoLpHaus (1924), nè da GRIDELLI (1926, pag. 443). E specie a diffusione euro-anatolico-turanica che vive su terreni asciutti e soleggiati, generalmente nelle regioni poco elevate. 48 M. MAGISTRETTI 100. Acinopus megacephalus Rossi. (GRIDELLI, 1925 b, pag. 133). Tavo rer e Ai Cervaro! Murge: Grottaglie; San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Specchiolla! Francia meridionale, raro e isolato. Europa sud-orientale, Caucaso, Ar- menia, Siria, Asia Minore. In Italia è noto della Venezia Giulia (MULLER, 1926, pag. 149), del Veneto orientale: Venezia! e Jesolo! dell'Emilia: Felegara (FocARILE, 1959, pag. 77), delle regioni centrali, meridionali e delle isole, compresa Giannutri. È specie a diffusione nordmediterranea orientale, che vive pure su terreni asciutti nelle regioni basse o non troppo elevate. Nel Mediterraneo occidentale (Spagna meridionale, Baleari e Africa Mi- nore) si trova l’affine gutturosus Bug. col quale è stato spesso confuso. Data tale affinità e la probabile derivazione delle due specie l’una dall’altra, non è agevole stabilire quale sia stato il loro centro di dispersione nel Mediterraneo. La presenza però del megacephalus nella regione transcaucasica e la sua rarità e frammenta- rietà di distribuzione nella Francia meridionale fanno supporre che il suo popo- lamento in Italia sia di origine orientale e probabilmente di tipo transadriatico O transionico. 101. Harpalus sabulicola columbinus Germ. (MÜLLER, 1931, pag. 45). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Alveo di St. Egidio, GRI- DELLI, 1949, pag. 154. Torre Spinale! La specie, sensu lato, è diffusa nell’ Europa media, compresa l’Inghilterra, e in quella meridionale, nel Caucaso, in Crimea, in Siria, nell'Asia Minore e nella Persia settentrionale, suddivisa in diverse razze. In Italia la forma tipica è sostituita dalla ssp. columbinus, della Peniscla Bal- canica occidentale. Essa si trova in tutta la penisola, tranne la regione alpina, e nelle isole. Nelle regioni meridionali, o almeno in Calabria, esisterebbe anche una ssp. calabrus Schaub., descritta su di un solo esemplare, il cui valore mi sembra dubbio. È difficile stabilire quale sia l’origine della ssp. columbinus in Italia, dato che essa è circumadriatica ed è, d’altra parte, anche piuttosto eterogenea. Credo che il popolamento italiano sia avvenuto dal settentrione. H. sabulicola Panz. è specie a diffusione euro-anatolica. Vive su terreni a- sciutti e sabbiosi, soprattutto nelle regioni poco elevate. 102: Harpalus diffinis Dej. (MÜLLER, 1931, pag. 45). Gargano: Alveo di St. Egidio, GripeLLI, 1949, pag. 155. Europa media dall’Inghilterra e dall’Olanda fino alla Moravia e all’ Unghe- ria; Europa meridionale, Caucaso, Asia Minore. Probabilmente in tutta Italia e nelle isole, tranne che in gran parte della catena alpina e prealpina. i È specie a diffusione euro-anatolica che si trova in pianura e nelle regioni submontane. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 49 103. Harpalus incisus Dei. (MULLER, 1931, pag. 46). Tavoliere: San Severo! Lucera! Murge: Cerignola! Europa meridionale dalla Penisola Iberica alla Dalmazia e all’Erzegovina, secondo Horton (1941, pag. 208), fino alla Grecia secondo VON OERTZEN (1886, pag. 208). Africa Minore. In Italia si trova nell’Istria fino a Trieste (MULLER, 1926, pag. 168), in Liguria: Imperia! nella penisola appenninica e nelle isole. E specie a diffusione mediterranea a gravitazione occidentale che vive su terreni asciutti e soleggiati, prevalentemente nelle regioni non elevate. 104. Harpalus rupicola Strm. (MÜLLER, 1931, pag. 47). Gargano: Foresta Umbra! Salento: Leuca! Europa media e meridionale, compresa l’Inghilterra. In quella settentrio- nale soltanto in Danimarca e nella Svezia meridionale (LINDROTH, 1945, pag. 508). Caucaso e Asia Minore. Malgrado le indicazioni della letteratura non si trova nel- l’Africa Minore, dove è sostituito dal ferrugatus Reitt. (ANTOINE, 1957, pag. 369). In Italia mi è noto dalle Prealpi e dalla Venezia Giulia fino al Lazio e alla Puglia e si trova probabilmente anche in Corsica (SAINTE-CLAIRE DEVILLE, 1906-14, pag. 33). Lurcıonı (1929, pag. 95) lo cita della Sardegna, della Sicilia e dell’isola di Ustica, ma tali indicazioni potrebbero riferirsi probabilmente al ferrugatus. È specie a diffusione euro-anatolica che vive su terreni aridi, sia in pianura che nelle zone montuose. 105. Harpalus cordatus Dft. (MÜLLER, 1931, pag. 47). Gargano: Rodi Garganico! Europa media e meridionale, Inghilterra, Caucaso, Siberia, Asia Minore, Marocco e Algeria. Probabilmente in tutta l’Italia continentale, tranne che in gran parte della catena alpina. Distribuito in modo abbastanza continuo fino al Lazio, nelle regioni meridionali lo conosco solamente isolato sui massicci montuosi. Abruzzo: Gran Sasso! Assergi! Rocca di Mezzo! M. Majelletta! Campania: Gallo (Altip. del Matese)! Calabria: M. Pollino! E nuovo per il M. Gargano e la Puglia, dove è penetrato certamente dal settentrione. È specie a diffusione eurosibirico-mediterranea, eurizonale. 106. Harpalus puncticollis meridianus Schaub. (MÜLLER, 1931, pag. 50). Salento: Torre S. Foca! Leuca! Europa, comprese le Isole Britanniche, ma raro in quella settentrionale. Caucaso, Siberia meridionale, Asia Minore. Benchè BEDEL (1895-1925, pag. 143) lo citi del Marocco e dell'Algeria, credo che la sua presenza nell’Africa Minore sia dubbia. 50 M. MAGISTRETTI In Italia la forma tipica si troverebbe nella Venezia Giulia e nel Friuli (MULLER, 1926, pag. 169), ma secondo SCHAUBERGER (1926, pag. 167) essa non esisterebbe da noi. In tutta la penisola e nelle isole è sostituita probabilmente dalla ssp. meridianus. È specie a diffusione euro-sibirico-anatolica che vive su terreni aridi, sab- biosi o ghiaiosi, sia in pianura che nelle zone montuose. 107. Harpalus puncticeps Steph. (angusticollis Müll.). (MÜLLER, 1931, pag. 50). Gargano: Torre Spinale! Murge: Villanova! i Salento: Torre S. Giovanni! Capo San Vito! Europa media e meridionale fino alla Spagna settentrionale e all’ Albania, Gran Bretagna e Irlanda. Raro e localizzato in quella settentrionale. Caucaso, Asia Minore, Siria. In tutta Italia e in Sicilia. È specie a diffusione euro-anatolica, granivora, che si trova spesso sulle Ombrellifere, in pianura e nelle zone montuose. 108. Harpalus schaubergerianus Puel. (brevicollis Dej. sensu MÜLLER, 1931). (MÜLLER, 1931, pag. 47). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLDHaus, 1911, pag. 436. Fo- resta Umbra! La diffusione di questa specie non è ancora ben nota, anche perchè viene diversamente interpretata; sembra però presente in gran parte dell'Europa e forse nell’Asia Minore. In Italia, benchè non mi sia nota di tutte le regioni, per esempio della Lom- bardia e del Veneto, si trova probabilmente in tutta la penisola. LUIGIONI (1929, pag. 95) l’indica anche della Sardegna e della Sicilia. H. schaubergerianus ha una diffusione europea, o euro-anatolica, e vive tanto in pianura come nelle regioni montuose. 109. Harpalus azureus supremus Schaub. (SCHAUBERGER, 1927, pag. 15). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 155. San Giovanni Rotondo! Sannicandro! Vico del Gargano! Bosco lo Sfrizzo! Ischitella! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Grottaglie, SCHAUBERGER, l.c. Gioia del Colle! Noci! La specie, sensu lato, è diffusa nell’ Europa media, meridionale e nell’In- ghilterra meridionale, mentre è più rara e isolata in quella settentrionale. Caucaso, Turchestan, Asia Minore, Persia settentrionale, Siria. Dell’Africa settentrionale è citata della sola Algeria (BEDEL, 1895-1925, pag. 142) come var. apterus Bed., che è probabilmente specie distinta. In Italia la forma tipica è sostituita nelle regioni settentrionali dalla ssp. oberthüri Pat. (similis Dej. sensu MU tier 1931) dell'Europa sud-orientale; in quelle centrali, meridionali, in Corsica e in Sicilia dalla ssp. supremus. LUIGIONI (1929, pag. 95) la indica anche della Sardegna. Il passaggio dall’una all’altra av- viene gradualmente attraverso forme intermedie. Infine, nelle Murge si troverebbe la ssp. grottagliensis Schaub., descritta su tre esemplari di Grottaglie. Essa dif- ferirebbe, secondo l’Autore, ‘dalla ssp. sumpremus soprattutto per le dimensioni CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 5 maggiori e per la punteggiatura elitrale mentre i loro organi genitali sarebbero identici. Non conosco questi esemplari direttamente e non posso quindi espri- mere un giudizio, ma gli altri delle Murge che ho veduto non si possono certa- mente attribuire a questa forma e credo che si debbano riferire alla ssp. supremus. H. azureus F. è specie a diffusione centroasiatico-europea, xerofila, che vive tanto in pianura come nelle zone montuose. 110. Harpalus similis Dej. (episcopalis Reiche). (MÜLLER, 1931, pag. 48). Murge: Martina Franca! Salento: Otranto! Poggiardo! Casarano! Tremiti: San Nicola! L’esatta diffusione di questa specie non é sufficientemente nota. Essa é indicata da MÜLLER (l.c.) del « bacino del Mediterraneo » senz’altre precisazioni; da JEANNEL (1942, pag. 642) dell’ Europa mediterranea, della Siria e dell’ Asia Minore. Secondo BODEMEYER (1900, pag. 104) si troverebbe in tutta quest’ultima regione, asserzione che merita conferma. Anche per l'Europa, ad esempio, APFEL- BECK (1904) non la cita della Penisola Balcanica. In Italia LurcionI (1929, pag. 96) la indica solamente della Calabria e della Sicilia. Segnalata successivamente della ‘Toscana: Monte Senario (Ga- GLIARDI, 1941, pag. 95), la conosco anche di Abbadia San Salvatore! sul M. Amiata. Mi è nota inoltre dell Umbria: Giove! (Terni), delle stazioni pugliesi sopra citate, della Lucania: Policoro! della Calabria: Reggio! e di parecchie lo- calità della Sicilia, dove è relativamente frequente. Non so se la disgiunzione nella distribuzione italiana di H. similis sia do- vuta a mancanza di ricerche, alla sua rarità, a errori di determinazioni, o se invece sia effettiva. In quest’ultimo caso si sarebbe indotti a supporre che le popolazioni meridionali si possano riferire al krüperi Apfbk. dell’ Albania e forse della Grecia. Non ho veduto questa specie e la sua descrizione è insufficiente per poterla in- dividuare con sicurezza, sia perchè vengono indicati solamente i suoi caratteri distintivi dall’azureus F. e non dal similis, sia perchè non viene detto nulla sugli organi genitali. La differenza più significativa fatta risaltare dall’Autore è la pre- senza di distinti dentini omerali, carattere questo che pure distingue il similis dall’azureus. Ritengo perciò probabile che krüperi si debba mettere in sinonimia con similis, che non era noto della Penisola Balcanica, ma anche in questo caso nulla si potrebbe dire circa la provenienza del similis in Puglia. H. similis è specie a diffusione probabilmente nordmediterraneo-anatolica che vive nelle stesse condizioni di H. azureus. 111. H. cribricollis Dej. (MÜLLER, 1931, pag. 48). Gargano: Montenero! S. Giovanni Rotondo! Murge: Grottaglie, SCHAUBERGER, 1927, pag. 18. Europa meridionale, tranne la Penisola Iberica; in quella orientale risale dalla Penisola Balcanica fino a Vienna e al lago di Neusiedl (Horton, 1941, pag. 212). Caucaso, Turchestan, Asia Minore, Persia settentrionale. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, benchè non lo co- nosca di tutte le regioni. Mi è noto anche della Sicilia, ma non della Corsica e della Sardegna. 52 M. MAGISTRETTI E specie a diffusione centroasiatico- sudeuropea, che vive generalmente in pianura, tranne che nelle regioni meridionalı. | 112. Harpalus subquadratus Dei. (MÜLLER, 1931, pag. 50). Gargano: Lago di S. Giovanni, HorpHaus, 1911, pag. 436. Foresta Umbra! Sanni- candro! San Giovanni Rotondo! Lago di Varano! Murge: ‘Taranto! Ostuni! Salento: Lecce! Otranto! Alessano! S. Maria di Leuca! Tremiti: San Domino; San Nicola, GRIDELLI, 1950, pag. 231. Europa mediterranea, ma in Francia si trova qua e la nelle regioni centrali fino alla Loira; Rodi e Scarpanto (SCHATZMAYR, 1935, pag. 240). GRIDELLI (1930, pag. 27) lo cita anche di Cirene, che sarebbe l’unica localita africana conosciuta e dove sarebbe giunto dall’oriente attraverso la Palestina. Non si può certamente mettere in dubbio l’esattezza della determinazione di questo Autore, ma forse la fondatezza della sua interpretazione, tanto più che la specie non mi risulta nè della Palestina nè dell’Egitto. In Italia mi è noto, oltre che della Venezia Giulia, anche di una sola lo- calita del Veneto: Treviso! e poi dalla Liguria e dall’Emilia fino all’ Aspromonte. Si trova anche nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio, la Gorgona, Pianosa, le Tre- miti e Malta. Secondo alcuni Autori le popolazioni italiane apparterrebbero alla ssp. meridionalis Dej., ma non credo che si possa mantenere questa divisione razziale. H. subquadratus è specie a diffusione nordmediterranea che vive su terreni sabbiosi aridi, prevalentemente nelle regioni basse 0 collinose. 113. Harpalus pubescens Miill. (MULLER, 1931, pag. 51). Tavoliere: foce F. Carmosine! Zapponeta! Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Foresta Umbra! San Giovanni Rotondo! | Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 78. Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Siberia, Tur- chestan, Giappone, Asia Minore, Persia settentrionale, Marocco, Algeria, Madera, Azzorre. In tutta Italia e nelle isole, comprese il Giglio e Malta. È specie a diffusione olopaleartica, euriecia. 114. Harpalus circumpunctatus italus Schaum. (MÜLLER, 1931, pag. 52). Tavoliere: Lucera! Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Rodi Garganico, GRIDELLI, 1950, pag. 105. Murge: Grottaglie, PAGANETTI, 1917, pag. 70. La specie, sensu lato, è diffusa come forma tipica nella Transcaucasia, nella Russia sud-orientale e nell'Asia centrale. Come ssp. anatolicus Dan. nella Anatolia. Manca completamente in tutta la Russia sud-occidentale, nell’intera Penisola Balcanica e nel bacino del Danubio e ricompare poi come ssp. italus Schaum in Italia e in una sola località francese: Le Muy, nel dipartimento del Varo (JEANNEL, 1942, pag. 652), che considera però quest’ultima razza come specie distinta. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA è Sd In Italia è nota, oltre che delle regioni centrali, meridionali e della Sicilia, anche di parecchie località di quelle settentrionali come elemento termofilo iso- lato. | Per quanto riguarda la sua diffusione generale più particolareggiata cfr. GRIDELLI (1960, pag. 104); per quella delle regioni italiane settentrionali in par- ticolare, cfr. MAGISTRETTI e Rurro (1960, pag. 232). Secondo GRIDELLI (l.c.) è specie orientale, non egeica, ma probabilmente miocenica. 115. Harpalus punctatostriatsu Dei. (MÜLLER, 1931, pag. 54). Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa meridionale, Siria, Rodi (ScHATZMAYR, 1935, pag. 240), Africa Minore. Italia peninsulare, a partire dall’Emilia preappenninica fino alla Sila e nelle isole, compresa quella del Giglio. | E specie a diffusione nordmediterraneo-maghrebina che vive su terreni umidi argillosi, prevalentemente in pianura, tranne che in Sicilia dove si trova anche nelle zone montuose. 116. Harpalus aeneus F. (MULLER, 1931, pag. 55). Murge: Gravina di Puglia! Gioia del Colle! Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, ma nella Penisola Iberica solamente fino alla Spagna centrale. Caucaso, Siberia, Turemenia, Kirghisia, Asia Minore, Persia settentrionale. In tutta Italia fino all’ Aspromonte, dove è rappresentata dalla sua ssp. pa- ganettit Flach, e in Corsica. LuIGIONI (1929, pag. 97) lo segnala anche della Sar- degra e della Sicilia. Può darsi che si trovi nella prima, benchè non ne conosca esemplari, ma credo che si debba escludere la sua presenza nella seconda, tranne che eventualmente nella regione dello stretto di Messina. E strano che una specie tanto comune nella penisola e che non ha parti- colari esigenze ecologiche sia così rara in tutta la Puglia, dove anzi era totalmente sconosciuta dato che soltanto recentemente vi è stata trovata in due sole località. Lo stesso fenomeno avviene però anche per altri elementi che sono comuni nelle regioni confinanti e che indicherò più avanti. H. aeneus è specie a diffusione euro-asiatica, euriecia, ma prevalentemente eliofila e xerofila. 117. Harpalus oblitus Dei. (MULLER, 1931, pag. 59). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 155. Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 78. Europa meridionale, ma in Francia anche lungo l’Oceano Atlantico e qua e là nelle regioni centrali fino alla Loira inferiore. Africa Minore. In Italia mi è noto, oltre che delle coste istriane e di quelle venete: Mar- ghera! della penisola appenninica dall’Emilia alla Lucania, mentre sembra man- care in Calabria. Lo conosco anche di alcune località prealpine come relitto ter- mofilo isolato. Si trova poi nelle isole. 54 M. MAGISTRETTI H. oblitus sarebbe rappresentato da noi da due razze: la ssp. oblitus, del- l'Europa orientale, e la ssp. patruehs Dej. di quella occidentale. La loro distinzione non è però agevole, sia perchè 1 caratteri distintivi sono piuttosto variabili, sia perchè essi vengono variamente interpretati. Per quanto riguarda gli esemplari pugliesi sopra citati, ad esempio, GRIDELLI ritiene che quelli del Gargano si po- trebbero riferire alla ssp. patruelis, mentre FOCARILE considera come tipici quelli dell’alveo del lago Macchiapiana. Anche in Sicilia, del resto, sono frequenti in- dividui che si potrebbero assegnare all’una o all’altra razza. Ritengo che la diffusione di questa specie si possa indicare come nordme- diterraneo-maghrebina, malgrado le sue infiltrazioni nella Francia centrale, fe- nomeno comune a parecchie altre mediterranee. Vive sia in pianura presso il mare che nelle regioni montuose ed è alofila. 118. Harpalus distinguendus Dft. (MÜLLER, 1931, pag. 59). Tavoliere: Lucera! Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 155. Monte Sant'Angelo! San Giovanni Rotondo! Lago di Varano! Ischitella! Forests Ciara Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Alveo lago Macchiapiana, Fo- CARILE, 1959, pag. 78. Giovinazzo! Cassel (ovina di Puglia! S alento: Brindisi! Casarano! Alezia! Gallipoli! Europa, tranne le Isole Britanniche, Caucaso, Siberia, ‘Turchestan, Turc- menia, Asia Minore, Siria, Persia settentrionale, Marocco, Algeria occidentale, Azzorre e Madera. In tutta Italia, tranne gran parte della catena alpina, e nelle isole, comprese l’Elba e il Giglio. È specie a diffusione olopaleartica che vive su terreni aridi o argillosi, sia in pianura che nelle zone montuose. 119. Harpalus cupresus Dei. (MÜLLER, 1931, pag. 60). Gargano: Monte Sant Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Fo- . resta Umbra! Europa media e meridionale, dalla Francia alla Moravia e all’Ungheria. Inghilterra meridionale, Caucaso, Asia Minore, Siria. Nel Marocco isolato sul Medio Atlante come relitto (ANTOINE, 1957, pag. 398). Istria, Italia appenninica fino alla Campania: lago Laceno! M. Terminio! nei M. Picentini, e al Gargano. È noto poi delle isole, in Sicilia come ssp. ra- gusai Miill. Lo conosco anche di qualche località più settentrionale come relitto termofilo. È specie a diffusione euro-anatolico-maghrebina. Vive su terreni umidi, sia in pianura come nelle zone montuose, specialmente nelle regioni meridionali. 120. Harpalus dimidiatus Rossi. (MULLER, 1931, pag: 57). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 155. Foresta Umbra! Monte Sant'Angelo! Montenero! Salento: Laghi di Alimini! Europa media e meridionale, Inghilterra meridionale, Asia Minore. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 55 Italia continentale, tranne gran parte della catena alpina, isola di Capri e Sicilia. Lurcıonı (1929, pag. 98) lo indica anche della Sardegna, di dove non l’ho mai veduto. Manca in Corsica. È specie a diffusione euro-anatolica, che si trova in pianura e sui monti. 121. Harpalus serripes Quens. (MÜLLER, 1931, pag. 67). Tavoliere: Zapponeta! Gargano: Foresta Umbra, GrIDELLI, 1959, pag. 155. Monte Sant'Angelo! Vico del Gargano! San Giovanni Rotondo; Montenero! Capoiale! Murge: Bari! Gravina di Puglia! Martina Franca! Salento: Torre Sabina! Tremiti: San Domino, GRIDELLI, 1950, pag. 233. Europa media e meridionale, Inghilterra; raro e localizzato in quella set- tentrionale. Caucaso, Siberia, Turchestan, Kirghisia, Africa Minore. In tutta Italia, tranne che in gran parte della catena alpina, e nelle isole. È specie a diffusione paleartica occidentale, euriecia, ma che vive prevalen- temente su terreni asciutti. 122. Harpalus melancholicus Dej. (MÜLLER, 1931, pag. 56). Gargano: Vieste! Capoiale! Murge: Barletta! Villanova! Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 79. Capo S. Vito! Torre Sabina! Torre; S. Foca! Europa media e meridionale; in Francia manca pero lungo il litorale me- diterraneo. Gran Bretagna e Irlanda. Raro e isolato in Svezia. Caucaso, Asia Minore, Persia, Algeria: Orano (BEDEL, 1895-1925, pag. 135). In Italia, oltre la forma tipica, si troverebbe anche la ssp. reichei Jacobs. descritta della Corsica, e che avrebbe una gravitazione sud-occidentale. Non è però facile apprezzare la distinzione fra le due forme, basata su caratteri piuttosto vaghi e anche contrastanti secondo gli Autori, tanto più che i loro organi genitali sono identici. Non sono quindi in grado di delineare la loro esatta diffusione e mi limiterò perciò a dare quella a me nota della specie sensu lato. Venezia Giulia: Grado, Monfalcone (MULLER, 1926, pag. 175). Veneto: Jesolo! Emilia: Ravenna (Fiori, 1906, pag. 201). Cattolica! ‘Toscana: Marina di Massa! Forte dei Marmi! VASE Abruzzo: Pescara (FIORI, l.c.). Campania: S. Giovanni a T'edduccio (Napoli)! Puglia: le località sopra riportate. Lucania: Nova Siri! Calabria: Marina di Catanzaro, foce del F. Lao, Gioia Tauro (FIORI, l.c.); foce del F. Crati, Capo Rizzuto (FOCARILE, Lo. Sicilia: F. Patri (Mes- sina)! Oltre che in Corsica, si troverebbe anche in Sardegna (LuIGIon1, 1929, pag. 98) La specie risulterebbe quindi distribuita in Italia unicamente lungo le coste, benchè essa non sia alobia nè strettamente psammobia, ed infatti in Eu- ropa si trova anche in regioni interne. H. melancholicus ha una diffusione euro-anatolico- iinitir dirle 123. Harpalus atratus Latr. (MÜLLER, 1931, pag. 62). Gargano: Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 155. Europa media e meridionale, Caucaso. In tutta Italia e nelle isole. 56 M. MAGISTRETTI E specie a diffusione europea che vive in pianura e nelle zone montuose su terreni umidi. 124. Harpalus pygmaeus Dei. (MÜLLER, 1931, pag. 60). Gargano: Monte Sant'Angelo! Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 78. Grottaglie! Europa media e meridionale. In Italia, benchè Luicrontr (1929, pag. 99) lo indichi di tutta la penisola e delle isole, non mi è noto più a Sud di Nettuno! nel Lazio, sul versante tirre- nico, e della Puglia su quello orientale e neppure lo conosco della Sicilia. Si trova invece in Corsica, in Sardegna e nell’isola Capraia. | E specie a diffusione europea che vive in pianura su terreni umidi. 125. Harpalus litigiosus Dei. (MÜLLER, 1931, pag. 56). Tavoliere: Lucera, GRIDELLI, 1950, pag. 232. Gargano: L'Isola di Varano! Montenero! Salento: Otranto! Torre S. Giovanni! Tremiti: San Domino; San Nicola; Caprara, GRIDELLI, 1950, pag. 232. Europa meridionale, coste mediterranee dell’Asia Minore, Palestina, Al- geria, Libia, Egitto. | In Italia la distribuzione di questa specie è veramente interessante. Fino a non molti anni fa essa era nota esclusivamente delle isole: Corsica, Sardegna, Sicilia, Elba e Tremiti. Oggi, oltre che delle località continentali pugliesi sopra riportate, si conosce anche della 'Toscana: Poggio Moscona, presso Grosseto (GRIDELLI, 1950, l.c.). specie a diffusione olomediterranea. 126. Harpalus tenebrosus Dei. (MULLER, 1931, pag. 61). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Mon- tenero! Murge: Taranto! Tremiti: San Domino; San Nicola; Cretaccio, GRIDELLI, 1959, pag. 232. Isola di Pianosa, ' GRIDELLI, 1990, pag 257. Europa media e meridionale; Inghilterra meridionale, Asia Minore, Siria, Palestina, Africa Minore, Tripolitania, Egitto, Canarie, Madera. In Italia, benchè Luiciont (1929, pag. 99) lo indichi di tutta la penisola, non mi è noto più a Sud della Campania e della Puglia. Si trova poi nelle isole, comprese il Giglio, Zannone, Capri, le Tremiti, le Egadi! Lampedusa e Linosa (GRIDELLI, 1960, pag. 373), Malta. E specie a diffusione euro-sudmediterraneo-macaronesica che vive su ter- reni sabbiosi in pianura e nelle zone montuose. 127. Harpalus rubripes Dft. (MULLER, 1931, pag. 58). Gargano: Foresta Umbra, GripeLLI, 1949, pag. 155. Torre Spinale! Tutta Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Siberia occidentale, Turchestan occidentale, Kirghisia, Asia Minore, Siria. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 57 In tutta Italia, in Corsica e in Sicilia, mentre sembra mancare in Sardegna. E specie a diffusione euro-asiatica, eurizonale, che vive su terreni umidi. 128. Harpalus sulphuripes decolor Schaub. (MULLER, 1931, pag. 63). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 155. Rignano Garganico! San Giovanni Rotondo! Montenero! Torre Spinale! Foresta Umbra! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1907, pag. 70. Martina Franca! Grottaglie! Massafra! Gravina di Puglia! Salento: Torre Sabina! Laghi di Alimini! Porto Badisco! Torre Colimena! Tremiti: San Domino; San Nicola; Caprara; Cretaccio, GRIDELLI, 1950, pag. 232. La specie, sensu lato, è diffusa nell’Europa media e in quella meridionale, in Inghilterra e nell’Africa Minore. In Italia la forma tipica si trova nelle regioni settentrionali, mentre in quelle centrali, meridionali e nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio, la Capraia, le Tre- miti, Ustica e Pantelleria è sostituita dalla ssp. decolor che, benchè descritta come semplice aberrazione, è dominante a Sud e assume quindi un valore razziale. H. sulphuripes GERM. ha una diffusione euro-maghrebina. È eurizonale e vive su terreni asciutti. 129. Harpalus honestus Dft. (MÜLLER, 1931, pag. 64). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Europa media e meridionale, Inghilterra, Caucaso, Siberia, Asia Minore. Probabilmente in tutta Italia benchè la località più meridionale a me nota sia il M. Pollino! sul confine calabro-lucano; si trova poi in Corsica e in Sar- degna. LUIGIONI (1929, pag. 100) lo indica anche della Sicilia, di dove non l'ho mai veduto. È specie a diffusione euro-sibirico-anatolica, eurizonale, che vive su terreni umidi. 130. Harpalus rufitarsis decipiens Schaub. (SCHAUBERGER, 1926, pag. 34). Gargano: M. Gargano! Foresta Umbra! La specie, sensu lato, è diffusa nell’Europa media e meridionale e in Gran Bretagna e Irlanda; rara e localizzata in quella settentrionale. Caucaso, Asia Mi- nore. E citata anche dell’Africa Minore, ma tali indicazioni si riferiscono proba- bilmente ad altra specie (ANTOINE, 1959, pag. 407). In Italia, secondo SCHAUBERGER (l.c.) la forma tipica, a diffusione orientale, si troverebbe solamente nelle regioni settentrionali mentre più a Sud è sosti- tuita dalla ssp. decipiens, a gravitazione occidentale. La distinzione fra le due forme non è però sempre facile. H. rufitarsis Duft. si trova comunque in tutta la penisola e in Sicilia. È specie a diffusione euro-anatolica, eurizonale, e vive su terreni umidi. 131. Harpalus attenuatus Steph. (MULLER, 1931, pag. 63). Gargano: Vico del Gargano! Salento: Laghi di Alimini! Porto Badisco! Isola di Pianosa! Europa medio- e sud-occidentale, dall'Olanda e dal Belgio fino alla Peni- sola Iberica; Inghilterra e Scozia. Manca in Germania e verso oriente giunge 58 M. MAGISTRETTI a Sud fino alla Penisola Balcanica. Africa Minore, dove nel Marocco atlantico arriva al Sous. Isola di Madera. In Italia è noto dell’Istria (MULLER, 1926, pag. 179), del Veneto: Lido di Venezia! e della penisola appenninica. Si trova poi nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio, le Formiche di Grosseto, Pantelleria e Lampedusa. È nuovo per l’isola di Pianosa. È specie a diffusione atlanto-mediterraneo-macaronesica, a gravitazione occidentale. Vive su terreni aridi e sabbiosi, generalmente in pianura, ma nelle regioni meridionali anche in quelle montuose. 132. Harpalus flavicornis De. (MÜLLER, 1931, pag. 68). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLDHAUS, 1911, pag. 436. San Giovanni Rotondo! Salento. Capo:S. Vito! Europa sud-orientale: Caucaso, Russia meridionale e Penisola Balcanica. Verso Nord giunge fino a Vienna (MULLER, l.c.), al lago di Neusiedl e nella Sviz- zera occidentale (Horıon, 1941, pag. 231). Asia Minore (BODEMEYER, 1900, pag. 105). Persia settentrionale (BODEMEYER, 1927,,pag. 22). La segnalazione per la Svizzera è specificata come: « Tipo; un esemplare nella collezione Stierlin nel Museo di Berlino-Dahlem: Vallese. ». Non comprendo esattamente il significato di questa precisazione, tanto più che la specie è stata descritta della Dalmazia. Forse in tutta Italia, tranne la catena alpina, benchè la località più meri- dionale a me nota sia il M. Vulture in Lucania. Tanto MULLER (l.c.) come Horton (l.c.) indicano questa specie come pontica. Si tratta indubbiamente di un elemento di origine orientale, ma non credo che tale denominazione sia esatta e penso che la sua diffusione sia da con- siderare come sudeuropeo orientale-anatolica. Vive in pianura e nelle zone mon- tuose. 133. Harpalus tardus Panz. (MÜLLER, 1931, pag. 67). Gargano: Monte Sant'Angelo, HOLDHAUS, 1911, pag. 436. Murge: Bari! Salento.: Lecce! Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Siberia, Turc- menia, Asia Minore, Persia settentrionale. In tutta Italia e nelle isole. È specie a diffusione euro-asiatica, euriecia e eurizonale. 134. Harpalus anxius Dft. (MÜLLER, 1931, pag. 68). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Alveo di St. Egidio, GRI- DELLI, 1949, pag. 156. San Giovanni Rotondo! Torre Spinale! Montenero! Murge: Villanova! Tremiti: San Domino, GrIDELLI, 1950, pag. 233. Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Caucaso, Siberia, Kir- ghisia, Asia Minore, Algeria (BEDEL, 1895-1925, pag. 137), suddiviso in diverse forme. Probabilmente ancora maggiormente diffuso. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 59 In Italia si troverebbero tre razze che, almeno secondo la letteratura, vi- vrebbero spesso promiscuamente. Se questo fatto è comprensibile, data la grande variabilità di H. anxius e probabilmente la diversa interpretazione delle sue forme, esso dimostra anche come la sua sistematica sia ancora incerta, benchè sia stata oggetto di studio da parte di parecchi specialisti e non ritengo improbabile che si tratti in realtà di un complesso di due o più specie distinte. Non credo quindi possibile indicare, anche approssimativamente, la loro distribuzione e mi limi- terò semplicemente a citare tali razze. Esse sono: la ssp. anxius, la ssp. pumilus Dej. e la ssp. friulanus Müll. Ma neppure sulla loro diffusione gli Autori sono d’accordo. Così, per non citare che un esempio, mentre per alcuni di essi la ssp. pumilus avrebbe una gravitazione orientale, per altri si tratterebbe di una razza occidentale. In ogni modo H. anxius, sensu lato, si trova in tutta la penisola, in Corsica e in Sardegna: M. Sette Fratelli! mentre non mi è noto della Sicilia. Per quanto riguarda in particolare gli esemplari pugliesi, GRIDELLI cita quelli del Gargano come forma tipica, mentre quelli delle "Tremiti « appartengono ad una razza per lo meno molto simile alla razza dell’ Europa media e che sono quindi ben diversi sia dall’anxius friulanus Müll. che dall’anxius pumilus della Penisola Balcanica ». È questa una nuova prova della difficoltà d’interpretazione delle forme dell’anxius perchè è evidente che il popolamento delle isole Tremiti deve essere avvenuto attraverso il Gargano e non direttamente dall’ Europa cen- trale. Sugli esemplari raccolti da me non saprei francamente pronunciarmi in modo sicuro. Si noti che quelli della Calabria sono citati da SCHATZMAYR (1941, pag. 59) come ssp. pumilus e considerati identici a quelli di Trieste. H. anxius è specie a diffusione paleartica occidentale, euriecia, che vive in pianura e nelle zone montuose. 135. Parophonus maculicornis Dft. (MULLER, 1926, pag. 182). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Fo- resta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 156. Europa media e meridionale, Caucaso, Asia Minore, Siria. In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole. E specie a diffusione euro-anatolica che vive su terreni umidi, prevalente- mente in pianura. 136. Parophonus suturalis Chd. (SCHAUBERGER, 1932, pag. 184). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Salento: Alessano, GRIDELLI, 1950, pag. 103. A Penisola Balcanica, Caucaso, Asia Minore. In Italia questa specie è segnalata dell'Istria (MÜLLER, 1926, pag. 183), dove a Trieste raggiunge il suo limite settentrionale di diffusione, della Liguria: Genova! dell'Emilia: Bazzano, Sala Bolognese, Bologna (GRIDELLI, Le.) e Vi- serba! della Toscana: Pisa! e delle località pugliesi sopra riportate. Manca quindi in tutta la Pianura Padana. GRIDELLI (l.c.) si domanda, senza poter dare una risposta, se ci si trovi di fronte a un elemento anticamente circumadriatico, diventato in seguito apparen- temente transadriatico per estinzione delle popolazioni dell’attuale lacuna fredda veneto-padana, o se si tratti di un transadriatico vero e proprio, paleoegeico. Neppure io sono evidentemente in grado di rispondere a questa domanda. A favore dell’ultima ipotesi di GRIDELLI si potrebbe considerare il fatto che nelle 60 M. MAGISTRETTI numerose escursioni effettuate da Ruffo e da me alla ricerca di elementi relitti termofili nella zona prealpina, nei M. Berici e nei Colli Euganei, non abbiamo mai trovato questo Parophonus mentre invece, ad esempio, abbiamo raccolto in numerose località il Licinus silphoides Rossi, che pure non era conosciuto a Nord del Po e che GRIDELLI considerava quindi come un vero transadriatico. Ma un dato negativo non ha evidentemente un valore assoluto e la mia rimane quindi una semplice ipotesi. P. suturalis ha una diffusione nordmediterranea orientale e credo che sia certamente un elemento antico. 137. Parophonus mendax Rossi. (SCHAUBERGER, 1932, pag. 183). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Alveo di St. Egidio, Gri- DELLI, 1949, pag. 156. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa meridionale, ma in Francia risale le grandi vallate delle regioni centrali fino alla Senna e all’Alsazia. A oriente giunge fino al Banato e alla Slo- vachia (SCHAUBERGER, l.c.). In Italia si trova nella Venezia Giulia, nella Laguna Veneta, in tutta la penisola appenninica e in alcune località prealpine del Veneto come relitto ter- mofilo. Mi è noto pure della Corsica e della Sicilia. Luicront (1929, pag. 93) lo segnala anche della Sardegna. È specie a diffusione euro-anatolica che vive generalmente su terreni ar- gillosi umidi, in pianura. 138. Stenolophus teutonus Schrk. (MÜLLER, 1926, pag. 185). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Foresta Umbra! S. Gio- vanni Rotondo! Manfredonia! Murge: Grottaglie, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 80. Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 80. Brindisi! La diffusione di questa specie, benchè essa sia molto comune, non è an- cora esattamente nota. È presente sicuramente in tutta Europa, compresa l’In- ghilterra, benchè nelle regioni più settentrionali vi sia molto rara e localizzata; nell’ Africa Minore, in Tripolitania (SCHATZMAYR, 1937 b, pag. 276) e a Madera, nelle Canarie e nelle Azzorre. È citata anche della Siberia (JEANNEL, 1942, pag. 697) non so in base a quali dati, del Caucaso, della Transcaspia, dell’ Asia Minore, della Persia, della Cirenaica (GRIDELLI, 1930, pag. 29) e dell’Egitto, ma molte di tali indicazioni vanno accolte con riserva perchè potrebbero riferirsi forse all’abdominalis Gené o al caspicus Mannh. In tutta Italia, tranne che in gran parte della catena alpina, e nelle isole, comprese il Giglio, la Capraia e Malta. E specie a diffusione probabilmente euro- -sudmediterraneo-macaronesica. È ripicola e paludicola e vive tanto in pianura come nelle zone montuose. 139. Stenolophus skrimshireanus Steph. (MÜLLER, 1926, pag. 184). Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 81. Europa media e meridionale, Danimarca, Inghilterra, Africa Minore. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 61 In Italia si trova nella Venezia Giulia, nel Veneto: Venezia! Marghera! Treviso! nella penisola appenninica fino alla Lucania: Nova Siri! e nelle isole, compresa Malta. E specie a diffusione euro-maghrebina, ripicola e paludicola, che vive so- prattutto in pianura. 140. Stenolophus mixtus Hbst. (MULLER, 1926, pag. 185). | Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, ma raro e isolato nelle regioni settentrionali. Caucaso, Siberia occidentale, Kirghisia, Persia settentrio- nale, Marocco e Algeria. In Italia mi è noto della penisola appenninica dall’Emilia fino al Lazio: Maccarese! Palo! e alla Lucania: M. Vulture! Nelle regioni settentrionali si trova nella Venezia Giulia (MULLER, L.c.), nel Veneto: Mestre! e nella Lombardia: Desenzano e Solferino (FOCARILE, in htt.). HALBHERR (1895, pag. 28) lo cita anche del Trentino: Marco e Rovereto. È presente poi in Corsica e in Sicilia! Secondo LuIGIONI (1929, pag. 93) anche in Sardegna. È specie a diffusione paleartica occidentale che vive prevalentemente in pianura su terreni paludosi. 141. Stenolophus proximus De). (MULLER, 1926, pag. 185). Gargano: Torre Spinale! Europa mediterranea dalla Penisola Iberica alla Russia meridionale, Siria, Palestina e Marocco atlantico. La distribuzione di questa specie in Italia appare molto discontinua. Essa mi è nota, o è citata, solamente dell’Emilia: paludi di Tramuschio (Fıorı, 1914, pag. 179) e Ravenna! del Lazio: Maccarese! della Calabria: foce F. Amato (FIORI, l.c.), della Corsica (JEANNEL, 1942, pag. 669) e della Sicilia: Carlentini (FIORI, l.c.). Luigıonı (1929, pag. 94) la indica anche della Sardegna. S. proximus ha una diffusione che è difficile da definire e che si potrebbe indicare come olomediterranea o atlanto-mediterranea. È alobio. 142. Egadroma marginata Dej. (JEANNEL, 1942, pag. 699). Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 83. Europa meridionale, Caucaso, Asia Minore, ‘Turchestan, Transcaspia, Africa settentrionale, Canarie e Madera. Anche la distribuzione di questa specie in Italia sembra molto discontinua. La conosco, o è citata, della Liguria: Genova! della Toscana (LUIGIONI, 1929, pag. 92), del Lazio: Roma! dell'Abruzzo: Chieti (STRANEO, 1935, pag. 61), della Campania: Napoli! della Lucania: Policoro! Nova Siri! e di parecchie località della Calabria e delle isole. È segnalata anche di Malta (CAMERON, 1907, pag. 389). E. marginata ha una diffusione paleotemperata; è ripicola o luticola e vive prevalentemente in pianura. 62 M. MAGISTRETTI 143. Acupalpus elegans De;. (MÜLLER, 1933, pag. 203). Gargano: Lago di Varano, Hill 1911, pag. 436. Murge: Taranto, FIORI, 1903, pag. 8. Salento: Torre GRIS FocariLE, 1959, pag. 81. Laghi di Alimini, FOCARILE, in litt. Coste del Mare del Nord dall'Olanda alla Manica. Inghilterra, coste atlan- tiche fino a Gibilterra e mediterranee fino alla Russia meridionale; Africa Minore, dove nel Marocco atlantico arriva fino a Mogador ; Tripolitania, Egitto. La diffusione di questa specie in Italia non é ancora ben nota, come in ge- nerale quella di tutti gli Acupalpus. È probabile che si trovi lungo tutte le spiagge della penisola e delle isole, ma io non la conosco, direttamente o per indicazioni sicure della letteratura, che della Venezia Giulia (MULLER, 1926, pag. 191), e del Veneto: diverse località della Laguna Veneta! dell'Emilia: Tramuschio! Ravenna! della Toscana: Follonica! Campania: foce F. Garigliano! e lago di Patria! delle località pugliesi sopra riportate e di diverse altre del litorale ionico lucano e calabro. Mi è nota anche della Sicilia: Gela! SAINTE-CLAIRE DEVILLE (1906-14, pag. 38) lo indica della Corsica e LurgionI (1929, pag. 91) della Sar- degna. A. elegans ha una diffusione atlanto-mediterraneo-turanica ed è luto- alobio. 144. Acupalpus brunneipes Strm. (MÜLLER, 1933, pag. 205). Murge: Alveo lago Macchiapiana, Focarile, 1959, pag. 82. Salento: Torre Castelluccia, Focarile, 1959, pag. 82. Europa media e meridionale, Inghilterra meridionale, Africa Minore, Azzorre. In Italia, benchè LurcionI (1929, pag. 91) lo indichi di quasi tutta la pe- nisola e delle isole, non mi è noto direttamente che delle regioni centrali, meri- dionali e della Sardegna. CAMERON (1907, pag. 389) lo cita anche di Malta. Secondo SCHAUBERGER (1930-32, pag. 211) e JEANNEL (1942, pag. 721) la forma tipica, propria dell’Europa media, sarebbe sostituita nelle regioni me- ridionali dalla ssp. atratus Dej. Gli esemplari da me esaminati della Spagna e del Marocco mi sembrano realmente appartenere a questa forma, ma il ma- teriale italiano da me veduto è troppo scarso per poter esprimere un giudizio. Per LiNDROTH però (1960, pag. 118) non si tratterebbe che di una aberrazione individuale. A. brunneipes ha una diffusione euro-maghrebino-macarenesica ed è ri- picolo e luticolo. 145. Acupalpus suturalis De}. (MÜLLER, 1933, pag. 202). Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa meridionale, Caucaso, Asia Minore. In stazioni isolate anche nel- Europa media. LurcionI (1929, pag. 91) l’indica di quasi tutta Italia, della Sardegna e della Sicilia. Conosco anch’io diverse citazioni della letteratura, ma credo che esse meritino conferma, come pure quella di PAGANETTI sopra riportata, perchè la specie è alobia. Direttamente essa mi è nota solamente della Liguria: Rapallo! e dell'Emilia: Ladino (Forlì)! su terreno salato. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 63 A. suturalis ha una diffusione nordmediterranea o sudeuropeo-anatclica e, come ho detto, mi risulterebbe legata ai terreni salati. 146. Acupalpus meridianus L. (MÜLLER, 1933, pag. 202). | | Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 156. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1907, pag. 70. Europa, comprese l’Inghilterra, Caucaso, Asia Minore, Persia settentrionale. In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole. . È specie a diffusione euro-anatolica, che vive in pianura e nelle zone mon- tuose ed è meno legata all’umidità delle altre specie del genere. 147. Acupalpus maculatus Schaum. (MÜLLER, 1933, pag. 204). Gargano: Peschici! Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 81. Europa media e meridionale, Caucaso, Marocco, Algeria, Tripolitania oc- cidentale (KocH, 1939, pag. 239). à Forse in tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole. È specie a diffusione euro-maghrebina, prevalentemente luticola ed è alofila. 148. Acupalpus puncticollis Coq. (MÜLLER, 1933, pag. 204). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 156. Non credo che la diffusione di questa specie e forse anche la sua sistematica siano ben note. MÜLLER (l.c.) l’indica generalmente del Mediterraneo orientale, dell’Italia e dell'Algeria. Essa è stata realmente descritta dell’ Algeria, ma secondo BepeL (1895-1925, pag. 158) non sarebbe che un sinonimo di A. luteatus Dft. a vastissima diffusione. Non sono naturalmente in grado di controllare questa sinonimia, ma è probabile che essa sia esatta perchè sarebbe strano che una specie descritta dell'Algeria non si trovasse che nel Mediterraneo orientale. Tanto MÜLLER (l.c.) come GRIDELLI (l.c.) considerano invece sinonimo di puncticollis A. paludicola Reitt. che secondo questo Autore (1906, pag. 104) si troverebbe nella Penisola Balcanica, in Siria e sulla costa occidentale del Mar Caspio. In Italia A. puncticollis è citato o mi è noto della Venezia Giulia (MULLER, 1926, pag. 193), della Lombardia: Montü Berchielli (FocARILE, 1959, pag. 82); di diverse località della Toscana! del Lazio: Roma! e, oltre che del Gargano, anche della Lucania: Lido di Metaponto (FOCARILE, l.c.). È specie a diffusione verosimilmente normediterraneo orientale-turanica. Credo che si tratti di un elemento di origine orientale, antico, e probabilmente in Italia è transadriatico. 149. Acupalpus exiguus De). (MULLER, 1933, pag. 205). Gargano: Masseria Bramante! Europa media, compresa l’Inghilterra, e sud-orientale. Raro e isolato in quella settentrionale. Caucaso, Siberia, Madera e Canarie (LINDBERG in lit. in LINDROTH, 1945, pag. 37). 64 M. MAGISTRETTI Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, ma la sua distribuzione appare molto discontinua. E specie a diffusione euro-sibirico-macaronesica che vive su terreni umidi o paludosi, in pianura. 150. Anthracus quarnerensis Reitt. (MULLER, 1933, pag. 205). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Murge: Matera, FOCARILE, in litt. Penisola Balcanica: Erzegovina, Dalmazia, Montenegro, Albania, Grecia e Rumelia (APFELBECK, 1904, pag. 207). Francia mediterranea da Collioure (Pi- renei orientali) a Cannes (JEANNEL, 1942, pag. 724). Penisola Iberica (LA FUENTE, 1927, pag. 245) senza più precise indicazioni, ma probabilmente della costa orien- tale presso i Pirenei. In Italia questa specie è segnalata solamente della Venezia Giulia: Noghera, Valle del Quieto, isola di Veglia (MULLER, 1926, pag. 194), del Veneto: Marghera! e Mestre! e delle due località pugliesi sopra indicate. L’ampia disgiunzione fra le popolazioni orientali e quelle occidentali fa supporre che si tratti di un elemento antico, probabilmente di origine orientale, la cui primitiva area di diffusione si è frammentata nel corso del tempo. Credo che si possa considerare la sua presenza sul Gargano e a Matera come transa- driatica, benchè GRIDELLI (1950) non ne parli. A. quarnerensis ha una diffusione nordmediterranea. Benchè JEANNEL (l.c.) dica che vive presso le acque dolci stagnanti, è probabile che sia alofilo. 151. Bradycellus distinctus Dej. (MULLER, 1926, pag. 195). Salento: Bosco di Ugento, FOCARILE, in litt. Coste atlantiche dall’Inghilterra e dalla Francia settentrionale fino a Mo- gador, nel Marocco. Coste mediterranee dalla Spagna all’Italia e dell’Africa Mi- nore. Azzorre. APFELBECK (1904, pag. 209) lo cita anche dell’Attica, in Grecia, e BEDEL (1895-1925, pag. 209) di Cipro (ex Baudi). Credo che almeno quest’ul- tima indicazione meriti conferma. La distribuzione di questa specie in Italia appare discontinua; essa è stata oggetto di un recentissimo studio da parte di FOCARILE (1964, pag. 27), al quale non ho nulla da aggiungere e a cui rimando per maggiori informazioni. B. distinctus ha una diffusione atlanto-mediterraneo occidentale-macaro- nesica. Vive generalmente su terreni sabbiosi in prossimità del mare, pur senza essere un vero alobio. 152. Bradycellus verbasci Dft. (MÜLLER, 1926, pag. 195). Tavoliere: San Severo! Murge: San Vito dei Normanni! Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, ma raro e localizzato in quella settentrionale. Asia Minore, Persia settentrionale. E citato anche dell’ A- frica Minore, ma tali indicazioni si riferiscono a B. scharpi Joy (ANTOINE, 1959, pag. 445). In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio, Zannone, Pantelleria e Malta. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 65 E specie a diffusione euro-anatolica, che vive specialmente su terreni sab- biosi, sia in pianura che nelle zone montuose. 153. Dichirotrichus obsoletus Dei. (GRIDELLI, 1944, pag. 68). Murge: San Cataldo (Bari), GRIDELLI, l.c. Salento: Torre Colimena! Coste del Mare del Nord e dell’Atlantico a partire dall'Olanda e dall’In- ghilterra fino a Gibilterra e del Marocco fino al Draa. Coste mediterranee euro- pee e dell’Africa settentrionale. Stazioni isolate nell’interno dell'Europa media. Probabilmente lungo tutte le spiagge della penisola e delle isole, compresa Malta, benchè non lo conosca di ogni regione. È specie a diffusione atlanto-mediterranea, alobia. 154. Diachromus germanus L. (JEANNEL, 1942, pag. 613). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Fo- resta Umbra! Europa media e meridionale, Inghilterra e Danimarca. Caucaso, Asia Mi- nore, Persia settentrionale, Marocco e Algeria. In tutta Italia, tranne che in gran parte della catena alpina, e nelle isole. È specie a diffusione euro-anatolico- maghrebina che vive prevalentemente in pianura o nelle zone poco elevate, al piede degli alberi. 155. Gynandromorphus etruscus Quens. (JEANNEL, 1942, pag. 611). Tavoliere: Zapponeta! Europa meridionale dalla Penisola Iberica fino al Caucaso e Asia Minore. In Francia risale però fino alla Loira e anche più a Nord (JEANNEL, l.c.). Probabilmente in tutta la penisola appenninica, benchè non mi sia noto della Calabria e della Campania. È citato di due sole località dell'Istria meridio- nale: lago di Cepich e Albona (MULLER, 1926, pag. 199). Lo conosco anche della Laguna Veneta: Fusina! e di alcune località prealpine del Piemonte e del Veneto come relitto termofilo isolato. È citato della Corsica (JEANNEL, l.c.) mentre sembra mancare in Sardegna e in Sicilia. È specie a diffusione sudeuropeo-anatolica, che vive generalmente in pia- nura su terreni sabbiosi aridi. 156. Scybalicus oblongiusculus Dei. (JEANNEL, 1942, pag. 610). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 156. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa medio- e sud-occidentale: Francia occidentale, Inghilterra, Peni- sola Iberica. Africa Minore. Nel Marocco atlantico giunge fino a Casablanca. In Italia è noto della penisola appenninica a partire dalla Liguria e dall’E- milia fino al Lazio: Roma! e alla Puglia, dove raggiunge il suo limite orientale di diffusione, e di alcune località continentali del Veneto come relitto termofilo isolato. Si trova poi in Sardegna, in Sicilia, nell'isola di Giannutri e a Malta, mentre manca in Corsica (JEANNEL, l.c.). È specie a diffusione atlanto-mediterranea occidentale che vive in pianura e in collina su terreni generalmente sabbiosi. 66 M. MAGISTRETTI 157. Anisodactylus virens Dei. (JEANNEL, 1942, pag. 605). Murge: Taranto, FOCARILE, in litt. Europa sud-occidentale e Africa settentrionale fino all’Egitto. La sistematica di questa specie e delle sue affini poeciloides Steph. e pseudo- aeneus Dej. non è forse ancora completamente chiarita e quindi non è neppure esattamente nota la loro geonemia. Generalmente gli Autori citano d’Italia il pseudoaeneus o il poeciloides. Secondo JEANNEL (l.c.) il primo ha una diffusione orientale, mentre il secondo si trova solamente nell'Europa media e nella Penisola Balcanica. Nelle regioni. sud-occidentali e nell’Africa settentrionale (qui come ssp. winthemi Dej.) vi- vrebbe invece il virens, che i cataloghi mettono in sinonimia o non registrano affatto, mentre si tratta di specie distinta. Questa distinzione specifica sarebbe anche avvalorata dal fatto che mentre il poeciloides è esclusivamente alobio, il virens è solamente alofilo. Per SCHAUBERGER invece (1926, pag. 49), nella Penisola Balcanica si avrebbe il pseudoaeneus con la sua ssp. confusus Ganglb., che è quella che secondo LurcionI (1929, pag. 85) popolerebbe l’Italia e le isole. Ri- tengo che, almeno per quanto riguarda il virens, l’opinione di JEANNEL sia pro- babilmente esatta ed essa è condivisa anche da ScHATZMAYR (1936, pag. 80) e da ANTOINE (1959, pag. 325). Purtroppo queste tre specie sono. piuttosto rare e localizzate in Italia e il materiale che ho veduto è troppo scarso per poter indicare la loro diffusione esatta e anche per una distinzione sicura, tranne che per il virens. Pseudoaeneus ssp. confusus è citato come rarissimo nel golfo di Trieste e in Istria (MULLER, 1926, pag. 198). Corosco un esemplare di Monfalcone che potrebbe appartenere be- nissimo al poeciloides. GRIDELLI (in litt.) mi aveva comunicato a suo tempo le seguenti località per il poeciloides : nel Veneto, Piove di Sacco, Marghera, Lido di Venezia, Punta Sdobba e Fusina; nell'Emilia, paludi di Tramuschio. Di que- st’ultima regione lo conosco anch’io di Comacchio! e della Valle Pega! Il virens mi è noto della Toscana: Marina di Pisa! Stazzema, nelle Alpi Apuane (DELLA Berra, 1912, pag. 70) e del Lazio: Maccarese! Fiumicino! JEAN- NEL (1.c.) lo indica della Corsica ed io lo conosco di diverse località della Sardegna e della Sicilia. Anche gli esemplari citati di Malta (CAMERON, 1907, pag. 339) si dovranno riferire probabilmente ad esso. In Italia ha quindi una distribuzione occidentale. È specie a diffusione mediterranea, ma in Europa a gravitazione occidentale. 158. Anisodactylus binotatus F. (JEANNEL, 1942, pag. 608). Gargano: Alveo dit. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 156. Foresta Umbra! Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Siberia occiden- tale, Kirghisia, Asia Minore. E citato anche dell’Africa Minore, dove però non esiste ed è sostituito dall’antoinei Puel. E pure segnalato di Madera, delle Azzorre e delle Isole del Capo Verde, località che vengono confermate da LINDROTH (1960, pag. 16), ma questo Autore l’indica anche dell’Africa settentrionale e rimane quindi il dubbio che possa trattarsi invece dell’antoinez. In tutta Italia e nelle isole, comprese quelle del Giglio e la Capraia. E specie a diffusione probabilmente soltanto euro-asiatica, che vive presso i corsi d’acqua o su terreni paludosi, sia in pianura che sui monti. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA _ 67 159. Amara similata Gyllh. (PorTA, 1923, pag. 176). Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 156. Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Caucaso, Siberia, Tur- chestan occidentale. Probabilmente in tutta l’Italia continentale, benchè non la conosca di tutte le regioni, in Sardegna e in Sicilia. Manca in Corsica. E specie a diffusione euro-asiatica che vive su terreni asciutti, spesso nei campi, sia in pianura che nelle zone montuose. 160. Amara ovata F. (Porta, 1923, pag. 137). Gargano: Bosco Spigno, HoLpHaus, 1911, pag. 436. Murge: Matera! Salento: S. Maria di Capo Leuca! Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Caucaso, Siberia, Giap- pone, Asia Minore, Persia settentrionale. In tutta Italia e nelle isole. E specie a diffusione euro-asiatica, che vive su terreni asciutti e soleggiati, prevalentemente nelle regioni montuose. 161. Amara aenea Deg. (PORTA, 1923, pag. 178). Gargano: Alveo di St. Egidio; Cagnano Varano, GRIDELLI, 1949, pag. 156. Lago di Varano! Torre Fantina! Foresta Umbra! Vico del Gargano! Montenero! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Giovinazzo! Monopoli! Fasano! Tremiti: San Domino, Cecconi, 1909, pag. 41. San Nicola! Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Siberia occiden- tale, Turcmenia, Asia Minore, Persia, Himalaja, Afghanistan, Africa Minore, Canarie, Madera, Azzorre. . In tutta Italia e nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio, la Capraia, Ischia, le Tremiti e Malta. La sua penetrazione nelle Tremiti è quasi certamente di ori- gine pugliese e avvenuta molto probabilmente nel Quaternario recente. È specie a diffusione olopaleartica, xerofila e eliofila, ed eurizonale. 162. Amara eurynota Panz. (PorTA, 1923, pag. 176). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Montenero! Murge: Spinazzola! Tremiti: San Domino, CEcconI, 1909, pag. 41. Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Caucaso, Siberia occiden- tale, Asia Minore, Marocco e Algeria. In tutta Italia e nelle isole, comprese l’Elba e Malta. Anche la penetrazione di questa specie nelle Tremiti è probabilmente recente e di origine italiana. A. eurynota ha una diffusione paleartica occidentale e vive su terreni asciutti e soleggiati, in pianura e sui monti. 68 M. MAGISTRETTI 163. Amara familiaris Dft. (Porta, 1923, pag. 177). Gargano: Montenero! Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Islanda, Caucaso, Siberia occidentale, Mongolia settentrionale. Le citazioni per l'Africa Minore si riferi- scono invece a A. chobauti Puel. In tutta l’Italia continentale fino all’Aspromonte. u specie a diffusione euro-asiatica. Nelle regioni settentrionali si trova anche in pianura, ma in quelle centrali e meridionali è montana. 164. Amara anthobia Villa. (PORTA, 1923, pag. 176). Gargano: Lago di S. Giovanni; bosco lo Sfrizzo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Foresta Umbra! Europa medio-occidentale e meridionale. Inghilterra. Caucaso, Asia Mi- nore. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole. È specie a diffusione euro- -anatolica che vive generalmente su terreni umidi, in pianura e nelle zone montuose. 165. Amara lucida Dft. (Porta, 1923, pag. 177). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 156. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Asia Minore, Persia settentrionale. In tutta Italia fino alla Sila, in Corsica e in Sardegna, ma non in Sicilia. È specie a diffusione euro- -anatolica che vive in pianura e nelle zone mon- tuose su terreni generalmente sabbiosi. 166. Amara montana De. (PORTA, 1923, pag. 181). Salento: Taranto! Lecce! Torre Colimena! Europa mediterranea, ma in Francia risale verso Nord lungo il litorale atlan- tico fino alla Loira inferiore. Asia Minore, Algeria e Tunisia. In Italia mi è nota della Liguria e di una sola località del Piemonte prossima ai suoi confini: Serra- valle Scrivia! della Venezia Giulia, dell Emilia, Toscana, Lazio e della Calabria fino a Antonimina, oltre che della Puglia. La conosco poi delle isole, compresa quella del Giglio. Sembra rara sul versante adriatico. È specie a diffusione nordmediterraneo-maghrebina, che vive soprattutto in vicinanza del mare, in regioni basse. 167. Amara apricaria Payk. (Porta, 1923, pag. 182). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Rodi Garganico! Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Caucaso, Siberia, Mon- golia settentrionale, T'urchestan occidentale, Turcmenia, America settentrionale (Canada). CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 69 In tutta Italia. E citata anche della Sicilia: Trapani (Ragusa, 1883-1912, pag. 76), indicazione che credo meriti conferma. E specie a diffusione oloartica, montana e submontana. 168. Amara consularis Dft. (PORTA, 1923, pag. 182). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, p. 437. Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Siberia, Tur- chestan occidentale, Kirghisia. In Italia mi è nota delle regioni più settentrionali, ma non della Liguria e dell'Emilia. La conosco poi, isolata, dei M. Sibillini! e del Parco Nazionale d’A- bruzzo! Il suo limite meridionale di distribuzione è rappresentato quindi dal M. Gargano dove è certamente giunta dal Nord durante una fase glaciale del Qua- ternario. E specie a diffusione euro-asiatica, montana e submontana. 169. Amara sicula Dej. (Porta, 1934, pag. 74). Gargano: Masseria Bramante! Montenero! Murge: Taranto, PUEL, 1930, pag. 154. Gravina di Puglia! Matera! Altamura! ‘ Salento: Porto Badisco! È specie endemica italiana, siculo-appenninica. E nota dell’ Appennino, a partire dall’Abruzzo e dalla Campania fino alla Calabria e della Sicilia. Era generalmente considerata dagli Autori come una semplice razza dell’A. equestris Dft., a diffusione euro-asiatica, che in Italia giunge fino al Gran Sasso e alla Majella. È specie prevalentemente montana. 170. Zabrus tenebrioides Gze. (JEANNEL, 1942, pag. 951). Tavoliere: Lucera! Murge: Altamura! Europa, compresa l’Inghilterra, ma più raro in quella settentrionale. Cau- caso, Asia Minore, Turcmenia, Turchestan occidentale. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, ma molto meno fre- quente nelle regioni meridionali. Non era noto della Sicilia, dove è stato recen- temente scoperto nella regione dello stretto: Milazzo! È specie a diffusione centroasiatico- -europea che vive in pianura e nelle zone collinari. Ha abitudini notturne e, come è noto, può essere dannoso ai ce- reali. 171. Zabrus ignavus Csiki. (JEANNEL, 1942, pag. 953). Murge: Gioia del Colle! Gravina di Puglia! Salento: Torre Sabina! Leuca! Torre S. Giovanni! Tremiti: Caprara, GRIDELLI, 1950, pag. 105. Europa sud-occidentale, Marocco e Algeria. Citato anche della Bosnia e della Dalmazia (APFELBECK, 1904, pag. 310), ma tali indicazioni si riferiscono ad altra specie (apfelbecki Ganglb.). 70 M. MAGISTRETTI Noto in Italia delle isole, dove é relativamente comune, e di poche località continentali della Venezia Giulia: Gorizia (MULLER, 1926, pag. 207), nella Puglia: quelle sopra indicate, in Lucania: Nova Siri! e in Calabria: Cutro (BURLINI, 1947, pag. 25), Gambarie! | E strano come tutte queste località della penisola si trovino sul suo versante orientale, dato che Z. ignavus è specie mediterranea occidentale (vedi fig. 4). La sua presenza nelle Tremiti, secondo GRIDELLI (l.c.) è di origine italiana e anch'io sono della stessa opinione (Vedi fig. 4). 172. Stomis pumicatus Panz. (SCHATZMAYR, 1925, pag. 10). Gargano: Monte Sant'Angelo; bosco lo Sfrizzo, HOLDHAUs, pag. 437. Foresta Umbra! Europa media e meridionale, Gran Bretagna e Irlanda. Raro nelle regioni settentrionali. Caucaso, Asia Minore. In tutta Italia e in Sicilia. E specie a diffusione euro-anatolica, che vive in pianura e nelle regioni montuose, su terreni umidi o è ripicola. 173. Pterostichus cupresus L. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 232 e 1942-43, pag. 58). Tavoliere: Lucera! Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, Holdhaus, 1911, pag. 437. Foresta Umbra! Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 84. Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Caucaso, Siberia, Tur- chestan occidentale, Kirghisia, Asia Minore, Siria. In tutta Italia e nelle isole, compresa quella del Giglio. Della Calabria è stata descritta una ssp. calabrus Flach, che è la forma più o meno dominante nelle regioni centrali e meridionali. Non è morfologicamente distinguibile dalla forma tipica e non è caratterizzata che da una spiccata tendenza al melanismo. Ad essa appartengono anche gli esemplari del Gargano, ma credo che il valore di questa forma sia molto dubbio. x E specie a diffusione euro-asiatica, euriecia e eurizonale. Pterostichus nitidus splendens Gené. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 194, e 1942-43, pag. 61). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Cito dubitativamente questa specie, sia perchè essa non è mai più stata catturata al lago di S. Giovanni, località visitata da tutti i raccoglitori, sia perchè sarebbe questa l’unica conosciuta sul continente. In Italia infatti, mitidus Dej. è noto solamente della Sardegna e della Sicilia. Gli esemplari sopra citati, « abbastanza rari», sono stati determinati da J. Daniel ed è difficile pensare a un errore di determinazione da parte di questo valente entomologo, tanto più che splendens ha generalmente proprio un colore metallico splendente e difficilmente può essere confuso con altra specie. Esi- stono però anche forme scure, quasi nere, e in questo caso non sarebbe forse im- possibile una confusione con crenatus Dej. che si trova in Calabria e in Puglia. Anche questa specie non è però mai più stata raccolta sul Gargano. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 71 P. mtidus ha una diffusione mediterranea occidentale e credo che il valore della ssp. splendens sia molto discutibile. Fig. 4 - Geonemia di Zabrus ignavus. 174. Pterostichus crenatus Dej. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 165 e 1942-43, pag. 61). Murge: Alveo lago Macchiapiana, FocarILE, 1959, pag. 84. | Penisola Iberica; Isole Cicladi e Creta (APFELBECK, 1904, pag. 256); A- frica Minore; Cirenaica (GRIDELLI, 1930, pag. 34); isole Canarie. Probabilmente l’esatta diffusione di questa specie non è ancora ben nota. In Italia la forma tipica si conosce della Sicilia, Calabria e Puglia, mentre in Sardegna è sostituita dalla ssp. sardous Schatzm. | Come ho detto sopra, la citazione di P. nitidus splendens Gené di HoLDHAUS potrebbe forse riferirsi a questa specie. P. crenatus ha una diffusione mediterraneo-macaronesica. 175. Pterostichus inquinatus Strm. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 198 e 1942-43, pag. 65). Murge: Grottaglie, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Albania, Serbia, Corfù, Zante, Attica (APFELBECK, 1904, pag. 257). Mace- donia, lago di Neusiedl (SCHATZMAYR, l.c.). 72 M. MAGISTRETTI Cito dubitativamente anche questa specie, che non è mai più stata segna- lata in Italia. SCHATZMAYR, che molto probabilmente non conosceva o non aveva presente il lavoro di PAGANETTI, non ne parla, ma nella sua monografia del 1929 dice: « Forse potrà trovarsi nell’Italia meridionale ». Se la determinazione è esatta, si tratterebbe di un interessante caso di dif- fusione transadriatica o transionica. 176. Pterostichus cursor Del. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 205 e 1942-43, pag. 83). Gargano: Varano, HorpHaus, 1911, pag. 437. Paludi di Spinale! Costa mediterranea francese e atlantica da Bayonne a Bordeaux, Italia, Penisola Balcanica fino alla Grecia, lago di Neusiedl. Forse in tutta la penisola, tranne la catena alpina, e nelle isole, benchè non lo conosca di tutte le regioni. È specie a diffusione nordmediterranea, probabilmente di origine orien- tale. E luticola e alofila e vive prevalentemente in pianura. 177. Pterostichus macer Steph. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 205 e 1942-43, pag. 85). Tavoliere: Zapponeta! Europa media, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, e meridionale, tranne la Penisola Iberica. Danimarca, Siberia, l'urchestan. In Italia è distribuito con una certa regolarità e frequenza dall’ Appennino Ligure e Tosco-Emiliano fino all’Abruzzo; isolato si trova poi in Lucania: Melfi! e nell’unica località pugliese sopra riportata, che risulta nuova per la regione. Mi è noto infine della Laguna Veneta, dell’Istria e di alcune stazioni xeroter- miche preappenniniche del Veneto, dove sembra quindi un relitto termofilo, benchè la sua gravitazione sia nordica. Manca nelle isole. E specie a diffusione euro-asiatica, che vive prevalentemente nelle regioni basse, umide e paludose. 178. Pterostichus nigrita F. (ScHATZMAYR, 1929 b, pag. 214 e 1942-43, pag. 83). Gargano: Foresta Umbra; alveo di St. Egidio; Bosco Sfilze, GRIDELLI, 1949, pag. 157. Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 85. Brindisi! Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Islanda, Caucaso, Siberia, Turchestan occidentale, Asia Minore, Marocco, come relitto glaciale nel Medio Atlante (ANTOINE, 1957, pag. 214). In tutta Italia, in Corsica e in Sicilia, dove mi è noto solamente dei M. Nebrodi! Luicioni (1929, pag. 116) lo cita anche della Sardegna, È specie a diffusione euro-asiatica. Secondo FocaRILE (l.c.) vivrebbe di preferenza presso le acque limpide correnti, bene ossigenate, a substrato ghia- ioso o sabbioso. Pur essendo sempre legata all'acqua e spesso fortemente igrofila, l’ho trovata molto frequentemente anche su terreni paludosi, o fortemente umidi, fra detriti vegetali, sia in pianura che nelle zone montuose. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 73 179. Pterostichus gracilis De). (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 218 e 1942-43, pag. 84). Gargano: San Giovanni ER HOLDHAUS, 1911, pag. 437. Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, ma raro nelle regioni set- tentrionali. Caucaso, Siberia, Kirghisia. In Italia mi è noto della Venezia Giulia (SCHATZMAYR, 192911. cosicdel Veneto orientale: Marghera! e della penisola appenninica dall’ Emilia fino al Lazio: Maccarese! e alla Lucania: Bosco di Policoro (Focarile, 1959, pag. 85). SAINTE-CLAIRE DEVILLE (1906-14, pag. 27) lo indica della Corsica e lo conosco anche della Sardegna! Manca invece in Sicilia. BUCCIARELLI e SOPRACORDEVOLE (1958, pag. 202) descrivono su esemplari di Mestre una nuova razza giordanü, che citano solamente di Vienna, mentre non conoscono la forma tipica che della Sardegna e sembrerebbe che non aves- sero veduto altro materiale italiano. Non è quindi possibile farsi un’idea della distribuzione in Italia nè del valore di questa nuova forma. P. gracilis ha una diffusione euro-asiatica ed è paludicolo e luticolo. 180. Pterostichus niger Schall. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 244 e 1942-43, pag. 92). Gargano: Cagnano Varano, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 157. Salento: Torre Colimena, FOCARILE, in litt. Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Caucaso, Siberia, Tur- chestan occidentale, Asia Minore, Persia settentrionale. In tutta Italia fino all’Aspromonte. SAINTE-CLAIRE DEVILLE (1906-14, pag. 27) lo indica anche della Corsica e Luigioni (1929, pag. 116) della Sardegna. Manca in Sicilia. E specie a diffusione euro-asiatica che vive su terreni umidi o paludosi, sia in pianura che nelle zone montuose. 181. Pterostichus elongatus Dft. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 209 e 1942-43, pag. 87). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Europa medio-orientale e meridionale, Africa Minore. Anche questa specie mi è nota, o è citata, solamente della Venezia Giulia, del Veneto orientale: Marghera! e della penisola appenninica a partire dall’E- milia fino al Lazio: Maccarese! e al Gargano. Si trova poi nelle isole. P. elongatus ha una diffusione euro-maghrebina, è luticolo e alofilo e vive in pianura. 182. Pterostichus melas italicus Dei. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 224 e 1942-43, pag. 92). Tavoliere: Lucera! Zapponeta! Gargano: Lago di Varano; alveo di St. Egidio; Bosco Ginestra; Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 157. San Giovanni Rotondo! San Menaio! Rodi Garganico! Montenero! Paludi di Spinale! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Altamura; Grottaglie; Matera, SCHATZMAYR, 1929, lc. Alveo lago Macchipiana, FOCARILE, 1959, pag. 85. Barletta! Bisceglie! Monopoli! Gioia del Colle! Noci! Ostuni! Salento: Brindisi! Mociglia! Lecce! Casarano! Laghi di Alimini! S. Maria di Capo Leuca! La specie, sensu lato, è diffusa nell’ Europa media e in quella sud-orientale. Caucaso. 74 M. MAGISTRETTI In Italia, secondo MÜLLER (1926, pag. 215) la forma tipica, dell’Europa media, si troverebbe in Carnia, Friuli e lungo il medio Isonzo, mentre sul Carso Triestino e in Istria esisterebbe la ssp. depressus Dej., o almeno una forma che le si avvicina molto, propria della Penisola Balcanica. Nel resto della penisola, tranne la catena alpina, in Sicilia e nelle isole d’Elba e del Giglio, vive la ssp. italicus, che arriva fino alla Francia sud-occidentale. Anche SCHATZMAYR (l.c.) accetta queste distinzioni. Secondo GRIDELLI invece (1926, pag. 448), in Italia non esisterebbe che la ssp. italicus e soltanto nel Veneto e nella Venezia Giulia si troverebbero delle forme di passaggio alla tipica. La ssp. depressus dei Balcani dovrebbe poi essere messa in sinonimia con la ssp. italicus perchè non distinguibile da quest’ultima. Accettando queste vedute si potrebbe supporre che le popolazioni italiane siano di origine orientale e probabilmente a diffusione transadriatica, però GRI- DELLI stesso (1949, I.c.), che considera gli esemplari del Gargano come apparte- nenti alla ssp. italicus, non accenna alla loro provenienza. In realtà il P. melas è molto variabile e credo che difficilmente, almeno in Italia, si possa separare in razze ben caratterizzate. HoLpHaus (1911, pag. 437) indica del Gargano, come « comune ovunque » il P. vulgaris L. mentre non cita il melas. Penso che si tratti di un lapsus o di un errore di determinazione, anche perchè il vulgaris non solo non è mai stato cat- turato in Puglia, ma non mi è noto sicuramente che delle regioni settentrionali fino all’Emilia, benchè sia segnalato anche della Toscana fino al M. Amiata (DELLA BEFFA, 1909, pag. 230) e dell’isola d'Elba (HoLpHaus, 1923, pag. 86). P. melas Creutz. ha una diffusione europea e vive tanto in pianura che nelle zone montuose, generalmente su terreni argillosi. 183. Pterostichus bicolor amorei Ganglb. (SCHATZMAYR, 1929 b, pag. 323, e 1942-43, pag. 100). Murge: San Basilio Mottola, SCHATZMAYR, 1929, Loc. È specie che si può considerare endemica italiana, alpino-appenninica, benchè si trovi anche in Francia in qualche località presso il confine. La forma tipica è propria delle Alpi Cozie e Marittime e dell’ Appennino Ligure e Toscano; la ssp. amorei del resto della catena fino alla Sila. Credo che sia lecito qualche dubbio sull’esattezza della località, benchè non si possa considerare come sicuramente errata. Non solo PAGANETTI (1917), che vi ha lungamente e diligentemente cercato, non ha mai trovato questa specie, ma essa vive anche in ambienti ben diversi da quelli di San Basilio. E probabile che la cattura, o almeno l’indicazione sopra riportata, si debba a Falzoni, che aveva effettuato raccolte nello stesso periodo anche in Lucania. P. bicolor Arag. è montano e prevalentemente silvicolo. 184. Abax ater curtulus Frm. (SCHATZMAYR, 1945, pag. 25). Gargano: Lago di Varano; Bosco Ginestra; Bosco Sfilze; Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 157. La specie, sensu lato, è diffusa nell'Europa media, comprese la Gran Bre- tagna e l’Irlanda, fino alla Spagna settentrionale, alla Bosnia e alla Serbia. Verso oriente giunge fino alla Polonia e a Kiew. E rara e isolata nelle regioni settentrio- nali. Essa è stata suddivisa in numerose forme, sul cui valore e sulla cui delimi- tazione gli specialisti non sono però sempre d’accordo. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 75 In Italia, secondo il lavoro citato di SCHATZMAYR, non esisterebbe la forma tipica, che vi sarebbe sostituita da sette razze. La ssp. curtulus è quella che po- — pola l'Appennino, dal Tosco-Emiliano fino all’ Aspromonte. Considerato nel suo insieme, A. ater si trova in tutta la penisola, ma non è noto delle isole. È specie a diffusione europea, che vive tanto in pianura che nelle zone montuose ed è prevalentemente silvicola. 185. Percus bilineatus Dei. (D’AMORE Fracassi, 1903, pag. 61). Gargano: Lago di S. Giovanni; Cagnano Varano, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Torre Spinale! Murge: Palagiano! Massafra! E specie endemica italiana, appenninica. Noto, oltre che della Puglia, dell'Appennino Abruzzese: M. Marsicano! Parco Nazionale! Altipiano del Matese! di quello Campano; M. Cervialto! e di quello Calabro-Lucano: M. Pollino! In tutte questa località è esclusivamente montano. Sembra quindi strana la sua presenza in Puglia in regioni poco elevate e persino presso il mare e viene spontaneo di pensare che queste ultime popo- lazioni appartengono in realtà ad una specie diversa. Purtroppo i numerosi esem- plari pugliesi da me veduti erano quasi tutti già morti e incompleti al momento della raccolta e, benchè fossero apparentemente identici a quelli dell'Appennino, non si prestavano ad un esame particolareggiato, e specialmente a quello dei loro organi genitali. a: Pur considerando che P. bilineatus è stato descritto di « Napoli» e che gli esemplari del Gargano, secondo HoLpHaus (l.c.) sono «tipici brunnetpennis Costa (= bilineatus Dej.) », sarebbe augurabile di poter disporre di un più ampio materiale per uno studio più approfondito, anche perchè si tratta di una specie molto variabile e spesso non correttamente determinata. Secondo BEDEL (1895-1925, pag. 179), ad esempio, essa sarebbe identica a lineatus Sol. e la cita perciò della Tunisia e dell’Algeria, dove invece manca sicuramente. LurcionI (1929, pag. 124) attribuisce gli esemplari appenninici al bilineatus e quelli di Napoli, di Capri, del Gargano e di Trapani al /ineatus. Quest'ultimo è invece nettamente distinto dal bilineatus e non si trova da noi che nella Sicilia sud-occidentale. I Percus sono certamente elementi antichi, a diffusione circumtirrenica, e la loro provenienza in Puglia è di origine occidentale. 186. Platyderus dalmatinus Mill. (BinacHI, in MAGISTRETTI, 1955, pag. 23). Gargano: Monte Sant’ Angels: In di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Mon- tenero! Foresta Umbra! Dalmazia, Erzegovina, Montenegro (APFELBECK, 1904, pag. 279). Citato da HoLpHaus (l.c.) come neapolitanus Reiche è stato invece rico- nosciuto come identico al dalmatinus da BINAGHI. Si tratta quindi di un altro caso di distribuzione transadriatica. È specie a diffusione sudeuropea orientale. 76 M. MAGISTRETTI 187. Calathus circumseptus Germ. (SCHATZMAYR, 1937 a, pag. 8). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Tremiti: San Domino, GRIDELLI, 1959, pag. 233. Europa mediterranea e Africa Minore. Benchè LEonr (1908, pag. 73) lo indichi di tutta Italia e delle isole, la sua diffusione mi risulterebbe molto più ristretta e la sua distribuzicne discontinua. A me è noto della Liguria: Genova! dell'Emilia! Toscana! e Lazio! e sul ver- sante orientale solamente del Gargano. E comune invece nelle isole, comprese la Capraia, il Giglic, Pianosa, le Tremiti, Pantelleria e Malta. E specie a diffusione nordmediterraneo-maghrebina che vive presso i corsi d’acqua o su terreni umidi, generalmente in pianura. 188. Calathus montivagus De}. (SCHATZMAYR, 1937 a, pag. 9). Gargano: Bosco Spigno, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Murge: Grottaglie, PAGANETTI, 1907, pag. 70. È specie endemica italiana, siculo-appenninica. | La forma tipica, descritta della Sicilia, dove è relativamente comune, mi è nota di parecchie località della Calabria e della Campania, oltre che della Pu- glia, mentre non la conosco della Lucania, dove però è quasi certamente presente. LeoNI (1908, pag. 61) la indica anche del Lazio: M. Circello. Più a settentrione essa è sostituita dalla ssp. bellieri Gaut., che si trova in Toscana e nell’ Umbria. Credo che la citazione per Cuneo (SCHATZMAYR, l.c.) sia dovuta a un lapsus e che essa si debba probabilmente riferire all’affine rubripes Dei. C. montivagus è prevalentemente submontano. 189. Calathus fuscipes latus Serv. (SCHATZMAYR, 1937 a, pag. 26). Tavoliere: Serracapriola! Lucera! Gargano: Bosco Ginestra; alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 158. Monte Sant'Angelo! Montenero! Torre Spinale! San Giovanni Rotondo! Vico del Gargano! Foresta Umbra! i Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Bari; Matera, SCHATZMAYR, Lc. Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 87. Castel del Monte! Barletta! Bisceglie! Cerignola! Bitetto! Giovinazzo! Altamura! Massafra! Grottaglie! Noci! Squinzano! Gravina di Puglia; Ostuni! Salento: Brindisi! Lecce! Zollino! Laghi di Alimini! Otranto! Porto Badisco! Casa- rano! Lucugnano! Caprarica del Capo! Novaglie! S. Maria di Capo Leuca! La specie, sensu lato, è diffusa in tutta Europa, comprese la Gran Bre- tagna e l'Irlanda, tranne però la Penisola Iberica meridionale, nel Caucaso, nel- Asia Minore, Siria, Palestina e Persia settentrionale, nell'Africa Minore e in Cirenaica, suddivisa in parecchie razze. In Italia non si trova la forma tipica che è sostituita in tutta la penisola, dalle Alpi all’Aspromonte, da un complesso di forme difficilmente caratterizza- bili che vengono riunite sotto il nome di ssp. latus. In Istria però si trovano già esemplari della ssp. graecus Dej. della Penisola Balcanica e nella Sicilia nord- occidentale si hanno delle popolazioni formate da individui più robusti che co- stituiscono la ssp. testudinarius Gaut. C. fuscipes latus mi è noto poi anche della Corsica, della Sardegna, del resto della Sicilia e delle isole d'Elba e del Giglio. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA tid Gli esemplari pugliesi sembrano identici a quelli appenninici e il loro popolamento deve essere avvenuto dal settentrione. | C. fuscipes Gze ha una diffusione euro-anatolico-sudmediterranea. È eu- riecio e vive tanto in pianura come nelle regioni montuose. 190. Calathus mollis Marsh. (SCHATZMAYR, 1937 a, pag. 37). Tavoliere: Lucera! Gargano: Alveo di St. Egidio, GRIDELLI, 1949, pag. 158. Lago di Varano! San Giovanni Rotondo! Vico del Gargano! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1907, pag. 70. Alveo lago Macchiapiana, FocarILE, 1959, pag. 97. Spinazzola! Gioia del Colle! Bitetto! Martina Franca! Gravina di Pu- glia! Altamura! Fasano! Selva di Fasano! Noci! Ceglie Messapico! Specchiolla! Matera! Salento: Torre Sabina! Lecce! San Cataldo! Torre Lapillo! Martano! Tremiti: San Domino; San Nicola; Caprara, GRIDELLI, 1950, pag. 233. Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, ma più raro nelle regioni centrali e settentrionali. Caucaso, Asia Minore, Siria, Palestina, Africa setten- trionale, tranne l'Egitto. | In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio, la Gorgona, la Capraia, Pianosa, le Tremiti, Linosa, Pantelleria (LIEB- MANN, 1962, pag. 1), Malta. È specie a diffusione euro-anatolico-sudmediterranea. Vive su terreni umidi argillosi, generalmente in pianura nelle regioni settentrionali, ma in quelle me- ridionali anche nelle montuose. 191. Calathus melanocephalus L. (SCHATZMAYR, 1937 a, pag. 40). Gargano: San Marco in Lamis! La geonemia di questa specie non è ancora probabilmente ben nota, po- tendo essa venire facilmente confusa con C. mollis Marsh. Presente certamente in tutta l'Europa media e settentrionale, nella Gran Bretagna, in Irlanda e nel- l'Islanda, in quella meridionale la sua diffusione è più ristretta. Nella Penisola Iberica non supera la regione di Madrid e anche nella Penisola Balcanica è pro- babilmente limitata alle zone centrali e settentrionali. Si trova poi in Siberia, nel Turchestan occidentale, nella Mongolia settentrionale, in Kirghisia e nel Caucaso. Isolata, anche nel Marocco sull’Atlante, mentre è dubbia la sua pre- senza in Algeria e in Tunisia. In Italia C. melanocephalus è noto di tutta la penisola fino alla Sila e della Corsica e Sardegna, mentre manca in Sicilia. PAGANETTI (1907, pag. 70) lo cita anche di San Basilio Mottola, dove con- vivrebbe quindi con mollis Marsh. Pur non potendo escludere l’esattezza di que- sto dato, credo che esso meriti conferma. È specie a diffusione euro-asiatica, euriecia, che vive prevalentemente nelle regioni montuose. 192. Calathus piceus Marsh. (ScHATZMAYR, 1937 a, pag. 46). Gargano: Lago di S. Giovanni; Bosco lo Sfrizzo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Foresta Umbra. Europa occidentale: Svezia meridionale, Danimarca, Olanda, Belgio, Gran Bretagna e Irlanda, Germania occidentale, Francia occidentale, Penisola Iberica occidentale. 78 M. MAGISTRETTI In Italia mi è noto delle regioni centrali e meridionali, a partire dall’ Abruzzo: Altipiano del Matese! e dalla Campania: M. Cervialto! fino all’Aspromonte: Gambarie! Manca invece nelle isole. E notevole il fatto che le popolazioni italiane siano nettamente disgiunte dalle altre europee perchè C. piceus, oltre che mancare nelle isole tirreniche, non si trova neppure in Francia ad oriente del Rodano e in genere lungo la costa mediterranea e anche nella Penisola Iberica sembra limitato ai M. Cantabrici e al Portogallo (Vedi fig. 5). Non è facile definire la diffusione di questa ‘specie che si potrebbe indicare come atlantica o atlanto-mediterranea. Si tratta però indubbiamente di un ele- mento occidentale. In Italia è prevalentemente submontano e silvicolo. 193. Pristonychus cimmerius fiorii Leoni. (LEONI, 1907, pag. 60). Tavoliere: San Severo! Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Rignano Garganico! Murge: Palagiano, GripELLI, 1950, pag. 107. Gr. del Parco Tavolino, 43 Pu.; Gr. di Monte Sannace, 44 Pu.; Gr. di Cassano, 45 Pu., Rurro, 1955, pag. 90. Gioia del Colle! Matera! Tremiti: San Nicola! \ La forma tipica è nota della Dalmazia: Lissa, dell’ Albania: Durazzo e di parecchie località della Grecia continentale e insulare (GRIDELLI, l.c.). Forse anche a Costantinopoli, in Crimea e nel Caucaso. In Italia è sostituita dalla ssp. fior, che conosco, oltre che delle località pugliesi sopra indicate, della Campania: dintorni del lago Laceno! nei M. Pi- centini, e della Lucania: M. Vulture! Lavello! Si trova anche in Calabria, senza più precise indicazioni (LEONI, l.c.). Non era conosciuto fino ad ora delle Tre- miti. specie a diffusione nordmediterranea orientale, transionica e, secondo GRIDELLI, paleoegeica meridionale. E eutroglofila. 194. Pristonychus algerinus Gory. (JEANNEL, 1937, pag. 99). Murge: Bisceglie! Europa sud-occidentale e Africa Minore. Secondo MULLER (1926, pag. 236) anche nelle isole della Dalmazia. APFELBECK (1904, pag. 276) non lo cita, ma vi indica invece il terricola Hbst., credo pero a torto. Noto in Italia di tutta la penisola appenninica e delle isole, comprese quelle del Giglio, Pantelleria e Lampedusa. Si trova anche nella Venezia Giulia (MUL- LER, l.c.) mentre delle altre regioni settentrionali lo conosco solamente, come relitto termofilo, del Veneto: Verona! Avesa! Gr. Covolo di Costozza (M. Be- rici)! È specie a diffusione mediterranea occidentale, eutroglofila, e vive quasi esclusivamente nelle regioni basse. La sua presenza nelle isole dalmate è di ori- gine transadriatica occidentale. 195. Laemosthenes venustus De. (JEANNEL, 1937, pag. 84). Gargano: Foresta Umbra, GRIDELLI, 1949, pag. 158. San Marco in Lamis! Monte Sant’Angelo! Europa mediterranea, dalla Francia meridionale alla Crimea, nell’Asia Minore e in Siria. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 79 LuicionI (1929, pag. 130) l’indica di tutta Italia, della Corsica e della Si- cilia, indicazioni che probabilmente vanno ristrette. Manca certamente nella regione alpina e anche a Nord del Po sembra molto raro. Delle regioni meridio- nali non lo conosco della Calabria. Fig. 5 - Geonemia di Calathus piceus. E specie a diffusione nordmediterranea orientale e la sua presenza in Italia è probabilmente di origine circumadriatica. 196. Synuchus nivalis Panz. (JEANNEL, 1942, pag. 840). Gargano: Lago di Varano, GRIDELLI, 1949, pag. 158. Foresta Umbra! Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Caucaso, Siberia, Tur- chestan occidentale, Asia Minore. Probabilmente in tutta Italia, ma nelle regioni meridionali soltanto isolato su massicci montuosi. La località più meridionale a me nota è il M. Pollino! SAINTE-CLAIRE DEVILLE (1906-14, pag. 24) lo indica della Corsica e RAGUSA (1883-1912, pag. 59) delle Madonie, in Sicilia. Sembra mancare in Sardegna. La sua provenienza in Puglia è certamente di origine settentrionale. L’esemplare citato da GRIDELLI è stato molto probabilmente fluitato da qualche stazione montana. E specie a diffusione euro-asiatica, prevalentemente silvicola e submontana. 80 M. MAGISTRETTI 197. Odontonyx fuscatus Dej. (JEANNEL, 1942, pag. 871). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni; HoLpHaus, 1911, pag. 437. Murge: Alveo lago Macchiapiana, FocARILE, 1959, pag. 87. Noci! Salento :. Tricase! Europa mediterranea, isole del Dodecaneso, Africa Minore, Tripoli. Coste atlantiche africane e europee da Mogador a La Rochelle, in Francia. Madera e Canarie. E citato anche dell’Asia Minore: Sabandja (BODEMEYER, 1900, pag. 105), ma credo che tale indicazione meriti conferma. In tutta l’Italia appenninica, a partire dalla Liguria: Genova! e dall’ Emilia: Cervia! Brisighella! e nella Venezia Giulia (MULLER, 1926, pag. 242). Si trova poi nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio, la Capraia, Ustica, Pantelleria e Malta. E specie a diffusione atlanto-mediterraneo-macaronesica che vive in pia- nura e nelle zone montuose su terreni argillosi asciutti. 198. Odontonyx glabricollis Germ. (JEANNEL, 1942, pag. 871). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. San Giovanni Rotondo! San Marco in Lamis! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Gioia del Colle! Massaf:a! Salento: Torre Sabina! Alezio! Novaglie! Porto Cesareo! Torre Colimena! Tremiti: San Domino; San Nicola; Caprara, GRIDELLI, 1950,..pag. 233. Non credo che la geonemia di questa specie sia ben nota, anche perchè non è ben chiarita la sua sistematica. Indicata generalmente del bacino del Me- diterranec e rappresentata nella Penisola Iberica e nell’Africa Minore dalla ssp. hispanicus Dej. Quest'ultima viene però anche considerata come specie distinta e nell’Africa Minore si avrebbe invece lO. puncticollis Luc., pure specie distinta o forze razza dell’hispanicus (ANTOINE, 1957, pag. 229). La diffusione di O. glabricollis è quindi probabilmente limitata all’ Europa mediterranea, a partire dalla Francia fino alla Grecia e alle isole del Dodecaneso (SCHATZMAYR, 1935, pag. 243). In Italia si trova probabilmente in tutta la penisola, tranne che nelle Alpi e nelle Prealpi, ed è nota delle isole, comprese quelle del Giglio, Zannone, le Tremiti, Linosa e Lampedusa. È specie a diffusione nordmediterranea a gravitazione orientale. Vive ge- neralmente in pianura su terreni asciutti. 199. Agonum marginatum L. (MULLER, 1926, pag. 247). Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 88. Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, Siberia, T'urchestan occi- dentale, Asia Minore, Siria, Palestina, Creta, Africa Minore, Cirenaica, Canarie, Madera, Azzorre. La distribuzione di questa specie in Italia sembra discontinua. Delle re- gioni settentrionali mi è nota solamente di alcune località del ‘Trentino meridio- nale: Rovereto! Andalo! ed è citata della Venezia Giulia (MÜLLER, 1926, pag. 246). Non la conosco poi che dalla ‘Toscana fino alla Sila e delle isole, compresa quella del Giglio. Sembra quindi mancare in tutta la Pianura Padana. A. marginatum ha una diffusione paleartica occidentale. È ripicolo e lu- ticolo e vive generalmente in pianura. «| CICINDELIDI E CARABIDI Di PUGLIA 81 200. Agonum viridicupreum Gze. (MULLER, 1926, pag. 246). Gargano: Foresta Umbra! Salento: Torre Colimena; San Pietro, FOCARILE, in litt. Europa media e meridionale, Asia Minore. La diffusione di questa specie varia secondo gli Autori. Mentre, ad esem- pio, per Horton (1941, pag. 315) essa sarebbe solamente europea, per MULLER (l.c.) e JEANNEL (1942, pag. 883) si troverebbe anche in Siberia, indicazione che mi sembra molto dubbia. È citata anche dell’Africa Minore e del Turchestan, ma queste indicazioni si riferiscono rispettivamente a A. fulgidicolle Erichs. e tschitscherini Sem., specie distinte. Nessuno degli autori sopra citati la segnala dell’Asia Minore, dove invece esiste: Adana! e Bulghar Maaden! In Italia LuIGIONI (1929, pag. 133) l’indica praticamente di tutte le regioni, ma la sua diffusione mi risulterebbe melto più limitata. Di quelle settentrionali non la conosco che dell'Appennino Ligure: M. Misurasca! e mi è nota poi dai M. Sibillini e dal Lazio fino alla Sila. Manca nelle isole. A. viridicupreum ha una diffusione euro-anatclica ed è ripicolo e luticolo. Dai dati in mio possesso vivrebbe prevalentemente nelle regioni montuose. 201. Agonum numidicum Luc. (JEANNEL, 1942, pag. 886). Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 88. Andalusia e Africa Minore. Questa specie non era nota fino a qualche anno fa che della Corsica, Sar- degna e Sicilia ed è stata trovata sul continente, sia in Puglia nella località sopra indicata, che in Calabria: Capo Rizzuto (Crotone), da Focarile. A. numidicum ha una diffusione tirrenico-maghrebina ed è luticota. La sua presenza sul litorale ionico è particolarmente notevole. 202. Agonum sordidum gridellii Schatzm. (MÜLLER, 1926, pag. 248). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. La specie, sensu lato, è diffusa in Dalmazia, nell’Albania, Montenegro e Grecia, nelle Isole Ioniche, in Crimea, nel Caucaso e nell’ Asia Minore. In Italia la forma tipica è sostituita dalla ssp. gridellu, che si trova nell’Istria fino a Trieste (MULLER, l.c.), nel Veneto: Venezia (GRIDELLI, 1950, pag. 108) e nella penisola appenninica dal” Emilia fino alla Calabria, Manca in Corsica e in Sardegna e la sua presenza in Sicilia è dubbia. A. sordidum Dej. ha una diffusione nordmediterranea orientale ed è lu- ticclo. HoLpHaus (l.c.) lo considerava come transadriatico, ma la sua presenza anche nel Veneto e nell’ Emilia fa supporre che sia invece di origine circuma- driatica. 203. Platynus ruficornis Gze. (JEANNEL, 1942, pag. 875). Tavoliere: Serracapriola! Gargano: San Menaio, GRIDELLI, 1949, pag. 158. Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Asia Minore, Africa Mi- nore, Tripolitania, Madera, Canarie, Azzorre. Importato anche nell’ America settentrionale. 82 M. MAGISTRETTI In tutta Italia, tranne che in gran parte della catena alpina, e nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio e la Capraia. È specie che si può considerare ora come boreoanfiatlantica. È ripicola e vive in pianura e nelle zone montuose. 204. Platynus dorsalis Pont. (JEANNEL, 1942, pag. 895). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Foresta Umbra! Salento: Brindisi! Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, Caucaso, Siberia, Tur- chestan occidentale, Kirghisia, Asia Minore, Marocco. In tutta Italia e nelle isole. È specie a diffusione paleartica occidentale, ripicola ed eurizonale. 205. Masoreus wetterhalli Gyllh. (SCHATZMAYR, 1936, pag. 92). Gargano: Torre Spinale! Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 89. Europa media e meridionale, Inghilterra. Raro e isolato in quella setten- trionale. Caucaso, Siberia occidentale, Kirghisia, tutte le coste dell’Africa set- tentrionale, Canarie. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina e la Venezia Giulia, e nelle isole, comprese Linosa e Pantelleria (LIEBMANN, 1962, pag. 4). La sistematica di questa specie, almeno per quanto riguarda l’Italia, non è ancora chiarita e meriterebbe di essere riesaminata sulla base di un abbondante materiale. Oltre alla tipica, si troverebbero da noi altre due forme, e precisamente le ab. axillaris Küst. e testaceus Luc., che secondo Luicion1 (1929, pag. 136) coesisterebbero in diverse regioni. La prima, che non conosco direttamente con sicurezza, è considerata da JEANNEL (1942, pag. 1015) come una razza della Cor- sica, della Sardegna e dell’Italia meridionale. La seconda è certamente almeno una razza, propria dell’Africa settentrionale, e che conosco solamente di poche località della Sicilia e dell’isola di Linosa! Tutti gli esemplari della penisola da me veduti appartengono alla forma tipica. M. wetterhalli ha una diffusione paleartica occidentale e vive prevalente- mente in pianura su terreni sabbiosi. 206. Masoreus aegyptiacus Dei. (SCHATZMAYR, 1936, pag. 92). Salento: Tore S. Foca! A Costa settentrionale africana dall’Algeria all’Egitto, Siria e Palestina. M. aegyptiacus era gia stato citato d’Italia da Porta (1923, pag. 217) per la Calabria e la Sicilia, ma come semplice « varietà » di wetterhalli Gyllh. Lut- GIONI (1929, pag. 1011) riportava tali indicazioni, ma ponendole fra le specie la cui appartenenza alla nostra fauna è dubbia o da escludersi. FocARILE (1959, pag. 89) ne segnalava la probabile cattura di una numerosa serie fatta a Gallipoli ed altri esemplari pugliesi venivano raccolti da Marcuzzi. Infine, io stesso lo trovavo in Sicilia: foce del F. Belice e ne vedevo pure un esemplare di Pachino. Si tratta indubbiamente di una specie distinta, come già ritenevano GRIDELLI (1930, pag. 39) e SCHATZMAYR (l.c.) e come è provato anche dal fatto che essa convive con testaceus Luc. Già a prima vista il suo aspetto appare molto diverso CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 83 da quello di wetterhalli o delle sue forme, ma le differenze più notevoli che la caratterizzano sono la presenza di tre setole marginali sulle tibie posteriori invece di due e la forma del pronoto, molto pit ampio e trasversale. Ho confrontato gli esemplari italiani con altri di ‘Tel Aviv (Palestina) e dell’Egitto e non ho trovato fra loro differenze notevoli, tranne una certa variabilità nella statura, che si nota del resto anche fra quelli egiziani. Ritengo quindi che essi si possano attribuire all’aegyptiacus. E da notare anche che già REICHE aveva descritto della Sicilia un M. rotundipennis, che BEDEL (1895-1925, pag. 228) mette in sinonimia con questa specie. È tuttavia merito indiscutibile di FOCARILE la scoperta, o almeno la segnalazione, di questo interessante elemento nuovo per la fauna italiana e forse per Europa. Non è agevole stabilire ora il tipo di diffusione di M. aegyptiacus, nè spie- gare la sua provenienza in Italia. Sarebbe interessante poter riesaminare gli esem- plari della Grecia indicati come wetterhalli var. axillaris (APFELBECK, 1904, pag. 288) e ritengo non improbabile che la specie si possa trovare anche nella Penisola Balcanica. In questo caso le popolazioni italiane sarebbero transioniche. Anche M. aegyptiacus vive su terreni sabbiosi o argillosi, in pianura. 207. Lebia cyanocephala L. (Fiori, 1903 a, pag. 89). Tavoliere: Lucera! Gargano: Monte Sant'Angelo! Montenero! Murge: San Vito dei Normanni! Tremiti: San Domino, Cecconi, 1909, pag. 41. Europa, compresa l’Inghilterra, Caucaso, Siberia occidentale, Turchestan occidentale, Asia Minore, Siria, Palestina, Persia settentrionale, Marocco e Algeria. In tutta Italia e nelle isole, comprese l’Elba e le Tremiti. Penso che la sua provenienza: in quest'ultime sia di origine italiana. È specie a diffusione paleartica occidentale che vive sia in pianura che nelle zone montuose, sotto alle pietre o sugli arbusti. 208. Lebia humeralis Dei. (Fiori, 1903 a, pag. 97). Gargano: Monte Sant'Angelo; alveo di St. Egidio; Manfredonia, GRIDELLI, 1950, pag. 109. San Marco in Lamis! Murge. Altamura! Tremiti: San Domino! Europa sud-orientale, ma a Nord giunge fino alla Slovachia, a Vienna e alla Stiria meridionale (Horton, 1941, pag. 331). In Italia è nota della Venezia Giulia e di tutta la penisola appenninica fino al M. Pollino! e a Marina di Catanzaro! Manca invece nelle isole, tranne che in quella di Capri (LuIGIONI, 1929, pag. 137) e nelle Tremiti, dove la sua presenza risulta nuova. E specie a diffusione sudeuropea orientale che si trova in pianura e sui monti. Secondo GRIDELLI (l.c.) quella attuale italiana, circumadriatica, potrebbe benissimo derivare da una più antica transadriatica. 84 M. MAGISTRETTI 209. Lebia crux-minor nigripes Dei. (Front: 1903 a;4pas. 95): Gargano: Manfredonia, HorpHaus, 1911, pag. 437. La specie, sensu lato, è diffusa in tutta Europa, comprese la Gran Bretagna e l'Irlanda, nel Caucaso, Siberia, Turchestan occidentale, Giappone, Siria, Persia settentrionale, Marocco e Tunisia. In tutta Italia e in Sicilia. La forma tipica nelle regioni settentrionali e centrali; la forma nigripes, che vi si trova solamente come aberrazione, è sempre più abbondante in quelle meridionali fino a diventare predominante e ad assu- mere così un valore razziale. E specie a diffusione olopaleartica, euriecia. 210. Lebia trimaculata Vill. (Fiori, 1903 a, pag. 96). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. San Marco in Lamis! Europa meridionale, Asia Minore e Africa Minore. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, compresa l’Elba. | È specie a diffusione sudeuropeo-anatolico-maghrebina. Vive in pianura e sui monti sotto alle pietre e alle cortecce degli alberi. 211. Lebia lepida Brullé. (Fiori, 1903 a, pag. 97). Tavoliere: Trinitapoli, Fiori, 1906, pag. 203. x Descritta di Smirne, sulla costa mediterranea dell’Asia Minore, è citata di Rodi e della foce del F. Vardar, in Macedonia, da SCHATZMAYR (1935, pag. 91). APFELBECK (1904, pag. 324) la segnala dell’Attica e della Morea e BURMEISTER (1939, pag. 191) anche della Siria. Non conosco altre indicazioni della letteratura. In Italia L. lepida mi è nota, direttamente o indirettamente, oltre che della Puglia, soltanto della Lucania: foce del F. Sinni (FocariLE, 1959, pag. 89), della Calabria: foce del F. Crati (FOCARILE, l.c.), foce del F. Amato! e della Sicilia: Motta Sant'Anastasia (Ragusa, 1883-1912, pag. 38), località che si trova a 13 Km nell’entroterra a Ovest di Catania (Vedi fig. 6). E specie a diffusione nordmediterranea orientale ed è certamente di origine antica e transionica, benchè sia stranamente sfuggita all’attenzione di GRIDELLI (1950). Vive lungo le coste marine o a poca distanza da esse e sembra legata ai Tamaryx. 212. Demetrias atricapillus L. (JEANNEL, 1942, pag. 1038). Gargano: Monte Sant'Angelo; Bosco Spigno, HoLDHaus, 1911, pag. 437. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Salento: Lizzano, FOCARILE, in litt. Europa media, compresa l’Inghilterra, e meridionale. Danimarca. Asia Minore, Siria, Africa Minore. E spesso citata anche della Siberia, indicazione che credo meriti conferma. In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, comprese l’Elba e Malta. È specie a diffusione euro-anatolico-maghrebina, luticola, che vive nei can- neti presso gli stagni. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 85 213. Dromius linearis Ol. (MULLER, 1926, pag. 254). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Peschici! Tremiti: San Domino, GRIDELLI, 1950, pag. 234. Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, ma raro e sporadico in quella settentrionale. Caucaso, Creta, Siria, Dodecaneso, Africa Minore, Egitto. Fig. 6 - Geonemia di Lebia lepida. In tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio, le Tremiti, Pantelleria (LIEBMANN, 1962, pag. 1) e Malta. E specie a diffusione euro-sudmediterranea che vive su terreni umidi, dalla pianura fino ai 1500 m. 214. Dromius quadrimaculatus L. (MÜLLER, 1926, pag. 256). Gargano: Foresta Umbra! Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda. Verso oriente arriva fino alla Serbia. Caucaso. Forse in tutta Italia, tranne che in gran parte della catena alpina, e nelle isole. Direttamente non mi è noto però più a Sud della Campania e della Puglia. E specie a diffusione europea, prevalentemente silvicola. 86 M. MAGISTRETTI 215. Dromius melanocephalus Dej. (MULLER, 1926, pag. 256). Gargano: Bosco lo Sfrizzo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Europa media e meridionale, Gran Bretagna e Irlanda. Raro e isolato in quella settentrionale. Caucaso, Asia Minore, Africa Minore. In tutta Italia, tranne che in gran parte della catena alpina, in Sardegna e in Sicilia. Manca in Corsica. © | E specie a diffusione euro-anatolico-maghrebina, che vive presso i corsi d’acqua o su terreni umidi sotto ai detriti vegetali, in pianura e nelle zone mon- tuose. 216. Metabletus obscuroguttatus Dft. (Porta, 1923, pag. 221), Gargano: Foresta Umbra! Europa media e meridionale, Inghilterra meridionale, Marocco, ‘Tunisia, Madera. E citato anche della Cirenaica, ma credo che questa indicazione meriti conferma. Probabilmente in tutta Italia, tranne che in gran parte della catena alpina, e nelle isole. | E specie a diffusione euro-maghrebino-macaronesica, prevalentemente luticola. 217. Metabletus impressus Dej. (JEANNEL, 1942, pag. 1078). Gargano: Lago di Varano! Murge: Alveo lago Macchiapiana, FOCARILE, 1959, pag. 92. Salento: Brindisi! Europa sud-orientale, Cirenaica, Egitto. E citato anche del Marocco a- tlantico e dell’Algeria come ssp. decorus Bed., che ritengo sia specie distinta Sarebbe poi stato catturato una sola volta in Francia a Fontainebleau (JEANNEL, l.c.), indicazione che certamente merita conferma. In Italia è noto dell’Istria fino a Pola (MÜLLER, 1926, pag. 260), del Veneto: Venezia! e di tutta la penisola appenninica dal Monferrato fino all’Aspromonte. Si trova poi nelle isole. È specie a diffusione mediterranea orientale che vive su terreni aridi, in pianura e sui monti. La sua presenza nel Veneto e nell'Emilia fa supporre una sua origine circumadriatica. 218. Microlestes luctuosus Holdh. (HoupHaus, 1912, pag. 489). Gargano: M. Gargano, HoLpHaus, 1911, pag. 347. Murge: Bari! San Basilio Mottola! Foresta di Cagioni! Salento: Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 92. Europa meridionale, Caucaso, 'Turchestan, Asia Minore, Siria, Palestina, Africa Minore, Tripolitania, Madera e Canarie. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina. Non lo conosco però ancora del Veneto. Si trova poi nelle isole, comprese l’Elba, il Giglio, Zannone, Lampedusa, Pantelleria e Malta. È specie a diffusione paleotemperata, euriecia. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 87 219. Microlestes negrita Woll. (HoLpHaus, 1912, pag. 506). Gargano: M. Gargano, HoLDHAUSs, l.c. Europa meridionale, coste mediterranee dell’ Asia Minore, Siria, Palestina, Africa Minore, Canarie, Madera, Azzorre. In Italia questa specie non mi risulta citata per la penisola che del M. Gar- gano, mentre è discretamente comune in Corsica, Sardegna e Sicilia. M. negrita ha una diffusione nordmediterraneo-maghrebino-macaronesica. Le località che mi sono note delle isole sono prevalentemente submontane. 220. Microlestes fulvibasis Reitt. (HoLpHaus, 1912, pag. 512). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa meridionale, Caucaso, Turchestan, Asia Minore, Siria, Persia settentrionale. BEDEL (1895- -1925, pag. 290) lo indica anche dell’ Algeria e della Tunisia. In tutta la nemisola appenninica, nella Venezia Giulia e in alcune località del Trentino meridionale. Corsica, Sardegna, isola del Sigh: LuicionI (1929, pag. 140) lo cita anche della Sicilia. È specie a diffusione paleotemperata che vive su terreni umidi, prevalen- temente nelle regioni non elevate. 221. Microlestes”fissuralis Reitt. (HoLpHaus, 1912, pag. 527). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. . Europa sud-orientale. Verso Nord giunge fino a Vienna e al lago di Neu- siedl. Caucaso, Transcaspia, Asia Minore, Siria. In Italia si trova nell’Istria (MÜLLER, 1926, pag. 263), nel Veneto: Lignano (MARZUTTINI, 1955, pag. 442), nella penisola appenninica e in Corsica. È specie a diffusione centroasiatico-europea che vive su terreni argillosi nelle fessure del terreno. Anche in questo caso la sua presenza nel Veneto e nel- l’Emilia fa supporre che la sua origine sia circumadriatica. 222. Microlestes abeillei Bris. (HoLpHaus, 1912, pag. 528). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Murge: Bari! Gioia del Colle! Matera! Europa sud-occidentale dalla Penisola Iberica fino alla Dalmazia e all’Er- zegovina. Africa Minore, Tripolitania e Cirenaica. Suddiviso in tre razze. In Italia la forma tipica si trova nelle regioni centrali e meridionali a par- tire dalla Toscana: Poggio Cavallo! fino alla Calabria: Marina di Catanzaro! in Corsica e nelle isole d'Elba e del Giglio. In Sardegna è sostituita dalla ssp. sardous Holdh.; in Sicilia, a Lampedusa e a Malta dalla ssp. brisout: Holdh., che è quella dell’Africa settentrionale. È specie a diffusione mediterranea occidentale che vive su terreni asciutti nelle fessure del terreno. La sua presenza in Dalmazia e nell’Erzegowina è cer- tamente di origine transadriatica. 88 M. MAGISTRETTI 223. Cymindis (Pseudomasoreus) canigouensis Frm. (JEANNEL, 1942, pag. 1040). Gargano: Bosco lo Sfrizzo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Il genere è rappresentato da quattro specie, tre delle quali proprie del Ma- dagascar e una del Mediterraneo occidentale. Anche la distribuzione di P. canigouensis Frm. sensu lato è veramente in- teressante. La forma tipica è conosciuta soltanto nella Francia meridionale dei Pirenei orientali, centrali e di poche località del bacino della Garonna. Ricom- pare poi come ssp. chaudotri sui massicci montuosi dell’ Algeria, sul Medio A- tlante, in Marocco, e in Italia e Sicilia (Vedi fig. 7). Oltre che ad essere così di- scontinua, la specie sembra anche essere molto rara e secondo ANTOINE (1962, pag. 563) in un secolo non ne sarebbero stati trovati complessivamente che una trentina di esemplari, cinque dei quali nel Marocco. Credo quindi utile indicare qui tutte le località fed one che mi sono diret- tamente o indirettamente note. Marche: M. Conero! Lazio: M. Calvario! Roma! Campania: Vallo della Lucania! isola d’Ischia! Calabria: Sant'Eufemia d’ Aspro- monte (PAGANETTI, in litt.); Sicilia: Ficuzza, Castelbuono (Fiori, 1914, pag. 185). Messina! Fiumedinisi! Isola di Pantelleria (LIEBMANN, 1962, pag. 1). A puro titolo di curiosità si può osservare che anche la nomenclatura di questa specie è interessante. Descritta come canigoulensis da FAIRMAIRE, il suo nome venne corretto da BEDEL (1895-1925, pag. 251) in caniguensis e infine da ANTOINE (l.c.) in canigouensis. Credo che quest’ultima sia la versione esatta perchè la località tipica è il M. Canigou, nei Pirenei (Vedi fig. 7). 224. Cymindis axillaris adriatica Müll. (SCHATZMAYR, 1944, pag. 123). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. San Giovanni Rotondo! San Marco in Lamis! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Matera, GRiDELLI, 1950, pag. 234. Martina Franca! Gravina di Puglia! Salento: Alessano, GRIDELLI, 1950, pag. 234. Torre Castelluccia, FOCARILE, 1959, pag. 94. Bosco di Ugento, FOCARILE, in litt. Porto Badisco! Tremiti: San Domino; San Nicola; Caprara, GRIDELLI, 1950, pag. 234. Non credo possibile indicare, anche approssimativamente, la diffusione di C. axillaris sensu lato, dato che ne sono state descritte numerosissime forme eu- ropee, africane e asiatiche che sono diversamente interpretate dai vari Autori e 1 cui caratteri distintivi sono spesso incerti e variabili. Anche le popolazioni italiane non sono ancora chiaramente delimitabili, ma nel loro complesso popolano tutta la penisola, tranne gran parte della catena alpina e la Pianura Padana. Sono presenti anche nella Sicilia settentr. La ssp. adriatica, descritta della Dalmazia, si trova forse anche nel Monte- negro e in Grecia. Essa risale lungo il versante orientale dell’ Adriatico fino a Pola (MÜLLER, 1926, pag. 266) e ricompare poi in Puglia nelle località sopra indicate. C. axillaris è specie xerofila che vive nelle zone collinari e montuose. La ssp. adriatica ha una diffusione di tipo transadriatico. 225. Cymindis variolosa F. (MÜLLER, 1926, pag. 265). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. San Giovanni Rotondo! CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 89 Europa meridionale, ma in Francia anche nelle regioni centrali e a oriente fino al Bacino Danubiano, alla Boemia e alla Moravia. Asia Minore. Credo che l’indicazione di Horton (1941, pag. 439) per la Siberia meriti conferma. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, e in Sicilia. Fig. 7 - Geonemia di Gomes: canigouensis canigouensis (quadrati) e di Cymindis canigouensis chaudoiri (cerchietti). E specie a diffusione euro-anatolica, xerofila, che vive nelle zone collinari e submontane. 226. Polystichus connexus Fourcr. (JEANNEL, 1942, pag. 1093). Gargano: Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Alveo di St. Egidio, GRI- DELLI, 1949, pag. 160. | Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa media e meridionale, Inghilterra meridionale. Siberia, ‘Turchestan, Asia Minore, Persia, Marocco e Algeria. In Italia questa specie ha una diffusione piuttosto meridionale e anche la sua distribuzione è discontinua. Mi è nota della Venezia Giulia, di alcune loca- lità delle regioni settentrionali come relitto termofilo, e della penisola appenninica dall’Emilia fino al Lazio: Maccarese! e al M. Gargano. Si trova anche nelle isole. È specie a diffusione paleartica occidentale, ripicola e luticola. 99 M. MAGISTRETTI 227. Brachynus sclopeta F. (MÜLLER, 1926, pag. 270). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. San Giovanni Rotondo! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Gioia del Colle! Gravina di Puglia! Europa meridionale, ma in Francia anche nelle regioni centrali. Caucaso, Asia Minore, Africa Minore. Citato di tutta Italia da Lurcioni (1929, pag. 146) manca certamente nella catena alpina. Lo conosco direttamente dell’Italia appenninica dalla Pianura Padana fino alla Campania e alla Puglia. È noto poi delle isole, comprese la Ca- praia, il Giglio e Capri. È specie a diffusione sudeuropeo-anatolico-maghrebina che vive su ter- reni umidi, in pianura e nelle zone montuose. 228. Brachynus explodens Dft. (MULLER, 1926, pag. 271). Tavoliere.: San Severo! Gargano: Lago di S. Giovanni; Monte Sant'Angelo, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Foresta Umbra! Peschici! Vico del Gargano! Salento: Laghi di Alimini! Europa media e meridionale, Siberia, Asia occidentale, Asia Minore, Siria e Palestina. In tutta Italia, tranne che in gran parte della catena alpina, e nelle isole. Secondo GRIDELLI (1949, pag. 160) gli esemplari del Gargano sono indi- stinguibili da altri dell’ Albania che egli ritiene appartenere alla ssp. sichemita (Reiche) Apfbck. e crede quindi probabile che si tratti anche in questo caso di una razza a diffusione transadriatica. Successivamente però (1950), O per non aver potuto approfondire la questione, o per aver mutato opinione, non ritorna più su questo argomento. Il sichemita è stato descritto da REICHE della Palestina ed è caratterizzato soprattutto per avere le zampe e le antenne nere. Ho esaminato esemplari di Ge- rusalemme e di Haifa che corrispondono esattamente alla descrizione. Succes- sivamente APFELBECK (1904, pag. 353) attribuiva il valore di razza a questa forma e la citava della Dalmazia meridionale, dell’ Albania e del Montenegro dove si troverebbe « con la forma tipica (e cioè con l’explodens) con pronunciate forme di passaggio ». Non credo quindi che sia il caso di parlare di razza, anche perchè essa non presenta alcuna differenza negli organi genitali. Ho veduto esemplari di Tirana, in Albania, a zampe rosse e perfettamente identici a quelli italiani. In ogni modo, in base al materiale da me esaminato, mi sembra che gli organi genitali delle popolazioni appenniniche, di quelle pugliesi e di quelle bal- caniche siano identici e probabilmente l’oscuramento delle zampe e delle antenne non ha che il valore di aberrazione più o meno frequente. Non so se tale carat- tere sia invece costante nelle popolazioni della Siria e della Palestina perchè ho veduto troppo poco materiale di quelle regioni, però REITTER (1919, pag. 141) considera il sichemita soltanto come « varietà ». CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 91 B. explodens è specie a diffusione euro-asiatica che vive su terreni umidi in pianura e nelle zone montuose. 229. Brachynus plagiatus Rche. (MÜLLER, 1926, pag. 269). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Europa meridionale, Asia Minore, Siria, Africa Minore. LurcionI (1929, pag. 146) lo indica di tutta Italia, ma credo che tale in- dicazione vada ristretta. Presente probabilmente in tutta la penisola appenninica e nelle isole, delle regioni settentrionali mi è noto solamente di alcune località del Piemonte e della Lombardia nella valle del Po. Manca certamente nella catena alpina e prcbabilmente anche in quella prealpina. E specie a diffusione olomediterranea che vive in pianura su terreni palu- dosi ed è alofila. 230. Brachynus ganglbaueri Apfbck. (MULLER, 1926, pag. 269). Gargano: Monte Sant'Angelo; lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Fo- resta Umbra! Europa meridionale, ma dalla Penisola Balcanica risale fino alla Stiria, alla Carinzia e al lago di Neusiedl. Transcaucasia, Asia Minore, Persia setten- trionale, Marocco. p La diffusione di questa specie in Italia non è ancora perfettamente cono- sciuta potendo essa venir facilmente confusa con l’affine psophia Serv. senza l’esame degli organi genitali. Non mi è nota della regione alpina che della Val Pesio. La conosco invece di qualche località prealpina, della Venezia Giulia e della Pianura Padana fino al Lazio: Roma! e al Gargano. È probabile che si trovi anche nelle regioni più meridionali. JEANNEL (1942, pag. 1110) ritiene che il B. ganglbaueri non sia altro che il vero psophia Serv., descritto di Marsiglia, e del quale non esistono più i tipi. È possibile che ciò sia vero, ma in questo caso ci si può domandare che cosa sia realmente quella specie che viene considerata come psophia e chi l’abbia descritta. B. ganglbaueri ha una diffusione euro-anatolico-maghrebina e vive pre- valentemente nelle regioni basse su terreni umidi o anche paludosi. 231. Brachynus psophia Serv. (MULLER, 1926, pag. 269). Tavoliere: Lucera! Murge: San Basilio Mottola, PAGANETTI, 1917, pag. 70. Europa meridionale, ma in Francia anche nelle regioni centrali e a oriente fino all Ungheria e alla Slovachia. ‘Turchestan, Asia Minore, Mesopotamia. La sua geonemia non è però ancora nota con sicurezza per le ragioni dette sopra. Probabilmente in tutta Italia, tranne la catena alpina, e nelle isole. È specie a diffusione probabilmente paleotemperata che vive in pianura e nelle zone montuose su terreni umidi. 92 M. MAGISTRETTI 232. Brachynus crepitans L. (MULLER, 1926, pag. 270). Gargano: Lago di S. Giovanni, HoLpHaus, 1911, pag. 437. Ischitella! Europa, comprese la Gran Bretagna e l’Irlanda, ma più raro e localizzato in quella settentrionale. Caucaso, Siberia, Turchestan occidentale, Kirghisia, Asia Minore, Persia settentrionale, Africa Minore. In tutta Italia, tranne che in gran parte della catena alpina, e nelle isole. E specie a diffusione paleartica occidentale che vive sia in pianura che sul monti, prevalentemente su terreni umidi. 233. Brachynus italicus Dei. (MULLER, 1926, pag. 271). Salento: Taranto (Mar Piccolo)! E specie endemica italiana, siculo-appenninica. E nota delle regioni centrali, a partire dalla Toscana, di quelle meridionali e della Sicilia. La località più settentrionale a me nota è Marina di Pisa! Vive in pianura e nelle zone montuose. CONSIDERAZIONI GENERALI Prima di analizzare il popolamento dei Carabidi pugliesi, ritengo utile ri- portare più avanti l’elenco di tutte le specie trattate precedentemente, indicando la loro distribuzione nelle quattro sottoregioni nelle quali ho diviso la Puglia e di dare inoltre separatamente il numero delle specie per ogni singola sottoregione e la loro probabile provenienza, sia sotto forma di tabelle come di istogrammi per maggior chiarezza e evidenza. Da tale numero, tranne che per quello globale riguardante tutta la Puglia, ho tolto però gli alobi. Questi elementi, che sono in maggioranza euritermi, hanno in generale una vastissima diffusione, determinata soprattutto dalle loro particolari esigenze ecologiche, e non credo quindi che presentino uno speciale interesse ai fini di considerazioni biogeografiche riguar- danti una ristrettissima regione. Infine, date le spiccate differenze ambientali del Gargano in confronto a quelle delle altre regioni pugliesi, ho anche indicato separatamente quelle specie che si trovano in Puglia esclusivamente su questo promontorio. Penso che la rappresentazione dei risultati ottenuti da ricerche faunistiche sotto forma di tabelle e la loro analisi statistica possano essere utilissime per darci un quadro sintetico del popolamento di una regione e per permetterne il confronto con quello di altre vicine. Molte considerazioni diventano così più evidenti e inoltre, nel caso che il metodo sia seguito da altri ricercatori con gli stessi criteri, esso offre il vantaggio di permettere utili raffronti con altri gruppi di animali. Perchè ciò sia possibile è necessario però che siano soddisfatte alcune pre- messe indispensabili e precisamente, oltre naturalmente a una buona conoscenza sistematica delle specie trattate, quella della loro geonemia generale e particolare CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 93 e infine che la regione o le regioni considerate siano state bene esplorate e che il numero delle specie prese in esame sia sufficientemente elevato perchè le sta- tistiche possano avere un significato attendibile. Non verificandosi tutte queste condizioni le considerazioni tratte dai dati analizzati non possono portare che a conclusioni errate. Purtroppo non credo che, almeno quando si tratta di un gruppo molto ricco di specie, tali condizioni possano essere contemporaneamente e completamente soddisfatte, anche dallo studioso più diligente. Per quanto riguarda la geonemia, ad esempio, non è facile e spesso è anzi impossibile stabilire se una specie citata della Siberia o della Mongolia sia veramente la stessa che si trova anche in Italia. Per la sistematica, e considerando i soli Carabidi, è certo che alcune specie meri- terebbero una revisione e io le ho indicate di volta in volta nel corso del lavoro. Esse hanno in generale una vastissima diffusione, reale o presunta, e il loro studio presenta spesso difficoltà quasi insormontabili già per la sola riunione del materiale necessario. Alcuni gruppi sono già stati più volte e diligentemente studiati da vari specialisti, che sono però giunti spesso a conclusioni discordanti. In questo caso un riesame personale di tali gruppi porterebbe probabilmente a interpretazioni ancora diverse, senza evidentemente offrire alcuna garanzia di un’esattezza as- soluta o semplicemente maggiore. Infine, l’entomologo che si propone di rendere note le sue indagini faunistiche si trova di fronte al dilemma di compilare un la- voro che presenta alcune questioni ancora da chiarire o da approfondire, o di rinunciare a tale lavoro per dedicarsi esclusivamente alla parte sistematica e an- che in questo caso senza avere sempre la certezza di arrivare a risultati conclusivi. Soltanto il singolo studioso può valutare la situazione e optare, sotto la sua per- sonale responsabilità e la sua serietà scientifica, per l’una o l’altra delle due solu- zioni. Nel caso presente ritengo che i Carabidi, pur con diverse lacune, siano nel complesso sufficientemente conosciuti, così come la loro geonemia, e anche che la Puglia sia una regione già abbastanza esplorata per poter tentare un’ana- lisi della sua fauna. Per queste ragioni, pur con tutte le riserve espresse sopra, credo che i dati attualmente in nostro possesso sulla Puglia meritino di essere pubblicati, almeno come base per future indagini e analisi più approfondite. I dati comparativi più sotto esposti non sono naturalmente stati desunti da un semplice spoglio del catalogo LUIGIONI, ma mi sono direttamente noti o provengono da indicazioni della letteratura che ritengo sicuramente attendibili. Ho adottato nelle tabelle le divisioni principali fra specie di provenienza settentrionale o mediterranea in senso generale perchè penso che esse potessero offrire un quadro più evidente del popolamento pugliese. L’interpretazione di tali provenienze è naturalmente soggetta a criteri che qualche volta possono es- sere personali e passibili quindi di errori, anche se è stata dedotta da un esame il più possibile accurato delle attuali diffusioni. Queste divisioni infine, quando non sia espressamente specificato, non si riferiscono tanto al probabile centro di origine delle singole specie quanto alla via che esse hanno seguito per pene- trare in Puglia. Per alcune di tali specie tuttavia, mi è parso molto difficile il poter esprimere un giudizio attendibile e ho preferito perciò di non prenderle in considerazione. Il loro scarso numero, che ho di volta in volta specificato, non modifica però sensibilmente i dati complessivi. 94 © HI À © D M. MAGISTRETTI Distribuzione delle specie nelle sottoregioni pugliesi . Cicindela campestris L. . Cicindela germanica miilleri Mag. . Cicindela trisignata Dej. . Cicindela lunulata nemoralis OI. . Carabus granulatus interstitialis Dft. . Carabus pirazzolii Geh. . Carabus conv2xus paganettii Born. . Carabus intr. lefeb. molisensis Born. . Carabus violaceus picenus Villa . Carabus coriaceus basilicatus Born. . Calosoma inquisitor L. . Calosoma sycophanta L. . Calosoma maderae indagator F. . Leistus parvicollis Chd. . Leistus rufomarginatus Dft. . Leistus fulbibarbis . Eurynebria complanata Dei. . Nebria psammodes schreibersi Dei. . Nebria brevicollis F. . Notiophilus substriatus Waterh. . Notiophilus geminatus Dei. . Notiophilus rufipes Curt. . Notiophilus biguttatus F. . Notiophilus quadripunctatus De}. . Scarites buparius pyracmon Bon. . Scarites terricola Bon. . Scarites laevigatus F. . Clivina fossor L. . Reicheia ussl. validicornis Bdi. . Italodytes stammeri Müll. . Dyschirius rugicollis Frm. . Dyschirius salinus Schaum. . Dyschirius gibbifrons Apfbck. . Dyschirius aeneus De}. . Dyschirius apicalis Putz. . Dyschirius punctatus De}. . Dyschirius luticola Chd. . Dyschirius pseud. karamanı Müll. . Dyschirius importunus Schaum . Omophron limbatum F. . Stagona europaea Dei. . Asaphidion stierlini Heyd. . Asaphidion curtum Heyd. . Bembidion ambiguum Dei. . Bembidion pygmaeum F. . Bembidion lampros Hbst. . Bembidion properans Steph. . Bembidion punct. obscuripes Müll. . Bembidion varium Ol. . Bembidion ephippium Marsh. . Bembidion dalm. latinum Net. . Bembidion praestum fauveli Gglb. . Bembidion steinbiihleri Gglb. . Bembidion decorum ticinense Meyer . Bembidion genei illigeri Net. . Bembidion callosum Küst. Tav. + -- + +++++++++++++++++ ++++++ ++++ + ++ + + ++ +++ +++ ++++ | + +++ + ++ ++ + ++++ = = 5 S ® © NM & x O ae O + ++ O + + lodi + O + O + (6) O + O (©) (0) + O tonde o CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA . Bembidion dahli Dei. . Bembidion subfasciatum Chd. . Bembidion rivulare Dei. . Bembidion tenellum Er. . Bembidion tethys Net. . Bembidion inoptatum Schaum. . Bembidion escherichi paganettii Gelb. . Bembidion lunulatum Fourcr. . Bembidion iricolor Bed. . Tachys bistriatus Dft. . Tachys fulvicollis De}. . Tachys scutellaris Steph. . Tachys algiricus Luc. . Tachys haemorrhoidalis Ponza . Tachyta nana Gyllh. . Trechus quadristriatus Schrk. . Trechus cardioderus Putz. . Pogonus gilvipes Dei. . Pogonus litoralis Dft. . Pogonus riparius De}. . Pogonus gracilis De}. . Chlaenius spoliatus Rossi . Chlaenius festivus F. . Chlaenius tristis Schall. . Chlaenius nigric. melanocornis Dei. . Chlaenius vestitus Payk. . Chlaenius variegatus Fourcr. . Chlaenius decipiens laticollis Chd. . Chlaenius chrysocephalus Rossi . Oodes gracilis Villa . Badister bipustulatus F. . Licinus silphoides Rossi . Licinus cassideus F. . Amblystomus maurit. ruficornis Schauf. . Amblystomus levantinus Reitt. . Carterus rotundicollis Ramb. . Carterus dama Rossi . Carterus tricuspidatus F. . Carterus calydonius Rossi . Ditomus obscurus Dej. . Ditomus clypeatus Rossi . Daptus vittatus Fisch. . Acinopus picipes Ol. . Acinopus megacephalus Rossi . Harpalus sabul. columbinus Germ. . Harpalus diffinis De}. . Harpalus incisus De}. . Harpalus rupicola Strm. . Harpalus cordatus Dft. . Harpalus punctic. meridianus Schaub. . Harpalus puncticeps Steph. . Harpalus schaubergerianus Puel. . Harpalus azureus supremus Schaub. . Harpalus similis De}. . Harpalus cribricollis Dei. . Harpalus subquadratus De}. . Harpalus pubescens Müll. . Harpalus circump. italus Schaum. . Harpalus punctatostriatus De}. 95 a | ff | mmm + + + ++ + ++ ++++ +++ ++ ++ + + +++ + +++++++++++4 +++++ + + +++ + + ++ + + +++ + +++ ++ + +++++++ + + ++ © ©: ©: © 96 116. 14:7. 118. 149. 120. 121: 122. 123, 124. 123: 126. 127. 128. 129. 130. 131; Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus Harpalus M. MAGISTRETTI aeneus F. oblitus De. distinguendus Dft. cupresus De}. dimidiatus Rossi serripes Quens. melancholicus De}. atratus Latr. pygmaeus De}. litigiosus De}. tenebrosus De. rubripes Dft. sulphur. decolor Schaub. honestus Dft. rufit. decipiens De}. attenuatus Steph. | Sn | | | | —— —z a oe H+++++4+4+4+4 Murge +++ + + + +4 +++ + a + 132. Harpalus flavicornis De}. + 133. Harpalus tardus Panz. + 134. Harpalus anxius pumilus De}. + 135. Parophonus maculicornis Dft. + 136. Parophonus suturalis Chd. + 137. Parophonus mendax Rossi =e 138. Stenolophus teutonus Schrk. + 139. Stenolophus skrimshireanus Steph. 140. Stenolophus mixtus Hbst. + + + + + +++ + ++ ++ 141. Stenolophus proximus De}. 142. Egadroma marginata Dei. 143. Acupalpus elegans Dei. 144. Acupalpus brunneipes Strm. 145. Acupalpus suturalis Dei. 146. Acupalpus meridianus L. je 147. Acupalpus maculatus Schaum. ae ul 148. Acupalpus puncticollis Coq. 149. Acupalpus exiguus Dei. ae 150. Anthracus quarnerensis Reitt. + =f 151. Bradycellus distinctus De}. Rh 152. Bradycellus verbascı Dft. + + 153. Dichirotrichus obsoletus De}. # ua O 154. Diachromus germanus L. ae 155. Gynandromorphus etruscus Cuens. + 156. Scybalicus oblongiusculus De}. 157. Anisodactylus virens Dej. 158. Amsodactylus binotatus F. a 159. Amara similata Gyllh. se 160. Amara ovata F. =f sp 161. Amara aenea Deg. ne 162. Amara eurynota Panz. A 163. Amara familiaris Dft. sà 164. Amara anthobia Villa + 165. Amara lucida Dft. ah 166. Amara montana Dei. + 167. Amara apricaria Payk. #- 168. Amara consularis Dft. + 169. Amara sicula De}. + 170. Zabrus tenebrioides Gze. sie 171. Zabrus ignavus Csiki 172. Stomis pumicatus Panz. + 173. Pterostichus cupreus L. “ta + 174. Pterostichus crenatus De}. +++++ ++ +e +++ ++ + ++ +++ + + 173% 176. 17% 178. 13% 180. 181. 182. 183. 184. 185. 186. 187. 188. 189. 1907 191, 192; 19% 194. 195. 196. 19% 198. 199. 200. 201. 202. 203. 204. 205. 206. 207. 208. 209. 210. 218 212 21% 214. 21% 216. 21, 218. 219, 220. 220 222 223 224. 225, 226. 227. 228. 229. 230. 231; 232 233; CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA Pterostichus inquinatus Strm. Pterostichus cursor Dei. Pterostichus macer Steph. Pterostichus nigrita F. Pterostichus gracilis Dej. Pterostichus niger Schall. Pterostichus elongatus Dft. Pterostichus melas italicus Dei. Pterostichus bicolor amorei Gglb. Abax ater curtulus Frm. Percus bilineatus Dei. Platyderus dalmatinus Müll. Calathus circumseptus Germ. Calathus montivagus Dei. Calathus fuscip. latus Serv. Calathus mollis Marsh. Calathus melanocephalus 1. Calathus piceus Marsh. Pristonychus cimm. fiorii Leoni Pristonychus algerinus Gory. Laemostenes venustus Dei. Synuchus nivalis Panz. Odontonyx fuscatus Dej. Odontonyx glabricollis Germ. Agonum marginatum L. Agonum viridicupreum Gze. Agonum nimidicum Luc. Agonum sord. gridellii Schatzm. Platynus ruficornis Gze. Platynus dorsalis Pont. Masoreus wetterhalli Gyllh. Masoreus aegyptiacus De}. Lebia cyanocephala L. Lebia humeralis De}. Lebia crux-minor nigripes Dej. Lebia trimaculata Vill. Lebia lepida Brullé Demetrias atricapillus L. Dromius linearis Ol. Dromius quadrimaculatus L. Dromius melanocephalus De}. Metabletus obscuroguttatus Dft. Metabletus impressus De}. Microlestes luctuosus Holdh. Microlestes negrita Woll. Microlestes fulvibasis Reitt. Microlestes fissuralis Reitt. Microlestes abeillei Bris. Cymindis canig. chaudoiri Frm. Cymindis axill. adriatica Mill. Cymindis variolosa F. Polystichus connexus Fourcr. Brachynus sclopeta F. Brachynus explodens Dft. Brachynus plagiatus Rche. Brachynus ganglbaueri Apfbck. Brachynus psophia Serv. Brachynus crepitans L. Brachynus italicus Dei. ++ P++++++ +++++ + ++++ 4444+ + ++++ ++ + +4 P+P++++++++4 ++ +++ ++ ++ + +++ ++ a + ++ +++. —— 97 ———- | —- nn | — fe [|__| —1[2P _r12—[— 98 SPECIE PRESENTI IN PUGLIA (Compresi gli alobi) Provenienza settentrionale Mediterranee sensu lato Mediterranee occidentali Mediterranee orientali Provenienza incerta Provenienza settentrionale Mediterranee sensu lato Mediterranee occidentali Mediterranee orientali Provenienza incerta Provenienza settentrionale Mediterranee sensu lato Mediterranee occidentali Mediterranee orientali Provenienza incerta Provenienza settentrionale Mediterranee sensu lato Mediterranee occidentali Mediterranee orientali Provenienza incerta Provenienza settentrionale Mediterranee sensu lato Mediterranee occidentali Mediterranee orientali Provenienza incerta Provenienza settentrionale Mediterranee sensu lato Mediterranee occidentali Mediterranee orientali Provenienza incerta Provenienza settentrionale Mediterranee sensu lato Mediterranee occidentali Mediterranee orientali Provenienza incerta M. MAGISTRETTI Tutta la Puglia N.° delle specie 115 Tavoliere N.° delle specie 40 22 W Vi A © Gargano N.° delle specie 158 102 22 12 11 11 Nel solo Gargano N.° delle specie 65 49 6 3 4 3 Murge N.° delle specie 105 Salento N.° delle specie 69 34 19 5 8 3 Tremiti N.° delle specie N NW © 00 00 È Percentuale 49,35% 24,03% 12,02% 9,01% 557% Percentuale 19,92% | 55,00 % 15,00% 10,00% 12,50% 7,50% Percentuale 76,33% 64,55% 13,92% 9% 6,96% 6,96% Percentuale 31,40% 75,38% 923% 4,61% 005% 4,61% Percentuale 5,72% 45,71% 20,00% 18,0: % 10,47% 5:75 % Percentuale 93% 49,27% 27,95% 7,24% 14,59% 4,34% Percentuale 11,58% 33,33%, 33.33% 12,50% 12,50% 8,33% CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA PUGLIA sp.223 a 1777 49.35 24.03 12.02 9.01 5.57 TAVOLIERE sp.40 ia SM 55.0 15.0 10.0 ° 12.5 75 GARGANO sp.158 D.” BI 64,55 13.92 7.59 6,96 6,96 ‚NEL SOLO GARGANO — sp.65 ZZ 75.36 9.23 4.61 615 4.61 MURGE sp105 es (I 45.71 20.0 18.09 10.47 5.71 SALENTO sp.69 È ers EL ta TI O nie o ARR '’''’'' II: liisbrodde roiggen too: anoigan ah se Sa Di EE M A RS NIE COLTE N u D ne in ann ZA en Pini sei an iii ce à A i 49,27 27,53 I .24 11.59 434 TREMITI sp24 MING 33. 33 33.33 12.50 12-50 6.33 PROVENIENZA SETT. C1] MEDITERRANEE OCCID. 1 mn MEDITERRANEE S.L. = MEDITERRANEE ORIENT. U PROVENIENZA INCERTA Fig. 8 - Istogramma delle specie presenti in Puglia. 99 100 M. MAGISTRETTI Le 233 specie che ho precedentemente trattato rappresentano il 19,74% delle 1180 specie di Carabidi italiani che mi sono note. Tale percentuale si può considerare piuttosto bassa rispetto a quella di molte altre regioni, benchè un confronto significativo non sia sempre possibile, sia per le diverse estensioni di tali regioni, sia perchè alcune di esse non si possono considerare ancora suffi- cientemente esplorate e certamente ulteriori ricerche arricchiranno la loro fauna. A puro titolo informativo si può però dire che nelle singole regioni settentrionali questa percentuale si avvicina o supera il 40% e in quelle centrali il 30%. Tale relativa povertà è dovuta in parte a ragioni storiche, ma certamente anche a ra- gioni di carattere ecologico, data la scarsezza in Puglia di rilievi montuosi e la grande uniformità degli ambienti, costituiti principalmente da terreni aridi e rocciosi. La prima cosa che si nota analizzando le tabelle precedenti è l’altissima per- centuale di specie pugliesi che sono presenti sul Gargano, e cioè ben 158, pari a circa il 76% del totale e di esse 65, pari a circa il 32% si trovano solamente su questo promontorio. Questa predominanza è facilmente spiegabile perchè il Gargano offre una ricchezza di ambienti che manca nelle altre regioni pugliesi. Vi si trovano infatti quello montano, il submontano tanto arido che umido, il silvicolo, le spiagge sabbiose e gli stagni costieri con terreno paludoso. Inoltre, raggiungendo esso i 1000 m di altezza, molti elementi provenienti dal Nord durante una fase glaciale del Quaternario hanno potuto trovarvi favorevoli condizioni di vita col ristabilirsi di un clima più caldo. Vediamo infatti che delle 65 specie che lo popolano esclu- sivamente, ben 49 e cioè circa il 75% di esse sono di origine settentrionale. Il Tavoliere è invece la regione più povera di specie, tanto più se si consi- dera che diverse fra esse sono state raccolte a Serracapriola, che è già ai margini dell'Appennino. Anche questa povertà è facilmente comprensibile data la grande uniformità della zona e il suo intenso sfruttamento agricolo. Nel ‘Tavoliere si ha ancora una preponderanza di elementi di origine settentrionale, e cioè il 55% contro il 37,57% di quelli mediterranei, e ciò è dovuto, almeno in parte, alla sua posizione geografica e al suo clima a carattere continentale, con forti escursioni diurne e basse temperature notturne. Le Murge sono, dopo il Gargano, la regione con maggior abbondanza di specie, che supera il 50% di quelle di tutta la Puglia. Qui gli elementi setten- trionali subiscono una netta diminuzione e prevalgono quelli mediterranei. Nel Salento si ha invece ancora un numero di specie settentrionali legger- mente superiore a quelle mediterranee, fatto che contrasta con quanto ci si po- trebbe aspettare. Molto probabilmente ciò è dovuto solamente al numero rela- tivamente esiguo di specie sulle quali si è fatta la statistica, che potrebbe essere notevolmente modificata dalla scoperta di nuovi elementi. A sostegno di questa supposizione sta il fatto che se consideriamo la percentuale delle specie di origine settentrionale non rispetto al popolamento delle singole subregioni, ma a quello di tutta la Puglia, troviamo che nel Gargano essa è circa del 49%, nelle Murge del 24%, e nel Salento inferiore al 17%. | Nelle Tremiti, delle 24 specie presenti nelle varie isole, solamente il 33% sono di origine settentrionale mentre il 58% sono mediterranee. Si noti che fra di esse ben 21 si trovano anche sul Gargano, mentre le altre tre, mediterranee, sono comuni ad altre regioni pugliesi. Anche le tre sole specie che mi sono note di Pianosa sono presenti in altre regioni pugliesi. Nessuna quindi è esclusiva delle isole. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 101 Se ora consideriamo complessivamente il popolamento pugliese, senza tener conto degli alobi, che sono a gravitazione prevalentemente mediterranea, troviamo che esso è costituito da oltre il 56% di specie di provenienza presumibilmente nordica e soltanto da circa il 37% di specie mediterranee. Ciò potrebbe far sup- porre che anche la Puglia abbia un popolamento di tipo appenninico e che non si differenzi quindi che scarsamente da quello delle altre regioni appenniniche, ma in realtà non è così. Dobbiamo infatti tener presente che il solo Gargano, per le sue particolari condizioni ambientali, ospita ben 49 specie di provenienza settentrionale e che mancano nel resto della Puglia. Esso quindi, pur facendo parte indubbiamente della regione pugliese, ha un tipo di popolamento che sotto questo aspetto rappresenta un'eccezione in confronto a quello del resto del ter- ritorio. Se trascurassimo le 49 specie dette sopra, i rapporti precedentemente in- dicati si invertirebbero e vedremmo che contro il 32%, circa di specie settentrio- nali ne avremmo oltre il 64% di mediterranee. Il carattere particolare del popolamento pugliese risulta ancora più evidente se si confronta con quello delle tre regioni appenniniche confinanti, come è di- mostrato dalla tabella qui sotto riportata. Popolamento delle regioni confinanti con la Puglia Abruzzo Campania Lucania Puglia Specie di provenienza sett. 69,09% 68,13% 44,71% 36,2% Specie mediterranee 18,18% 26139 38,21% NAT Tale particolarità è dimostrata anche da un raffronto fra il numero delle specie o razze endemiche appenniniche presenti nelle quattro regioni. La per- centuale è stata calcolata rispetto al numero totale delle forme presenti nelle singole regioni. Specie o razze endemiche appenniniche N.° delle forme Percentuale Abruzzo 64 23 22 Campania 36 20,45% Lucania 34 15,66% Puglia 12 5,30% Anche questa scarsita di endemismi appenninici in Puglia dipende certa- mente in parte da cause di carattere storico, come sara detto piu avanti, e in parte da fattori ecologici. Se poi prendiamo in considerazione una regione non appenninica, ma sici- liana, e precisamente l’Iblea, e cioè proprio quella che per la sua posizione orien- tale corrisponde alla Puglia e che è certamente la più ricca di elementi orientali della Sicilia, troviamo una differenza molto significativa nel loro popolamento di specie mediterranee. Regione Iblea Puglia Specie mediterranee occident. 24,6% 12,4% Specie mediterranee orient. 3,2% 9,3% Un'ulteriore conferma delle particolarità alle quali ho accennato sopra ci viene offerta dall’esame della fauna cavernicola pugliese. Essa presenta infatti 102 M. MAGISTRETTI una spiccatissima individualita, tanto che delle 22 specie troglobie fino ad ora note della regione, una sola si trova anche nell’Appennino (Rurro, 1955, pag. 120). Queste specie sono certamente di insediamento molto antico e in gran parte pa- leomediterranee sensu lato. Anche Jtalodytes stammeri rientra in queste cate- goria e pure l’unico altro Carabide eutroglofilo, Trechus cardioderus, è di ori- gine transadriatica. | La quasi totale mancanza di Carabidi cavernicoli in Puglia, se non verrà modificata dalla scoperta di nuove cavità, non è facile da spiegare, soprattutto se pensiamo che gran parte dei Trechus e dei Duvalius dell'Appennino centrale sono probabilmente originari dell’Egeide meridionale e che sono penetrati nella penisola per una via transionica o transadriatica (JEANNEL, 1942, pag. 471) ed è quindi strano che nessuna traccia sia rimasta del loro passaggio. È difficile pensare a una loro totale distruzione, trattandosi poi di specie troglobie o eutro- glofile. D’altra parte bisogna anche considerare che elementi di sicura origine orientale, transadriatica o transionica, che sono ampiamente diffusi nell’Italia meridionale, come ad esempio Carabus hortensis neumeyert Schaum e Nebria kratteri Dej. mancano oggi in Puglia, anche sul Gargano, dove potrebbero tro- vare condizioni ecologiche adatte alla loro esistenza. | Queste strane assenze si notano anche per specie che sono pure molto dif- fuse nella penisola appenninica e che in ogni modo sono sempre presenti nelle tre regioni confinanti con la Puglia. Il numero di tali specie supera la ventina e qui ne citerò solamente alcune a titolo di esempio: Cicindela hybrida majals Mandl, Cychrus italicus meridionalis Chd., Leistus spinibarbis fioru Lutsh., Tri- chotichnus nitens Heer, Pterostichus cristatus picipes Chd. Nessuna di esse ha particolari esigenze ecologiche che non potrebbero, almeno apparentemente, essere soddisfatte anche in qualche zona pugliese, e tutte, ripeto, si trovano anche nelle regioni confinanti, Abruzzo, Lucania e Campania. È vero che un dato ne- gativo di questo genere potrebbe essere sempre capovolto da futuri reperti, ma le specie che ho indicato sono troppo diffuse e comuni per pensare che si tratti solamente di insufficienti conoscenze della regione e credo che, almeno per la maggior parte di esse, si debba considerare la loro mancanza in Fusti: come reale. Le specie che ho citato e buona parte delle altre alle quali ho accennato sono penetrate nell'Appennino dal settentrione e, almeno alcune fra di loro, probabilmente durante il Quaternario recente. Si potrebbe quindi pensare che esse non abbiano avuto il tempo sufficiente per espandersi anche in Puglia, benchè tutte siano arrivate fino alla Calabria e una anche in Sicilia. Non si tratta natu- ralmente che di una ipotesi. Penso tuttavia che meritasse indicare qui queste as- senze, almeno sommariamente, perchè anch’esse possono dare un’idea della sin- golarità del popolamento pugliese. Per quanto riguarda il problema delle specie a diffusione transadriatica o transionica credo che sarebbe un’inutile ripetizione il riparlarne qui dopo l’esau- riente trattazione fattane da Gridelli e dato che ho di volta in volta indicato tale particolare tipo di distribuzione per ogni singola specie. l'uttavia, per maggior chiarezza, le ripeterò qui sotto forma di tabelle, accompagnandole con il nu- mero corrispondente a quello che hanno nell’elenco nel quale sono singolar- mente trattate. CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 103 Specie transadriatiche o transioniche di provenienza orientale: 2. Cicindela germanica miilleri Mag. 186. Platyderus dalmatinus Müll. 8. Carabus intricatus lefebvrei De}. 193. Pristonychus cimmer. fiorit Leoni 58. Bembidion subfasciatum Chd. 206. Masoreus aegyptiacus Dei. 73. Trechus cardioderus Putz. 211. Lebia lepida Brullé 96. Ditomus obscurus De. 224. Cymindis axill. adriatica Mill. 150. Anthracus quarnerensis Reitt. Specie probabilmente o possibilmente transadriatiche o transioniche: 14. Leistus parvicollis Chd. 136. Parophonus suturalis Chd. 79. Chlaenius festivus F. 148. Acupalpus puncticollis Coq. 84. Chlaenius decipiens laticollis Chd. 150. Anthracus quarnerensis Reitt. 88. Licinus silphoides Rossi 202. Agonum sordidum gridellii Schatzm. 91. Amblystomus levantinus Reitt. 208. Lebia humeralis Dej. 100. Acinopus megacephalus Rossi Specie transadriatiche o transioniche di origine occidentale: 83. Chlaenius variegatus Fourcr. 194. Pristonychus algerinus Gory. 222. Microlestes abeillei Bris. Si può osservare che mentre le specie transioniche sono paleoegeiche me- ridionali e quindi di origine orientale e antica, parecchie delle transadriatiche sono probabilmente quaternarie. Benchè la loro penetrazione in Italia sia avve- nuta da oriente, quella nella Penisola Balcanica può essere qualche volta di ori- gine settentrionale, come ad esempio per Carabus intricatus L. Non tutti i transa- driatici sono quindi di origine orientale, ma alcuni di essi, benchè penetrati nel- l’Italia meridionale da oriente, si devono considerare come elementi settentrio- nali. È possibile infine che alcune specie che hanno oggi una distribuzione cir- cumadriatica possano essere state in origine transadriatiche. Già GRIDELLI (1950, pag. 83) prospettava una simile eventualità per il Carabus coriaceus L. Non credo che tale ipotesi si debba considerare improbabile. Si pensi, ad esempio, che se un peggioramento delle condizioni climatiche permettesse a Carabus intricatus di diffondersi verso Sud, esso finirebbe probabilmente con l’incontrarsi con la sua razza lefebvrei, che già arriva al Lazio e forse alla ‘Toscana. Naturalmente si può prospettare anche l’ipotesi opposta e cioè che alcune specie transadriatiche fossero anticamente circumadriatiche e che la loro attuale diffusione dipenda dall’estinzione delle popolazioni più settentrionali. Anche questa eventualità è stata presa in esame da GRIDELLI (l.c. pag. 21), che ritiene però trattarsi di casi eccezionali. Credo anch'io, d’accordo con questo Autore, che il fenomeno delle specie a diffusione attuale transadriatica si debba attri- buire nella grande maggioranza dei casi solamente alla possibilità verificatasi nel passato di scambi fra le due sponde. Per quanto riguarda in particolare il popolamento delle isole Tremiti credo che nulla si possa dire di preciso per le specie mediterranee. Per quelle di prove- nienza settentrionale, la loro penetrazione è certamente avvenuta attraverso il Gargano, se esse mancano nella Penisola Balcanica. Se invece vi sono presenti, penso che anche in questo caso non si possano fare altro che delle congetture. Un confronto fra il popolamento dei Carabidi pugliesi e quello di altre famiglie e ordini di Insetti non è ancora che parzialmente possibile, dato che 104 M. MAGISTRETTI soltanto gli Ortotteri e i T'enebrionidi sono stati esaurientemente e particolareg- giatamente studiati rispettivamente da La Greca e da Marcuzzi. I Tenebrionidi, essendo nella grandissima maggioranza costituiti da specie a diffusione meri- dionale non si prestano a un raffronto di carattere generale. Gli elementi meri- dionali sensu lato di questa famiglia presenti in Puglia rappresentano infatti il 90%, di tutte le specie fino ad oggi conosciute. Ma anche i Tenebrionidi, e anzi particolarmente i Tenebrionidi, ci offrono parecchi esempi di diffusione transa- driatica o transionica o di elementi egeici, confermando così il forte apporto di specie orientali nel popolamento della Puglia. Per gli Ortotteri invece i dati sono molto più concordanti e benchè LA Greca li abbia analizzati in modo diverso da quello adottato da me, mi pare che si possa stabilire che circa la metà di essi è di provenienza settentrionale, mentre l’altra è costituita da specie mediterranee sensu lato. È evidente del resto che se possiamo ammettere che nel corso delle ere geologiche tutti i gruppi animali abbiano effettuato in linea generale i mede- simi spostamenti, in particolare però ogni gruppo o famiglia o genere ha avuto una sua propria storia dovuta alle sue esigenze ecologiche. Qualsiasi studio di un singolo gruppo non può portare che a conclusioni parziali e ripeto ancora una volta che sarebbe augurabile che altri studiosi pubblicassero 1 risultati delle loro indagini perchè si possa in un tempo non troppo lontano tracciare un quadro sintetico del popolamento di una regione. Riassumendo i dati e le considerazioni sopra esposti possiamo concludere che la Puglia è una regione che si differenzia nettamente da quelle appenniniche e ciò è dovuto soprattutto alla sua storia geologica. Parte integrante delle Egeidi durante il Miocene medio, la sua popolazione era allora costituita da specie pa- leomediterranee in maggioranza orientali che, almeno in parte, sussistono an- cora e che le danno una caratteristica particolare. Unitasi, sempre durante il Miocene e precisamente nel Pontico, con l’Appenninia, poteva ricevere un certo numerc di specie paleoappenniniche, anche tirreniche. Rimasta poi isolata du- rante il Pliocene, e frammentata in isole, si saldava di nuovo definitivamente con l'Appennino nel Quaternario antico, ma restando isolata dalla Penisola Bal- canica. Un nuovo gruppo di specie appenniniche, sia di origine occidentale come di origine settentrionale, poteva così penetrare in Puglia. Una più forte immi- grazione di questi ultimi elementi doveva avvenire durante le fasi glaciali del Quaternario, mentre contemporaneamente si ristabiliva nel Rissiano una tem- poranea comunicazione con la Balcania che permetteva ancora un limitato scambio di specie fra i due territori. Le probabili fasi del popolamento pugliese si potrebbero quindi tracciare schematicamente nel modo seguente. Nel Miocene medio un contingente antico di specie paleomediterranee e paleoegeiche, seguito nel Pontico da uno, certa- mente minore, di specie paleoappenniniche, anche tirreniche. Un lungo isola- mento destato il Pliocene con sommersione di vaste aree, che certamente doveva portare ad una forte diminuzione di questo più antico popolamento. Una nuova immigrazione di specie appenniniche durante il Quaternario inferiore ed un’altra più forte durante le fasi glaciali, ancora con qualche nuova penetrazione di ele- menti. orientali. Attualmente, le antiche specie orientali devono essersi grandemente ri- dotte di numero, sia per non aver più potuto ricevere nuovi apporti, sia per aver dovuto fronteggiare forti penetrazioni appenniniche, ed esse si possono consi- derare ora come relitti. Anche le specie di provenienza settentrionale più recente CICINDELIDI E CARABIDI DI PUGLIA 105 devono essersi ridotte di numero ed esse si trovano ora generalmente in zone ristrette a particolare microclima, dove hanno potuto trovare condizioni ecolcgiche favorevoli per la loro sopravvivenza. Si può supporre che tale flusso di specie settentrionali sia oramai cessato. Con lo stabilirsi delle migliori condizioni cli- matiche attuali, è probabile anzi che oggi vi sia invece una tendenza all’espansione verso Nord di specie mediterranee. Considerando solamente i tempi in cui è avvenuto il popolamento della Puglia e non l’antichità delle singole specie, credo che si possa concludere che la maggior parte di quelle mediterranee sensu lato, tirreniche o egeiche, sono di insediamento antico; più recenti sonc invece nella maggior parte dei casi quelle appenniniche. RIASSUNTO Nel presente lavoro l’autore elenca le 233 specie di Carabidi pugliesi che gli sono fino ad ora note, dando di ognuna di esse la geonemia generale e quella particolare italiana, con consi- derazioni di carattere sistematico o biogeografico. Analizzate tali specie secondo la loro probabile provenienza in Puglia, risulta che il popo- lamento pugliese è costituito per circa la metà da specie appenniniche, che sono però maggiormente concentrate o esclusivamente limitate sul promontorio del Gargano e che sono in maggioranza di penetrazione recente, e per l’altra metà da specie mediterranee sensu lato, di insediamento più antico, parecchie delle quali hanno una gravitazione orientale e una diffusione attuale transadria- tica o transionica. Tali specie conferiscono un carattere particolare alla Puglia per cui essa si dif- ferenzia nettamente da tutte le altre regioni italiane. L’autore considera poi il popolamento delle singole sottoregioni pugliesi e le cause di ca- rattere storico ed ecologico che hanno conferito alla Puglia questo suo particolare aspetto fauni- stico. ZUSAMMENFASSUNG In der vorliegenden Arbeit führt der Autor 233, ihm bis heute in Pulien bekannte Carabiden™ arten auf. Von jeder Art wird die allgemeine Verbreitung und die Verbreitung in Italien unter Beriicksichtigung systematischer- und biogeographischer Eigenschaften beschrieben. Die Aufschliisselung dieser Arten nach ihrer wahrscheinlichen Herkunft zeigt, dass die Population in Pulien etwa zur Hälfte aus Arten des Apennin besteht, die teils auf das Gargano beschränkt sind oder hauptsächlich in ihm vorkommen; sie sind in der Mehrzahl in jüngerer Zeit eingewandert. Die andere Hälfte besteht aus mediterranen Arten im weiteren Sinne und haben früher Fuss gefasst. Viele dieser Arten haben ihren Schwerpunkt im Osten und sind heute über die Adria oder über das ionische Meer vorgedrungen. Diese Arten bestimmen den beson- deren Charakter Puliens und durch sie unterscheidet es sich von den anderen Regionen Italiens. Der Autor weist auch auf die Populationen der einzelnen Zonen Puliens hin und auf die geschitlichen und ökologischen Ursachen die für die einzigartige Faune Puliens verantwortlich sind. 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Central- blatt (Berlin), Band V, pp. 19-28. 414 ALESSANDRO MINELLI ODONATI DEL VENETO (1° Contributo alla conoscenza degli Odonati) Avendo raccolto, in questi miei primi anni di attivita entomologica, un certo numero di dati sugli Odonati, soprattutto relativi alla geonemia di qualche specie, mi € venuta l’idea di stendere un catalogo delle specie della regione veneta, come base per ricerche, soprattutto ecologiche, posteriori. Pubblico ora un elenco che, se non puo dirsi completo, da comunque un quadro abbastanza significativo della fauna odonatologica del Veneto. Esso è fondato principalmente su materiale direttamente esaminato da me (1) e conservato nelle seguente raccolte (?): coll. Burlini (B), coll. Canzoneri (C), Museo Civico di Storia Naturale di Venezia (VE), Museo Civico di Storia Naturale di Verona (VR) e mia coll. personale (M). Molti dati interessanti mi sono poi stati gentilmente comunicati dal Dr. Felice Capra (relativamente a materiale ch’egli raccolse personalmente nel Veneto e che è conservato nella sua colle- zione) e dal Dr. Cesare Nielsen (elenco del materiale determinato per l’Istituto di Entomologia Agraria dell’ Università di Padova (PD) ). Delle citazioni conte- nute nella letteratura ho fatto uso discreto: per le singole specie riporto solo le indicazioni di GARBINI (1897), che pubblicò il miglior lavoro su Odonati veneti, non esente però da inesattezze, come avrò modo di precisare più avanti, e quelle degli autori più recenti: Concı (1948), NIELSEN & Conci (1951), Concı & NIELSEN (1956), Conci (1956), Marcuzzi (1956, 1961), Capra (1963 b, 1964). Sarà però utile passare in rapida rassegna tutto quanto fu scritto sugli Odonati del Veneto. Il primo a farne cenno è il T'uRRA (1780) che cita per il Vicentino 8 specie fra le più comuni (cfr. PIROTTA 1879, pag. 406). Segue il PoLLINI (1816) che cita la Libellula pedemontana Allioni (?) per il Lago di Garda. Nel 1824 il MARTENS dice di aver raccolte nel suo Reise nach Venedig le seguenti 11 specie: Libellula depressa, L. quadrimaculata, L. flaveola, L. rubi- cunda, L. vulgatissima, L. vulgata, L. aenea ; Aeshna forcipata, Ae. grandis ; Agrion virgo, A. puella. Almeno L. rubicunda, L. vulgata ed Ae. grandis debbono ritenersi citazioni errate; dubbie sono pure quelle per L. flaveola e L. aenea ; sotto i nomi dei due Agrion si comprendono forse più specie diverse. CHARPENTIER (1825) descrive la L. veronensis n. sp., su esemplare da lui raccolto nel Veronese nel 1818. Questa specie, non più raccolta in tale zona, è considerata sinonimo del Sympetrum Danae (Sulzer, 1776). CONTARINI nel 1843 riproduce l’elenco di MARTENS, il quale nel 1844 pub- blica una nuova lista di 10 specie, all’incirca quelle del lavoro precedente. Anche CONTARINI (1847) dà un nuovo elenco, contenente nove specie. Disconzi (1865) pubblica quindi un catalogo delle specie da lui raccolte nel Vicentino. Esse sono le 33 seguenti: Libellula albifrons Burm., L. cancellata L., L. coerulescens F., L. conspurcata F., L. depressa L., L. ferruginea V. Lind., L. flaveola L., L. quadrimaculata L., L. rubicunda F., L. Veronensis Charp., L. vulgata L.; Cordulia aenea L., C. metallica V. Lind., C. Vicetina Disconzi n. sp.; 112 A. MINELLI . Gomphus forcipatus L., G. pulchellus Selys, G. serpentinus Charp., G. vulgatissi- mus L.; Anax formosus V. Lind.; Aeschna grandis L., Ae. Lorenzonit Disconzi n. sp., Ae. maculatissima Latr., Ae. mixta Latr., Ae. rufescens V. Lind., Ae. ver- nalis V. Lind.; Calopteryx virgo L., C. splendens Harris; Lestes fusca V. Lind., L. viridis V. Lind.; Agrion elegans V. Lind., A. puella Rossi, A. pulchellum V. Lind., A. sanguineum V. Lind. Conci (1958) stabilisce la sinonimia delle due specie descritte in questo lavoro come nuove, considerando la Cordulia Vicetina Disconzi sinonimo della Somatochlora flavomaculata (V.d.Lind., 1821) e l’Aeschna Lo- renzoni Disconzi sinonimo di Cordulegaster annulatus (Latr., 1805) aut C. bi- dentatus Selys 1843, e osserva la poca attendibilità di molte altre determinazioni dell’abate vicentino. Ancora nel 1865 compare il lavoro di BAGATTA, che riporta 1 dati di POLLINI — (1816). Segue un elenco di Odonati raccolti nei dintorni di Padova, pubblicato nel 1873 da T'AccHETTI. Esso comprende 32 specie: Libellula striolata Charp., L. vulgata L., L. flaveola L., L. depressiuscula Selys, L. depressa L., L. fulva Müll., L. quadrimaculata L., L. coerulescens F., L. cancellata L., L. erythraea Brullé; Cordulia metallica V.d.Lind., C. flavomaculata V.d.Lind.; Anax formosus V.d. Lind.; Aeschna pratensis Müll., Ae. borealis Zett., Ae. mixta Latr., Ae. rufescens V.d.Lind., Ae. grandis L.; Gomphus vulgatissimus L.; Cordulegaster annulatus Latr.; Calopteryx splendens Harris, C. virgo L.; Lestes nympha Selys, L. sponsa Hansem, L. barbara F.; Sympecma fusca V.d.Lind.; Platycnemis pennipes Pallas, P. latipes Rbr.; Agrion elegans V.d.Lind., A. puella L., A. hastulatum Charp. Al- cune di queste indicazioni sono accettabili, più di quelle di Disconzi, ma il la- voro contiene gravi errori, già notati in parte dai vecchi autori: ad esempio, le indicazioni relative ad Ae. borealis Zett., Platycnemis latipes Rambur ed A. ha- stulatum Charp. sono del tutto inverosimili. PrroTTA (1879), riassumendo le conoscenze che si avevano sugli Odonati italiani, assegna al Veneto 46 specie, tutte già segnalate dai precedenti autori (4). A.P. NINNI (1879), anch’egli su dati prevalentemente bibliografici, com- pila frattanto il primo (e tuttora unico) catalogo degli Odonati del Veneto, in cui egli cita 47 specie, vale a dire le stesse di PIROTTA, meno il Gomphus flavipes (Charp.) e la Lestes nympha Selys, cui aggiunge invece Libellula (Libella) albistyla Selys, (L.) brunnea Fonsc. ed Anax parthenope Selys. E da notare che egli cita la Libellula (Diplax) pedemontana Müll. di « Belluno, Longarone, Agordo, lungo la Piave ed il Cordevole ». Nell’Agordino ho raccolto un po’ nel 1964 e nel 1965, ma non ho mai rinvenuta questa bella specie: la determinazione di NINNI non pare però possa essere messa in dubbio, essendo la specie assai facile a riconoscersi. O. MassaLonco (1891) cita successivamente 24 specie per il Veronese (di queste erano gia note per la provincia solo le due segnalate da CHARPENTIER (1825) e PoLLINI (1816). I suoi dati sono poi ripresi da GARBINI, che con una serie di pubblicazioni (1893, 1895 a, 1895 b, 1897, 1898) porta a 56 il numero delle specie note per la provincia di Verona. Le sue indicazioni sono in genere sicure; pure, per qualche specie sono legittimi dei dubbi (come sostiene anche il Dr. CAPRA in litt.). Nove di esse infatti non sono state successivamente raccolte nel Veneto e l’esattezza delle determinazioni di GARBINI non è completamente controlla- bile, essendo andata smarrita (secondo quanto mi riferì oralmente il Prof. RUFFO) la sua collezione. Di queste nove specie, comunque, una è inconfondibile e perciò senz'altro accettabile (come è stato fatto anche da parte di Concı & NIELSEN (1956) ), cioè l’Epitheca bimaculata (Charp.); delle altre, due sono - a quanto pare - ODONATI DEL VENETO 113 estranee alla fauna italiana (Diplax rubicunda (L.) = Leucorrhinia rubicunda (L.) e Platycnemis acutipennis Selys); le altre sono da considerarsi più o meno dubbie: | Diplax vulgata (L.), che egli non distingue bene dall’affine D. striolata (Charp.) (oggi entrambe le specie sono ascritte al genere Sympetrum); 1 Aeschna borealis Zett. (= Ae. coerulea Ström), ch’egli segnala di « Tracchi (sopra Chiesanuova) », reperto considerato dubbio da ANDER (1950) su suggerimento di NIELSEN e da Conci & NIELSEN (1956); l’Ae. grandis (L.), per la quale rimando a Conci (1957); l’Onychogomphus uncatus (Charp.), che peraltro egli sembra distinguere sicura» mente dall’O. forcipatus (L.) (v. la tabella dicotomica nel lavoro del 1897, a pag. 123); Agrion najas Hansem. (oggi Erythromma najas Hansem.), forse accetta- bile; e infine l’Agrion ornatum Selys, molto dubbio. Delle rimanenti 47 specie, di cui si sono avuti reperti posteriori per la regione veneta, si riporteranno le citazioni di GARBINI (dal lavoro maggiore, quello del 1897) nel catalogo vero e proprio. BENTIVOGLIO, nel 1907, riassumendo i dati noti fino al suo tempo sulla di- stribuzione geografica degli Odonati italiani, riporta tutte le citazioni precedenti, anche le meno attendibili. Cita così per il Veneto ben 61 specie, fra cui le due nuove di Disconzi. L’autore non aggiunge reperti personali, o comunque inediti, sulla regione. Si sa peraltro quanto dubbie siano le sue determinazioni: NTELSEN (1940), Concı & GALVAGNI (1946, 1948) e ConsicLio (1952) Phanno dimostrato a sufficienza. Di tutti questi autori, dunque, si può utilizzare solo la maggior parte dei dati di GARBINI. Gli autori seguenti, invece, pur dando un numero non molto alto di segnalazioni, offrono dati sicuri e spesso assai interessanti. Di essi verranno citati i reperti relativamente alle singole specie (5). Conci (1948) dà reperti veneti di una specie (Somatochlora alpestris Selys) e NIELSEN & Conci (1951) citano esemplari veneti di altre quattro (Agrion pul- chellum V.d.L., Gomphus vulgatissimus (L.); Leucorrhinia dubia (V.d.L.) e L. pectoralis (Charp.). Conci & NIELSEN (1956), nella tabella sulla geonemia delle specie italiane, citano per il Veneto 50 specie, di cui però solo 21 controllate dagli Autori. Marcuzzi (1956, 1961) cita le specie delle Dolomiti, valendosi soprattutto di dati, quasi tutti inediti, fornitigli da NIELSEN: 24 specie provengono dalle Dolomiti venete (prov. di Belluno). Infine Capra (1963 b) cita di Caorle (Venezia) l’Erythromma viridulum (Charp.) (su questo stesso reperto credo sia basata l’indicazione con ! nella ta- bella di Concı & NIELSEN (1956)). Prima di iniziare l’esposizione dei dati raccolti desidero esprimere il mio più sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile la stesura della presente nota permettendomi l’esame del materiale delle loro collezioni o dei Musei da loro diretti, cioè i Signori: Milo Burlini di Ponzano Veneto (Treviso); Silvano Canzoneri di Venezia; Prof. Antonio Giordani Soika, Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Venezia; Prof. Sandro Ruffo, Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Verona. Altrettanto vivo ringraziamento rivolgo al Dr. Felice Capra di Genova, al Prof. Cesare Conci, Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano ed al Dr. Cesare Nielsen di Bologna, che molto gentilmente misero a mia disposizione i dati in loro possesso e mi furono, come i precedenti, larghi di consigli e di aiuti, anche bibliografici. 114 A. MINELLI ELENCO DELLE SPECIE SICURAMENTE RINVENUTE NELLA REGIONE (9) Subordo Zygoptera Fam. CALOPTERYGIDAE 1. Calopteryx virgo padana Conci, 1956 GARBINI (1897, p. 64) (sub C. virgo L.): «Loc. del Veronese: come per la C. splendens ». Conci & NIELSEN (1956, tab. I): Veneto (!) (7). Marcuzzi (1956, p. 148) (sub C. virgo L.): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Lonigo-monte (Vicenza) 2 gg 3-VII-1963, leg. Canzoneri (C); Lonigo (id.) 13 9-VII-1963, id. (C); Sandrigo (id.) 15 19 IX-1961 (PD). Colli Euganei: Teolo (Padova) 1 & 28-XI-1959 (f. Schmidt: Conci) (PD). Treviso, 3 99 6-VII-1962, 1 © 7-VII-1962, 1 9 16-IX-1963, 1 3 23-IX-1963, tutti leg. Minelli (M); id. 1 g VI-1954 (PD); id. Paludi NW 2 gg 2 99 8-VII-1964, 14 399 4-IX-1964, 1 & 10-X-1965, tutti leg. Minelli (M); id. S. Angelo 1g 22-V-1964, 1 exuvia 26-VI-1964, tutti leg. id. (M). Casacorba (Treviso) 19 29-IV-1965, leg. id. (M); id. 2 $$ 299 VI-1946, leg. Burlini (B); Ponzano (id.) 1 & juv. III-1929, 1 & 25-IX-1929, 19 VI-1941, tutti leg. id. (B); Cavaso del Tomba (id.) - T. Ponticello, 1g 8-VII-1964, leg. Innocente (M); Asolo - Pa- gnano (id.), V. del Ru, 18 19 16-VI-1964, leg. id. (M); id. (id.); T. Musone 1 & 16-VI-1964, leg. id. (M). Laguna Veneta (8); Acquitrinio presso Mira, 1g 28-VI-1947, leg. Gior- dani Soika (VE). Comune e diffusa, specie lungo le acque correnti della pianura. Lo sfar- fallamento normalmente inizia nella seconda metà di maggio, ma qualche esem- plare sfarfalla occasionalmente con notevole anticipo sul normale: osservai à Treviso, lungo il F. Sile, un g freschissimo il 19-IV-1962 e in coll. Burlini v'è un es. raccolto addirittura in marzo. D’altro canto, in settembre si osservano an- cora individui freschi. Di particolare rilievo è l’es. corrispondente alla f. Schmidt: Conci, che viene segnalata per la prima volta dopo la descrizione originale. 2. Calopteryx splendens Caprai Conci, 1956 GARBINI (1897, pag. 62) (sub C. splendens Harris): « Loc. del Veronese: Lago di Garda (lungo le rive fra Peschiera e Lazzise), lungo l'Adige (specialmente nelle insenature larghe e tran- quille), e nei distretti di S. Michele, S. Bonifacio, Villafranca, Isola della Scala, Cologna, San- guinetto, Legnago: vale a dire in tutta la pianura lungo i corsi d’acqua ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Feltre (Belluno) 19 VII-1956 (PD). Treviso, 12 20-VI-1962, 1 © 24-VI-1962, 1 © 25-VI-1962, 19 26-VI-1962, 1& 19 6-VII-1962, 1 & 12-VII-1962, 19 16-VII-1962, 1 & 26-VII-1962, tutti leg. Minelli (M); id. - S. Angelo 3 gg 19 27-IV-1964, 1 4 22-V-1964, 13 299 27-V-1964, tutti id. (M); id. - Paludi NW 299 8-VII-1964, id. (M). Ponzano (Treviso) 19 VII-1941, 2 gg 3 99 VI-1944, 1g IV-1946, tutti leg. Burlini (B); Casacorba (id.) 19 VI-1946, id. (B); Roncade (id.) 1g IV-1964, leg. Minelli (M); Asolo - Pagnano (id.), T. Musone 3 gg 16-VI-1964, leg. Innocente (M). ODONATI DEL VENETO 115 Colli Berici: Lago di Fimon (Vicenza) 1 © V-1941, leg. Burlini (B); Lonigo (id.) 238 299 3-VII-1963, 1 g 5-VII-1963, 3 gg 8-VII-1963, 19 9-VII-1963, tutti leg. Canzoneri (C); Lonigo - Gua (id.) 1 g 3 99 9-VII-1964, id. (C); Schio (id.) 13 VIII-1953 (PD). | Verona, 19 IX-1954 (PD); Casaleone (Verona) 1g s.d. (PD). Lendinara (Rovigo): Naviglio Adigetto, comune (Dr. CAPRA in litt.). Padova, 1 9 31-V-1954, 12 16-VIII-1959 (PD). Laguna Veneta: Mira 1 3 18-V-1944, 19 24-IV-1947, 14 19 12-V-1947, 1 3 28-VI-1947, tutti leg. Giordani Soika (VE); Marghera 2 gg 19 26-V-1932, leg. Gridelli (VE); Caposile 1g 19 28-V-1955 (PD). Pure frequente, in genere assieme alla precedente, negli stessi ambienti. Lo sfarfallamento inizia ed ha il suo massimo di intensità un po’ prima che nella C. virgo. Fam. LESTIDAE 3. Sympecma fusca (V.d.L., 1820) GARBINI (1897, p. 66) (sub Sympycna fusca V.d.L.): « Loc. del Veronese: Cancello di Miz- zole (alt. m. 500), Fontana di Sommavalle, Cerea, Montorio ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (4). Laguna Veneta: Acquitrinio presso Mira, 1 4 28-VI-1947; S. Giuliano 2 33 3 99 19-IV-1947; Fusina 3 92 15-ITI-1948; dint. S. Giuliano 2 gg 25-III-’51, tutti leg. Giordani Soika (VE). Lonigo (Vicenza) 1g 9-VII-1963, leg. Canzoneri (C). Negrar (Verona) 1 g IX-1954 (PD). Diffusa ma non abbondante. GARBINI (1. cit.) accenna ad es. raccolti nella prima metà di dicembre ed alla fine di febbraio: come è noto, le Sympecma sono gli unici Odonati europei che svernano allo stato adulto. 4. Lestes barbarus (F., 1798) Marcuzzi (1956, p. 149): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Possagno (Treviso), Col. di Draga 19 31-VI-1964, leg. Innocente (M). Padova 19 VIII-1956 (PD). Laguna veneta: Mira 1% 15-VII-1947; Moranzani 299 7-X-1947, tutti leg. Giordani Soika (VE); P. Sabbioni 19 4-X-1933, leg. Gridelli (VE). Non ricordato per il Veneto da Concı & NIELSEN (1956). Sporadico. 5. Lestes virens vestalis Rambur, 1842 S. Bellino (Rovigo) 1 4 16-IX-1961 (Dr. Capra in litt.). Nuovo per il Veneto. 6. Lestes viridis (V.d.L., 1825) GARBINI (1897, p. 64): « Loc. del Veronese: Dintorni della città, S. Pancrazio (rive dell’A- dige), Vigasio, Gazzo, Montorio ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (4). Canizzano (Treviso) 1g 16-VIII-1929, leg. Burlini (B). Rubano (Padova) 1g 11-IX-1958 (PD); Villa Estense, Canale Gorzone (id.) 2 gg 29-IX-1959 (Dr. Capra in litt.). 116 A: MINELLI Non molto comune nel Veneto, a differenza di altre regioni italiane; cosi il seguente. | 7. Lestes sponsa (Hansem., 1823) GARBINI (1897, p. 65): «Loc. del Veronese: Lago di Garda (Peschiera, Bardolino, Garda), Vigasio, Montorio, Gazzo ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Marcuzzi (1956, p. 149): « Cortina, Misurina (Nielsen in litt.) ». Lendinara (Rovigo) 2 gg, 11 e 23-IX-1963 (Dr. Capra in litt.). 8. Lestes dryas Kirby, 1890 GARBINI (1897, p. 65) (sub L. nympha Saya): «Loc. del Veronese: Cancello di Mizzole (alt. m. 500) ». Conci & NIieLsEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Laguna Veneta: Marghera 19 5-VI-1947, leg. Giordani Soika (VE). Conci (1956, pp. 205-207, fig. 1) rivede la distribuzione in Italia di questa specie; dà come dubbie le vecchie indicazioni, compresa quella di GARBINI; fissa come limite meridionale, almeno provvisorio, di diffusione, gli Abruzzi e il Lazio; osserva non esser mai stata raccolta con certezza la specie nella pianura padano-veneta. Il reperto su indicato colma ora questa lacuna, mentre una cat- tura di notevole interesse, effettuata dal Sig. Milo Burlini, allarga notevolmente verso Sud l’areale noto per questa specie: egli ne raccolse infatti 1 © nel VIT-1938 a Biviere M. Sori (Messina): questo es. è conservato nella sua collezione. Più accurate ricerche nel Meridione e nelle Isole permetteranno certo di colmare lo hiatus tra questo reperto e quelli laziali e abruzzesi che formavano il limite meri- dionale accertato per questa specie. Fam. PLATYCNEMIDIDAE 9; Platycnemis pennipes (Pallas, 1771) GARBINI (1897, p. 66): «Loc. del Veronese: Dintorni città (rive paludose dell’ Adige), Montorio, Lago di Garda (Peschiera, Bardolino, Garda), Cerea, Vigasio, Gazzo ». Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Colli Berici: Lago di Fimon (Vicenza) 233 V-1941, leg. Burlini (B); Lonigo-Guà (id.) 7 gg 19 9-VII-1964, leg. Canzoneri (C). Padova 1g 9 24-VI-1952 (PD). Treviso 1g 14-V-1962, 1 & 18-V-1962, 19 20-VI-1962, 1g 3-VII-1962, 1419 7-VII-1962, 153 19 12-VII-1962, 3 gg 19 15-IV-1963, 3 99 16-IV-1963, 499 13-V-1963, tutti leg. Minelli (M). Ponzano (Treviso), loc. « Pegoril » 3 gg 19 3-VII-1964, id. (M); Cusignana (id.) 1g 2-VII-1964, id. (M); Asolo - Pagnano (id.), T. Musone 2 gd 299 16-VI-1964, leg. Innocente (M.). Marcon (Venezia) 3 43 399 V-1938, leg. Burlini (B); Laguna Veneta: Marghera 13 43 3 99 3 ?? 26-V-1932, 1g 20-VIII-1934, tutti leg. Gridelli (VE); V. Averto 19 26-V-1932, id. (VE); Mira 1 & 499 18-V-1944, 19 30-V-1947, 19 28-VI-1947, tutti leg. Giordani Soika (VE); Mira-Marano 1 3 28-VI-1947, id. (VE): Moranzani 1 4 27-VIII-1947, id. (VE); Caposile (Venezia) 1 © 28-V- 1955 (PD); Cason Bombae (zona intercotidale), 19 s.d., leg. Giordani Soika (VE). Lendinara (Rovigo) (Dr. Capra in litt.). ODONATI DEL VENETO 117 E fra le specie più comuni nella regione, come del resto in tutta Italia. Ne ho osservati gli stadi preimmaginali nel F. Sile, alla periferia di Treviso, ed in canaletti d’irrigazione a lento deflusso. Sfarfallamenti, di norma, da metà aprile a luglio. È Fam. AGRIONIDAE 10. Pyrrhosoma nymphula (Sulz., 1776) GarBINI (1897, p. 67) (sub Agrion minium Harris): « Loc. del Veronese: Lago di Garda (Malce- sine), Gazzo ». Conci & NiELsen (1956, Tab. I): Veneto (+). Garda (Verona) 1 & VI-1958 (VR). i Lonigo - Gua (Vicenza) 433 19 1-V-1964, leg. Canzoneri (C). Treviso, 1 g 15-IV-1962, 1 9 19-IV-1962, 1319 20-IV-1962, 1 ¢24-IV-’62, 3 99 26-IV-1962, 13 19 28-IV-1962, 19 V-1962, 19 13-V-1962, tutti leg. Mi- nelli (M); id. 1 © omeocr. 11-VI-1958 (PD); id. - Canale delle Mura, 1 9 10-IV-’64, leg. Minelli (M); id. - F. Sile 1g 10-IV-1962, id. (M); id. - S. Angelo 1g 27-IV-1964, id. (M); id. - Paludi NW 13 19 f. melanotum Selys 3-VII-1964, 19 9-IX-1965, 1 & 10-X-1965, tutti id. (M). Ponzano (Treviso) 19 omeocr. s.d., 14 V-1924, 13 19 omeocr. V-1929, 3 gg IV-1936, 13 19 f. melanotum V-1944, tutti leg. Burlini (B); S. Pelagio (id.) 19 5-V-1929, id. (B); Casacorba (id.) 1g V-1929, 19 18-V-1929, tutti id. (B); id. (id.) 4gg 19 f. melanotum Selys 29-IV-1965, leg. Minelli (M). Laguna Veneta: Acquitrino Mira - Merano, 1 ¢ 29-IV-1947, leg. Giordani Soika (VE); Val Dogà 1g 6-IV-1954 (PD). Caposile (Venezia) 1 © f. melanotum Selys 28-V-1955 (PD). Non raro lungo le acque debolmente correnti della pianura; localmente abbondante lungo il F. Sile. È specie precoce, come nota Conci (in Conci & NIELSEN, 1956, pp. 80-81), il quale indica 1 mesi di maggio e di giugno come sua epoca normale di volo; egli stesso però (1960, p. 94) dice di conoscerne reperti d’agosto. Presso Treviso la comparsa del P. nymphula inizia ai primi d’aprile, e talvolta si hanno sfarfallamenti eccezionali nella tarda estate o addirittura ai primi d’autunno: già GARBINI (1897, Tab. I) accennava del resto a catture effettuate in settembre. Posso comunque ora riferire di due miei reperti, uno del 9-IX-1965 (19 a Treviso - Paludi NW), l’altro del 10-X-1965 (1 g ivi), che fanno pensare a sfarfallamenti anticipati di ninfe destinate a svernare (o anche a sfarfallamenti ritardati, come mi suggerisce il Dr. F. CAPRA in litt.). Per quanto concerne la variabilità cromatica delle 99, ho riscontrate entrambe le forme già note per l’Italia, cioè l’omeocroma e l’eterocroma (f. melanotum Selys), con frequenza quasi pari. 11. Ischnura elegans (V.d.L., 1820) GARBINI (1897, p. 58) (sub Agrion elegans V.d.L.): «Loc. del Veronese: Lago di Garda (Peschiera), rive paludose dell’ Adige (nei pressi della città), Fontana di Sommavalle, S. Martino, Vigasio». Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Colli Berici: Lago di Fimon (Vicenza) 2 gg 3 92 V-1941, leg. Burlini (B); Lonigo - Gua (id.) 438 19 9-VII-1964, leg. Canzoneri (C). 118 A. MINELLI Treviso 1 & 3-VI-1962, 2 34 30-VI-1962, 19 VI-1962, 1 3 3-VII-1962, 18 12 6-VII-1962, 1 & 7-VII-1962, 19 22-IV-1963, tutti leg. Minelli (M); id. - S. Angelo 2 Sg 2 99 27-V-1964, id. (M); id. - Paludi NW 4 33 12 3-VIL-’64, 633 19 f. infuscans Campion 8-VII-1964, tutti id. (M). Marcon (Venezia) 2 gg V-1938, leg. Burlini (B); Caposile (id.) 1 g VI-1928, id. (B); id. (id.) 19 28-V-1955 (PD); Laguna Veneta: Mira 2 99 23-IV-1944, 1319 18-V-1944, 13 19 27-VI-1944, 5 gg 2 99 14-VII-1944, 2 99 30-V-1947, 1319 2-VI-1947, 238 19 28-VI-1947, 3 43 3 99 15-VII-1947, tutti leg. Gior- dani Soika (VE); Mira - Marano 43& 1% 24-IV-1947, 19 26-IV-1947, 19 15> VUI-1947,- ids (VE); 5. Giuliano. £ 3° 1 219-1 Ve1947,. PO. 232-1087. 19 22-1V-1948, id. (VE); Moranzani 1 & 2 99 24-IV-1947, 3 33 6 99 27-VIII- 1947, 12 7-X- 1947, id. (VE); S. Bruson 19 272VIII- 1947, id: N); Pellestrina - Murazzi 19 Te MEL 1944, id. (VE); Lido, 13 17-X- 1946, leg. Levrini (VE); id. - Alberoni 1 & 8-VI- 1947, 1g 19-VII- 1947, 19 5-XI- 1947, tutti leg. Gior- dani Soika (VE); Malamocco 14 15-VI-1947, id. (VE); Marghera 19 5-VI-1947, 299 5-VIII-1947, id. VE id. 2 3S 26- TV-1932, 1 & 6-V-1934, 2 43 26-V- 1934, tutti leg. Cridelli (VE) NV sAvento 2/01 © Y- V-1934, id (VB); W: Serraglio 13 30-V-1936 (VE); Val Dogà 1 g 24-VI-1955 (PD); Cason Petta di Bo 1 g, leg. Giordani Soika (VE); Barena Canal Buson, 1g, id. (VE); Canal Pordelio (Cavallino) 1 3, id. (VE); S. Elena, 1 &, id. (VE). Tesolo (Venezia), 1 9 26-VI-1952 (PD). Padova 1 © 26-VI-1952 (PD). Cavarzere (Rovigo) 19 22-IV-1954 (PD); Lendinara (id.): comune, con 29 £. omeocr., f. eterocr., f. rufescens (Dr. Capra in litt). Specie en in pianura, molto variabile. Interessante il reperto re- lativo alla f. infuscans Campion, che presenta il massimo di riduzione della colo- razione scura. La © da me raccolta e riferibile a questa forma (°) presenta le se- guenti dimensioni: lungh. add. mm 20,5; lungh. ali post. mm 15,5: siamo senz'altro verso 1 limiti inferiori assegnabili alla specie. Che nel Veneto, come altrove, la specie presenti più di uno sfarfallamento successivo, sembra probabile; più accurate ricerche permetteranno di dire quanti e di fissare le differenze nella variabilità del colore e delle dimensioni negli in- dividui di successiva comparsa. 12. Ischnura pumilio (Charp., 1825) Raldon (Verona) 1 4 19 18-VIII-1960 (PD). Nuova per il Veneto. 13. Enallagma cyathigerum (Charp., 1840) GARBINI (1897, p. 71) (sub Agrion cyathigerum Charp.): « Loc. del Veronese: Bosco di Chiesa, nuova ni m. 1063)» (2 es.). Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Marcuzzi (1956, p. 149): « Cortina, Misurina (Nielsen in litt.) ». 14. Agrion Lindeni Selys, 1840 Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Laguna Veneta: Marghera 243 299 26-V-1932, leg. Gridelli (VE). GDONATI DEL VENETO 119 15. Agrion pulchellum pulchellum V.d.L., 1825 GaARBINI (1897, p. 69): «Loc. del Veronese: Vigasio >». NieLsen & Conci (1951, p. 77): (citano 1 g 12 della serie raccolta dal Prof. A. Giordani Soika nella Laguna di Venezia: Staz. 265: Mire - Marano 24-IV-1947). Conci & NIELSEN (1956, Tab. I e p. 103): Veneto (+); Laguna di Venezia (19). Colli Berici: Lago di Fimon (Vicenza) 1 © V-1941, leg. Burlini (B). Treviso 1 g 1 9 13-V-1963, leg. Minelli (M); id. - S. Angelo 1 3 27-IV-’64, 1g 19 27-V-1964, tutti id. (M). Laguna Veneta: Mira 2 gg 23-IV-1944, 1 S 19 18-V-1944, tutti leg. Gior- dani Soika (VE); Mira - Marano 234 19 24-IV-1947, id. (VE). Lendinara (Rovigo) 9 33 6 £2 22/24-IV-1965 (Dr. Capra in litt.). La specie è nel Veneto meno rara di quanto si credesse, pur non risultando certo abbondante. L'A. pulchellum è specie precoce, come notano molti autori e come confer- mano i presenti reperti; esso sembra da noi convivere sempre (o quasi) con l’af- fine A. puella L., di solito più comune, come si vede anche dai dati pubblicati da Capra (1953, p. 21 e 1962/3 b, pp. 9-11) e come nota esplicitamente Conci (1948, pp. 25-26). Del resto CAPRA (19623 BD, pe Elr ice che la specie ha diffu- sione generale simile a quella dell’A. puella, anche se «un po’ più estesa a N ed in Asia (cfr. CORBET & C., 1960, p. 48 e fig. 9) ». 16. Agrion puella (L., 1758) GARBINI (1897, p. 69): «Loc. del Veronese: Chiesanuova (alt. m. 1063), Rovere di Velo (alt. m. 843), Spredino di Romagnano (Villa Garbini alt. m. 500), Lago dı Garga (Peschiera), Montorio, rive paludose dell’Adige (dintorni della citta), Vigasio, Cerea, Gazzo ». Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Marcuzzi (1956, p. 149): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Lonigo (Vicenza) 1%9 5-VII-1963, 19 6-VII-1963, 222 8-VII-1963, tutti leg. Canzoneri (C); id. - Gua (id.) 3 gg 19 9-VII-1964, id. (C). Cansiglio (Treviso - Belluno) 1g 21-VI-1954 (PD). Treviso 1 4 20-IV-1962, 1 9 22-V-1962, 1 3 1 © 24-V-1962, 12 6-VI-1962, 19 24-VI-1962, 1 & 30-VI-1962, 1 3 1-VII-1962, 12 2-VII-1962, 1 & 19 3-VII-1962, 1 3 4-VII-1962, 1 3 30-VII-1962, 1 3 31-VII-1962, 3 22 15-IV-1963, 633 16-IV-1963, 13 2 99 13-VII-1963, tutti leg. Minelli (M); id. - Canale delle Mura 1 15-IV-1964, id. (M); id. - F. Sile 19 9-VI-1964, id. (M); id. S. An- gelo 3 gd 3 99 27-IV-1964, 933 399 27-V-1964, 3 gg 3 99 26-VI-1964, tutti id. (M); id. - Paludi NW 3 43 19 3-VII-1964, 9 gg 19 8-VII-1964, tutti id. (M); id. - Corti 1 3 VI-1930, leg. Burlini (B). Ponzano (Treviso) 1 g VII-1928, id. (B); id. - « Pegoril » (id.) 13 3-VII-1964, leg. Minelli (M); Casacorba (id.) 14 19 V-1929, 19 8-V-1929, tutti leg. Burlini (B); Montello (id.) 14 19 V-1925, id. (B); Cendon (id.) 1 g 25-IV-1947 (VE). Caposile (Venezia) 1 4 28-V-1955 (PD); Marcon (id.) 15 19 V-1938, leg. Burlini (B). Laguna Veneta: Mira 2 gg 2-VI-1947, leg. Giordani Soika (VE); Marghera 19 6-V-1934, leg. Gridelli (VE). Padova 1g s.d. (PD). Lendinara (Rovigo) 7g3 499 22-IV-1965; 14 6-V-1965 (Dr. Capra in. ditt). Specie assai diffusa ed in genere abbondante, specie lungo 1 corsi d’acqua piuttosto lenti e presso le paludi a bassa quota. Ho riscontrate, nel Veneto, en- trambe le forme di colore delle 2%, omeocroma ed eterocroma. 120 A. MINELLI in Agrion hastulatum Charp., 1825 GARBINI (1897, p. 70): «Loc. del Veronese: Chiesanuova (alt. m. 1063), Cancello (alt. m. 528), Mezzane di sotto (laghetto e sorgente di S. Ambrogio, alt. m. 130), Lago di Garda (Garda, S. Vigilio), Montorio, rive paludose dell’Adige (dintorni della cittä), Villafranca, Vigasio ». - Indicazioni probabilmente tutte errate. Conci & NIELSEN (1956, Tab. I e pag. 104): Veneto (!) - « Cadore, Cortina ». Marcuzzi (1956, p. 149): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Cortina d’Ampezzo (Belluno) - acquitrinio a Costalares 2 gg 5-VII-1945, leg. Giordani Soika (VE). 18. Erythromma viridulum (Charp., 1840) Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!) (13). i Capra (1963 b, p. 171): «Laguna di Venezia: Caorle, 1 & VII-1926, Kala leg. (Museo Trieste) ». 19. Ceriagrion tenellum tenellum (Villers, 1789) GARBINI (1897, p. 68) (sub Agrion tenellum Devillers): « Loc. del Veronese: Lago di Garda (Peschiera), Nogara ». (Rispettivamente 1 4, 2 88). Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Treviso - Paludi NW 4 gg 3-VII-1964, 5 33 499 typ. 8-VII-1964, tutti leg. Minelli (M); Casacorba (Treviso) 12 typ. VI-1946, leg. Burlini (B). Specie piuttosto sporadica, più frequente presso le acque stagnanti o quasi. Subordo Anisoptera Fam. AESCHNIDAE 20. Brachytron hafniense (Müll., 1764) GARBINI (1897, p. 56) (sub Brachytron pratense Mull.): « Loc. del Veronese: Fontana di Sommavalle, Vigasio ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Verona 1g 4-V-1954 (PD). Este (Padova) 19 VI-1958 (PD). Laguna Veneta: S. Pietro in Volta 1g 15-VI-1946 (VE); Venezia-Lido 1 g s.d. (VE); Mira-Marano 3 gg 24-IV-1947, leg. Giordani Soika (VE); Mira- Fusina 2 99 s.d. (VE); Punta Sabbioni 1 4 21-VIII-1947, leg. Giordani Soika (VE); Marghera 19 19-IV-1947, id. (VE). | Cavarzere (Rovigo) 1 g 22-IV-1954 (PD); Lendinara (id.) 12 24-IV-1965 (Dr. Capra in litt.). Piuttosto raro. Interessante il reperto effettuato in agosto, trattandosi di specie primaverile. 21: Aeschna juncea (L., 1758) S. Vito di Cadore (Belluno) - lago omonimo, m. 1000 circa s.l.m., 19 VITI-1962, leg. Minelli (M); V. S. Lucano (Taibon Agordino - prov. Belluno), Lago delle Peschiere, m. 710 s.l.m., 14 19 6-VIII-1964, 1 & 24-VIII-1964, tutti leg. Minelli (M). Specie nuova per il Veneto (*), limitata alla zona alpina. Posso segnalarla per la prima volta anche del Friuli-Venezia Giulia, in base ad una cortese segna- lazione del Dr. NIELSEN (in litt.): Forni di Sopra (Udine) 1g 2-IX-1953 (PD). ODONATI DEL VENETO 536.511 ie 22. Aeschna cyanea (Müll., 1764) (18) GARBINI (1897, p. 56): « Loc. del Veronese: Rive paludose lungo l’Adige, Fontana di Som- mavalle (alt. m. 200), S. Anna d’Alfaedo (alt. m. 936), Chiesanuova (alt. m. 1104), Tracchi (alt. m. 1334), Valeggio, Lago di Garda (Peschiera) ». Conci & NiELsen (1956, Tab. I): Veneto (!). Marcuzzi (1956, p. 149): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Verona, 1 4 7-X-1964 (VR); Parona (Verona) 1g VI-1959 (VR); Bosco- chiesanuova (id.) 19 VIII-1960 (VR); Cerea (id.) 3 43 VI-1957 (PD); Cavaion (id.) 14 12 1956 (PD). Lonigo - Gua e Lonigo - monte (Vicenza) 1 g 299 X-1965, leg. Canzo- neri (M); Bassano (id.) 1 g IX-1944 (PD); Montebello (id.) 1 3 X-1962 (PD); Sandrigo (id.) 1g IX-1961 (PD). Padova 299 VI-1957, 13 VII-1957 (PD). Lendinara (Rovigo) 19 4-X-1961 (Dr. Capra in litt.). Treviso 19 1-VI-1963, leg. Minelli (M); id. 1g VI-1955 (PD); id. - S. Angelo 1 nympha 27-IV-1964 (sfarf. 3 14-VI-1964), leg. Minelli (M). Ponzano (Treviso) 19 7-1928, 19 IX-1944, 1g X-1944, 1g IX-1953, tutti leg. Burlini (B); id. (id.) 1 g 1960, id. (M); Montello (id.) 12 IX-1928, id. (B); Cavaso (id.) - Loc. « Strade Nuove » 19 11-VIII-1964, leg. Innocente (M): Conegliano (id.) 12 20-V-1956 (PD); Pieve di Soligo (id.) 1g 1-VIII-1955 (PD). S. Vito di Cadore (Belluno), Lago omonimo, m. 1000 circa s.l.m. 1g VIII-1962, 1 neanide VIII-1962 (sfarf. $ 4-IV-1963), tutti leg. Minelli (M). Specie molto comune, dal piano fin oltre 1 1000 m. 23. Aeschna mixta (Latr., 1805) GaRBINI (1897, p. 58): « Loc. del Veronese: Cancello di Mizzole (alt. m. 527) ». Concı & NrieLsEN (1956, Tab. I): Veneto (|). Marcuzzi (1956, p. 149): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Verona 19 4-VII-1954, 19 IX-1954 (PD); Negrar di Valpolicella (id.) 1g 13-IX-1964 (Dr. Capra in litt.). Villa Estense, Canale Gorzone (Padova) 4 gg 19 29-IX-1959 (Dr. Capra in litt.). Venezia 1g VII-1951, 1g IX-1953 (PD). Laguna Veneta: Alberoni 1 4 26-VII, 1 g 13-X-1951, leg. Giordani Soika (VE); 5. Piero in Volta 1 3 5-V-1946, leg. Levrini (VE); id. 13 15-X-1946 (VE); Mira - Marano 1 3 24-IV-1947, leg. Giordani Soika (VE); Pellestrina 1 g 18-VII (VE); P. Sabbioni 1 ¢ 21-X-1934, leg. Gridelli (VE); Casale sul Sile 1g VI-1962 (PD). Lendinara (Rovigo) 283 292 22-IX-1963; 1 3 2-X-1965 (Dr. Capra in litt.); Castel Guglielmo (id.) 1g 7-IX-1954 (PD). Casacorba (Treviso) 19 11-VI (VE); Possagno (id.), Casera Balbi 1g 14-VII-1964, leg. Innocente (M); id. (id.), Col di Draga 1g 19 11-VII-1964, id. (M); id. (id.), Castel Cesil 1g 14-VII-1964, id. (M). Valle S. Lucano (Taibon Agordino - prov. Belluno), m. 700 s.l.m., 2 99 18-VIII-1965, leg. Minelli (M); id. (id.), S. Cipriano, m. 615 s.l.m.,195-VIII-'64, id. (M). Diffusa e spesso abbondante, soprattutto sui colli. 122 A. MINELLI 24. Aeschna affinis (V.d.L., 1820) GARBINI (1897, p. 58): « Loc. del Veronese: Lago di Garda (Peschiera), Gazzo ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (J). Marcuzzi (1956, p. 150): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Cologna Veneta (Verona) 1 es. VI-1964 (VR). Laguna Veneta: Alberoni 1 9 VI-1947 (VE); Marghera 1g 23-VIII (VE); Mira 1g 15-VII-1947, leg. Giordani Soika (VE). Sporadica e piuttosto rara. 25. Anaciaeschna isosceles (Müll., 1767) GARBINI (1897, p. 58) (sub Aeschna rufescens V.d.L.): « Loc. del Veronese: Gazzo, Cerea, Vigasio, Fracanzana di S. Martino, Busol di Caldiero ». Conci & NIELSEN (1956, gun I): Veneto (+). Treviso, 19 19-VI-1962, 3 ga 22-VI-1962, 284 29-VI-1962, 14 19 6-VII-1962, tutti leg. Minelli (M); id. - S. Angelo - F. Sile 1 g 26-VI-1964, id. (M); id. - Ponte Ottavi 2 33 26-VI-1964, leg. Innocente (M); Casacorba (Tre- viso) 1g VI-1946, leg. Burlini (B). Laguna Veneta: Alberoni 1 g 24-VI-1947, leg. Giordani Soika (VE); Mira 1 9 15-VII-1947, id. (VE); Mira-Marano 1 & 24-TV-1947 (VE). Sporadica, non rara; localmente (dint. Treviso) anche abbondante. 26. Anax imperator Leach, 1815 GARBINI (1897, p. 54) (sub Anax formosus V.d.L.): « Loc. del Veronese: Lago di Garda (Peschiera, Garda, Malcesine), Caldiero (risaje al Busol),Montorio, Cerea, Gazzo, rive paludose dell’ Adige ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Marcuzzi (1956, p. 151): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Lonigo - Gua (Vicenza) 19 6-V-1964, leg. Canzoneri (C). Treviso 1 3 22-VI-1962, 1 © 23-VI- 1962, 13 2-VII-1962, tutti leg. Minelli (M); Ponzano (Treviso) 1 nympha IV-1940, leg. Burlini (B). Caposile (Venezia) 1 4 19-VI-1928, leg. Burlini (B); Laguna Veneta: Punta Sabbioni 1 3 21-IX-1963, leg. Canzoneri (C); id. 12 4-X-1935, leg. Gri- delli (VE); Lido 1 es. 1928 (VE): Mira 2 gg 2-VI-1947, leg. Giordani Soika (VE); Alberoni 1 4 24-VI-1947, id. (VE). Comune; la difficoltà di cattura spiega il numero non molto elevato di re- perti. 27. Anax parthenope (Selys, 1839) GARBINI (1897, p. 55): « Loc. del Veronese: Cerea ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Laguna Veneta: Marghera, 1 & 23-VIII (VE). Specie sporadica e rara. 28. Hemianax ephippiger (Burm., 1839) GARBINI (1897, p. 55) (sub Cyrtosoma ephippigerus Burm.): « Loc. del Veronese: Peschiera, Tomba ». - La prima citazione da AUSSERER (1869, p. 115). Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Padova 19 1-VIII-1952 (PD). Assai sporadica e rara. Come è noto, è specie migratrice che vive abitual- mente nella regione paleartica meridionale. ODONATI DEL VENETO 123 Fam. GOMPHIDAE 29. Gomphus flavipes (Charp., 1825) GARBINI (1897, p. 61): « Loc. del Veronese: Cerea ». - Dato non sicuro e non preso in con- siderazione da NIELSEN (1940), ConsicLio (1950, p. 16) e Conci & NIELSEN (1956, p. 134). Merlara (Padova) 19 s.d. (coll. NIELSEN). È questa la seconda cattura italiana della specie, rarissima in Italia, dove fu segnalata per la prima volta con certezza da CoNsicLio (1950). Approfittando di una gentile comunicazione fattami in litt. dal Dr. NIELSEN, posso ora citarla anche di Piacenza, dove fu raccolto 1 4 che si trova appunto in coll. NIELSEN. Le catture italiane di questa specie orientale, che giunge sino all’ Amur, sono certo molto interessanti. 30. Gomphus vulgatissimus (L., 1758) (15) GARBINI (1897, p. 60): « Loc. del Veronese: Dintorni della città (lungo l’Adige), Lago 3; Garda (Garda), Cerea ». NIELSEN & Conci (1951, p: 77): «Ne abbiamo visto 1 3 juv. di Cessalto (Treviso, Veneto), 29-IV-29, leg. Galassi (collez. Ist. Entom. Univ. Bologna), 3% della Laguna Veneta (Staz. 310, ‘senza data, leg. Giordani Soika, det. Nielsen) »; queste ultime 3 99 sono state rivedute anche da me e sono citate più sotto: la Staz. 310 equivale a « Mira-Marano, 24-IV-1947 ». Treviso, 1 g 9-V-1962, 1 & 12-VI-1962, tutti leg. Minelli (M); Casacorba (Treviso) 1 g VI-1947, leg. Burlini (B); Mogliano Veneto (id.) 13 exuviae (9 33 499) IV-1965, leg. Minelli (M); id. (id.), 19 juv. e 27 exuviae (16 gg 11 99), 19-IV-1966, id. (M). Padova 14 s.d. (PD); Battaglia Terme (Padova) 14 3-V-1955 (PD). Laguna-Veneta: Mira-Marano 1g 3 99 24-IV-1947, leg. Giordani Soika (VE); Mira 19 15-VII-1947, id. (VE) - Venezia, Canale di S. Giustina, 1 4 8.d: (VE RER Naviglio Adigetto (Rovigo) 299 24-IV-1965 (Dr. Capra in litt. : Non raro nel Veneto; localmente pare abbondante. Si noti il reperto ef- fettuato in luglio, notevole trattandosi di specie primaverile. 31. Onychogomphus forcipatus unguiculatus (V.d.L., 1820) GARBINI (1897, p. 60) (sub Onychogomphus forcipatus L.): « Loc. del Veronese: Lago di Garda (Torri, Garda), Vigasio, Cerea, Gazzo, Lavagno (alt. m. 200) ». Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Cavaion (Verona) 1% 1956 (PD). Lonigo (Vicenza) 1 3 3-VII-1963, leg. Canzoneri (C). Padova 1 3 VIII-1959 (PD). Ponzano (Treviso) 3 gg VI-1944, 13 19 VII-1944, 19 V-1945, tutti leg. Burlini (B); Asolo - Pagnano (id.) 19 16-VI-1964, leg. Innocente (M). Come il precedente. Fam. CORDULEGASTERIDAE 32. Cordulegaster annulatus (Latr., 1805) GARBINI (1897, p. 61): « Loc. del Veronese: Giazza ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Garda (Verona) 12 s.d. (VR). 124 A. MINELLI 33. Cordulegaster bidentatus Selys, 1843 GARBINI (1897, p. 61): « Loc. del Veronese: Fontana di Sommavalle ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Marcuzzi (1956, p. 151 e 1961, p. 45) (45): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Auronzo (Belluno), Paluz, 19 VIII-1946, leg. Burlini (B). Entrambe le specie rare e sporadiche. Fam. CORDULUDAE 34. Cordulia aenea (L., 1758) GARBINI (1897, p. 51): «Loc. del Werne Fontana di shoes Gazzo, Malcesine, Lago di Garda (Garda) ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. 1): Tera (+). _ Marcuzzi (1956, p. 150) (sub Somatochlora aenea L.): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». . Conegliano (Treviso) 1g 19 s.d., leg. Huster (B). Rara, come in genere le seguenti; meno delle altre la Somatochlora flavo- maculata (V. d.L.). 35. Somatochlora alpestris (Selys, 1840) Concı (1948, p. 27) riporta il reperto di SATORI (v. nota 5 a pag. 133) e ricorda 2 && presi dal dr. C. NIELSEN presso Cortina d'Ampezzo (Cadore) il 10 e 21-VIII-1935, conservati presso il Museo di Genova. ANDER (1950, p. 58) riporta i reperti precedenti e cita le seguenti notizie avute dal Dr. NIELSEN: «In den Dolomiten bei Cortina d’ Ampezzo und Misurina zwischen 1200-2000 m. vom 6.7 - 31.8 in den Jahren 1935-40 gefangen »; Lago di Federa in 2042 m; es wurde im Durchsch- nitt auf je 344 19 gefangen ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I e p. 157): Veneto (!) - « Cadore, Cortina d’Ampezzo ». Marcuzzi (1956, p. 150): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Tutte queste indicazioni, insomma, si riferiscono ad una zona ristretta fra Cortina d’Ampezzo e Misurina (prov. di Belluno). 36. Somatochlora metallica metallica (V.d.L., 1825) GARBINI (1897, p. 52) (sub Epitheca metallica V.d.L.): « Loc. del Veronese: Giardini ed orti della citta (MassALONGO) ». - Citazione con ogni probabilita errata e che GARBINI stesso non conferma apertamente. Marcuzzi (1956, p. 150): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Lonigo (Vicenza) 15 6-VII-1963, 1 3 8-VII-1963, leg. Canzoneri (C). Casacorba (Treviso) 1g 5-VI- 1947 (VE). 37. Somatochlora flavomaculata (V.d.L., 1825) (19) GARBINI (1897, p. 54) (sub Epitheca flavomaculata V.d.Lind.): « Loc. del Veronese: Lago di Garda (Malcesine, S. Vigilio, Peschiera), orti intorno alla città, e Gazzo ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Lonigo (Vicenza) 1 3 9-VII-1963, leg. Canzoneri (C); Lago di Fimon (id.) 13 5-VI-1947 (VE). Casacorba (Treviso) 433 VI-1946, leg. Burlini (B; 1 & in coll. M); id (id.) 1 & 5-VI-1947 (VE). ODONATI DEL VENETO 125 Marghera (Venezia) 1 4 26-V-1934, leg. Gridelli (VE); V. Averto (1d.) 13 7-V-1934, leg. id. (VE). | 38. Somatochlora arctica (Zett., 1840) GARBINI (1897, p. 53) (sub Epitheca arctica Zett.): «Loc. del Veronese: Ferrara di M. Baldo (alt. m. 817)». - Concı & NIELsEN (1956) non tengono conto di questo reperto, che però forse potrebbe essere esatto. Conci & NIELSEN (1956, Tab. I e p. 160): Veneto (!) - « Cadore, Cortina ». Marcuzzi (1956, p. 150): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». 39. Epitheca bimaculata (Charp., 1825) GARBINI (1897, p. 52): « Loc. del Veronese: Sul Lago di Garda (Navene - fra dci e Torbole) ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Specie certo rarissima, non più ritrovata in Italia dopo le catture di Aus- SERER (Trentino) e GARBINI (Lago di Garda). Fam. LIBELLULIDAE 40. Libellula depressa L., 1758 (1) GARBINI (1897, pp. 44-45): « Loc. del Veronese »: « Ferrara di M. Baldo (alt. m. 817), Chiesanuova (alt. m. 1104), Rovere di Velo (alt. m. 843), Lavagno (alt. m. 800), Fontana di Som- mavalle (alt. m. 150), S. Massimo all'Adige, Tomba, Vigasio, Cerea, Gazzo ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Lonigo (Vicenza) 2 3g 8-VII-1963, 13 19 9-VII-1963, tutti leg. Canzo- neri (C); Asiago (id.) 1g VII-1955 (PD), Grisignano (id.) 1 g 11-X-1958 (PD). Treviso - S. Angelo, 2 nymphae 27-IV-1964 (sfarfallate 2 99 14 e 21-VI-’64), leg. Minelli (M); Ponzano (Treviso) 1g 299 s.d., I nympha V-1940, tutti leg. Burlini (B); Motta di Livenza (id.) 1g VIII-1958 (PD). Laguna Veneta: S. Andrea 1 3 19 20-V-1947, leg. Giordani Soika (VE); Mira 1 9 24-IV-1947, id. (VE); Marghera 1 © 19-IV-1947, id. (VE); Cavalcavia Marghera 1 4 3-V-1947, id. (VE). Specie comune in tutta la regione. 41. Libellula fulva Müll., 1764 GARBINI (1897, p. 47): « Loc. del Veronese: Tomba, Cerea ». Concı & NieLsEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Verona, 1 es. V-1964 (VR). Casaleone (Verona) 19 5-V-1954 (PD); Cerea (id.) 13 V-1957 (PD). Lonigo (Vicenza) 19 9-VII-1963, leg. Canzoneri (C); Fimon (id.) 19 5-VI-1947 (VE). Saonara (Padova) 1g 20-IV-1958 (PD). Treviso 19 27-V-1963, leg. Minelli (M); id. - Paludi NW 19 VII-1965, id. (M); id. - S. Cristina 1 4 19 V-1929, leg. Burlini (B); Ponzano (Treviso) 09 s.d., 19 VII-1944, tutti leg. id. (B); Casacorba (id.) 4gg 19 5-VI-1947, d. (B). 1 126 A. MINELLI S. Donà di Piave (Venezia) 19 11-V-1958 (PD). Laguna Veneta: Mira 2344 18-V-1944, 299 24-IV-1947, 1g 2-VI-1947, tutti leg. Giordani Soika (VE); Mira - Marano 2 99 24-IV-1947, id. (VE); Marghera 3 gg 15-VI-1947, id. (VE). Meno rara di quanto non risulti dalla letteratura; mai però abbondante. 42. Libellula quadrimaculata L., 1758 GARBINI (1897, p. 48): «Loc. del Veronese: Rive paludose dell’ Adige (5. Pancrazio) ». Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Marcuzzi (1956, p. 151): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Treviso - S. Angelo 1 nympha 27-IV-1964 (sfarfallata 19 f. praenubila Newmann 22-V-1964), leg. Minelli (M). Ponzano (Treviso) 1g VI-1928, leg. Burlini (B); Casacorba (id.) 19 f. praenubila 11-VI (VE). Laguna Veneta: Mira - Marano 1g typ. 3 99 f. praenubila 24-IV-1947, leg. Giordani Soika (VE); Mira 19 typ. 2-VI-1947, 1g typ. 15-VII-1947, 19 f. praenubila 24-IV-1947, 19 f. praenubila 5-V-1947, tutti leg. Giordani Soika (VE); Alberoni 19 f. praenubila 6-IX-1945, leg. Gridelli (VE). Lendinara, Naviglio Adigetto (Rovigo) 299 f. praenubila 22/24-IV-1965 (Dr. CAPRA in litt.). Non rara, specie in pianura; la maggior parte degli es. corrisponde alla f. praenubila Newmann. 43. Orthetrum coerulescens (Fabr., 1798) GARBINI (1897, p. 49) (sub Libella caerulescens Fabr.): « Loc. del Veronese: Gazzo (intorno alle acque vallive) ». | Conci & NieLsEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Lonigo (Vicenza) 1g 19 3-VII-1963, leg. Canzoneri (C); Fimon (id.) 14 5-VI-1947 (VE). | _Treviso-Paludi NW 1 3 8-VII-1964, leg. Minelli (M); Casacorba (Tre- viso) 1g 19 VIII-1940, 12 VI-1946, 1g 5-V-1947, tutti leg. Burlini (B); Ca- vaso (id.), Filanda 1g 15-VIII-1964, leg. Innocente (M). Laguna Veneta: Moranzani 1g 15-VII-1947, leg. Giordani Soika (VE); Mira 19 15-VII-1947, id. (VE). Non raro in pianura e in collina, specie lungo le acque debolmente correnti. 44, Orthetrum brunneum brunneum (Fonsc., 1837) GARBINI (1897, p. 49) (sub Libella brunnea Fonsc.): «Loc. del Veronese: Cerea » (1 o 7-VII-1895). Conci & NieLsEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Lonigo (Vicenza) 2 gg 3-VII-1963, 2 3g 4-VII-1963, tutti leg. Canzoneri (C). Treviso 1 & 10-VII-1962, leg. Minelli (M). Ponzano (Treviso) 1 g VI-1944, 1g VIII-1945, tutti leg. Burlini; Pagnano (id.), V. del Ru 1g 16-VI-1964, leg. Innocente (M). Caorle (Venezia), 19 VII-1927, leg. Kalis (Mus. Trieste) (Dr. CAPRA in litt.). Un po’ meno diffuso del precedente, col quale talvolta convive. ODONATI DEL VENETO 127 45. Orthetrum albistylum (Selys, 1848) GARBINI (1897, p. 50) (sub Libella albistyla Selys): « Loc. del Veronese: Cerea ». Concer & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Ponzano (Treviso) 1g s.d., leg. Burlini (B); Montello (id.) 1g s.d., id. (B). | Bosco di Gaggio (Venezia) 1 © s.d., leg. Burlini (B). Laguna Veneta: Mi- ra 13 2-VI-1947, 243 15-VII-1947, tutti leg. Giordani Soika (VE). Venezia 1 es. ginandromorfo VI-1957 (PD). Piuttosto sporadico, meno raro verso il mare, come il Konenke: Notevole l’esemplare ginandromorfo (i pochi casi analoghi noti per gli Odonati sono stati descritti (1953) da H. SCHIEMENZ, «Ein idealer Fall von Gynandromorphismus bei Aeschna cyanea Müll. », pubblicazione che non ho avuto la possibilità di con- sultare e che mi è stata segnalata dal dr. CAPRA; tornerò comunque prossimamente sul tema). 46. Orthetrum cancellatum (L., 1758) GARBINI (1897, p. 49) (sub Libella cancellata L.): « Loc. del Veronese: Lago di Garda (Garda, Bardolino), Gazzo ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Lonigo - Gua (Vicenza) 19 9-VII-1964, leg. Canzoneri (C). Laguna Veneta: Mira 1 9 24-IV-1947, 1 9 2-VI-1947, 2 gg 19 15-VII-1947, tutti leg. Giordani Soika (VE); id. 1 4 19 23-VIII (VE); Moranzani 1 4 29-V-’34, leg. Gridelli (VE). Jesolo (Venezia) 19 VIII-1962, leg. Minelli (M); id. 2 gg 19 23-VII-1953 (PD). 47. Crocothemis erythraea (Brullé, 1832) GARBINI (1897, p. 51): « Loc. del Veronese: S. Martino alla Fracanzana, Caldiero al Busol, Gazzo, Isola Rizza (MASSALONGO, alcuni esemplari), Lago di Garda (Garda) ». Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Treviso - S. Angelo - F. Sile 1 g 26-VI-1964, He - Minelli (M); Ponzano (Treviso) 2 3g 19 s.d., leg. Burlini (B). Padova 1g VI-1960 (PD); Merlara (Padova) 1 & s.d. (PD). Laguna Veneta: Mira 1% 2-VI-1947, 1 3 15-VII-1947, tutti leg. Giordani Soika (VE). Lendinara (Rovigo) 3 43 20-IX-1959; 1 © 20-IX-1961; 1g 19 22-IX-1963 (Dr. CAPRA in litt.); S. Bellino (id.) 1g 19 16-IX-1961 (id.). Non rara nella pianura. 48. Sympetrum striolatum (Charp., 1840) GARBINI (1897, p. 40) (sub Diplax striolata Charp.): « Loc. del Veronese: Cerea (in pia- nura), Cancello di Mizzole (alt. m. 529), Chiesanuova (alt. m. 1104), Erbezzc (m. 1118)». Si tenga presente che GARBINI non distingueva con sicurezza questa specie dall’affine S. vulgatum (L.) e che con molta probabilità le sue indicazioni per quest’ultima specie si riferiscono sempre al S. striolatum (Charp.). Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Marcuzzi (1956, p. 151): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Negrar (Verona) 3 e 9 13-IX-1961 (Dr. Capra in litt.). Lonigo (Vicenza) 19 3-VII-1963, 1g 4-VII-1963, tutti leg. Canzoneri (C). 128 A. MINELLI Padova 1 9 IX-1958 (PD). Monte della Madonna (Euganei) 1 9 14-IX-1965 e Villa Estense, Canal Gorzone (Padova) 1 & 23-IX-1959 (Dr. CAPRA in litt.). Laguna Veneta: Lido 12 XI-1946 (VE); Pellestrina 2 gg 18-VII-1944 (VE); P. Sabbioni 1g 19 21-X-1934, 19 4-X-1936, tutti leg. Gridelli (VE). Treviso 1 g 18-VII-1963, leg. Minelli (M); id. - S. Angelo - F. Sile 1 3 26-VI-1964, id. (M); id. - Paludi NW 1 3 8-VII-1964, 1 es. sfarfallante 16-VII-°64, 2 43 4-IX-1964, tutti leg. id. (M). Ponzano (Treviso) 1 3 s.d., leg. Burlini (B); Montello (id.) 1 © IX-1928, id. (B); Possagno (id.), Casera Fire 1 4 3 99 3-IX-°64, leg. Innocente (M). Valle S. Lucano (Taibon Agordino - prov. Belluno), Lago delle Peschiere, m. 710+s.l:m., 2:98: 13-VIITI=1965; les: Minelli :(M); id. m. 700 s.lam. 1.9 18-VIII-1965, id. (M). Specie comunissima, dal piano al monte. 49. Sympetrum meridionale (Selys, 1841) GARBINI (1897, p. 41) (sub Diplax meridionalis, Selys): « Loc. del Veronese: S. Pancrazio (lungo l’Adige), Cancello di Mizzole (alt. m. 500); tanto vicino all’acqua, quanto lontano da essa ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (1). Marcuzzi (1956, p. 151): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Cortina (Belluno), 1 4 19 VII-1954 (PD). Cornuda (Treviso) 1g 4-VIII-1963, leg. Minelli (M). Padova 1 & 19 5-VII-1953, 1g VI-1954 (PD). Laguna Veneta: Punta Sabbioni 19 21-IX-1963, leg. Canzoneri (C); Marghera 2 gg 5-VI-1947, leg. Giordani Soika (VE); Alberoni 1 g 1 9 8-VI-1947 (VE); Jesolo (Venezia) 1g VIIIT-1954 (PD). Meno diffuso e frequente del precedente. 50. Sympetrum Fonscolombei (Selys, 1840) GARBINI (1897, p. 42) (sub Diplax fonscolombii Selys): « Loc. del Veronese: Rive paludose dell’Adige (fuori della città, verso S. Pancrazio) >». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). Laguna di Venezia: Alberoni, prime dune, 1 3 26-VII-1946, leg. Giordani Soika (VE); Lido, 1g 17-VII-1934, leg. Giordani Soika (Mus. Trieste) (Dr. CAPRA in litt.). _ Valli Grandi Veronesi, Canale di Maestra a Bastione 1g 21-IX-1961 (Dr. CAPRA in litt.). Sporadico e raro. 51. Sympetrum flaveolum (L., 1758) GARBINI (1897, p. 42) (sub Diplax flaveola L.): « Loc. del Veronese: Malcesine ». Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Marcuzzi (1956, p. 151): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Conci (1956, p. 208): « Veneto: Cortina d'Ampezzo, agosto e primi di settembre, alcuni es,. leg. Nielsen (Nielsen in litt.) ». Come il precedente. ODONATI DEL VENETO i 129 52. Sympetrum sanguineum (Miill., 1764) GARBINI (1897, p. 44) (sub Diplax sanguinea Müll.): « Loc. del Veronese: Roverchiara (MassaLONGO, un individuo dopo l’inondazione del 1882), Vigasio, Cerea, Nogara, Gazzo, Grez- zana, Romagnan, S. Martino ». - Indicazioni forse esatte; ma GARBINI non distingueva troppo sicuramente i Sympetrum. Conci & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Treviso 1 © 9-VIII-1963, leg. Minelli (M). Padova 1 $ IX-1958. Villa Estense, Canale Gorzone (Padova) 1 4 21-IX-°59 (Dr. CAPRA in litt.). Laguna Veneta: Mira 1 4 28-VI (VE); S. Giuliano 1 © s.d. (VE); Marghera 244 15-VI-1947, leg. Giordani Soika (VE); id. 1144 499 1 ? (es. rotto) 23-VIII-1950 (VE); Alberoni 1g 26-VIII-1946 (VE). Lendinara, Naviglio Adigetto (Rovigo) 1 9 24-IX-1959 (Dr. Capra in litt.). Specie di pianura, abbastanza diffusa e localmente abbondante. 53. Sympetrum depressiusculum (Selys, 1841) GARBINI (1897, p. 44) (sub Diplax depressiuscula Selys): « Loc. del Veronese: Cancello di Mizzole (alt. m. 500), Grezzana, Spredino di Romagnano (alt. m. 500), Grezzana, Negrar, Albarè, Cerea, Vigasio, Gazzo, S. Martino, Lago di Garda (Garda, Bardolino), rive paludose dell’Adige (dintorni della città, S. Pancrazio) ». -- V. osservazioni alla specie precedente. Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (+). Laguna Veneta: Pellestrina 2 44 23-VII-1944, leg. Giordani Soika (VE); Alberoni - Malamocco 1% 15-IV-1946, id. (VE); Mira 3 gg 15-VII-1947, id. (VE). Lendinara, Naviglio Adigetto e S. Bellino (Rovigo) vari es., fine IX-1959 - ‚1965 (Dr. CAPRA in litt.). Valli Grandi Veronesi, Canale di Maestra 12 21-IX-1961 (id.). Altra specie non rara in pianura. 54. Sympetrum Danae (Sulz., 1776) CHARPENTIER (1825, p. 43) descrive la sua Libellula veronensis, sinonimo del S. Danae (Sulz.), su un es. raccolto « circa Veronam ». A tale reperto si richiama GARBINI (1897, p. 43), che vi ac- cenna sotto il nome di Diplax scotica Donov. Marcuzzi (1956, p. 150): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Specie alpina, rara. 55. Sympetrum pedemontanum (Müller in Allioni, 1776) GARBINI (1897, p. 45) (sub Diplax pedemontana Allioni): « Loc. del Veronese: Dintorni della città [al ponte della ferrovia, in punti paludosi vicino all'Adige (centinaja di esemplari)], lungo le rive del Lago di Garda (:MassoLonGo), Monte Baldo (? POLLINI). Concr & NieLseN (1956, Tab. I): Veneto (+). Marcuzzi (1956, p. 151): « Cortina, Misurina (Nielsen, in litt.) ». Capra (1964, p. 183): « Lendinara ». Lendinara, Naviglio Adigetto (Rovigo) comune, 29-VIII - 11-X-1959/65 (Dr. CAPRA in litt.). Piuttosto localizzato; localmente pare non raro. 130 A. MINELLI 56. Leucorrhinia dubia (V.d.L., 1825) NiELsen & Concı (1951, p. 78): « Nielsen la rinvenne comunissima da fine giugno a meta luglio (1935 e 1941) al Lago d’Antorno (Misurina), m. 1800 (Veneto: prov. Belluno). Nielsen ha determinato anche 1 & del Lago Costalares (Veneto, Cortina), 5-VII-1945, leg. Giordani Soika ». Concı & NIELSEN (1956, Tab. I): Veneto (!). ; Marcuzzi (1956, p. 151): « Cortina, Misurina, (Nielsen, in litt.). Cortina d’Ampezzo (Belluno), acquitrinio a Costalares 1 4 5-VII-1947, leg. Giordani Soika (VE). Limitata alle Dolomiti. 57. Leucorrhinia pectoralis (Charp., 1825) NIELSEN & Concı (1951, p. 78): «Un & fu catturato dal sig. Galassi in giugno a Cessalto (Treviso) (coll. Nielsen). Questo rinvenimento è certo stupefacente, essendo la L. pectoralis specie tipicamente settentrionale, mentre Cessalto è in mezzo alla pianura! » Conci & NIELSEN (1956, Tab. I e pag. 194): Veneto (!) - Cessalto (Treviso). Da quanto precede risulta accertata la presenza nel Veneto di 57 specie di Odonati, pari al 71,25%, delle specie note per l’Italia (1%). Future ricerche permet- teranno certamente l’aggiunta di qualche altra specie alla presente lista, che porta il Veneto al secondo posto, dopo il 'Trentino-Alto Adige, per numero di specie note, fra le regioni italiane. Considerando comunque le specie accertate secondo il profilo zoogeografico, si ha, accogliendo le ripartizioni di Conci & NIELSEN (1956, pp. 39-40), il seguente quadro: — Italia Veneto N ies 0/ /o £4 ; Me Dis n. specie 9% n. specie | fra le specie | delle specie P venete, su venete quelle it. corr. mediterranei 24 30 14 (19) 24,561 58,33 euroasiatici 36 45 30 (7°) 52,631 83,33 ponto - sarmatici 3 3475 25) 3,509 66,66 etiopici 4 5 2 (22) 3509 50;— circumboreali 6 VSS GO 8,772 83,33 boreoalpini 4 5 4 (24) 7,017 100,— occidentali 2 275 — — — endemici italiani 1 1.25 — = — 80 100, — 57 99,999 — Il popolamento odonatologico della regione appare dunque piuttosto com- posito; cosa comprensibile, del resto, trattandosi di animali che allo stato adulto hanno notevoli possibilita di spostamento attivo. Ma risultera certamente inte- ressante anche inquadrare le specie venete nelle categorie considerate nell’inte- ressante nota di ST. QUENTIN (1960): ben 32 specie appartengono cosi alla « Re- fugialfauna », di tipo mediterraneo, contro 25 attribuibili alla « Invasionsfauna », di tipo eurosibirico. Più particolarmente, abbiamo: 3 specie del Mediterraneo occidentale; 12 specie olomediterranee; 10 del Mediterraneo orientale; 1 del gruppo delle specie che dall’Asia Minore e dal Nordafrica sconfinano in Europa; ODONATI DEL VENETO 131 5 a diffusione tendente al gruppo eurosibirico, tutte queste ascritte alla « Refugial- fauna»; quindi: 7 specie ampiamente diffuse nel bacino del Mediterraneo; 7 specie oloartiche; 6 specie di generi che hanno di norma la loro diffusione prin- cipale in Nordamerica; 5 che giungono verso Est nella Siberia orientale o nel Giap- pone, mentre verso ovest si arrestano alla Germania o all’ Olanda, tutte queste fra gli elementi della « Invasionsfauna ». Nella regione veneta possiamo distinguere due zone a diverso popolamento odonatologico: una alpino-dolomitica ed una padano-lagunare: nella prima pre- valgono nettamente le specie eurosibiriche (sensu ST. QUENTIN) su quelle medi- terranee (sensu ST. QUENTIN), con 16 specie contro 8, fra quelle citate da MAR- CUZZI (1956); nella seconda le proporzioni si invertono: nella laguna di Venezia sono state trovate 22 specie mediterranee contro 10 euro-sibiriche. ‘Tra le due zone considerate v'è ovviamente una fascia di transizione, corrispondente alla zona pe- demontana-collinare. Future ricerche, condotte soprattutto in campo ecologico, chiariranno mag- giormente la distribuzione degli Odonati nella regione. BIBLIOGRAFIA ANDER K. - 1950 - Zur Verbreitung und Phänologie der boreoalpinen Odonaten der West- paläarktis - Opuscola Entomologica, Lund, XV, pp. 53-71, 2 figg. BAGATTA F. - 1865 - La provincia di Verona; quadro geografico-naturalistico-statistico-ammini- strativo - Verona, Vol. I. 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Concı C. - 1954 - Cattura dell Ophiogomphus serpentinus (Charp., 1825) ad Alessandria - Boll. Soc. Ent. It., Genova, LXXXIV, 3-4, p. 53 Concı C. - 1956 - Alcuni Odonati raccolti sui Monti Sibillini e notizie sulla geonemia in Italia del Lestes dryas Kirby e del Sympetrum flaveolum (L.) - Mem. d. Mus. Civ. St. Nat., Verona, V, pp. 203-210, 2 figg., 1 tav. Conci C. - 1957 - L’Aeschna grandis (L.) in Italia - Boll. Soc. Ent. It., Genova, LXXXVII, 1-2, pp. 18-20, 2 figg. Concı C. - 1958 - Sulla sinonimia di due specie di Odonati descritte dal Disconzi nel 1865 - Atti Soc. It. Sci. Nat. e Mus. Civ. St. Nat., Milano, XCVII, 4, pp. 353-356. Concı C. - 1960 - Odonati dei Monti Picentini (Campania) e dell Aspromonte (Calabria) - Mem. d. Mus. Civ. St. Nat., Verona, VIII, pp. 89-99, 3 tavv. Concı C. & GaALVAGNI O. - 1946 - Osservazioni su alcune specie di Odonati della Venezia Tridentina - Pubblicaz. d. Soc. Mus. Civ., Rovereto, LXVIII, pp. 3-6. 132 A. MINELLI Concer C. & GALVAGNI O. - 1948 - Fauna di Romagna (Collezione Zangheri). Odonati - Mem. Soc. Ent. It., Genova, XXVII, pp. 72-76. Concr C. & NIELSEN C. - 1956 - Odonata in « Fauna d’Italia » - Bologna, Calderini, Vol. I, pp. X + 298, 156 figg. ConsicLio C. - 1950 - Cattura del Gomphus hrs Charp. a Roma - Boll. Soc. Ent. It. Genova, EX: 1-2 D. 16. ConsicLio C. - 1952 - Odonati dell’Italia meridionale e degli Abruzzi - Mem. Soc. Ent. It., Genova, XXXI, pp. 96-108. . CONTARINI N. - 1843 - Catalogo degli Uccelli e degli Insetti delle Provincie di Padova e Ve- nezia - Bassano, 42 pp. (Odon., p. 30). CONTARINI N. - 1847 - Insetti în « Venezia e le sue Lagune » - Venezia, Vol. II (Insetti, pp. 166-191). Disconzi F. - 1865 - Entomologia vicentina, ossia catalogo sistematico degli insetti della pro- vincia di Vicenza. - Padova, G.B. Randi 316 pp., XVIII tavv. RER pp. 109-111; tav. Vos. 13-1152 tar. VIII, fig. 116). 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Schmidti Conci della Calopteryx virgo padana Conci pure la seconda cattura italiana; si amplia ODONATI DEL VENETO 133 notevolmente l’areale noto di Lestes dryas Kirby; si segnalano reperti assai tardivi di Pyrrhosoma nymphula (Sulz.) e di Brachytron hafniense (Müll.); si cita il reperto di un Orthetrum albistylum (Selys) ginandromorfo; si segnala un’anomalia del pterostigma in Aeschna cyanea (Müll.) e Gom- phus vulgatissimus (L.); si aggiungono infine 7 specie all’elenco dato per il Veneto da Concı & NIELSEN (1956, Tab. I). Il lavoro si conclude con osservazioni zoogeografiche. ZUSAMMENFASSUNG Der Verfasser gibt eine Liste der bisher sicher in Venetien gefundenen Odonatenarten (57) und gibt Angaben über folgenden Arten: Gomphus flavipes (Charp.) (zweite und dritte Auf- findung in Italien); Calopteryx virgo padana Conci f. Schmidti Conci (zweite Auffindung in Italien); Lestes dryas Kirby (das bekannte Areal der Art viel erweiternde Auffindungen); Pyrrhosoma nym- phula (Sulz.) und Brachytron hafniense (Müll.) (spätsommerliche oder herbstliche Auffindungen); Orthetrum albistylum (Selys) (ein Fall von Gynandromorphismus); Aeschna cyanea (Müll.) und Gomphus vulgatissimus (L.) (unregelmässiger Bau des Pterostigma). 7 Arten werden den von Conci & NIELSEN (1956, Tab. I) für Venetien gegebenen Liste beigefiigt. Die Arbeit beginnt mit einem Übersicht der ganzen Literatur über dem Thema und endet mit zoogeographischen Bemerkungen. RÉSUMÉ L’auteur donne une liste des Odonates dont la présence dans la Vénétie a été verifiée (57 espèces). Il donne aussi des renseignements sur les espèces suivantes: Gomphus flavipes (Charp.) (deuxième et troisième capture en Italie); Calopteryx virgo padana Conci f. Schmidti Conci (deu- xieme capture en Italie); Lestes dryas Kirby (des captures qui étendent beaucoup les limites fixées précédemment pour la diffusion en Italie de cette espèce); Pyrrhosoma nymphula (Sulz.) et Bra- rhosoma nymphula (Sulz.) et Brachytron hafniense (Müll.) (exemplaires capturés en été et même en automne); Orthetrum albistylum (Selys) (un cas de gynandromorphisme); Aeschna cyanea (Müll.) e Gomphus vulgatissimus (L.) (une anomalie au ptérostigme). 7 espèces sont ajoutées à la liste donnée par Conci & NIELSEN (1956, Tab. I) pour la Vénetie. Une revision de la littérature sur le sujet et des considérations zoogéographiques complé- tent la mémoire. Indirizzo dell’ Autore : Alessandro Minelli, Via S. Girolamo Emiliani, 23 - Treviso NO TE (1) Una parte del materiale della coll. Burlini e di quello del Museo Civico di Storia Natu- rale di Venezia era stata già esaminata dal Dr. Cesare NIELSEN. (2) Non ho tenuto conto, per la compilazione di questo catalogo, di esemplari con cartellino di località dubbio o mancante, e di quelli di incerta determinazione perchè gravemente mutilati. (3) Per non allungare ed appesantire inutilmente la nota, rimando per le sinonimie dei nomi usati dai vecchi autori a Conct & NIELSEN (1956). (4) Fra queste ve ne sono due, che egli indica di « Venezia ( ?) », ricavando la notizia da SE- Lys & HAGEN (1850), e cioè: Ophiogomphus serpentinus (Charp.) e Gomphus flavipes (Charp.). Della prima PIROTTA riporta anche la citazione di Disconzi (1865) per il Vicentino; sempre per la stessa specie si veda Concı (1954). PIROTTA ricava inoltre da AussERER (1869) una citazione di Cyrthosoma ephippigerus Burm. per Peschiera (Lago di Garda). (5) Vedo citata da Conci (1948), da ANDER (1950) e Marcuzzi (1956) una nota di SATORI: Neuropteroiden aus den Alpen und den Dolomiten. Ann. Hist. Nat. Mus. Nat. Hungarici, XXXV, 1942, dov'è tra l’altro citata del M. Cristallo: Lago di Misurina (prov. Belluno) la Somatochlora alpestris Selys. (6) Mi attengo nella nomenclatura all'opera monografica sugli Odonati italiani di Concı & NIELSEN (1956) che si rifà alla fondamentale trattazione di E. SCHMIDT: Odonata, in : Die Tier- welt Mitteleuropas. Leipzig, Quelle u. Meyer, Bd IV, I Teil, Lief. 1 b, 66 pp., 55 gr. figg., 1929. A detta opera di Conci & NIELSEN rimando perciò per le varie e controverse questioni si- nonimiche, aggiungendo solo che per quanto concerne la questione Calopteryx-Agrion-Coenagrion non si è ancora raggiurito un accordo internazionale, nonostante se ne sia parlato al IX Congresso Int. di Entomologia, che si tenne a Vienna, ove - durante il simposio sugli Odonati - l'americano Montgomery propose l’uso di Calopteryx e di Coenagrion, con l’abolizione del più antico Agrion. 134 A. MINELLI (7) Conci & NIeLsEN (1956) indicarono con ! le regioni di provenienza degli es. personal- mente controllati, con + i dati desunti dalla letteratura. (8) Gli es. raccolti nella Laguna Veneta durante le metodiche ricerche compiutevi dal Prof. Antonio Giordani Soika nel periodo 1944-48 e conservati presso il Museo Civico di Storia Naturale di Venezia, recano un cartellino indicante il numero del saggio durante il quale furono raccolti: delle descrizioni delle singole stazioni, riportate in apposito elenco, trascrivo qui per brevita solo la data e la determinazione topografica, tralasciando le frequenti notazioni ecologiche. Mi ripro- metto comunque di tornare sugli Odonati lagunari in un’apposita nota. (9) Non ho tenuto conto delle varie forme, soprattutto cromatiche, della più parte delle 99 esaminate, dato lo stato di conservazione non troppo buono del materiale. Sulla difficolta di rile- vare le variazioni cromatiche sulle Ischnura morte, v. la nota (*) a pag. 163 del lavoro di CAPRA (1963 b) sugli Odonati del Lago Trasimeno. (10) La + è evidentemente dovuta a lapsus calami o ad errore di stampa. (11).V .„pag:-113; (12) A dire il vero, NIELSEN (in Concı & NIELSEN (1956) ) descrive la ninfa della specie su esuvie raccolte a Cortina (Belluno), luglio ’35-’37; tuttavia nella tabella I della medesima opera l’ Aeschna juncea (L.) è citata solo del Piemonte e del Trentino-Alto Adige. (13) Due es. raccolti dal sig. Milo Burlini a Ponzano Veneto (Treviso), e conservati uno in coll. Burlini e uno in coll. Minelli, presentano una notevole anomalia alare. Il primo (9, IX-1944) mostra il pterostigma dell’ala anteriore destra e quello dell’ala posteriore sinistra più lunghi del normale ed attraversati da una nervatura trasversa (si direbbero pterostigmi «raddoppiati »); quello dell’ala posteriore destra, poi, è attraversato da ben due nervature, mentre quello dell’ala anteriore sinistra è libero, cioè normale. Il secondo es. (4, 1960) è interessato dalla medesima ano- malia in tutte e quattro le ali: quelle di sinistra presentano il pterostigma diviso da una trasversale; quelle di destra mostrano solo una trasversale incompleta verso l’avanti. Ancora un’anomalia di questo tipo presenta un d di Gomphus vulgatissimus (L.), che raccolsi il 12-VI-1962 a Treviso: il pterostigma della sua ala posteriore sinistra è infatti diviso in due da una trasversale. Non so se simili malformazioni siano state citate altre volte: la cosa mi pare comunque ab- bastanza interessante, riguardando una parte importante dell’ala, assai poco variabile di solito nell’ambito della stessa specie, e non essendo nel contempo l’anomalia stessa estesa ad altre regioni alari, nemmeno a quelle contigue al pterostigma stesso. (14) V. nota (13). (15) Nella pubblicazione del 1956, certo per lapsus (o per errata lettura di appunti mano- scritti) è scritto « Cordulyaster bidentatus »; nel 1961 appare la rettifica: « Cordulegaster bidentatus ». (16) Sec. una comunicazione orale dell’amico Silvano Canzoneri, sarebbe stato raccolto a Noventa Vicentina, dal sig. Mario Levrini del Museo Civico di Storia Naturale di Venezia, un 4 di questa specie, che andò smarrito o distrutto. (17) Un es. di questa specie, ora irreperibile, fu raccolto a Teolo (Padova) da S. Canzo- neri, che me ne dette notizia. (18) Calcolando in 80 le specie italiane, conformemente a Concı & NIELSEN (1956). Vedo però che Capra (1962-3 a), seguendo AGUESSE, considera l’Ischnura Genei (Rambur) come sotto- specie dell’I. elegans (V.d.L.); le specie viventi nel nostro paese sarebbero allora 79. (19) Lestes barbarus, L. virens, L. viridis; Agrion Lindeni; Ceriagrion tenellum; Aeschna mixta, Ae. affinis; Anax parthenope ; Hemianax ephippiger ; Cordulegaster bidentatus ; Orthetrum coerulescens, O. brunneum; Sympetrum striolatum, S. meridionale. (20) Calopteryx virgo, C. splendens; Sympecma fusca; Lestes sponsa; Platycnemis pennipes ; Pyrrhosoma nymphula ; Ischnura elegans ; I. pumilio ; Agrion pulchellum, A. puella; Brachytron haf- niense; Aeschna cyanea; Anaciaeschna isosceles ; Anax imperator ; Gomphus vulgatissimus ; Onycho- gomphus forcipatus; Cordulegaster annulatus; Cordulia aenea; Somatochlora metallica, S. flavo- maculata; Epitheca bimaculata ; Libellula depressa, L. fulva ; Orthetrum albistylum, O. cancellatum ; Sympetrum flaveolum, S. sanguineum, S. depressiusculum, S. pedemontanum ; Leucorrhinia pectoralis. (21) Erythromma viridulum; Gomphus flavipes. (22) Crocothemis erythraea; Sympetrum Fonscolombet. (23) Lestes dryas; Enallagma cyathigerum; Aeschna juncea; Libellula quadrimaculata ; Sym- petrum Danae. (24) Agrion hastulatum; Somatochlora alpestris, S. arctica; Leucorrhinia dubia. 135 F. INVREA GIUSEPPE MÙLLER, ENTOMOLOGO Nel tracciare questo cenno biografico del Prof. Giuseppe Miiller perchè la sua eccezionale personalità scientifica rimanga ricordata nelle pagine di questa nostra Pubblicazione ed abbia così l’omaggio presente e futuro della Società Entomologica Italiana che Egli tanto predilesse, ho aggiunto al nome, da tutti noi venerato, la qualifica del ramo di studi nel quale più fortemente emersero 1] suo ingegno, il suo sapere e la sua straordinaria attività e che più contribuì alla sua fama nel mondo internazionale. | L’ho fatto perchè il Müller non fu solo entomologo, ma perchè l’eccezio- nale versatilita di naturalista, in ogni tempo, pur senza l’abbandono della scia ininterrotta della sua passione fattiva nel mondo degli insetti, lo porto a rivolgere l’instancabile operosità e l’indagine acutissima in molti altri rami delle scienze naturali, zoologia ed anche botanica, come mirabilmente rivela l'esame delle innumerevoli pubblicazioni che a Lui si devono. Di Giuseppe Miiller parecchi hanno scritto e detto ubbiemcite a co- minciare dal Dott. Pilleri che nel 1955 traccid un particolareggiato curriculum sulla « Koleopterologische Rundschau », fino al Prof. Renato Mezzena, Direttore del Museo di Trieste, che nel 1964 pubblico una bella necrologia sul periodico «Natura » di Milano, e all’ıllustre Prof. Athos Goidanich, Direttore dell’Istituto di Entomologia dell’Universita di Torino e Membro dell’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia (della quale anche il Müller faceva parte) che nell’Ot- tobre del 1965, per invito del Lions Club di Trieste, ha commemorato, alla presenza di tutte le autorita cittadine, lo Scomparso, mettendo in rilievo la gran- diosità dell’opera sua e l’apporto di inestimabile valore che Egli arrecd al pro- gresso della scienza, soffermandosi particolarmente su alcune delle sue più ca- ratteristiche e. provvide applicazioni. Io qui, in armonia anche colla natura della nostra Associazione, cercherò nel miglior modo che mi sarà possibile e utilizzando le preziose notizie critiche datemi da cari ed egregi colleghi, esperti soprattutto nel campo della coleottero- logia nella quale più valorosamente brillò l’opera del Commemorato, di mettere in luce la grande figura dell’Entomologo, aiutato altresì da miei ricordi personali e dal frutto della mia stretta amicizia. Ciò senza trascurare gli altri settori nei quali questo singolare Campione della eccletticità, sempre con genialità e suc- cesso, spese, e non poco, il suo ingegno. Giuseppe Miiller nacque il 24 Aprile 1880 a Zara, città dalmata che, a quel tempo, faceva parte della duplice monarchia austroungarica. Fece gli studi classici nel ginnasio italiano della sua città natale e durante i quali ebbe la ventura, essenziale per la sua formazione scientifica, di legarsi con G.B. Novak e E. Ka- raman. Si trasferì poi, per compiere gli studi, a Graz dove conobbe Ludwig Ganglbauer, stringendosi con lui nella più viva amicizia, e dove nel 1902 con- seguì la laurea in Scienze Naturali con una brillante tesi sui T'urbellari esotici e con studi di anatomia di Orchidee pure esotiche e di sistematica botanica. Si delineava così, fin dall’inizio, la sua straordinaria versatilità nel campo delle scienze biologiche. 136 F. INVREA Come rilevo dalla biografia scritta dal Prof. Mezzena, il Müller, tornato a Trieste dopo la laurea « intraprese l’insegnamento al Ginnasio di Stato, ma con- temporaneamente si dedico con fervore al lavoro scientifico, dando vita alla se- zione entomologica della Societa Adriatica di Scienze Naturali il cui fine era principalmente lo studio degli insetti delle zone adriatiche e balcaniche », tro- vando cosi compimento la grande opera iniziata in tale direzione dal Gangl- bauer. Essendo allora Trieste ancora sotto l’Austria, la prima grande guerra mon- diale portò il Miiller, addetto al laboratorio batteriologico militare di Vienna, ad occuparsi soprattutto del tifo petecchiale che, con imponenti epidemie, faceva strage nell’esercito del duplice impero. « Con una esauriente monografia pubblicata nel 1918 - è ancora il Mezzena che scrive - il Müller potè dimostrare la validità della collaborazione tra medici e zoologi nel campo delle malattie infettive. Con- temporaneamente a tali studi, continuati anche dopo la guerra nell’ospedale Maddalena di Trieste, condusse nuove esperienze su altre specie di agenti pa- togeni ». Nel 1921 entrò, in qualità di conservatore, nel Museo Civico di Storia Naturale di Trieste. | Fu allora che Egli inizio, tra l’altro, l'esplorazione delle caverne del Carso, scoprendo numerose specie nuove ed aumentando così il valore scientifico della giovane sezione della Società Adriatica. Egli potè portare al Congresso Interna- zionale di Zoologia di Graz una voluminosa relazione sui grandi risultati fauni- stici della Speleologia del Carso triestino e della Penisola Balcanica. Fin dai tempi degli studi universitari aveva allacciate relazioni con tutti gli entomologi che fa- cevano capo al Museo di Vienna. Tra le numerose pubblicazioni va segnalata la monografia dei Trechini ciechi delle Alpi Orientali e della Penisola Balcanica, pubblicata nelle Memorie dell’Accademia delle Scienze di Vienna, apparsa nel 1913 e che ottenne il conferimento del Premio Ganglbauer. La nomina di cui ho detto, e soprattutto la promozione a Direttore del Museo nel 1928, portò nel Museo stesso una vera rivoluzione con felici cambia- menti e miglioramenti in tutti i campi, che ingrandirono le sale di ostensione, la Biblioteca e le varie sezioni, come quella entomologica, prima quasi inesistente, ma che con gli apporti del Miiller divenne una delle principali. Come Direttore del Museo era anche tale dell’annesso Orto Botanico. È in questo periodo la grande attività del ricercatore e del descrittore che spaziò instancabilmente non solo nel campo della Coleotterologia in tutte le sue parti e della Zoogeografia, ma trovò modo di occuparsi altresì di formiche e di ulteriori ricerche sugli in- setti patogeni, pubblicando nel complesso un numero grandissimo di lavori che valsero a intensificare nel mondo scientifico internazionale la fama di questo straordinario e instancabile studioso. Perchè Giuseppe Müller, mediante l'impianto di una stazione biologica sot- terranea nelle famose Grotte di Postumia, potè sviluppare lo studio degli animali cavernicoli anche dal lato fisiologico sperimentale. Contemporaneamente si de- dicò ai problemi della sistematica dei rettili e della formazione del veleno dei viperidi europei allo scopo di poter preparare anche in Italia dei sieri antiofidici da parte dell’Istituto Sieroterapico di Milano al quale egli stesso provvide a for- nire il veleno estratto dell’apparato velenifero soprattutto delle vipere ammodytes così comuni nelle zone del Carso e dell’Istria. Pure quasi contemporaneamente diede infaticabilmente mano ad una delle sue più belle realizzazioni, la costru- zione di un grande e moderno Acquario, alle dipendenze del Museo, opera che G. MÜLLER ENTOMOLOGO 137 fu inaugurata nell’Ottobre del 1933 e che costituisce una delle più interessanti istituzioni che si suole andare a visitare a Trieste. Come il Miiller stesso ci dice nel secondo volume sui Coleotteri della Ve- nezia Giulia, Egli nel 1934 compi un viaggio in Eritrea per la raccolta e lo studio ( foto Perissinotto) Giuseppe MÜLLER (Zara, 24-IV-1880 - Trieste, 21-IX-1964) dei serpenti velenosi in relazione alla preparazione di siero antiofidico che do- veva servire a difesa dei nostri soldati durante l’occupazione dell’Abissinia, e nel 1939 fece una crociera di pesca nel Mar Rosso: provvide pure all’allestimento dei primi grandi diorami biologici alla Esposizione di caccia di ‘Trieste. 138 INVREA Nel 1941, avendo raggiunti i limiti di eta, venne esonerato dalla carica di Direttore del Museo e collocato a riposo, parola priva di significato per una tempra di lavoratore come quella del Müller. Quasi subito egli ebbe l’incarico di diri- gere il Centro Sperimentale Agrario Forestale di Trieste, poi Osservatorio per le malattie delle piante, e poté soprattutto dedicarsi corpo e anima alla sua grande passione, l’Entomologia, con lo studio dei Coleotteri e degli Ortotteri della sua Regione, pur senza trascurare con questo studio l’opera preziosa anche nel campo dell’Entomologia agraria e della Fitopatologia in rapporto alla sua nuova carica. La grande opera di 600 pagine sui Coleotteri fitofagi della Venezia Giulia fu pubblicata tra il 1952 e ib 1954. | Io, come entomologo, militando in altro settore della scienza degli insetti, non ho naturalmente competenza sufficiente per giudicare e valutare la vastita del contributo apportato da Giuseppe Müller al progresso della Coleotterologia con una appassionata predilezione durante tutta la sua lunga carriera di studioso. Non posso quindi che accennare brevemente a cose che ho sentito affermare da qualche collega, pur valente coleotterologo, nel quale ’ammirazione per l’ento- mologo triestino è sempre stata viva e profonda. Nel Prof. Müller, a parte la sua eccezionale attività, deve vedersi veramente nel campo coleotterologico un precursore che ha lasciato una traccia indelebile nella storia dell’Entomologia. Preziosissimo è, ad esempio, il contributo dato alla conoscenza della fauna adria- tica orientale: già fin dal 1910 il Müller aveva, sia pure ancora parzialmente, affrontato il problema della diffusione transadriatica che doveva poi essere am- piamente trattato dall’Holdhaus e dal Gridelli. Fondamentali sono le sue mo- nografie sui Bembidion (1918) e sui Dyschirius (1922). Anche qui per la prima volta è stato dato un quadro di tutta la fauna euro-mediterranea di questi dif- ficilissimi generi: tali lavori devono aver richiesto all'Autore uno sforzo gran- dissimo e, se possono sembrare un po’ troppo sintetici e schematici, dimostrano però il suo occhio acutissimo e il felicissimo intuito nella scelta dei caratteri diagnostici. La prova è che entrambe le monografie sono ancora oggi fondamen- tali e indispensabili allo specialista. La Fauna della Venezia Giulia (1926), a parte la sua ovvia importanza, è forse la prima opera nella quale l’Autore non si limita a elencare le specie; ma precisa in quale modo esse sono state determinate, dando quindi loro un significato ben preciso, che mancava in quasi tutti i cataloghi e faune precedenti, ed è certamente questo un fatto di importanza veramente essenziale. Merito grandissimo del Prof. Miiller è stato quello di non essersi limitato a elencare le specie secondo i dati della letteratura a sua disposizione, ma di sottoporre parecchi generi a una completa revisione: basti citare quelle, pur esse ancora oggi fonda- mentali, degli Acupalpus e degli Harpalus. Non si tratta quindi semplicemente di un « catalogo ragionato » come modestamente lo intitola l’Autore, ma anche di una raccolta di preziose tabelle originali, riguardanti proprio 1 generi più difficili, indispensabili anche a studiosi di altre regioni. Il grande catalogo dei Phytophaga (1953) è stato concepito con gli stessi criteri ed è di conseguenza più che eccellente e utilissimo. Si deve pensare che i principi informatori dei lavori del Müller, molti dei quali oggi possono sem- brare ovvi, erano modernissimi e precorritori quaranta o cinquanta anni fa. To conobbi il Miiller tra il 1924 e il 1930, durante qualche mia gita a Trieste o qualche sua ancor più rara comparsa a Genova. Ma fu a Padova, nel 1930 che la nostra amicizia si strinse e si approfondì. In quella bella città del Veneto si svolse solennemente, dal 4 all’11 Settembre 1930, XI Congresso Interna- G. MÜLLER ENTOMOLOGO 139 zionale di Zoologia con partecipanti venuti da tutte le parti del mondo. In quella occasione vi fu anche una seduta straordinaria della Societa Entomologica Ita- liana che la Commissione del Congresso accettò nel suo programma e della quale riferì nei suoi Atti. Naturalmente eravamo andati a Padova un certo numero di dirigenti e di soci: ricordo il Presidente Dott. Solari con la Signora, Giuseppe Miller pure con la Signora e poi, in fascio, Alessandro Ghigi, Decio Vinci- guerra, Guido Paoli, Edoardo Gridelli, Alessandro Brian, Carlo Menozzi, Ce- sare Mancini, Bruno Parisi, Alfredo Andreini, Prof. Teodoro, Bruno Finzi ed altri, col sottoscritto in qualità di segretario e relatore. Intervennero parecchi colleghi stranieri, tra i quali René Jeannel del Museo di Parigi, Walther Horn di Berlino, Ernesto Csiki di Budapest, Candido Bolivar Pieltain di Madrid ed altri che ebbero tutti molti plausi per la nostra Società. In quegli otto giorno nei quali rimanemmo a Padova o nelle varie località nelle quali il Congresso a giorni si trasferiva avemmo modo noi entomologi ita- liani di affiatarci: io, in modo particolare mi legai al Miiller in una cara amicizia che durò fino alla sua morte; di essa alcuni anni più tardi volle darmi un prezioso pegno regalandomi i due grossi Volumi dei Coleotteri della Venezia Giulia (Adephaga e Phytophaga) con una affettuosa dedica. Giuseppe Miiller aveva, come tutti sanno, pur nella sua bonomia e mo- destia, un carattere a volte piuttosto burbero, e talvolta quasi scontroso in appa- renza, sotto il quale celava tante belle virtù e tanta affettuosa e premurosa consi- derazione per i colleghi, e moltissima per i giovani che ricorrevano a lui e alla sua scienza per apprendere e farsi guidare. Ma era anche facile a prendere fuoco e odiava soprattutto i formalismi e tutto quello che sapeva di festività e di con- venzioni sociali. Cito in proposito alcuni episodi. Durante il Congresso di Pa- dova il Comune offrì ai Congressisti un gran ballo negli storici ed eleganti sa- loni del Caffè Pedrocchi e la Signora Miller avrebbe desiderato di intervenire a quella festa. Ma Bepi si arrabbiò e decreto l’ostracismo suo e della moglie. Con Solari e Gridelli cercammo di ammansire l’orso e dopo reiterati tentativi riuscimmo ad ottenere che la Signora Miiller potesse aggregarsi alla nostra co- mitiva, che comprendeva anche la gentile Signora Solari, in modo che le due Dame potessero farsi compagnia durante quella bella riunione. Qualche anno dopo a Trieste, invitato a colazione in casa Miiller, credetti mio dovere por- tare alla Signora un modesto omaggio floreale. Ma anche questa volta, quando mi vide arrivare col mio mazzo, il buon Bepi si infuriò e mi investì dicendomi che avevo buttato via i denari i quali avrebbero meglio servito a comprare qualche cosa di utile. Ma questo piccolo e passeggero episodio iniziale non valse certa- mente a sminuire la cordialità e l’affettuosità del nostro incontro conviviale al quale la buona Signora Müller portò preziosamente la sua squisita e premurosa cura di padrona di casa. Quando ci si ritrovava a Firenze per le sedute dell’Ac- cademia Nazionale di Entomologia alla quale entrambi appartenevamo, qualche volta il Miiller volle che gli facessi compagnia a colazione per poter parlare a quattrocchi di tanti argomenti di comune interesse. Ma aveva ben cura di sce- gliere trattorie piuttosto dimesse, tanto gli davano fastidio le sale elegantemente arredate e i camerieri ossequiosi. A Trieste più di una volta mi capitò di assistere nel suo studio alle opera- zioni con le quali il Müller procedeva all’estrazione dell’apparato velenifero delle vipere ammodytes, solo parzialmente addormentate da un po’ di etere, e delle quali aveva sempre una notevole provvista radunata in una cassa. Mi meravigliò ognora la disinvoltura con la quale Egli maneggiava, con l’aiuto di una rozza 140 F. INVREA pinza di legno, ma anche talora con le mani e senza troppi riguardi, quel materiale pericoloso. Pit di una volta fu morsicato e dovette ricorrere ad iniezioni di siero antiviperico, senza tuttavia ulteriori disturbi. Per noi che lo conoscevamo a fondo e l’avemmo per tanto tempo familiare il profilo di Giuseppe Miiller rimane inalterabilmente nella nostra memoria come quello di un grande scienziato e di un grande amico. Vorrei che con queste mie povere ma sincere rievocazioni la sua figura si stampasse anche nell’animo dei gio- vani e il nome di Giuseppe Miiller rimanesse per tutti simbolo di mirabile atti- vità, di profondo multiforme amore della Scienza e delle sue applicazioni e di esemplare, instancabile dedizione agli ideali che da tanta sapienza derivano. Più che delle mie parole la mirabile imponenza dell’opera sua risulta del resto chiaramente dal seguente elenco: PUBBLICAZIONI DI GIUSEPPE MÜLLER 1898 - Einige neue Formen des Goniocarabus intermedius Dej. aus Dalmatien. - Wien. Entom. Zeitg., XVII, pp. 136-137. 1899 - Kritische Bemerkungen über Goniocarabus intermedius Dej. und corpulentus Kr. - Ibid., XVIII, pp. 28-32. | » Histeridae Dalmatiae. - Ibid., XVIII, pp. 149-155. 1900 - Über die Anatomie der Assimilationswurzeln von Taeniophyllum Zollingeri. - Sitzungsber. Akad. Wiss. Wien, 109, pp. 667-682, con 1 tavola. » Haliplidae, Hygrobiidae, Dytiscidae et Gyrinidae Dalmatiae. - Verh. Zool. Bot. Ges. Wien, annata 1899, pp. 1-11. » Über Acritus nigricornis Hoffm. und seminulum Küst. - Ibid., pp. 301-302. » Coleopterologische Notizen. - Wien. Entom. Zeitg., XIX, pp. 22-23. » Uber neue und bekannte Histeriden. - Ibid., pp. 137-142. Beitrag zur Kenntnis der Hôhlensilphiden. - Verh. Zool. Bot. Ges. Wien, annata 1901, pp. 16-33, con una tavola. » Coccinellidae Dalmatiae. - Ibid., pp. 511-522. ) Coleopterologische Notizen, II. - Wien Entom. Zeitg., XX, pp. 137-141. 1902 - Ein Beitrag zur Kenntnis der Bipaliiden. - Zeitschr. wiss. Zool., 73, pp. 223-262, con 3 tavole. » Lucanidae et Scarabaeidae Dalmatiae. - Verh. Zool. Bot. Ges. Wien, pp. 438-466. » Coleopterologische Notizen, III. - Wien. Entom. Zeitg., XXI, pp. 115-116. ) Über Bythinus Czernohorskyi Reitt., sowie über einen neuen Bythinus aus Dalmatien. - Miinch. Koleopter. Zeitschrift, I, I Lief. pp. 69-73. » Über Bembidium nitidulum Marsch. und dalmatinum Dej. Münch. Koleopt. Zeitsch. I, I Lief., pp. 114-115. 1903 - Die Koleopterengattung Apholeuonus Reitt. Ein Beitrag zur Kenntnis der dalmatinischen Hôhlenfauna. - Sitzungsber. Akad. Wiss. Wien, 112, pp. 77-90, tav. I. — Ne) © pass I » Uber neue Höhlenkäfer aus Dalmatien. Resultate der im Sommer 1903 unternommenen Forschungen in dalmatinischen Höhlen. - Ibid., 112, pp. 870-889. » Bericht über die Koleopterenausbeute des Herrn E. Galvagni auf den dalmatinischen Inseln Pelagosa, Lissa und Lagosta. - Verh. Zool. Bot. Ges. Wien, pp. 10-17. » Beschreibungen neuer damatinischer Koleopteren, I. - Münch. Koleopt. Zeitschr., I, pp. 192-194. » Kleinere Beitrage zur Kenntnis der Histeriden, I. - Ibid., pp. 218-220. » Uber das Männchen von Adoxus obscurus L. - Zool. Anzeiger, XXVII, pp. 39-41. » Coleopterologische Notizen, IV. - Wien. Entom. Zeitg., XXII, pp. 147-156. 1904 - G. MÜLLER ENTOMOLOGO 141 Sulla fauna delle caverne. Considerazioni generali e note critiche. - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur., Trieste, XXI, pp. 139-194. Zwei neue Hôhlensilphiden von der Balkanhalbinsel. - Münch. Koleopt. Zeitschr., II, pp. 41-42. Beschreibungen neuer dalmatinischer Koleopteren, II. - Ibid., pp. 208-210. Zur Kenntnis der Koleopterenfauna der österreichischen Küstenländer. - Ibid., pp. 314-320. Coleopterologische Notizen, V. - Wien. Entom. Zeitg., XXIII, pp. 171-177. Nuovi coleotteri cavernicoli del Litorale. - « Il Tourista », Trieste, XI, p. 4. Über Sinnesempfindungen und Sinnesorgane im Pflanzenreiche. Eine Schrift für die studierende Jugend. - Jahresbericht der Staats-Oberrealschule in Triest, pp. 1-25. Vier neue Höhlenkäfer aus dem österreichischen Litorale (Vorläufige Mitteilung). - Wien. Entom. Zeitg., XXIV, pp. 32. Die Rassen des Dorcadion arenarium Scop. - Ibid., XXIV, pp. 129-153. Nuovi Coleotteri del Litorale. - Il Tourista, Trieste, XI (1904), pp. 12-15. Varie esplorazioni di soci. - Ibid., pp. 85-86. Beiträge zur Insektenfauna von Tunis, von Dr. Eduard Graeffe: Coleoptera. - Verh. Zool. Bot. Ges. Wien, 1906, pp. 462-467. Cerambycidae Dalmatiae. - Ibid., pp. 653-695. Coleopterologische Notizen, VI. - Wien. Entom. Zeitg., XXV, pp. 149-152. Über den Formenkreis des Laemostenus cavicola Schaum. - Ibid., pp. 217-220. Beiträge zur Kenntnis einiger Cerambyciden. - Ibid., pp. 221-224. Über Dorcadion arenarium marsicanum D’Amore und subcarinatum m. - Ibid., pp. 249-250. Coleopterologische Notizen, VII. - Ibid., XXVI, pp. 7-11. Eine neue Hoplia aus Süd-Italien. - Ibid., p. 62. Bemerkungen zu der neuen Auflage des « Catalogus Coleopterorum Europae etc. » von Dr. von Heyden, Reitter und Weise (Paskau 1906). - Ibid., pp. 193-202. Weitere Beiträge zur Kenntnis der Bipaliiden. - Zeitschr. wiss. Zool., 86, pp. 416-445, con 2 tavole. Über die Bedeutung eines Käferfundes in der Lindner-Grotte bei Trebic im Triester Karst. - Globus, 94, fasc. 4. Die zoologische Reise des naturwissenschaftlichen Vereines nach Dalmatien im April 1906. Spezieller Teil: Coleoptera. - Mitteil. Naturwiss. Ver. Univ. Wien, VI, pp. 114-116. Bathyscia Khevenhiilleri Mill. und Freyeri Mill., ihre systematische Stellung und ihre Rassen. - Wien. Entom. Zeitg., XXVII, pp. 37-40. Ein neuer Brychius aus dem österreichischen Küstenlande. - Ibid., p. 219. Ein neuer blinder Trechus (Duvalius) aus Zentraldalmatien. - Ibid., p. 233. Coleopterologische Notizen. VIII. - Ibid., pp. 235-239. Beschreibungen neuer dalmatinischer Koleopteren, III. - Münch. Koleopt. Zeitschr., III, pp. 314-316. Kleinere Beiträge zur Kenntnis der Histeriden, II. - Ibid., pp. 336-340. Über die europäischen Hister-Arten der VI. Schmidt’schen Gruppe. - Entom. Blätter, 4. annata, pp. 114-121. Georyssidae, Dryopidae, Heteroceridae et Hydrophylidae Dalmatiae. - Verh. Zool. Bot. Ges., Wien, annata 1909, pp. 456-485. Nochmals über die Hister-Arten der VI. Schmidt’schen Gruppe sowie über die syste- matische Stellung des Hister scutellaris Er. - Wien. Entom. Zeitg., XXVIII, pp. 169-174. Sechs neue Höhlenkäfer aus den südlichen Kalkalpen, dem istro-dalmatinischen Karst- gebiet und dem Balkan. - Ibid., pp. 273-282 (con 6 figure nel testo). 142 1909 - 1910 - F. INVREA Sulle Alpi dalmatiche. - Il Tourista, Trieste, XII-XIII (1905-06), pp. 16-35 (con 3 fi- gure nel testo). Zwei neue, von Herrn Artur Schatzmayr in Mazedonien gesammelte Koleopteren. - foid.; XXI pp. 129-137. Diagnosen neuer Höhlensilphiden. - Zool. Anzeiger, 36, pp. 184-186. Die Brachynus-Arten des Kiistenlandes und Dalmatiens. - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur. Trieste, XXV/2, pp. 67-76. Ein neuer, augenloser Vertreter der dalmatinischen Subterranfauna. - Societas Entomo- logica, 26, p. 61. Ein neuer bosnischer Parapropus. - Entom. Blatter, VII, p. 234. Neue Höhlenkäfer aus dem österreichischen Karst. - Wien. Entom. Zeitg., XXX, pp. 1-4. Fiinf neue Koleopteren aus dem Kiistenlande und Dalmatien. - Ibid., pp. 57-61. Zwei neue Hôhlensilphiden aus den ôsterrechischen Karstländern. - Ibid., pp. 175-176. Zur Kenntnis einiger Athous-Arten der österreichischen Karstprovinzen (Küstenland, Dalmatien). - Ibid., XXXI, pp. 41-42. Weitere Beiträge zur Blindkäferfauna der Ostalpen und des RE - Ibid., pp. 297-304. Über zwei neue Dunkelkäfer (Tenebrionidae) von der Insel Pelagosa. - Entom. Blätter, ottava annata, pp. 289-291. Zur Zoogeographie und Entwicklungsgeschichte der Fauna der österreichischen Karst- länder. - Verh. VIII. Internat. Zool. Kongr., Graz 1910, pp. 712-725. Über einige wissenschaftliche Aufgaben unserer Höhlenforschungs-abteilung « Hades » sowie über deren zoologische Tätigkeit im Jahre 1911. - Jahresbericht Sekt. Küstenland des D. u. Ö. Alpenvereins für das Jahr 1911, pp. 25- 28, con una tavola. Revision der Athous-Arten der ostadriatischen Provinzen (Küstenland, kroat. Litorale, Dalmatien). - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur. Trieste, XXVI/2, pp. 97-143. Zur Kenntnis der Koleopterenfauna der österreichischen Küstenländer, II. - Münch. Kol. Zeitsch., 1V, pp. 79-87. Beiträge zur Kenntnis der Höhlenfauna der Ostalpen und der Balkanhalbinsel. Parte I: Die Gattung Aphaobius Abeille. - Denkschriften Akad. Wiss. Wien, vol. 90, p. 1-10. - Parte II: Revision der blinden Trechus-Arten. Ibid., pp. 11-124 con 9 figure nel testo). Drei neue blinde Trechen aus Österreich. - Ent. Blätter IX, pp. 299-303. Ein neuer Anommatus aus der Herzegowina. - Wien Ent. Zeitg., XXXII, p. 122. Relazione sull’attivita della Sezione entomologica nell’anno 1912. - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur. Trieste, XXVII/1, pp. 4-11. Bestimmungstabellen ostadriatischer Koleopteren. I. Curculionidae: Subfam. Attelabinae. - Ibid., pp. 57-85. Bestimmungstabellen ostadriatischer Koleopteren. II. Curculionidae: Genus Sitona Germ. - Ibid., pp. 87-100. Un nuovo Anoftalmo italiano. - Rivista Coleott. Ital., Anno XI, pp. 181-182. Ein neues Antroherpon (Coleopt.-Silphid.) aus dem südillyrischen Faunengebiet. - Co- leopterolog. Rundschau. n. 8-9, p. 2. Drei neue Hôhlensilphiden von der Balkanhalbinsel. Coleopter. Rundschau, n. 10, p. 2. Zur Kenntnis der Hôhlen- und Subterranfauna von Albanien, Serbien, Montenegro, Italien und des österreichischen Karstgebietes. - Sitzungsber. Akad. Wiss. Wien, 123, pp. 1001-1031. Zur Naturgeschichte der Kleiderlaus. - Das österreichische Sanitätswesen, XXVII, Beilage, p. 1-75, con 4 tavole colorate e 34 figure nel testo. Die europäischen Arten der Gattung Stenostola Muls. (Col. Ceramb.). - Wien. Entom. Zeitg., anno 34, pp. 293-297. Beitrage zur Naturgeschichte der Scoglien und kleineren Inseln Siid-dalmatiens, heraus- gegeben von A. Ginsberger. Coleoptera. - Denkschriften Akad. Wiss. Wien, 92, pp. 91-132. 1916 - 1917 - G. MÜLLER ENTOMOLOGO 143 Coleopterologische Beiträge zur Fauna der österreichischen Karstprovinzen und ihrer Grenzgebiet. - Entom. Blätter, Berlin, 12, pp. 73-109. Systematisch-faunistische Studien über Blindkäfer. Weitere Beiträge zur Höhlen- und Subterranfauna der Ostalpen und der Balkanhalbinsel. - Sitzungsber. Akad. Wiss. Wien, 126, pp. 607-656, con 3 tavole e 4 figure nel testo. Die ostadriatischen Asida-Arten. - Wien. Entom. Zeitg., anno 36, pp. 1-17. 1918 - Zur Kenntnis der Gattung Molops (Col. Carab.). - Entom. Mitteil., Berlin-Dahlem, VI, pp. 347-354 e VII, pp. 1-12. Bestimmungstabelle der Bembidion-Arten Europas und des Mittelmeergebietes. - Ko- leopt. Rundschau, VII, pp. 26-117, con 6 figure nel testo. Contributo alla conoscenza della fauna cavernicola italiana. - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur., Trieste, XXVII/2, pp. 35-45. La morfologia e biologia del pidocchio dei vestiti in relazione al dermotifo. - In: Lusric- MÜLLER-PEPEU-PULGHER, Il dermotifo o tifo petecchiale, Milano, Società Editrice Li- braria, pp. 29-96, con 4 tavole e 23 figure nel testo. Uber Ceuthmonocharis Robici Gglb., und Freyeri L. Mill. (Coleopt., Silphidae). - Wien. Entom. Zeitg., anno 37, pp. 197-199. Nuove indagini sul tifo esantematico. Battaglie per la Scuola, Trieste, anno I, n. 1/2, pp. 13-14. Due nuove formiche della regione Adriatica. - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur., Trieste, XXVII/2, pp. 46-49. Di un nuovo Molops dell’Albania. - Bull. Soc. Entom. Ital., LIII, pp. 28-30. Tenebrionidae Dalmatiae. - Verh. Zool. Bot. Ges. Wien, pp. 132-233. Über einige Krainer Anophthalmen. - Wien. Entom. Zeitg., 38, pp. 91-99. Über neue und bekannte Carabiden. - Ibid., 38, pp. 133-141. Ein neuer Ptomophagus aus Istrien. (Col. Silph.). - Ibid., 38, p. 180. Nachträge und Verbesserungen zu meiner Bestimmungstabelle der Bembidion-Arten. - Koleopt. Rundschau, 9, pp. 28-29. Bericht über die in Italien in den Jahren 1916-1920 verôffentlichte Literatur über pa- laearktische Koleopteren. - Ibid., vol. 9, Beilage, pp. 1-6. Zür Systematik einiger Risi Koleopteren, vorwiegend aus dem julischen und dalmatinischen Faunen gebiet. - Koleopt. Rundschau, 9, n. 4-9. Sulla fauna cavernicola delle provincie adriatiche orientali. - Atti Soc. Ital. Progr. Scienze, XI Riunione (Trieste), pp. 377-381. Secondo contributo alla conoscenza della fauna cavernicola italiana. - Atti Accad. Scient. Veneto-Trentino-Istriana, XII-XIII, pp. 22-35. Di alcuni Otiorrhynchus della Regione Adriatica orientale. - Boll. tax Entom. Ital., LIV, pp. 1-10. Risultati scientifici della spedizione Ravasini-Lona in Albania. - Ibid., Anno LIV, pp. 87-91, con 5 figure nel testo. Bestimmungstabelle der Dyschirius-Arten Europas und der mir bekannten Arten aus dem übrigen palaearktischen Faunengebiet. - Kol. Rundschau, 10, pp. 33-120. Coleopterologische Notizen. IX. - Wien. Entom. Zeitg., 39, pp. 193-197. Materiali per una Fauna Coleotterologica delle isole e gli scoglie dell'Adriatico. - « Li- burnia », Sezione di Fiume del Club Alpino Ital., XVI, pp. 3-10 e 50-69. Risultati scientifici della spedizione Ravasini-Lona in Albania, V, Carabidae. - Boll. Soc. Entom. Ital., LV, pp. 105-112. » Contributo alla conoscenza del genere Staphylinus L. - Ibid., pp. 135-144. Per una Fauna dei Coleotteri d’Italia. Appunti sulla recente opera del Prof. Antonio Porta: Fauna Coleopterorum Italica, I, Adephaga. - Ibid., pp. 147-153. F. INVREA Le formiche della Venezia Giulia e della Dalmazia. - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur. Trieste, XXVIII, pp. 11-180. Note mirmecologiche. Memorie Soc. Entom. Ital., II, pp. 65-76. Vier neue Anophthalmen aus Krain. (Col. Carab.). - Wien, Entom. Zeitg., 40, pp. 101-106. Uber Odontoterus und Diadochus. (Col. Elat.). - Ibid., 40, pp. 106-107. Secondo contributo alla conoscenza del genere Staphylinus L. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVI, pp. 19-27. Nuovi Coleotteri paleartici. - Ibid., pp. 68-80. Una nuova Chrysomela. - Ibid., p. 118. Nota su due specie del genere Euthia. - Studi Entom. Trieste, I/1, p. 17. Le specie europee del genere Bacanius Lec. - Ibid., pp. 18-20. Sulle Meloé europee del gruppo rugosus. - Ibid., pp. 21-25. Nuovi Coleotteri della Regione Adriatica. - Ibid., pp. 25-31. Terzo contributo alla conoscenza del genere Staphylinus L. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII, pp. 40-48. Über einige Höhlenkäfer aus Jugoslawien. - Wien. Entom. Zeitg., 42, pp. 45-47. Staphylinidae in: Boll. Mus. Zool. ed anat. comp. della Università di Torino, 39, n. 23. Quarto contributo alla conoscenza del genere Staphylinus L. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVIII, pp. 27-32. Quinto contributo alla conoscenza del genere Staphylinus L. - Ibid., pp. 41-48. Sesto contributo alla conoscenza del genere Staphylinus L. - Ibid., pp. 73-75. Nuove osservazioni su alcuni Coleotteri cavernicoli del Carso triestino e istriano. - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur., Trieste, XXIX, pp. 143-148. La fauna delle caverne. - In « Duemila Grotte », Milano, pp. 47-74. Untersuchungen über europäische Staphylinus-Arten. - Coleopt. Centralblatt, I, pp. 5-24. Neues über istrianische und dalmatinische Hôhlenkäfer. - Wien. Entom. Zeitg., 43, pp. 154-158. Coleopterologische Notizen, X. - Ibid., pp. 167-171. I Coleotteri della Venezia Giulia. Parte I: Adephaga. - Studi Entomologici, vol. I/2, pp. 1-306. Le Poiane (Buteo) del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste. - Atti Mus. Trieste, XI, 1926-28, pp. 1-9, 1 tavola. Eine neue hôhlenbewohnende Amaurops. - Art aus Süd Bosnien. Koleopt. Rundschau, 125 pp. 77-18, Uber einige europäische Bockkäfer. - Col. Centr. Blatt, I, pp. 310-315. Histeridae, in « Wissenschaftl. Ergebnisse der Zool. Exped. nach dem Anglo-ägypt. Sudan 1914», Denkschr. Akad. Wiss. Wien, 101, p. 253. I] genere Orotrechus Mill., Jeannel. Contributo alla conoscenza della fauna cavernicola friulana. - Boll. Soc. Entom. Ital., LX, pp. 92-98. Un nuovo Coleottero cavernicolo del Monte Baldo. - Studi Trentini Sc. Nat., Trento, IX, pp. 188-190. | Zur Kenntnis der Hydroporus-Arten aus der Verwandtschaft des planus Fabr. - Coleopt. Centralblatt, II, pp. 260-263. Zwei neue Amaurops-Arten aus der Herzegovina nebst Bemerkungen zur Systematik der Gattung Amaurops. (Col. Pselaph.). - Wien. Entomol. Zeitg., 45, pp. 125-132. Due nuovi Saprinus della Cirenaica. - Annali Mus. Civ. Storia Nat. Genova, LIII, pp. 243-246. Un nuovo Calopus (Col. Oedemeridae). - Boll. Soc. Entom. Ital., vol. LXI, pp. 63-64. Un nuovo Antroherpon dell’Erzegovina (Col. Silph.). - Ibid., pp. 137-138. Carabiden-Studien, I. - Coleopt. Centralblatt, vol. IV, pp. 87-102. 1930 - G. MÜLLER ENTOMOLOGO 145 I Coleotteri cavernicoli italiani. Elenco geografico delle Grotte con indicazione delle specie © e varietà dei Coleotteri cavernicoli finora trovati in Italia. - « Le Grotte d’Italia », VIII, estr. pp. 1-23. Il gruppo dell’Haplotropidius Mariani Müll. (Col. Silphid.). - Boll. Soc. Entom. Ital., 1.X11, p. 19e 20. Carabiden-Studien, II. - Col. Centralblatt, V, pp. 1-19. Zur Kenntnis der Gattung Molops Bon., II. Teil. - Koleopt. Rundschau, 16, pp. 119-126. Alcune nuove razze di Carabidi della Regione Adriatica. - Boll. Soc. Entomol. Ital., LXII, pp. 50-53. Recensione: Luigioni Paolo: I coleotteri d’Italia. Catalogo sinonimico topografico - bi- bliografico. Boll. Soc. Entomol. Ital, LXII, pp. 36-38. Cento anni di ricerche entomologiche nelle caverne della Venezia Giulia. - Atti dell'XI. Congr. Intern. Zool. Padova, Archiv Zool. Ital., XVI, pp. 631-645. Estirpazione delle ghiandole velenifere della Vipera ammodytes, per la preparazione del siero antiofidico. - Ibid., pp. 886-887. Relazione sullo sviluppo del Museo Civico di Storia Naturale negli anni 1922-1930. - Atti Mus. Stor. Nat. Trieste, XI/2, pp. 142-177. Nuovi Coleotteri cavernicoli e ipogei delle Aipi meridionali e del Carso Adriatico. - Ibid., pp. 180-205, con 17 figure ed una cartina colorata. (Una ristampa è stata pubblicata nelle «Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia ». Serie biologica, fasc. I, Trieste 1931). Sopra due Crostacei delle nostre acque carsiche (Troglocaris Schmidti Dorm. e Sphaero- mides Virei Brian.). - Atti Mus. Stor. Nat. Trieste, XI/2, pp. 207-216. Note sugli Histeridae della Tripolitania e Tunisia raccolti durante i viaggi organizzati da S.A. Serenissima il Principe Alessandro Della 'Torre e "l'asso. - Mem. Soc. Entom. Ital., X, pp. 93-104. Di alcuni Bembidium della fauna italiana. - Boll. Soc. Ent. Ital., LXIII, pp. 34-39. Nuovi pseudoscorpioni cavernicoli appartenenti al sottogenere Blothrus Schioedte (Dia- gnosi preliminari). - Ibid., LXIII, pp. 125-127. Nuovi Coleotteri cavernicoli dei dintorni di Rovereto. - LVIII. Pubblic. del Mus. Civ. Rovereto, pp. 3-10 e 1 tav. Neue und wenig bekannte Carabiden, von Leo Weirather auf der Balkanhalbinsel und in Kleinasien gesammelt. - Koleopt. Rundschau, 17, pp. 209-223. Carabiden - Studien, III. - Col. Centralblatt, V, pp. 41-78. Nota su alcuni Bathyscinii delle Alpi orientali. - Boll. Soc. Entom. Ital. LXIV, pp. 11-14. Settimo contributo alla conoscenza del genere Staphylinus L. - Ibid., pp. 75-88. Un nuovo Orotrechus dei dintorni di Rovereto. - Studi Trentini di Scienze Naturali, XIV/2, pp. 115-117, con 1 tav. La biospeleologia in Italia. Sguardo retrospettivo e problemi da risolvere. - Atti del I Congr. Speleol. Naz. Trieste, pp. 4-19. Coleoptera, Fam. Histeridae. - Spedizione scientifica all’oasi di Cufra (marzo-luglio 1931). - Ann. Mus. Civ. Stor. Nat. Genova, LVI, pp. 187-191. Carabiden-Studien, IV. - Koleopt. Rundschau, 19, pp. 201-221. Note su alcuni Hydroporus del gruppo tessellatus Drap. - Boll. Soc. Entomol. Ital., LXV, pp. 201-204. Coluber Najadum Eichw. (Zamenis Dahli Fitz.), un serpe nuovo per la fauna italiana. - Atti Mus. Civ. Stor. Nat. Trieste, XII, pp. 151-152. A proposito di alcune Cymindis italiane (Coleopt. Carab.). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVI, pp. 170-173. Gli Zuphium gialli della Regione Adriatica (Col. Carabidae). - Ibid., pp. 231-237. Carabiden-Studien, V. - Koleopt. Rundschau, vol. 20, pp. 41-62. 146 1939 F. INVREA Carabidae, Genus Dyschirius Bonelli. - Schwedisch-Chinesische Wissenschaftliche Expe- dition nach den Nordwestlichen Provinzen Chinas unter Leitung von Dr. Sven Hedin und Prof. Sü Ping-Chang. - Arkiv för Zoologi, 27 A, n. 4, pp. 6-8. L’Acquario della città di Trieste. - Descrizione dell’impianto e dettagli tecnici. - Atti Mus. Civ. Stor. Natur. Trieste XII, pp. 4-36, tav. I-VIII. Diagnosi preliminari di nuovi Coleotteri ipogei e cavernicoli. - Atti Mus. Civ. St. Nat. Trieste, XII, pp. 176-181. Nuovi contributi alla conoscenza del Genere Anophthalmus (Col. Carab.). - Ibid., XII, pp. 184-225, tav. XVII. Risultati scientifici della spedizione Ravasini-Lona in Albania, IX. Carabidae, Cantha- ridae. - Boll. Soc. Ent. Ital, LXVII, pp. 152-156. Cambiamento di nome. - Ibid., LXVII, p. 62. Sopra alcuni Meloidi dell’Isola di Coo (Egeo). - Ibid., LXVIII, pp. 91-92. Un nuovo Ceutophyes dell’ Albania (Col. Bathysc.). - Ibid., LXVIII, pp. 62-63. Neue Carabiden von der Balkanhalbinsel (Molops, Tapinopterus, Zabrus, Deltomerus). - Entom. Nachrichtenblatt, X, pp. 103-110. Osservazioni su vari Curculionidi (Coleoptera) della Regione Adriatica. - Boll. Ist. Entom. Univ. Bologna, X, pp. 1-23. Nuovi Silfidi cavernicoli della Balcania e osservazioni su specie già descritte. - Atti Mus. Civ. Stor. Natur. Trieste, XIII, pp. 106-117. Note su alcuni Carabidi della Balcania e della Regione mediterranea. - Ibid., XIII, pp. 120-134. Materiali zoologici dell’Eritrea raccolti da G. Müller durante la spedizione dell’Istituto Sieroterapico Milanese e conservati al Museo di Trieste. - Ibid., vol. XIV/1, pp. 10-19, tav. I-III. Histeriden-Studien. - Entom. Blätt. 33. annata, pp. 97-134. Di alcuni Carabidi nuovi o poco noti dell’Africa orientale. - Ann. Mus. Civ. Stor. Natur. Genova, LVIII, pp. 223-254. Note su alcuni Coleotteri Lamellicorni (Scarabaeidae, Lucanidae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXX, pp. 50-60. Raccolte entomologiche del dott. Alfredo Andreini in Eritrea. Histeridae (Coleopt.). - Ibid., LXX, pp. 165-175. Italodytes Stammeri. Nuovo genere e nuova specie di Carabidi cavernicoli dell’Italia me- ridionale. - Atti Mus. Civ. St. Natur. Trieste, vol. XIII, pp. 135-139, tav. X e XI. (Una ristampa è stata fatta nel Boll. Soc. Ent. Ital., LXXI, 1939, pp. 91-96). Coleoptera, in « Missione Biologica nel paese dei Borana. Raccolte zoologiche ». - Vol. II, 150 pagine e 7 tavole. Recensione: C. Lona - Otiorrhynchinae, in Junk-Schenkling, Coleopterorum Catalogus, pars 148, 160 e 162. - Boll. Soc. Entomol. Ital., LXXI, 1939, pp. 47-48. Sopra la posizione sistematica del genere Ghidinia Pavan. - Boll. Soc. Ent. Ital. LXXII, pp. 18-21. Synopsis specierum generis Stereostoma (Col. Carabidae). - Atti Mus. Civ. Storia Natur., Trieste, XIV, pp. 243-249. Nuovi Coleotteri dell’Africa orientale. - Ibid., XIV, pp. 319-352. Cinque nuovi Silfidi cavernicoli del Carso Adriatico e delle Alpi Giulie. - Ibid., XIII, pp. 213-218. Nuovi Coleotteri dell’Africa orientale (Seconda serie). - Atti Mus. Civ. Storia Nat. Trieste, XV, pp. 63-86. Coleotteri del Benadir raccolti dal prof. Giuseppe Russo. - Boll. Labor. Zool. Gen. e Agr. in Portici, XXXII, pp. 70-103. Bestimmungstabelle der mediterranen Apotomus-Arten (Col. Carabidae). - Mitt. Minch. Entom. Ges., XXXIII, pp. 290-295. G. MÜLLER ENTOMOLOGO 147 Su alcuni Bembidion della Fauna Italiana e Mediterranea (Col: Carabidae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXV, pp. 11-16). Ottavo contributo alla conoscenza del genere Staphylinus. - Atti Mus. Civ. Stor. Nat. Trieste, XV, pp. 95-109. Nuovi Coleotteri dell’Africa orientale. Terza serie. - Atti Mus. Civ. Stor. Nat. Trieste, XV, pp. 131-145. Monografia del genere Siereostoma Murray (Col. Carabidae). - Ibid., XV, pp. 147-198, con due tavole fuori testo. Die Amaurops-Arten der Balkanhalbinsel. - Mitt. Miinch. Entom. Ges., XXXIV, pp. 82-103. Nuovi Coleotteri della Regione Balcanica occidentale (Dalmazia, Montenegro, Albania e Grecia). - Redia, vol. XXXI, pp. 107-122. Coleoptera, Histeridae. In « Entomological Expedition to Abyssinia », 1926-27. - Annals and Magazine of Natural History, Ser. II, vol. XIII, pp. 519-546. I Pselafidi cavernicoli del Carso Adriatico settentrionale (Venezia Giulia e Carniola). - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur. Trieste, XLIII, pp. 133-146. Nuovi Coleotteri dell’Africa orientale (Quarta serie). - Atti Mus. Civ. Storia Natur. Trie- ste, XVI, pp. 81-96. Sopra uno strano Coleottero delle nostre abitazioni: Ignotus aenigmaticus Slosson (? Thy- lodrias contractus Motsch.). - Boll. Lab. Entom. Agr. Portici, VIII, pp. 107-117. Contributo alla conoscenza dei Coleotteri fitofagi (Cerambycidae e Chrysomelidae). - Atti Mus. Civ. Storia Nat. Trieste, XVII, pp. 61-98. Nuovi Coleotteri dell’Africa orientale (Quinta serie). - Ibid., XVII, pp. 1-10. Nono contributo alla conoscenza del genere Staphylinus. - Boll. Soc. Ent. Ital., LXXX, pp. 8-14. A proposito del cosidetto « Eteromorfismo larvale » nel Morimus asper Sulz. - Boll. Soc. Entom. Ital. LXXXI, pp. 30-31. Una Magdalis nuova per la fauna italiana. (Col. Curcul.). - Ibid., LXXXI, pp. 79-80. Su alcuni Laemostenus del gruppo Antisphodrus Schaufuss (Col. Carabidae). - Memorie Soc. Entom. Ital., XXX, pp. 106. Bemerkungen zu einer neueren Arbeit über die Verbreitung der ostalpinen Trechus- Arten (Coleoptera). - Annalen Naturhist. Mus. Wien, 58, pp. 137-139. I Coleotteri della Venezia Giulia. Vol. II, Coleoptera Phytophaga (Cerambycidae, Chry- somelidae, Bruchidae). - Trieste, Centro Sperimentale Agrario e Forestale, Pubblicazione n. 4, pp. 1-686. Coleoptera: Histeridae. - In British Museum Expedition to South-West Arabia, pp. 307-314 (con 5 figure nel testo). I Pachybrachis del gruppo haliciensis Mill. ed hippophaes. Suffr. (Col. Chrysomelidae). - Boll. Soc. Entomol. Ital., Genova, LXX, pp. 67-70. Ricerche zoologiche sul massiccio del Pollino (Lucania-Calabria). XVI, Coleoptera - 6. Histeridae - Annuario Istit. e Museo dell’Univ. Napoli, vol. VII, n. 13, estratto pp. 1-13. Faunisticka istrazivanja sjeverodalmatinskih otoka Dugi otok i Kornati (1925-1927). Orthopteroidea, Coleoptera i Formicidae - Jugoslov. Akad. Znanosti i Umjenosti, ordiel za prirodne naukc. Acta biologica I, pp. 187-218 (Zagreb). Heyrovsky Leo: Fauna Cesk. Slov. Republ. vol. 5 Tesarikoviti-Cerambycidae (Recen- sione) - Boll. Soc. Ent. Ital., 87, p. 102. Commemorazione dell’ atri ordinario Edoardo Gridelli. - Atti Accad. Naz. Ital. Entom., Rendiconti, VI, pp. 19-34. Uber die Kritiklose Verwendung von Faunenverzeichuissen. - Verh. Deutsch. Zool. Ges. Graz, 1957 pp. 124-125; Ristampa del precedente lavoro (con una fotografia del prof. Gridelli). - Mem. Soc. En- tom. Ital., Genova, 38, pp. 5-16. Ristampa del precedente lavoro. - Entom. Blätter, 54, pp. 129-133. 1907 1911 1914 1916 1919 1925 F. INVREA Critical List of the Histeridae (Col.) from Eretz Israel. - Bull. Research Council of Israel, Section B, Zoology, vol. 9 B, pp. 41-56. Ricerche coleotterologiche sul Litorale Jonico della Puglia, Lucania e Calabria. VI: Co- leoptera Histeridae. - Boll. Soc. Entom. Ital., XC, pp. 136-140. Eine neue Käfergattung aus der Herzegovina. - Conseil des Academies de la R.P.F. de Jougoslavie. Bulletin scientifique, Tome 5, n. 3, pp. 71-72. Due nuovi Orotrechus delle Prealpi Venete. - Atti Mus. Civ. di St. Nat. Trieste, XXIII (1962-63), pp. 79-80. LAVORI IN COLLABORAZIONE K. A. PENECKE und J. MÜLLER: Koleopterologische Ergebnisse einer Sammelreise nach Dalmatien im Sommer 1905. - Verh. Zool. Bot. Ges. Wien, 57, pp. 1-19. G. Krexicu, C. MAYER e G. MÜLLFR: Primo contributo alla fauna coleotterologica del- l’Isola d’Arbe. - Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur., vol. XXV/2, pp. 77-92. F. NeroLITzKy und J. MÜLLER: Die Verbreitung des Bembidion dalmatinum und seiner westlichen Rassen. - Entom. Blätt. vol. X, fasc. 5/6, carta geografica. J. MiLLER und R. Pick: Experimentelle Untersuchungen über Typhusbazillen und Kleiderläuse. - Wien. Klin. Wochenschr., annata XXIX, n. 14. G. MuLLER e L. Urizio: Sulla trasmissione del dermotifo mediante le deiezioni dei pi- docchi infetti. - « Riforma Medica», Napoli, anno XXXV, n. 35. G. MULLER e A. SCHATZMAYR: Materiali per una Fauna coleotterologica delle isole e degli scogli dell'Adriatico. - Rivista « Fiume » della Società di studi fiumani, pp. 63-81. 149 CESARE CONCI Museo Civico di Storia Naturale di Milano GIORGIO JAN (1791-1866) E LA SUA ATTIVITA’ ENTOMOLOGICA Nel 1966 ricorre il centenario della morte di un celebre naturalista, il Prof. GIORGIO JAN, la cui figura merita di essere ricordata pure nelle nostre « Me- morie », sia per la sua attività di raccolta e di studio nel campo degli Insetti, sia perchè le sue collezioni costituirono, con quelle di Giuseppe De Cristoforis, il primo nucleo del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, di cui fu il primo Direttore, dall'anno della fondazione (1838) fino alla morte. Ed il Museo di Milano vanta notevoli titoli di benemerenza anche nei riguardi dell’Ento- mologia, e possiede vaste e preziose collezioni di Insetti. Giorgio Jan, ungherese di origine, nacque a Vienna nel 1791, ma fu italiano di adozione: infatti si stabilì nel nostro Paese a venticinque anni € vi trascorse tutto il resto della sua attivissima esistenza, prima a Parma e poi a Milano, dove morì il 7 maggio 1866. Naturalista eclettico, si occupò con pari entusiasmo ed ottimi risultati (cosa che un secolo e mezzo fa era ancora possibile fare), di Botanica, Zoologia, Mineralogia e Paleontologia. Se in un primo tempo, quando era Professore di Botanica all’ Università di Parma, dedicò la sua attività di studioso soprattutto al regno vegetale e se in età avanzata approfondì con straordinario successo lo studio dei serpenti, nel quale raggiunse fama imperitura, nel periodo intermedio della sua vita coltivò anche la Malacologia e l’Entomologia. Mi limito in queste pagine a ricordare la sua attività entomologica (1), ri- mandando a un mio scritto più ampio l’esame dettagliato della complessa figura di questo illustre studioso (?). Avviato all’Entomologia dallo Ziegler all’età di 22 anni, allorchè era assi- stente presso il Museo di Storia Naturale di Vienna, il Nostro quando si trasferì a Parma tre anni dopo portò seco una discreta raccolta d’insetti, principalmente Coleotteri e Lepidotteri, tra cui una considerevole collezione di farfalle europee che aveva comperato dal Dahl nel 1815. A Parma gli fu ceduta la raccolta entomologica del Conte Federico San- vitale, morto nel 1819, e per dono della Sovrana del Ducato, Maria Luisa, che (1) Dati originali sulle raccolte di Giorgio Jan sono contenuti nell’articolo: JAN G., 1838 - Nozioni positive e storiche, concernenti le mie raccolte degli oggetti di Storia Naturale dalla loro origine sino all’epoca della loro riunione con quelle del mio socio Giuseppe De Cristofori, per costituire il Museo di nostra comune indivisa proprietà. - Tip. Ducale, Parma, pp. 23-32. Lavoro contenuto nell’opuscolo di RUBINI A. & BERTÉ E., 1838 - Ai cultori delle Scienze Naturali - Tip. Ducale, Parma, 32 pp. (2) Concer C., 1967 - Il centenario di Giorgio Jan (1791-1866), e la fondazione ed il primo sviluppo del Museo Civico di Storia Naturale di Milano - Atti Soc. It. Sc. Nat. e Museo Civ. Si. Nat. Milano, Milano, vol. 106. 150 C. CONCI molto apprezzava il giovane ma gia dottissimo professore di cui aveva seguito le lezioni, 1 duplicati di una collezione d’insetti dell’America meridionale. In pari tempo le collezioni dello Jan andavano aumentando senza soste anche a seguito dei numerosi viaggi di raccolta e di studio che effettuava in Italia e all’estero, nonché di frequenti cambi. | Nel 1831 Grorcio JAN e l’amico GIUSEPPE DE CRISTOFORIS (3), nobile milanese pure appassionatissimo di raccolte naturalistiche, decisero di fondere le rispettive collezioni e iniziarono subito dopo (1832) la pubblicazione dei ca- taloghi a stampa delle medesime, organizzando in pari tempo una società di cambi e di vendite di duplicati che, a quanto mi consta, è stata la prima del ge- nere in Italia. Il primo programma a stampa della medesima è del 1831 ed il successivo del 1832 (4). L’idea, del tutto nuova per i tempi, precorse le imprese che, soprattutto all’estero, ebbero sviluppo molti decenni dopo, apportando grande impulso alle conoscenze naturalistiche. Nel Catalogo a stampa dei Coleotteri della collezione DE CRISTOFORIS- JAN (5) sono elencate tutte le specie possedute e accanto a ciascuna il prezzo per l'eventuale acquirente. DE CRISTOFORIS e JAN riportarono in questo Catalogo un numero altissimo di specie (ben 7201!) che avevano riconosciute come nuove e contrassegnate con un nome. Queste nuove specie non furono però mai descritte, in quanto l’atti- vità degli Autori si volse in seguito verso altri campi; pertanto nessuna di esse è entrata nella nomenclatura ufficiale, ma tutte sono restate nella condizione di nomina nuda. Una seconda nota entomologica di DE CRISTOFORIS e JAN riporta un elenco sistematico dei generi dei Coleotteri, quale ammesso a quei tempi (°). L'unico lavoro descrittivo che pubblicarono DE CRISTOFORIS e JAN porta la data del 1837 e contiene la diagnosi di otto nuove specie del genere Carabus, provenienti dalla Romelia e dall’Anatolia (7). (3) Le pubblicazioni originali dell’epoca riportano « DE CRISTOFORI », mentre più tardi fu usato sempre « DE CRISTOFORIS ». (4) DE Cristorori G. & JAN G., 1832 - Ai cultori delle Scienze naturali. II. Programma (21 Marzo 1832) - s. loc., 10 pp. [Nella III pagina di copertina vi è un « Estratto dal primo nostro Programma del 1° flovemibre 1831 »]. (5) De Crisrorori G. & JAN G., 1832 - Catalogus in IV. sectiones divisus rerum naturalium in Museo exstantium Josephi De Cristofori et Georgii Jan plurium Acad. scient. et Societ. nat. cur. sodalium complectens adumbrationem Oryctognosiae et Geognosiae atque prodromum Faunae et Florae Italiae superioris. Sectio III - Pars I. [Sul frontespizio: Sectio III* Entomologia. Pars I®. Conspectus methodicus insectorum. Fasc. 108, Coleoptera] - Typographia Pirotta, Mediolani, pp. 2+112+16. Al Catalogo propriamente detto (112 pp.) sono legati insieme: Al principio: Excerptum e secundo nostro programmate (210. Martii 1832) Sectio se- cunda (2 pp.); Al fondo: Dispositio methodica generum Coleopterorum (16 pp.). Quest’ultimo lavoro si trova pure identico anche sotto un’altra copertina, dal titolo « Enumerazione metodica dei generi degli animali », che include Molluschi (8 pp.) e Coleotteri (16 pp.). (6) DE CristoroRI & JAN G. - Enumerazione metodica dei generi degli animali. Dispositio methodica generum Coleopterorum. - Senza località e senza data [ma verosimilmente del 1832], 16 pp. i (7) De Cristororis J. & JAN G., 1837 - Description de huit espèces nouvelles de Carabes du Bosphore - Guérin - Méneville, Magasin de Zoologie, Paris, VII, N. 181-183, 3 Tavv. col. [estr. 6 pp., 3 Tavv. col.]. GIORGIO JAN ENTOMOLOGO | ESE £52 C. CONCI Recentemente S. BREUNING (8), nel trattare sei delle otto forme in oggetto (le altre due erano cadute da tempo in sinonimia) stabili per le medesime dei Neotipi che gentilmente depositò presso il Museo di Milano, in sostituzione dei Tipi andati distrutti (°). Infatti, come già rilevai in altri lavori (1°), l’intera collezione di Insetti (prevalentemente Coleotteri) radunata da JAN e DE CRISTOFORIS, di cui parlai nelle pagine precedenti, e che avrebbe anche inglobato secondo Horn e KAHLE (1!) la collezione di CHRISTIAN CREUTZER (via F. Gerl, via L. Parreys), la collezione di BERTHOLD BEER, di Coleotteri europei (via L. Parreys), la collezione di Lup- wic PARREYS e la collezione di Ditteri e Imenotteri di FRANZ ANTON ZIEGLER, andò purtroppo completamente distrutta, tanto che al giorno d’oggi non ne esiste più alcuna traccia. (8) BreuNING S., 1964 - Beitrag zur Kenntnis der Carabini Anatoliens (Coleoptera, Ca- rabidae) - Atti Soc. It. Sc. Nat. e Museo Civ. St. Nat. Milano, Milano, vol. 103, pp. 213-217. BREUNING S., 1964 - Die Verbreitung des. Procustes chevrolati Crist. und Jan in Anatolien (Coleoptera, Carabidae) - Revue Fac. Sc. Univ. Istanbul, Sér. B, Tome XXIX, fasc. 3-4, pp. 139-141. (9) La posizione attuale delle otto specie di Carabus descritte da DE Cristororis & JAN nel lavoro del 1837 è la seguente: 1. Carabus mestus De Crist. & Jan, 1837 = C. torosus n. escherichi m. jani Géh, 1885. 2. C. aethiops De Crist. & Jan, 1837 = C. graecus n. morio Mnnh. 1830. 3. C. chevrolati De Crist. & Jan, 1837 = Procustes chevrolati (De Crist. & Jan, 1837). Neotipo al Museo di Milano. 4. C. assimilis De Crist. & Jan, 1837 = Procustes chevrolati n. persimilis Csiki (n. n. per assimulis). Neotipo al Museo di Milano. 5. C. Wiedmanni De Crist. & Jan, 1837 = Procustes chevrolati ssp. thirki Chd. n. surejae Csiki (n.n. per wiedmanni De Crist. e Jan). Neotipo al Museo di Milano. 6. C. saphirinus De Crist. & Jan, 1837: specie valida. Neotipo al Museo di Milano. 7. C. Marietti De Crist. & Jan, 1837: specie valida. Neotipo al Museo di Milano. 8. C. Spinolae De Crist. & Jan, 1837: specie valida. Neotipo al Museo di Milano. (10) Concı C., 1963 - Il patrimonio entomologico del Museo Civico di Storia Naturale di Milano - Atti Soc. It. Sc. Nat. e Museo Civ. St. Nat. Milano, Milano, vol. 102, pp. 323-348. Conci C., 1964 (1963) - Le collezioni entomologiche del Museo Civico di Storia Naturale di Milano - Atti Accad. Naz. Ital. Entom., Rendiconti, Bologna, XI, pp. 160-165. (11) Horn W. & Kante I., 1935-1937 - Ueber entomologische Sammlungen - Entom. Beihefte, Berlin-Dahlem, vol. II, III, IV, 356 pp., 38 tavv. [a pag. 123 Jan è considerato « Ne- benbei Ins. - Händler in Wien u. Mailand »|. 153 P. CEBALLOS | G. RONCHETTI Servicio de Plagas Forestales Istituto di Entomologia Agraria dell’ Universita Madrid Pavia LE FORMICHE DEL GRUPPO FORMICA RUFA SUI PIRENEI ORIENTALI SPAGNOLI, NELLE PROVINCE DI LERIDA E GERONA | I. Introduzione Le ricerche sulla distribuzione geografica e sulle caratteristiche delle co- — lonie di Formiche del gruppo Formica rufa in Europa, come premessa per l’im- piego di loro popolazioni per la difesa biologica forestale contro gli Insetti dan- nosi, interessano ormai praticamente l’intero continente. Esse vengono spesso impostate e condotte in modo coordinato internazio- nalmente e consentono perciò la comparazione dei dati, resa più proficua dalla uniformità dei metodi di studio e di lavoro. Tali attività internazionali si svol- gono con la cooperazione del Centro Internazionale Formiche-Foreste-Agricoltura (C.I.F.F.A.) presso l’Istituto di Entomologia Agraria dell’Università di Pavia e del Gruppo di Lavoro Formica rufa dell’Organizzazione Internazionale di Lotta Biologica (O.I.L.B.). Le ricerche di cui si tratta in questa nota, sulle popolazioni di Formiche del gruppo Formica rufa in regioni della Spagna, condotte dal Servicio de Plagas Forestales spagnolo, sono una manifestazione dello spirito di cooperazione in- ternazionale che regola tale settore di attivita. Concordati 1 preliminari delle ricerche tra le istituzioni citate, il Servicio de Plagas Forestales iniziò nel 1961 un censimento delle popolazioni di queste Formiche nella Sierra di Guadarrama e nei Pirenei catalani, con raccolta di campioni delle colonie individuate. L’e- same di questi primi materiali, effettuato presso il Centro di Pavia, ha per- messo di individuare l’esistenza di F. nigricans Em. e F. lugubris Zett. sui Pirenei catalani, quest’ultima in pinete ed abetine della Valle di Aran (particolarmente presso le località di Salardù e Tredôs) e della zona di Alp, in provincia di Ge- rona (1). F. lugubris è una specie impiegata da oltre 15 anni in Italia in campo fo- restale con positivi risultati, sia per quanto si riferisce all’elevata plasticità bio- logica di fronte alle nuove condizioni ambientali nelle aree boschive in cui veniva introdotta, sia ai fini della sua azione di freno degli attacchi degli Insetti nocivi alle piante. Il ritrovamento di F. lugubris in Spagna ha spinto ad approfondire le ricerche, in particolare nelle zone in cui la specie era stata rinvenuta. E stato così possibile individuare ricche popolazioni di queste Formiche, che costitui- scono riserve naturali di grande importanza in vista dello studio di un eventuale (1) Sull’esistenza di colonie di Formiche del gruppo Formica rufa in Spagna, in particolare nella zona dei Pirenei, si avevano finora dati non riferibili con certezza alle specie come sono con- siderate dall’attuale tassonomia, oppure non sufficientemente dettagliati e precisi. Per i Pirenei francesi invece KNEITZ G. ed EMMERT W.A. (1962) avevano fornito esaurienti indicazioni sul rin- venimento di F. rufa L., polyctena Foerst e lugubris Zett. nelle zone centro-occidentali della ca- tena e di una sola colonia di /ugubris nel settore orientale. CEBALLOS E G. RONCHETTI P. 154 ‘TUE [BIBO ISUSII] lou ‘(BPII9/T Ip BHUIAOId) enZteuog BT] 9 E[OIA IP 8890] Offe TATeJ9I ‘1961-9461 OPoLIOd [op I9180[0109J9U Neq - | ‘314 GNOSVI9WVNJ9 CONOSVIINVNITO GENOSSEN On WW 9 0 Do bier € ne = "Dw Is © SE > = LD 8 m 6 G) où E u > 1A | Das CHI LT EU AT Base ee à 2 1 © HAE ie pet A FESSES e aoe aS ee 0 EL [4 € 7 G 9 RUE AT Ac es e m n. ol iu = Zl pe CEE RS fs! Mm Hg, M Lu 2 CA et, 02 t iz ‘AAA (SA LEA | csi fret ETÀ di L z JI03W 3WINIW JNISSVN lIVANNV MISNIN 3I03W 3YN1VYI3dMIL 3YNIVHIdW 31 3YN1VY3dNIL INOIZV11d1934d INOIZVLIdII3Ud 3113 .:VIOSW 317139: VIOIIN FI VIGIA 155 IL GRUPPO FORMICA RUFA SUI PIRENEI SPAGNOLI _‘TURR)89 TOU9IT tou ‘(eU019X) Ip BISUTAOId) BpiooSIng 9 BUT[OJ[ BT IP 8MIU90] a][e IANE]9I ‘1961-9461 OPOltod [op 19130]010939WI DEC - 7 ‘SIA GNOSVT9WVW49 ANOSVIINVN 49 ANOSVTONVN 49 ee a 001 007 + 00€ Loc in ; FE 902 EHER = ni in PE S D | | r \- z ni ACCC 7 = + + z 009 ET È . TE = | | 1 mai S 004 ‘aa fra È ras oO o AH = = SD a AL z | IRENE CU a Al ia denugannE ATC m COTE ALTERATI, l o0£1 3103W SWINIW SWISSVN IIVNNNV I1ISN3N a3 IYNIVY3INIL IBNIVYUIdNII 3anlvaadn3al INOIZVLIdI934d INOIZVLIdID3Ud 31130 VIGIZN 31130 VIGIN 31130 VIGSN 156 P. CEBALLOS E G. RONCHETTI impiego a mezzo di trapianti, contro gli Insetti defogliatori delle foreste in Spagna; nella realizzazione di queste operazioni, il cui inizio è previsto per 1 prossimi anni, le tecniche di trapianto ricalcheranno, per quanto consentito dalle particolari esigenze locali e con i necessari adattamenti, quelle già sperimentate con suc- cesso in Italia. Il censimento delle popolazioni naturali delle Formiche del gruppo Formica rufa in Spagna risultava esteso, alla fine del 1965, ad altre sei province (oltre a quelle di Lerida e Gerona di cui si tratta in questa nota) e precisamente: Cuenca, Guadalajara, Madrid, Segovia, Soria e Teruel. Sui risultati di queste ricerche, ha fornito notizie preliminari di carattere generale CeBALLOS (1966). Scopo del presente lavoro è di dare invece un quadro particolareggiato della colonizzazione delle Formiche del gruppo Formica rufa limitatamente ai Pi- renei orientali nelle province di Lerida e Gerona (?), attraverso una breve descri- zione dei caratteri ecologici, climatici e forestali dell'ambiente in cui vivono le popo- lazioni e l’analisi degli aspetti della distribuzione geografica, altimetrica e fore- stale, nonchè delle caratteristiche delle colonie delle specie rinvenute. 2. L'ambiente in cui vivono le colonie di Formiche del gruppo Formica rufa. I Pirenei, ed in particolare la zona orientale di cui ci si occupa in questo lavoro, hanno il loro più elevato e principale allineamento orografico costituito da un ingente ammasso di rocce paleozoiche, cristalline ed eruttive, che formano l’asse del sistema montuoso, dalle quali si innalzano vette che talvolta raggiun- gono quasi i 3000 m di altezza. Attorno a questa colossale massa di rocce antiche si dispongono, in fascie successive, le rocce secondarie ed i materiali terziari, con predominio del nummulitico, ad eccezione di quelle zone nelle quali, per motivi tettonici, le rocce posteriori alle paleozoiche compaiono in ordine in- verso. AI fine di definire le caratteristiche climatiche della zona delle ricerche, per quattro località situate in settori diversi di detta zona e ritenute indicative delle caratteristiche metereologiche del settore (Viella e La Bonaigua, rispetti- vamente a 977 e 2.072 m di altitudine in provincia di Lerida, La Molina e Puig- cerda rispettivamente a 1.711 e 1.313 m di altitudine in provincia di Gerona) si forniscono diagrammi delle medie delle temperature massime, minime e medie e delle precipitazioni per ogni mese dell’anno, del periodo 1946-1961 (fig. 1 e 2). I diagrammi delle temperature indicano per le quattro località una gamma di andamenti annuali differenziati, compresi tra i valori massimi registrati a Viella (dove le temperature medie si elevano da un minimo di +2,5°C in gen- naio ad un massimo di +17,5°C in luglio) ed i valori minimi riscontrati a La Bonaigua (dove le temperature medie si spostano da un minimo di —2,7°C in febbraio ad un massimo di soli +10,5°C in luglio). Per quanto riguarda le precipitazioni atmosferiche, la media dei totali annuali per gli anni tra il 1946 ed il 1961, dà valori piuttosto bassi per tutte le località, con un minimo di poco più di 900 mm annuali a Viella (associati come abbiamo visto a temperature medie piuttosto elevate) ed un massimo di poco più di 1200 mm annuali a La Molina, nettamente al disotto delle medie centro- alpine in Italia (1300 mm annuali, con massimo di 3000 mm sulle Alpi orientali). (2) In base alle attuali conoscenze solo la parte settentrionale della provincia di Lerida e quella nord-occidentale della provincia di Gerona sembrano ospitare colonie di tali Formiche. an “ + Peggattt++e* + x IE 2 LILI, DZ rl, VALI VIGNA Z 5 #4 op 4 74; LT ta 4 LAELIA LG 7 GGA ALY, @ iy 7, GAS PPT tel tt atts tte ttt GI, 242 SY 7% LOL EDS, AIG LN FEINE SI, EDLs GIA: CGE NR, ACE GUIA IAA: rs 0274 DREHEN OPEL TL COLIS AG Yi Upthy lt, hp, Teg te ltttstt 4 IDA DAI DALIA PALIN, STAI (DALIA DALAI DIGLI VII ass SANI CUGIALISLIINAININARIANAAA LESS, PAZZA Yr% COMPAGINI ADI ABI, (22 OPA TER LCR GER GEL RAR CTI COLL NÉE ENG VIA à du 44 ft P = | \ A ++ C2 x Tx x „++ x ++ 2 Yatex LEP att LS re + « a = at ty x* “ os N a # + x A x LÀ urerttt A N : . x x Da Mollo R so. # x . . N } A vacca x Petcasas LUVIA yp x | t+er” + | + | | @ x \ Freixanet LI N + LU + N - - x = + x À x x L x x R x eVjlallovent x & Pan 4 de oA da Ri Pardinas N Caixan5A*% Pal San Pablo de Seguries Ax x N % >. \ À dv À Ribas de Fresser n a VDECLTy |r Ogassa VA ANS Ÿ Planolas 5 m VA A /7/San Juan de N IN „+7r. tar» 4 ci tx Jas Abadesas pi: x >” Sg oar al -+-* af \ À ] x f J» Vallfogona x” Gombreny \Campdevanol pet ’ ZA t > e al x AS \ x À a PET PT _a + / I a « À A x 47 TEE À +” —= ~~ ‚rt In + \ \ Î “ lan % \ N Km +++ ER Villalonga de Te | YCamprodén 40 NT og rue CL ï è i - Le te el Acide Dalat biel CUS ih ET Tr 3° 4 i vi N) q ur vr È = is. 2 x Tr > PR, R r ‘ a ly f 4 + 43%, u... I = i r = = A var : ri n n : . i) È | È FM; \ 4 Ai t î : “irn 2 ze 4 ‘ wer n Li 4 Agi il 14 sr ; r = 3 - È À n, Sag - La DI 9 F a È FE A n + è 5 “4; i ‘ A = 14 | A 1% “+ Li a + K | : , 4 È ‘ ‘ » dé i + Di VE: nu 7 5 N I r' a + | Le PL I u da LI “ x "2 | 4 . À + a” 7 nl , ' 4 à. - x ; i PR F is \ 4 i j r È NO. PA. F f 5 Be ì i x = i vr ? a : à À x ; | a à + » . r A ; } ' 4 x 2 (4 2 I aah Et a ’ a È è * > | + a : Ù As SE " tu L ni : A a : = + Er : : ; » iB ’ j ' r * . x = = i i o A 4 LEE 4 x é F =. al y I 4 = ! 2 v iv + ” rit. LE = 5 | i ti . : 4 A 7 Pi Ci + ad 7 ‘ P 4 r 1 b ‘ 7 f ur 4 er n 4 ¢ x i / ~, Fr * N i 3 mi "7 ne ree re ; ä ys - = a i pi . , = _ ui “ x 1, 5. ae LE r i i = * i È 4 LU = È u "a Le ‘ = - u è 7 LE ter » i | + n Kai = * tuali + ‘ Y i 4 A va ; A 7 ® La ¥ 4 pl ‘ ai n A . n Le # a » " ’ î in ‘ a ae 5 I — + ~ 4 5 ‘ A = ES A Li t i A ’ 4 r oi Le Fai We ‘ > | +4 4 a : 7 NE a = if ] # du 4 è DISTRIBUZIONE DELLE CONIFERE NELLA ZONA DEI PIRENEI NELLE PROVINCE DI LERIDA E GERONA (SPAGNA),IN CUI ESISTONO FORMICHE DEL GRUPPO © | Pa 7% 20 # + I A aut” A + » x Coprdyg oh na x attty on” N ; VV + y ı ur ++ * eet teeya rey = + xt+ a s+*x SU RR Visgatt+44% + rät“ u ER «9 \ L.CESTESCANS KA ey, A Free F7 \ X I 7, Q 4 AL MARIOLA Via N 2 Ku ar FORMICA RUFA * + — ada ta o 2 ate at di <= & EN nr ne : 5 at = IZ % LD detti PUIGCERDAÈ x" » ; GRAN LAGO DE LOS RIOS ++r*+ x ; ven, i heoonoo & Db LA ve 7 | 15. DE RI9S x Cg Abe 77177 LH LL L.NEGRO © A: DE TORT L.ESTANGENTO dx Pinus silvestris Pinus uncinata Ram. EV ILLLI LILLA, ° FAR A GEL Pinus taricio Poir. GUE ? LALLLLA LE. À — a DAG 7 5 4 7 Lig BED, GLI GT y GIANNA AA III 7 VE TR LCR Abies pectinata DC. DISTRIBUZIONE DELLE FORMICHE DEL C | utratte as ST PEN GRUPPO FORMICA RUFA SUI PIRENEI = + +++ ++ x ae VARIE È E: ++ : Q ag Pa risi +++ nn a È a Lin age % NE LE E pi ROVINCE DI LERI DA E attra, Seni, aria E +? ; È e Caneja (SS Ca x MARIGLA æ En tty È 5 a Bausen E. LIAL LS tal © es ee G ERON A S P A G N A oy, G ++" - ide Pi j = +++ È SRE = : + A, Pe \ NA + A fi A 2 = $ + + a+" A N Pa Les : = x na” Moll Alos de Isil : E : Li EEO 4, | 2 | * ae È R 4 Livia ne re = È perse ~ » » x | ‘è po | de x ++ er = ) * ; al +: + ot hy ae / + x - | o e i Re e: oo Isil o A DE ae DS MON A a = A 3 a es > } N dpi ta 4 ; 2 ER F t à “rer CNET vd ge a > à ER Llanas San ae le i i Tredos x £ uils de Cerdañ B /“++ x rs af + © Vilamds— Arrés y Vila Salardi pe \aBoran À FA SOSE re & DO PUGCERDA y ER 4 x" = Villalonga deTeY_ © fCamprodon Fy N >< x Be ant Gessa Pe AN Sorpe ® e Unarie x t x AN x al AE | ==> OZ RA» N è Bonai = > ; + / À eV; + Jı a A N x DIAS ilach | WA Miss \ AA NN get de la Bonaigua — x Esterri de Aneu fete x i À Mara no Se BOL N Vjlallovent „5 Caralps 84 U “x, Las Bordas Gausach à] rae A DR ASA Ii Teens Li NE Estahôn Dar “he ki \ à de Na A NA x” A | Pardinas Ÿs 3 ip” Da Va, $ : NO Lal ha = A = È \ È “My VIELLA® Escuñau A u Son del PNE. à L* ae WE ee N $ SA ti re TA San Pablo de Seguries} NES # + N i CRE, \ x “a A - Mii x x* 7 ++4 + HY p } tou Ÿ ti ry eke ER - BAR? Re ERBE Ribas de ee Ve ‘ N Re La z N ET 2 INÙ gassa 4 à IN x a | Si / gel SU Planolas G 444% EN As + wi Isobol A À La Molina À € o. N a Sue GRAN LAGE DE LOS RIOS Esperta: as rt bis o / NV A a A ae Campellas Han a Dés = S LREDON DT > x Lles gle 7 4 A ue hits A * Say ne Fr G Ra NS, Civis (@ "% ge Lame Uru S x” x 4 pe de) \ I Bellver x & js . Pp & x D _+ + + > \ \ x pa ee \ 8 E \ A Ces RE RE a 7 x y D ‘+++ Fe ) NN F i : x 2 A Vallfogona * = Llavorsi N et ATS % ( Arcabeli e Bescaran— Aristot RA, n eX ! Gombreny \Campdevano! a L > agg x a eS / a4 L.CABESO e N BR O FIN AN Montella 40° X ee nt | 4 = ER | Ono yy Tolo X 7 Sf _7o- i MR, 2 De rar u. re S gol | Estimariu f” >, fe + N : ; ; a | J ( + A Formica lugubris Zeit. L. ESTANGENTO VA : era NA ® Arseguell x ber si x; wo" san on E Surp FT. Cava BE ES N O Formica nigricans m. è | Ad A A - AA e ; mar x = A î ri 2 6 oft i at — F.nigricans aut pratensis i Llesiy es Rialp A, A ada Den ' ze + ax > Barruera e Durro A 0 5 10 20 30 40 | + Formica rufa L. 2 \ Km M pro pr A OSEO Arts meiden à — eee un DISTRIBUZIONE: SER; LE FORMICHE “@ CERUPPO FORMICA AUFA «Suit: Pia IL GRUPPO FORMICA RUFA SUI PIRENEI SPAGNOLI 157 Il regime pluviometrico annuale non presenta invece grandi differenze per le quattro località. Le precipitazioni atmosferiche sono in genere piuttosto uniformemente distribuite nelle varie stagioni; in nessun caso si riscontrano periodi di siccità estiva, anzi, talvolta i mesi di giugno, luglio ed agosto risultano 1 più piovosi. Tenendo conto della posizione geografica delle quattro località risulta che i rilievi, come avviene anche sulle Alpi, impediscono o limitano il movimento orizzontale degli strati inferiori dell'atmosfera. Per cui le condizioni climatiche sono sensibilmente differenti sui due versanti dei monti e l’entità delle precipi- tazioni differisce secondo l’orientamento del monte, rivelandosi maggiore sui versanti esposti ai venti umidi del nord (vedi in fig. 1 e 2 1 diagrammi delle lo- calità di La Bonaigua e La Molina). Alcune località, come ad esempio Urgel, sarebbero un vero deserto se i Pirenei non inviassero loro abbondanti piogge a mezzo dei venti. Da un punto di vista fitogeografico i Pirenei presentano più analogie con Alpi e Carpazi che con le Sierre Iberiche, per la ripartizione dei raggruppamenti fondamentali e delle unità superiori di vegetazione e per la successione dei piani altitudinali di vegetazione. Ai fini di una più precisa caratterizzazione degli am- bienti in cui vivono le colonie di Formiche del gruppo Formica rufa sui Pirenei orientali, si fornisce un breve cenno sulla ecologia delle più importanti specie spontanee arboree ed arbustive viventi nella zona delle ricerche, la cui distribu- zione risulta da fig. 3. Abies pectinata DC.. Manca in genere nelle zone molto soleggiate; il fattore di maggiore importanza per spiegare la distribuzione delle sue attuali stazioni, sembra essere la presenza di un’umidità del suolo non esagerata, accompagnata in alcuni casi da un'influenza delle masse vegetali circostanti; tale condizione del terreno è necessaria per la germinazione del seme, per lo sviluppo delle ra- dici e per la sopravvivenza della pianta, la cui chioma invece può essere esposta in pieno sole senza pregiudizio per la vita dell’albero. Costituisce estese formazioni boschive in particolare nel settore occiden- tale dei Pirenei orientali (fig. 4); nella Valle di Aràn l’Abete bianco è misto a Pino nero e silvestre, mentre sui versanti esposti ai venti apportatori di pioggia è frammisto di preferenza col Faggio (Fagus silvatica L.). Il sottobosco è formato in genere da Pteridium aquilinum Kuhn, Juniperus communis L., Corylus avellana L., Digitalis purpurea L., Calluna vulgaris (L.) Hull., Rhododendron ferrugineum L., Sambucus racemosa L., Fragaria vesca L., Prunus padus L., Rubus idaeus L., Ilex aquifolium L.. Pinus uncinata Ram.. E specie tipicamente pirenaica, con predilezione per le zone soleggiate di alta montagna e con grande capacita di adattamento a tor- biere fredde, dirupi caldi ed aride rocce; mal gli si addicono le zone con elevata umidita atmosferica media. Il clima dei Pirenei catalani è ottimale per questa essenza, la quale si ab- basserebbe sino al limite delle Querce se non incontrasse la concorrenza del Pino silvestre e dell’Abete bianco. Verso i 2000 m di altitudine generalmente P. uncinata non ha concorrenti e costituisce estese formazioni boschive (fig. 5) che, col crescere dell’altitudine si diradano e scompaiono per intolleranza del clima e per l’azione della neve in particolare. 158 P. CEBALLOS E G. RONCHETTI Fig. 4 - Estesa formazione di Abies pectinata DC., nella zona di Viella in provincia di Lerida. (Foto P. Ceballos, 1963) Fig. 5 - Un bosco di Pinus uncinata Ram. su Monte Alp, in provincia di Gerona, nell’ambiente soleggiato e roccioso di alta montagna che la specie predilige sui Pirenei. (Foto P. Ceballos, 1963) IL GRUPPO FORMICA RUFA SUI PIRENEI SPAGNOLI 159 Nel sottobosco vegetano Juniperus communis L., Vaccinium myrtillus L. e Rhododendron ferrugineum L.. Pinus silvestris L.. Rivela una certa predilezione per zone montane secche e molto illuminate e costituisce, nelle regioni che ci interessano, formazioni superbe e numerose (fig. 6), situate tra quelle di tipo mediterraneo e quelle di alta mon- Fig. 6 - Fustaia di Pinus silvestris L. su Monte Alp, in provincia di Gerona. (Foto P. Ceballos, 1963) tagna. Si insedia in genere sul versante meridionale dei monti, nelle zone in cui il Faggio occupa il versante settentrionale. Non influisce cosi profondamente come l’Abete bianco ed il Faggio su struttura e composizione del suolo o sulla restante vegetazione; non necessita di suolo vegetale con fertilita forestale, per cui riveste grande interesse come specie di ripopolamento. Si trova in genere frammisto con Pino uncinato, talvolta con Abeti, Rovere e Faggio. Nel sottobosco vegetano Ruscus aculeatus L., Juniperus communis L., Buxus sempervirens L., Viburnum lantana L., Hedera helix L., Fragaria vesca L.. 160 P. CEBALLOS E G. RONCHETTI Nella regione delle ricerche, oltre alle specie principali già citate, altre essenze occupano estensioni relativamente grandi di terreno, negli orizzonti montano e subalpino. La più importante è il Rhododendron ferrugineum L. il cui dominio è situato a 1900 m circa di altitudine, dove forma estese associazioni omogenee, ma che si rinviene pure nelle zone superiori delle pinete, sino ai li- miti delle praterie alpine. 3. Distribuzione geografica ed altimetrica e caratteristiche delle colonie delle specie del gruppo Formica rufa. L’esame dei 130 campioni di Formiche del gruppo Formica rufa raccolti nel 1961 e 1963 in boschi dei Pirenei orientali di Lerida e Gerona, durante una campagna di ricerche predisposta dal Servicio de Plagas Forestales e condotta dagli Agenti Forestali locali, ha permesso di accertare la presenza delle seguenti specie: Formica rufa L., F. polyctena Foerst., F. lugubris Zett., F. nigricans Em.. Per diversi campioni esaminati la determinazione è incerta (F. nigricans aut pratensis) perchè composti da sole 7%, 1 cui caratteri consentono di differen- ziare le due specie tra loro solo a seguito di laboriose analisi biometriche che per ora non è stato possibile effettuare (*); per alcuni altri non è stato possibile giun- gere ad una sicura determinazione a causa di variazioni morfologiche rispetto agli schemi tassonomici odierni. | Delle quattro specie rinvenute, F. rufa L. e F. polyctena Foerst. risultano finora presenti sui Pirenei orientali di Lerida e Gerona con rarissime colonie; la colonizzazione di F. lugubris Zett. e di F. nigricans Em. (comprese anche le popolazioni a determinazione incerta, cioè F. nigricans aut pratensis) appare in- vece assai diffusa e le singole colonie risultano costituite da numerosi nidi (tal- volta anche diverse centinaia) occupanti, senza soluzione di continuita, vaste estensioni boschive. Formica rufa L.. La specie era gia stata genericamente segnalata da YARROW (1955) per la Spagna centrale e, per la catena pirenaica, da BONDROIT (citato da KNEITZ ed EMMERT 1962), da GòsswaLp e SCHIRMER (1965) e da KNEITZ ed EMMERT (1962) che ne hanno individuato alcuni nidi sui Pirenei francesi, nelle zone di Lourdes ed Arreau. Sui Pirenei orientali spagnoli ne sono state sinora rinvenute tre colonie, in prossimità di Seo de Urgel, nella Valle del Rio Segre (fig. 3). Nelle 9% di alcuni campioni provenienti da tali colonie è stata riscontrata, accanto a caratteri morfologici normali, un’areolatura anomala sul tergite del primo segmento del gastro, fine e densa come quella di /ugubris ; tale anomalia è stata notata varie volte anche in popolazioni italiane e di altre regioni europee. Le tre colonie sono state rinvenute a circa 1.600 m di altitudine, in boschi di Pino silvestre e Pino laricio. Esse risultano costituite da pochi nidi ciascuna, di piccole e medie dimensioni, con acervi di forma piuttosto irregolare, composti di materiali eterogenei (aghi di pino, squame di strobili, grumi di resina, etc.); i nidi sono situati in prevalenza nelle zone marginali del bosco ed anche fuori di esso. (3) In merito alla validità della distinzione delle due specie, occorre ricordare che Kutter 1964, a seguito di ricerche su alcuni caratteri di 99 e $$ di F. pratensis e di F. nigricans di diverse località europee, tende a negare che, allo stato attuale delle ricerche, si possa dare valore di specie distinte alle due forme, le quali potrebbero invece essere considerate come entità infraspecifiche. IL GRUPPO FORMICA RUFA SUI PIRENEI SPAGNOLI 161 Font polyctena Foerst.. La specie, assai diffusa nell’Europa centrale, risulta assai rara in Europa meridionale. KNEITZ ed EMMERT (1962) hanno fornito dati sul rinvenimento di una colonia sui Pirenei francesi, nella zona del Pic du Midi; GòsswaLp e SCHIRMER (1965) hanno segnalato la presenza di rare colonie nelle zone occidentali ed orientali dei Pirenei. Fig. 7 - Un nido naturale di medie dimensioni di Formica lugubris Zett. in bosco di Pinus un- cinata Ram. su Monte Alp, in provincia di Gerona. (Foto P. Ceballos, 1965) Sui Pirenei orientali spagnoli sinora ne sono state rinvenute solo due co- lonie, in prossimità di Viella (fig. 3), a circa 1700 m di altitudine, in boschi di Pino silvestre ed Abete bianco. Esse sono costituite da pochi nidi ciascuna, di grandi dimensioni, con acervi di forma regolare a campana, composti da ma- teriali eterogenei e più fini che nelle altre specie. Formica lugubris Zett.. BONDROIT (citato da BETREM 1960) aveva già segnalato la presenza della specie nelle zone più elevate dei Pirenei; KNEITZ ed EMMERT (1962) l’hanno rinvenuta con frequenza nel settore centro-occidentale dei Pirenei francesi, una sola volta in quello orientale; GòsswALD e SCHIRMER (1965) la citano come diffusa sui Pirenei, anche in territorio spagnolo. Sui Pirenei spagnoli di Lerida e Gerona risulta la specie più abbondante e diffusa tra quelle del gruppo Formica rufa; sue colonie si trovano in diversi settori 162 P. CEBALLOS E G. RONCHETTI : della fascia interessata alle ricerche (fig. 3), talvolta in concentramenti veramente notevoli, come nella zona di Tredôs, ad oriente di Viella, od in quella a sud di Puigcerda. La sua zona altitudinale di colonizzazione è compresa tra 1 1600- 2000 m, con uguale frequenza a tutte le altitudini. I nuovi reperti contribuiscono a delineare i limiti sud-occidentali dell’areale europeo della specie. Fig. 8 - Colonie naturali di Formica lugubris Zett. vivono, sui Pirenei, anche in boschi di Pinus silvestris L.. Sull’acervo di questo nido sono ben visibili i grossi aghi di questa essenza, utilizzati dalle Formiche come materiale da costruzione per la parte epigea del nido. (Foto P. Ceballos, 1966) In merito alle relazioni della specie con i vari tipi di associazioni forestali, in base ai dati finora raccolti, risulta una netta preferenza per i boschi puri di Pino uncinato (fig. 3 e 7); la specie colonizza pure, ma con minor frequenza, boschi puri di Pino silvestre (fig. 3 e 8) e di Abete bianco, nonchè boschi misti delle due essenze. Le colonie di lugubris risultano in genere costituite da molti nidi e rico- prono talvolta anche zone boschive vaste, praticamente senza soluzione di con- tinuità, con una densità che varia secondo il tipo di bosco, ma che può giungere in alcuni casi al numero elevato di 30 nidi per ettaro. In genere gli acervi hanno forma regolare a cupola (fig. 7 e 8), con volume variabile da 100 a 400 litri cia- scuno; i materiali costituenti sono in genere rappresentati da aghi, ramoscelli ed altre parti vegetali fornite dalle essenze locali (fig. 9 e 10). La specie nelle condizioni ambientali delle Alpi italiane ha orientato la sua colonizzazione verso i boschi in cui Abeti e Larici costituiscono le essenze IL GRUPPO FORMICA RUFA SUI PIRENEI SPAGNOLI 163 uniche o dominanti, trascurando quasi interamente le estese e numerose pinete presenti nel suo areale. In Spagna invece preferisce nettamente 1 boschi di Pini piuttosto che le estese formazioni di Abete bianco. Cid riveste un notevole in- Fig. 9 - Materiali costituenti l’acervo di un nido naturale di Formica lugubris Zett. vivente in bosco di Pinus uncinata Ram. nei Pirenei catalani. Si confrontino le esigue dimensioni delle ope- raie con quelle degli aghi che esse trasportano anche per decine di metri, per impiegarli nella co- | struzione dell’acervo. | (Foto P. Ceballos, 1965) Fig. 10 - Materiali impiegati dalle operaie di Formica lugubris Zett. per la costruzione dell’acervo di un nido naturale, in bosco di Pinus silvestris L. nei Pirenei catalani. (Foto P. Ceballos, 1966) teresse per lo studio di presumibili razze fisiologiche e pud avere anche un si- gnificato pratico per eventuali future utilizzazioni nella protezione biologica 164 P. CEBALLOS E G. RONCHETTI forestale. T'ali differenze di adattamento ecologico, comportano caratteristiche particolari dei nidi, di cui le fig. da 9 a 11 offrono alcuni aspetti. Formica nigricans Em. (= cordieri Bondr.) e popolazioni di F. nigricans Em. aut pratensis Retz.. La specie era stata genericamente segnalata da YARROW (1955) come presente in Spagna. Sui Pirenei spagnoli di Lerida e Gerona ha Fig. 11 - Materiali costituenti l’acervo di un nido naturale di Formica lugubris Zett., vivente in bosco di Larice sulle Alpi italiane. La specie che in Spagna colonizza di preferenza boschi di Pini, sulle Alpi italiane predilige i boschi costituiti prevalentemente da Abeti e Larici che offrono alle popolazioni di Formiche materiali di più agevole utilizzazione per la costruzione degli acervi. (Da Pavan, 1959) colonie particolarmente numerose nel settore centrale presso Seo de Urgel (fig. 3), ma si trova, per quanto più raramente, anche nei settori occidentale (presso Viella) ed orientale (presso Puigcerda). Ha zona altitudinale di colonizzazione compresa tra 500-2000 m, con maggior frequenza alle quote più elevate. Vive prevalentemente in boschi puri di Pino silvestre, ma sue popolazioni sono state rinvenute anche in boschi di Pino uncinato ed in boschi misti di Pino silvestre ed uncinato e di Pino silvestre ed Abete bianco. Contrariamente a quanto si riscontra in genere in Italia od in altri paesi europei, le colonie di migricans dei Pirenei orientali spagnoli non si differenziano molto da quelle di lugubris per numero e dimensioni di nidi, ricchezza di po- polazioni, capacità della specie di colonizzare anche le zone interne dei boschi. Le riscontrate differenze nelle caratteristiche di colonizzazione, sono in- teressanti anche ai fini di uno studio comparato, in scala europea, dei vari aspetti della biologia della specie, in relazione con le diverse condizioni ambientali del suo vasto areale. IL GRUPPO FORMICA RUFA SUI PIRENEI SPAGNOLI 165 4. Conclusiont. La colonizzazione delle specie di Formiche del gruppo Formica rufa sui Pirenei orientali nelle province di Lerida e Gerona, pur essendo le ricerche an- cora incomplete, risulta gia sufficientemente caratterizzata nei suoi principali aspetti. Ciò consente considerazioni preliminari sulle popolazioni, in un settore ancora poco conosciuto del loro areale europeo, ed una prima comparazione con certi aspetti della colonizzazione sulle Alpi italiane, ossia in un ambiente che ha molte analogie, di carattere ecologico e fitogeografico, con quello dei Pirenei spagnoli. Come abbiamo visto, nella zona delle ricerche sono state individuate si- nora quattro specie: F. rufa L., polyctena Foerst., lugubris Zett. e nigricans Em.. Delle prime due specie, rufa e polyctena, sono state finora rinvenute solo rare colonie, composte ciascuna da pochi nidi. Ci risulta però che rufa L. è in- vece assai diffusa nel resto della Spagna (CEBALLOS 1966). Di polyctena non si sono avuti invece sinora dati certi su altri ritrovamenti in Spagna. Anche i dati forniti da KNEITZ ed EMMERT (1962) per i Pirenei francesi, sembrano confermarne la rarità sulla catena pirenaica. La specie, tipicamente centro-europea e di zone di pianura, collina e bassa montagna, sembra risentire fortemente, ai margini meridionali del suo areale (come è stato riscontrato anche sulle Alpi italiane), l’azione negativa di condizioni ambientali non favorevoli e le forze concorrenziali. Le altre due specie, lugubris e nigricans, hanno invece colonie numerose, ricche di nidi anche di grandi dimensioni ed assai popolosi, estendentisi sovente senza soluzione di continuità in intere foreste. Per lugubris ciò concorda con quanto riscontrato in Italia, mentre per migricans rappresenta un comportamento ben diverso in confronto a quanto si verifica sulle Alpi e nell'Europa centrale; quivi infatti le colonie sono in genere rare, composte di pochi nidi di piccole dimensioni e con scarsa popolazione, posti in genere nelle radure, ai margini o molto spesso fuori dei boschi, in zone prative in Italia. Per certi aspetti le caratteristiche di colonizzazione di nigricans in Spagna si avvicinano a quelle di lugubris in Italia. Anche per lugubris si riscontrano interessanti differenze di comportamento tra le popolazioni pirenaiche e quelle alpine; di fronte ad una spiccata preferenza per i boschi di Pini sui Pirenei spagnoli, si ha in Italia una predilezione della specie per i boschi in cui Abeti e Larici costituiscono le essenze uniche o do- minanti. Tali constatazioni, sono di grande interesse ai fini di una più approfondita conoscenza della biologia del gruppo Formica rufa, in quanto mettono in evidenza nuovi aspetti delle esigenze e della potenzialità biologica delle specie e differenti adattamenti ecologici delle diverse specie nelle varie regioni del loro areale. Tutto cid ha valore orientativo per la successiva fase degli studi che si svolge- ranno sul significato protettivo di tali specie per le foreste e sulle possibilità di una loro utilizzazione. A tal riguardo è opportuno segnalare che abbiamo sicu- ramente constatato come la presenza di ricche popolazioni di queste Formiche nel bosco, coincida anche in Spagna con buone condizioni generali delle foreste che le ospitano. Ora sappiamo di poter disporre sui Pirenei orientali spagnoli di ricche co- lonie di lugubris e nigricans viventi in boschi di Pini (per nigricans si aggiungono anche quelle di molte località più meridionali, ad esempio dei Monti Universali nelle province di Cuenca, Guadalajara e Teruel, di cui è notizia in CEBALLOS 1966), con caratteristiche che sembrano adatte per trapianti su larga scala in quelle estese formazioni di Pini, o miste di Pini e latifoglie, che, a varie latitu- 166 P. CEBALLOS E G. RONCHETTI dini ed altitudini, in zone sovente a clima asciutto della Spagna come di altri Paesi dell Europa meridionale, sono soggette a periodiche e dannose infestioni di Insetti defogliatori. In questi boschi non è stato sinora possibile costituire nuclei di diffusione di popolazioni di Formiche del gruppo Formica rufa, per la man- canza di ricche colonie naturali atte a trapianti, viventi in boschi con caratteri- stiche ambientali e posizione geografica non molto dissimili. Le ricerche iniziate in Spagna fanno sperare di poter trovare popolazioni che rendano possibile una sperimentazione adeguata ai bisogni. Ciò richiede un lungo ed approfondito studio delle popolazioni naturali in tutto il territorio spagnolo e vaste sperimentazioni, come quelle che sono state condotte sia in Germania che in Italia. Per citare due esempi, in Italia l’Istituto di Entomologia Agraria dell’Università di Pavia, con la collaborazione dell’ Amninistrazione Fo- restale, ha compiuto un censimento su tutto l’arco alpino mettendo in evidenza che esiste almeno un milione di nidi delle specie utili le quali, con una popola- zione calcolata di 300 miliardi di operaie, distruggerebbero in 200 giorni di atti- vità annuale oltre 14 milioni di chilogrammi di insetti forestali (PAVAN 1959). Sempre in Italia, nel settore dei trapianti, nel 1965 e 1966 per tentare di coloniz- zare con nuclei di queste Formiche i boschi di Pini fortemente attaccati dalla Pro- cessionaria nell'Appennino Calabro, si sono utilizzate popolazioni di lugubris provenienti da boschi di Abeti e Larici delle Alpi, con una trasferimento verso sud di oltre 1000 chilometri. Appaiono ovvii, in tali condizioni, 1 rischi cui vanno soggette le sperimentazioni e, nella migliore delle ipotesi, la lentezza dell’instau- razione del nuovo sistema di difesa. Tuttavia il fatto che la natura ci offre un modello utile e senza controindicazioni, ci induce a perseverare nell’interesse dell'economia forestale ed umana. Il ritrovamento delle popolazioni spagnole sembra aprire nuovi interessanti sviluppi in tale senso, sia nell’ambito nazionale che internazionale. Ciò è con- corde con quanto hanno messo in evidenza numerosi ricercatori, entomologi e silvicoltori (vedasi ad es. Corti 1963) ed avvalora la raccomandazione del Consiglio d’Europa a tutti i Paesi membri, di adottare provvedimenti di legge per la pro- tezione delle Formiche del gruppo Formica rufa, utili alle foreste, contro ogni causa di danno e distruzione. RIASSUNTO Si riferisce sui risultati di ricerche condotte dal Servicio de Plagas Forestales spagnolo e dal Centro Internazionale Formiche Foreste Agricoltura (C.I.F.F.A.) presso l’Istituto di Entomologia Agraria dell’Università di Pavia, sulle popolazioni di Formiche del gruppo Formica rufa dei Pi- renei spagnoli, nelle province di Lerida e Gerona. Si forniscono notizie sull'ambiente in cui vivono le popolazioni rinvenute, con accenni alle caratteristiche climatiche locali e all’ecologia delle più importanti specie spontanee arboree delle zone delle ricerche, Abies pectinata DC., Pinus uncinata Ram. e Pinus silvestris L.. Sono state finora individuate quattro specie: Formica rufa L., polyctena Foerst., lugubris Zett. e nigricans Em.; si riportano dati sulla distribuzione geografica ed altimetrica e sulle carat- teristiche delle colonie, nonchè sui vari tipi di formazioni boschive colonizzate dalle popolazioni naturali. Di F. rufa e polyctena vivono nella zona delle ricerche solo rare colonie, ciascuna costituita da pochi nidi; di lugubris e nigricans sono state individuate popolazioni numerose, ricche di nidi anche di grandi dimensioni e assai popolosi, estendentisi anche su intere foreste. Per lugubris ciò concorda con quanto riscontrato in Italia. Per nigricans tale comportamento contrasta con ciò che si verifica sulle Alpi e nell’ Europa centrale, dove le colonie sono in genere composte da pochi nidi di piccole o medie dimensioni, posti nelle radure, ai margini o fuori dei boschi. IL GRUPPO FORMICA RUFA SUI PIRENEI SPAGNOLI 167 Tali constatazioni ed altre derivanti dallo studio delle popolazioni pirenaiche esaminate, mettono in evidenza nuovi aspetti delle esigenze e della potenzialita biologica delle specie e dif- ferenti adattamenti ecologici delle diverse specie nelle varie regioni del loro areale europeo. Questi dati sono di interesse ai fini di una più approfondita conoscenza della biologia del gruppo For- mica rufa e per la successiva fase di studi e sperimentazioni. Questa fase è gia in atto ed é rivolta a considerare il significato protettivo per le foreste delle popolazioni naturali spagnole e le pos- sibilita di una loro futura utilizzazione a mezzo trapianti. RESUME On communique les résultats des recherches faites par le « Servicio de Plagas Forestales » espagnol et par le « Centro Internazionale Formiche Foreste Agricoltura » (C.I.F.F.A.) chez l’In- stitut d’Entomologie Agraire de l’Université de Pavie, sur les populations de Fourmis du groupe Formica rufa, qui vivent dans les Pyrénées espagnoles, dans les provinces de Lerida et de Gerona. On donne des détails sur le milieu où vivent les populations en question. On parle aussi, brièvement, des caractères du climat local et de l’écologie des espèces arborescentes spontanées, les plus importantes, qui se trouvent dans les zones où ont été faites ces recherches. Il s’agit de: Abies pectinata DC., Pinus uncinata Ram., et Pinus silvestris L.. On n’a découvert, jusqu’à présent, que quatre espèces: Formica rufa L., polyctena Foerst., lugubris Zett., nigricans Em.. On fournit des données non seulement sur la distribution géogra- phique et altimétrique et sur les caracteres des colonie, mais encore sur les différents types de formations forestières, colonisées par les populations naturelles. Dans les zones, où ont été conduites ces recherches, on ne trouve que quelques colonies de Formica rufa et polyctena; chaque colonie comprend un petit nombre de nids. De lugubris et nigricans ont été découvertes de nombreuses populations, riches de nids, méme de grandes dimensions, qui s’étendent aussi sur d’entières forêts. Pour ce qui concerne l’espèce lugubris, tout cela concorde avec ce que l’on a découvert en Italie. Quant à l’espèce nigricans, au contraire, on remarque une nette différence par rapport à ce qui se vérifie sur les Alpes et dans l’Europe centrale, là où, généralement, ses colonies ne sont composées que par quelques nids, dont les dimensions sont petites ou bien moyennes; ces nids sont situés dans les clairières, aux limites des bois ou bien en dehors. Ces constatations et d’autres constatations qui dérivent de l’étude sur les populations exa- minées, mettent en évidence de nouveaux aspects des exigences et de la potentialité biologique des espèces. Elles mettent en évidence aussi les différentes adaptations écologiques des espèces, dans les diverses régions de leur aire géographique européenne de diffusion naturelle. Ces données sont très intéressantes afin d’approfondir notre connaissance sur la biologie du groupe Formica rufa. Elles seront utiles aussi dans la phase successive d’étude et d’expéri- mentations. Cette phase est déja en train de se produire. Son but est de considérer la signification de protection pour les foréts, des populations naturelles espagnoles et les possibilités d’une prochaine utilisation, au moyen de transplantations. SUMMARY The authors state the results of researches carried out by the Spanish Servicio de Plagas Forestales and the Centro Internazionale Formiche Foreste Agricoltura (C.I.F.F.A.) at the Isti- tuto di Entomologia Agraria of Pavia University, regarding the Ant populations of the Formica rufa group from the Spanish Pyrenees in Lerida’s and Gerona’s provinces. Details are given concerning the surroundings in which these populations live, with com- ments on the local climate and ecology of the most important arboreal spontaneous species in the research zones: Abies pectinata DC., Pinus uncinata Ram. and Pinus silvestris L.. Four species have been identified so far: Formica rufa L., polyctena Foerst., lugubris Zett. and nigricans Em.; data regarding geographical and altitude distribution, and the characteristics of the colonies are given, as well as details regarding various types of woods colonized by natural populations. Only a few colonies of Formica rufa and polyctena, each comprising few nests, were found in the research areas; numerous populations of lugubris and nigricans have been found with plenty of large and populous nests, sometimes throughout entire forests. Regarding lugubris this is in accordance with their characteristics here in Italy. For nigricans this behaviour is in contrast with that met with in the Alps and Central Europe, where the co- lonies usually comprise a few small and medium sized nests, situated in clearings, at the edge of, or outside the woods. These observations and others deriving from the study of these Pyrenee Populations reveal new aspects regarding the requirements and biological potentiality of the species 168 P. CEBALLOS E G. RONCHETTI and varying ecological adjustments of different species in the various regions of their European range of distribution. These data are interesting for deeper understanding of the biology of the Formica rufa group and for further study and experimentation. T'his stage is already under way and devoted to considering the possibility of protecting forests by means of natural Spanish po- pulations and their future use by means of colony transplantation. BIBLIOGRAFIA BETREM J.G., 1960 - Ueber die Systematik der Formica rufa gruppe. ‘Tijdschrift voor Entomo- logie, 103 (1-2): 51-81. CEBALLOS L., 1966 - Mapas Forestal de España. Ministero de Agricoltura. CEBALLOS P., 1966 - Estudio objietivo del grupo « Formica rufa» en España. Sexto Congreso Forestal Mundial. Madrid, 1966: 1-5. 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(10, 11) è stato messo in evidenza che l’apparato delle glandole repugnatorie di Apheloria corrugata (Wood) è formato da due parti: una produce il precursore cianogenico indissociato e l’altra un fattore che provoca la cianogenesi. All’atto dell'emissione della secrezione i due prodotti vengono miscelati in un vestibolo che si apre direttamente alla superficie del corpo e contemporaneamente si nota sviluppo di acido cianidrico. Dai suddetti Autori era stata avanzata l’ipotesi che il precursore cianogenico fosse il mandelonitrile facilmente dissociabile in ben- zaldeide ed ac. cianidrico. E stata ora presa da noi in esame la secrezione di Gomphodesmus pavani Dem., Polidesmide raccolto nella Repubblica Centrafricana, descritto come specie nuova da DEMANGE (9). L’animale stimolato meccanicamente emette dagli orifizi delle glandole repugnatorie il secreto difensivo che raccolto sulle pareti di una provetta è stato asportato per lavaggio con etere etilico; in tal modo venne prodotta la soluzione eterea di veleno puro di 1200 individui (3), sulla quale sono state eseguite le presenti ricerche. L'apparato delle glandole repugnatorie in Gomphodesmus pa- vani Dem. ha una struttura del tutto simile a quella descritta da Eisner e coll. per Apheloria corrugata (Wood). Nella soluzione eterea è stata verificata presenza di acido cianidrico (saggio x con benzidina e con sali di Fe (13)) e di benzaldeide; quest’ultima è stata rico- (1) Istituto di Chimica del Politecnico di Milano, Centro di Studio delle sostanze naturali del C.N.R. (2) Istituto di Anatomia Comparata e Istituto di Entomologia Agraria, Università di Pavia. (3) Il materiale è stato raccolto e preparato da uno di noi (M.P.) mediante finanziamenti dell European Research Office (Frankfurt) del Governo degli Stati Uniti, nell’ambito di un vasto programma di studio delle secrezioni velenose degli Artropodi. Si ringraziano i prof. R. Heim, A.S. Balachowsky del Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi per le facilitazioni concesseci nel soggiorno presso la Station Expérimentale de La Ma- boké (Repubblica Centrafricana), Mr. R. Pujol per l’aiuto datoci durante le ricerche a La Ma- boké, e il Signor Sergio Pedrazzini, tecnico del C.N.R., per la partecipazione a tale programma. 170 M. BARBETTA, G. CASNATI, M. PAVAN nosciuta per via gascromatografica (colonna di Apiezon L, 10%, T 116°) e successivamente, dopo separazione su piastra (Silicagel G Merck; spessore 0,5 mm; eluente esano-acetato d’etile, 80:20, v/v) è stata trasformata nel suo 2,4-dinitro- fenilidrazone (p.f. 235-6° solo ed in miscela con campione sintetico). L’esame del residuo, ottenuto dalla soluzione eterea del secreto, condotto su piastra (Silicagel G Merck; eluente esano-acetato di etile, 80:20, v/v) mostra 4000 3000 2000 1500 CM” 1000 900 800 700 5 6 7 8 9 10 11 12 10 1415 Fig. 1: LR. (velo liquido) del D-(+)-mandelonitrile isolato dal secreto di Gomphodesmus pa- vant Dem. accanto alla macchia corrispondente alla benzaldeide, un solo altro componente con Rf pari a 0,2. La separazione di questo composto mediante cromatografia preparativa su piastra (Silicagel G Merck; spessore 0,5 mm; eluente come nel- l'esame qualitativo) ha portato all’isolamento di 50 mg di un prodotto puro, che è stato confrontato con un campione di D-(+)-mandelonitrile (*). Il pro- dotto isolato presenta spettro I.R. (fig. 1) ed U.V. uguali a ae del mandelo- nitrile ed un [«] ER era — + 330 contro un valore di RDS À CHCl, 7. 48,79 del composto otticamente puro (1), quindi con un grado di purezza ottica pari a circa il 68%. La racemizzazione parziale riscontrata per il D-(+)-mandelonitrile da noi isolato è molto probabilmente avvenuta nel solvente etereo, in accordo con quanto si è potuto provare sperimentalmente (5) sulla stabilità dell’attività ottica del suddetto composto in etere e con il periodo intercorso tra la raccolta del secreto e l’isolamento del mandelonitrile. Da prove condotte su campioni ad attività ottica definita, si può invece escludere che la racemizzazione sia intervenuta durante la separazione cromato- grafica su piastra di silice nelle condizioni prima riportate. Inoltre proprio l’isolamento del D-(+)-mandelonitrile, solo parzialmente racemizzato, implica che il fattore che provoca la decomposizione del mandelo- nitrile, presente nella secrezione, sia inattivo o più probabilmente insolubile in etere. MANDELONITRILE NELLA SECREZIONE DI GOMPHODESMUS 171 Questa ricerca ha quindi permesso di confermare l’ipotesi avanzata in precedenza da EIsNeR e Coll. (11) sul mandelonitrile come componente ciano- genico della secrezione difensiva dei Polydesmoidea ed inoltre ha stabilito quali dei due antipodi ottici del mandelonitrile si trovi presente nella suddetta secre- zione. Pur essendo stati isolati nel mondo vegetale numerosi derivati glucosidici del mandelonitrile (16), non ci risulta che sia mai stato riscontrato in natura il € \—cten D (+) mandelonitrile | Fig. 2 D-(+)-mandelonitrile libero (9): comunque gli studi di Becker e Pfeil (2-6) hanno recentemente permesso di isolare dai vegetali un enzima, la D-idrossini- triliasi, che in vitro da benzaldeide ed acido cianidrico provoca la sintesi del D- (+)-mandelonitrile. Per i Polydesmoidea rimane da appurare se il D-(+)-mande- lonitrile sia direttamente biosintetizzato o invece metabolizzato dai corrispondenti glucosidi di origine vegetale. I risultati ottenuti chiariscono anche vari aspetti comparativi della biochi- mica dei veleni dei Miriapodi, confermando la validità della corrispondenza nella differenziazione zoologico-sistematica e chimica dei due gruppi Polydesmoidea e Iuliformia, come avevamo messo in evidenza in precedenza (8). Da tale nota si riprendono e si completano i dati per il gruppo dei Polydesmoidea esposti in Tab:.l. In lavori precedenti sui Miriapodi si trovano riportate diverse affermazioni relative alla presenza nei Polydesmoidea di varie sostanze, riconosciute con me- todi a carattere indicativo, soprattutto con tecniche cromatografiche; per alcuni di tali prodotti solo studi ulteriori potranno confermare o meno la loro reale presenza nei secreti di questi insetti. Così nella ricerca sul sistema difensivo dell’ Apheloria corrugata (Wood), EISNER e Coll. avevano (10, 11) segnalato la eventuale presenza del mandelo- nitrile, evidenziato per cromatografia su strato sottile. Noi abbiamo osservato negli estratti eterei del Miriapode Polydesmus collarıs collaris (Koch) (8) un componente che su piastra (Silicagel G Merck; eluente esano-acetato d’etile, 80:20, v/v), presenta il medesimo Rf del mandelonitrile. Indubbiamente questi (4) Si ringrazia il Dr. Becker che ci ha gentilmente fornito g 30 di D-(+)-mandelonitrile (purezza ottica almeno dell’83%) cttenuto per azione dell’enzima vegetale D-(+)-idrossinitriliasi su benzaldeide ed acido cianidrico. (5) L'attività ottica misurata su di un campione di D-(+)-mandelonitrile mantenuto in soluzione eterea (mg 330 in cm? 10 di etere) ha dato a distanza di tempo i seguenti valori: | 20° 3 a : == 99 11% ai Ta misura: [a] D po = 18 IE D Et,0 (6) Era stato isolato in precedenza dai boccioli di fiori di pesco il mandelonitrile (racemo) (15). 172 M. BARBETTA, G. CASNATI, M. PAVAN Tab. 1 — Componenti dei secreti difensivi dei Diplopoda Polydesmoidea (a) | i | p-iso- (Cuminaldeide) Acido cianidrico (Glucoside del propilmandelonitrile) Benzoato del nitrile mandelico D-(+)-nitrile mandelico | Acido benzoico (Fenolo) | Benzaldeide | (Guaiacolo) | (Glucosio) | (Disaccaride) Apheloria corrugata (Wood) (10,11) =D de | +(0) (Bollmann) (10) Gomphodesmus pavani Dem. FAQ Nannaria sp. (10) Orthomorpha coarctata Sauss. (17) di eu hae here BU Orthomorpha gracilis Koch (= Fontaria gra- cilis Koch, Paradesmus (Fontaria) gracilis Koch, Oxydus gracilis Cherokia georgiana Koch) (14) ee Pachydesmus crassicutis (Wood) (7) + larıs (Koch) (8) se == de + (b) Polydesmus (Fontaria) virginiensis Drury (= Polydesmus virginiensis Drury, Fontaria virgi- | | | Polydesmus collaris col- niensis Drury) (20) | | | Pseudopolydesmus serra- | tus (Say) (10) Fr | Rhysodesmus vicinus Sauss. (= Polydesmus vicinus Sauss., Polyde- smus (Fontaria) vicinus Sauss.) (18) (ana (+) (SF) (a) Le sostanze indicate fra parentesi non sono state isolate: il riconoscimento è stato ef- fettuato con metodi puramente indicativi. (b) Prodotto isolato e sicuramente identificato, ma probabilmente formatosi dal mandelo- nitrile nel corso dei processi separativi per reazione con acido benzoico. (c) Prodotto identificato genericamente nel mandelonitrile con metodi indicativi e comunque non atti a definirne la struttura sterica. MANDELONITRILE NELLA SECREZIONE DI GOMPHODESMUS 173 risultati acquistano un significato più preciso nel contesto della presente ricerca che ci ha portato ad isolare e riconoscere il D-(+)-mandelonitrile come indubbio precursore cianogenico nel secreto del Gomphodesmus pavani Dem. Nel Polidesmide Orthomorpha coarctata Sauss. (?), Monteiro (17) oltre all’isolamento della benzaldeide come 2,4-dinitrofenilidrazone ed al riconoscimento indubbio dell’acido cianidrico mediante i consueti metodi analitici, aveva osser- vato con la cromatografia su carta la presenza di due componenti con Rf e rea- y LE | (ALI EEE gb N = N N He Bila HA HA ( BIN | E= ei" SA #7 0 UN TG We Wey # UU DUMU OA WE LA dé }) LU Fig. 3 - Gomphodesmus pavani Dem., lunghezza circa 35 mm. zioni cromatiche proprie del fenolo e del guaiacolo. L’esame gascromatografico (Apiezon L, 10%; T = 100°) da noi condotto sugli estratti eterei della stessa specie raccolta in Africa (Repubblica Centrafricana) (8) ha rivelato, oltre a notevoli quantità di benzaldeide, la presenza di piccolissime percentuali di un componente avente il medesimo tempo di ritenzione del guaiacolo; è risultato invece assente il fenolo nei campioni da noi esaminati per via gascromatografica. Date le quantità a disposizione non è stato possibile separare e riconoscere defi- nitivamente il guaiacolo, nè si è riusciti a mettere in evidenza il mandelonitrile all'esame cromatografico su piastra. Infine Blum e Woodring (7) accennano alla presenza nel secreto di Pachy- desmus crassicutis di alcuni zuccheri, riconosciuti per via cromatografica: questo fatto induce gli autori a supporre come possibile precursore cianogenico un glu- coside accompagnato da una glucosidasi. Analogamente Pallares nello studio del secreto di Polydesmus (Fontaria) vicinus Sauss.(18) ha trovato presente un glu- coside del p-isopropilmandelonitrile. I mezzi tecnici di ricerca disponibili al- epoca di tali studi consigliano di ritenere indicativi i dati riportati, i quali po- tranno essere utilmente controllati con tecniche più moderne. Un altro aspetto del problema separativo dei componenti già sicuramente isolati ed identificati, riguarda la loro eventuale formazione în vitro da precur- sori più labili presenti originariamente nel secreto. Così è stata rivelata in alcuni casi la presenza nei secreti di questi Miriapodi di acido benzoico (17); noi pure (7) Citata in letteratura come Orthomorpha coarctata Schubart, ma secondo Demange in litteris sicuramente corrispondente a O.c. Sauss. (8) Si ringrazia la Soc. Montedison che con finanziamenti assegnati a uno di noi (M.P.) ha consentito la raccolta di tale materiale e la prima preparazione del veleno. 174 M. BARBETTA, G. CASNATI, M. PAVAN lo abbiamo ottenuto in discrete quantita dal secreto di Polydesmus collaris collaris (Koch) (8) e da Gomphodesmus pavani Dem. Riteniamo che il prodotto si origini probabilmente dalla benzaldeide presente nel secreto. Anche il benzoato del ni- trile mandelico, da noi già separato dal secreto di Polydesmus collaris collaris (Koch), potrebbe non essere un prodotto primario, ma formarsi nel corso dei processi dei separazione. Invero il prodotto isolato in precedenza presentava un 0 [x] on = + 26,70, mentre il sintetico preparato (?) a partire da un D-(+)- 0 mandelonitrile con purezza ottica dell’82%, presenta un [«] ARIE — + 35,30. La bassa attività ottica del prodotto separato dal secreto è difficil- mente attribuibile ad una racemizzazione (12) dell’ipotetico benzoato otti- camente puro originariamente prodotto dal Miriapode, mentre è più facilmente spiegabile con una racemizzazione parziale del D-(+)-mandelonitrile che suc- cessivamente può condensare con l’acido benzoico e presentarsi pertanto come benzoato. Anche l’indagine sui componenti alto bollenti del secreto di Gomphodesmus pavani Dem. ha rivelato la presenza di un picco avente il medesimo tempo di ritenzione del benzoato del nitrile mandelico (si è operato su: a) Apiezon L, 10%, T = 2009; b) Silicone SE 30,5%, T = 180°). Mediante gascromatografia preparativa (Silicone SF 96, 20%, T = 190°) è stato possibile isolare il prodotto corrispondente a tale picco e mediante gli spettri infrarosso e di massa (1°) è stato identificato nel benzoato del nitrile mandelico (!!). Poichè prove di riscal- damento a circa 100°C per alcune ore di acido benzoico e di mandelonitrile in miscela hanno dato il benzoato del nitrile mandelico, la presenza in vivo del benzoato viene resa ancor più dubbia. RIASSUNTO Nel secreto difensivo di Gomphodesmus pavani Dem. una nuova specie di Diplopoda Poly- desmoidea raccolta nella Repubblica Centrafricana, sono stati trovati acido benzoico, benzaldeide, acido cianidrico, benzoato del nitrile mandelico, D-(+)-nitrile mandelico. Si ritiene che il D- (+)-nitrile mandelico sia il precursore cianogenico. L'acido benzoico presente nel secreto po- trebbe derivare dalla benzaldeide e questa dal nitrile mandelico; il benzoato del nitrile mandelico potrebbe essersi originato nel corso dei processi di separazione per reazione fra acido benzoico e nitrile mandelico. Si riferisce anche sulle ricerche condotte sul secreto di Orthomorpha coarctata Sauss. rac- colta nella Repubblica Centrafricana e su Polydesmus collaris collaris (Koch) raccolto in Italia. La secrezione difensiva delle 11 specie di Polydesmoidea finora esaminate contiene sempre acido benzoico ma non chinoni; la secrezione difensiva delle 25 specie di Juliformia di cui finora sono stati studiati chimicamente i veleni, contiene sempre chinoni e non acido cianidrico. In una tabella si riportano i dati chimici sulle secrezioni delle specie di Polydesmoidea finora note. (9) Si lasciano reagire a 30°C per 20 ore g 0,8 di D-(-+)-mandelonitrile (mmoli 6,0 in 10 cm? di benzene; purezza ottica 82%) con il cloruro di benzoilpiridinio (mmoli 6,0 in 10 cm? di benzene): dopo i consueti procedimenti di decomposizione ed estrazione si è giunti ad isolare mediante cromatografia su SiO, il benzoato del mandelonitrile, unitario su piastra (g 1,1 di pro- dotto grezzo; g 50 di silice Mallinkrodt; eluizione con esano-acetato d’etile, 90:10, v/v). Non si tratta evidentemente di un prodotto otticamente puro. (10) Gli spettri infrarosso e di massa sono stati riportati nella nota (8). (11) Anche in queste condizioni il prodotto non è stato isolato allo stato puro, ma accom- pagnato da modeste percentuali di componenti secondari. MANDELONITRILE NELLA SECREZIONE DI GOMPHODESMUS 175 RÉSUMÉ Dans la sécrétion défensive de Gomphodesmus pavani Dem., une nouvelle espèce de Di- plopoda Polydesmoidea, recueillie dans la République Centrafricaine, ont été trouvés: acide ben- zoique, benzaldéhyde, acide cyanhydrique, benzoate du nitrile mandélique, D-(+)-nitrile man- délique. On pense que le D-(+)-nitrile mandélique est le précurseur cyanogénique. L’acide benzoique, que l’on trouve dans cette sécrétion, pourrait être un dérivé du benzaldéhyde, et celui ci un dérivé du nitrile mandélique. Le benzoate du nitrile mandélique s’est formé, probable- ment, au cours des procédés de séparation, par réaction de l’acide benzoique et du nitrile man- délique. On fait une relation sur les recherches faites sur la sécrétion de Orthomorpha coarctata Sauss., recueillie dans la République Centrafricaine et sur la sécrétion de l’espèce Polydesmus collaris collaris (Koch), recueillie en Italie. La sécrétion défensive des 11 espèces de Polydesmoidea, examinées jusqu’à présent, ne contient pas de quinones, mais toujours une certaine quantité d’acide benzoique. La sécrétion défensive des 25 espèces de Iuliformia, dont ont été étudiés chimiquement les venins, ne contient pas d’acide cyanhydrique, mais toujours des quinones. Sur un tableau sont présentées les données chimiques des sécrétions des espèces de Poly- desmoidea, connues jusqu’à présent. BIBLIOGRAFIA (1) ALBERS H., ALBERS E., 1954 - Model studies of asymmetric synthesis: I - Kinetic studies of the asymmetric synthesis of mandelonitrile with the aid of optically active ca- talysts. Z. Naturf, 9b: 122-133. (2) BECKER W., BENTHIN U., ESCHENHOF E., PreiL E., 1963 - Cyanohydrin synthesis. 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TO 44 LUGLIO 1949) FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - Via Monticelli, 11 - GENOVA STAMPATO IN ITALIA BD. one à | DA | | ke Br 1.208 a ie whe Er ahh do me sont etal omas PIE = J 4 >, bo Reo 24; Filan ri PIRRO +: pi ARS “ones HERREN CLI sue en; BU ween ris TETE | i fie Be Mr OTANMATE: | : i a UTILES LUE | ‘wii SOCIETA ENTOMOL BEER Pant sede in GENOVA, Via Brigata Ligurra, N 09 presso il Museo Civico di Storia Naturale CONSIGLIO DIRETTIVO PER IL BIENNIO 1966-67 PRESIDENTE: Dott. Fabio Invrea. VICE PRESIDENTE: Prof. Cesare Conci. SEGRETARIO: Nino Sanfilippo. AMMINISTRATORE : Dott. Emilio Berio. DIRETIORE DELLE PUBBLICAZIONI: Prof. Are Brian. CONSIGLIERI: Prof. Athos Goidanich, Prof. Guido Grandi, Prof. Marcello La Greca, Dott. Ma- rio Magistretti, Prof. Antonio Porta, Prof. Sandro Ruffo, Prof. Mario Salfi, Prof Anto- nio Servadei, Livio Tamanini, Prof. Filippo Venturi, Prof. Peg Zangheri, Prof. Edoar- do Zavattari. 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